/////LA FORMAZIONE DEL KARMA NEL MONDO STELLARE.

LA FORMAZIONE DEL KARMA NEL MONDO STELLARE.

La formazione del karma nel mondo stellare.

O.O. 239 – Nessi karmici Vol. V – o8.06.1924


 

Ieri ho esposto come l’uomo trascorra la vita tra morte e rinascita a preparare le forze del suo karma anzitutto in quella che si può chiamare la sfera della Luna, e abbiamo visto che nella sfera lunare incontra le entità che un tempo abitarono assieme a lui sulla Terra: i grandi antichissimi maestri dell’umanità. Sono le prime entità che l’uomo incontra, si potrebbe dire, direttamente dopo la sua morte.

Assieme a quelle entità vi sono le altre che nella mia Scienza occulta vengono presentate col nome di Angeli. Sono entità che non dimorarono mai sulla Terra e dunque mai in un corpo terrestre, neppure in un corpo eterico quale lo ha l’uomo. Le altre entità lunari di cui ho parlato ebbero invece un corpo eterico simile a quello umano anche se non un corpo fisico.

Gli Angeli sono le entità che ci accompagnano di vita terrena in vita terrena.

 

Nell’attuale periodo cosmico evolutivo della nostra entità umana, sono le guide da una vita umana all’altra, e ci guidano appunto già dalla sfera lunare. Abbiamo già visto come l’uomo pervenga a predisporre in certa misura il suo karma e ad accogliere gli impulsi interiori che lo guidano poi a realizzarlo. Le azioni ingiuste che però egli porta con sé oltre la porta della morte e che non possono sussistere di fronte ai mondi spirituali devono essere abbandonate tutte nella sfera lunare; se posso esprimermi così, il karma cattivo viene abbandonato nella sfera lunare. Nel momento infatti in cui l’uomo procede oltre nella vita tra morte e rinascita sarebbe del tutto impossibile che restasse appesantito con quanto costituisce l’effetto, la conseguenza delle sue cattive azioni.

 

Poi, superata la sfera lunare, avrà ampliato di nuovo la sua vita interiore in un’altra regione del cosmo. Egli penetra nella sfera che si può chiamare la sfera di Mercurio. Ora non vive assieme alle entità che abitarono con lui la Terra, ma vive con le entità della gerarchia degli Arcangeli. Impara a conoscerle là. Naturalmente in tutte quelle regioni vive assieme a ogni anima umana che abbia ormai varcato anch’essa la porta della morte. Nella sfera lunare quello è il terzo tipo di entità con cui l’uomo vive: anime umane disincarnate che come lui hanno varcato la porta della morte. Vedremo più avanti perché in realtà gli effetti, gli effetti spirituali dei lati cattivi del karma, debbano restare nella sfera lunare. Ora accontentiamoci del fatto.

 

Entrando nella sfera di Mercurio l’uomo continua a venir affinato e purificato. Egli infatti, dopo aver per così dire depositato nella sfera della Luna quanto è moralmente inservibile al cosmo, ha ancor sempre in sé la controimmagine spirituale delle sue inadeguatezze fisiche, delle sue debolezze fisiche. Ha in sé quelle predisposizioni alle malattie e quegli effetti delle malattie che visse qui sulla Terra. È certo stupefacente, ma le cose stanno in modo che nella vita tra morte e rinascita prima deponiamo le debolezze morali, mentre quelle fisiche le deponiamo solo più tardi e cioè nella sfera di Mercurio. Ivi l’uomo viene affinato e purificato nella sua anima da tutto quanto visse in essa durante il periodo terreno, dai più svariati processi patologici.

 

Nella sfera di Mercurio egli viene quindi del tutto risanato nell’anima. Si deve infatti pensare che egli è un essere del tutto unitario. Dal punto di vista occulto è completamente sbagliato dire che l’uomo è un insieme di spirito, anima e corpo. Egli non è composto da queste tre parti costitutive: se lo si osserva, da una parte si comporta come corpo, dall’altra come spirito e nel mezzo come anima; ma in realtà tutto questo è un’unità.

Quando un uomo è malato anche l’anima vive la condizione di malattia, e la vive anche lo spirito. Quando poi abbandoniamo il corpo fisico con la morte, portiamo nell’anima anche gli effetti delle esperienze vissute a seguito dei processi patologici. Essi vengono però del tutto deposti nella sfera di Mercurio sotto l’effetto delle entità che chiamiamo Arcangeli.

 

Ora l’uomo, attraverso la sfera della Luna e di Mercurio, diventa dunque a poco a poco un essere che non ha più in sé alcuna condizione di debolezza morale e fisica. In quello stato, sono ormai trascorsi molti decenni, entra nella sfera di Venere. Nella sfera di Venere viene ora elaborato quanto dell’uomo è stato pervaso dalla sfera della Luna e di Mercurio, in modo che, dopo aver percorso la sfera di Venere, possa penetrare in quella del Sole.

Di fatto trascorriamo nella sfera del Sole una gran parte della nostra vita tra morte e rinascita.

 

Proprio dalle descrizioni che faccio risulta come sia assolutamente fondato tutto quello che costituì la struttura degli antichi misteri che nei tempi antichi derivarono da un’istintiva, ma grandiosa e potente, saggezza veggente. In quei tempi antichi, ad esempio, non si studiava la medicina come oggi, restando semplicemente nel mondo fisico e studiando l’uomo nei suoi sintomi patologici, provando quello che può aiutarlo, sezionando il cadavere, studiando le trasformazioni del cadavere rispetto all’organismo normale e così via.

 

Ai tempi dell’antica saggezza misterica lo si sarebbe considerato qualcosa di molto puerile, poiché allora si sapeva con esattezza come si guarisce l’uomo. Lo si poteva imparare solo se lo insegnavano le entità della sfera di Mercurio, giacché esse lo facevano in connessione con tutti i processi cosmici. Là l’uomo veniva guarito a fondo. Di conseguenza, quando si guarda a ciò che da un altro punto di vista nella mia Scienza occulta descrissi come l’oracolo dei misteri di Mercurio, si vede quello che accadeva in quei misteri che erano in sostanza al servizio dell’antica scienza medica.

 

Ieri abbiamo dovuto parlare dei grandi antichissimi maestri che un tempo abitarono con noi sulla Terra. Essi si trovavano ovunque vi fossero uomini poiché popolavano la Terra assieme agli uomini come una sorta di seconda stirpe umana etericamente presente. In quei tempi antichi, per la coscienza dell’uomo che in ogni caso era solo oscura e sognante, si unirono agli uomini anche altre entità che ora non abitano proprio più sulla Terra. Naturalmente per chi è tutto dedito alla moderna scienza materialistica, quel che si ha da dire su argomenti simili non è solo un paradosso, ma un’assurdità totale. Questa « assurdità » è però la verità. Quegli antichi saggi dei misteri sapevano che solo le entità soprasensibili di Mercurio potevano dare chiarimenti sui processi di guarigione. Di conseguenza i misteri di Mercurio vennero strutturati in modo che, grazie a un culto adeguato, abitatori di Mercurio potessero di fatto scendere sull’altare di quei luoghi di culto, e che i sacerdoti dei misteri di Mercurio potessero consultarsi con le entità spirituali che scendevano così grazie agli atti di culto. Quella che in quei tempi antichi era scienza medica veniva accolta senz’altro in questo modo nei misteri di Mercurio. Le singole entità, che non dovevano neppure essere di necessità sempre le stesse, ma che venivano sentite come le stesse e che scendevano sugli altari, venivano appunto chiamate dio Mercurio. Si accedeva all’antica medicina misterica dicendo che questo l’aveva comunicato il dio Mercurio ai suoi sacerdoti-medici. Si guariva così.

 

Anche oggi la scienza dello spirito si fonda sulla discesa in Terra di entità del nostro cosmo grazie a un’adeguata preparazione degli iniziati. Chi è iniziato alla odierna sapienza misterica sa molto bene che anche in questo l’essenziale è giungere a un colloquio con le entità del cosmo. Nella generale consapevolezza umana di oggi è presente l’opposto di quel che era senz’altro presente nei tempi antichi. Oggi si dice: « È un medico chi si è laureato in medicina all’università. » Nei tempi antichi non lo si diceva. Nei tempi antichi era medico chi aveva parlato col dio Mercurio. Nelle epoche successive tutto andò svanendo, e rimasero solo le tradizioni di quel che nei misteri si era svolto un tempo nei colloqui tra il sacerdote-medico e il dio Mercurio.

 

La sfera di Venere ha il compito di trasferire in quella del Sole ciò che è rimasto in effetti dell’uomo dopo aver abbandonato le sue parti cattive e malsane. Per comprendere questo dobbiamo accennare a una caratteristica di tutta l’entità umana. Qui sulla Terra l’uomo ci appare sempre come un tutto. Deve essere proprio un grande criminale e venir decapitato perché, dopo la decapitazione, il suo corpo fisico non appaia più un tutto. Ma per quanto severamente venga punito in seguito ad azioni e delitti minori, il corpo appare sempre un tutto. Non è però così nella controimmagine animico-spirituale che l’uomo porta attraverso le sfere della Luna e di Mercurio.

 

In verità l’uomo, dopo essere giunto con anima e spirito nel mondo soprasensibile, dopo aver varcato la porta della morte e aver deposto le debolezze del male e delle malattie, in un certo senso non è più un uomo intero; poiché egli si identifica con la sua immagine malvagia, il male forma una parte del suo essere. Se proprio fosse un perfetto scellerato e non avesse in sé nulla di buono e di umano, egli dovrebbe abbandonare tutto se stesso nella sfera della Luna, non potrebbe procedere oltre, giacché lasciamo la nostra entità sulla Luna nella stessa misura in cui siamo cattivi. Siamo un’unità, identici a quanto di male vi è in noi di fronte al mondo spirituale, di modo che in certo senso perveniamo nella sfera di Venere da uomini mutilati.

Nella sfera di Venere regna in effetti puro amore nel senso più spirituale. Venere è l’elemento del più puro amore e ivi, grazie all’amore cosmico, dalla sfera di Venere viene trasportato nell’esistenza solare ciò che è così rimasto dell’uomo.

Nella sfera del Sole l’uomo ha ora da lavorare realmente alla formazione del suo karma. I nostri fisici contemporanei si stupirebbero in altissimo grado se solo un giorno giungessero sul Sole, poiché tutto quanto qui sulla Terra si racconta sul Sole non è vero. Il Sole dovrebbe essere qualcosa come una sfera di gas incandescente. Non lo è, le cose sono invece diverse (mi servo di un paragone un po’ banale): quando si ha acqua gasata in una bottiglia, volendo vedere l’acqua bisogna prestare molta attenzione e guardare dove arriva il livello, altrimenti non si vede nulla. Che cosa si vede in definitiva? Non si vede l’acqua, ma le bollicine dell’acido carbonico che sono più leggere dell’acqua. Si vede quel che è leggero e non quel che è più denso. Com’è dunque il Sole? Guardando verso il Sole, non lo si vede perché è una sfera di gas compressa e incandescente posta nello spazio vuoto, ma perché là vi sono condizioni di particolare finezza. Ora bisogna adattarsi a un’idea che non è proprio consueta.

 

Di norma si guarda nello spazio, ma non voglio ora parlare della natura dello spazio. Guardando nell’acqua gasata, vi sono disperse le bollicine che sono più leggere dell’acqua. Nello spazio dove vi è il Sole esso è più fine dello spazio. Si dirà: lo spazio è già nulla, ma davvero dove vi è il Sole vi è ancora meno di nulla!

Soprattutto al giorno d’oggi gli esseri umani potrebbero per tutt’altre cause sapere che esiste anche meno di nulla. Se ho cinque marchi in tasca, ho cinque marchi. Se a poco a poco li spendo, alla fine non ne ho più. Se però m’indebito, ho meno di nulla. Oggi si sa bene che cosa significhi avere meno di nulla. Allo stesso modo dove vi è solo spazio, vi è nulla, ma dove vi è il Sole, vi è meno di nulla. Vi è cioè un buco nello spazio, non vi è spazio e in quel buco nello spazio vivono in realtà entità spirituali, vivono Exusiai, Dynamis e Kyriotetes. Esse vivono in quel nulla, per quanto la loro presenza si estenda ovunque, così come sono descritte nella mia Scienza occulta.

 

L’uomo trascorre assieme a loro la maggior parte della sua vita tra morte e rinascita. Assieme con loro e inoltre con le anime umane che varcarono con lui la porta della morte e con cui egli ha un nesso karmico, e inoltre con altre entità ancora che gli uomini non possono neppure immaginare, viene elaborato il karma della futura vita terrena.

Nella regione solare le cose si svolgono diversamente che qui sulla Terra. Perché mai i nostri bravi ricercatori scientifici, e sono davvero bravi, si rappresentano il Sole come una sfera di gas incandescente? Perché per un certo istinto materialistico e illusorio vogliono potersi immaginare che nel Sole avvenga qualcosa di fisico. Ma sul Sole non si svolge alcun processo fisico. Tutt’al più si svolge solo nella corona solare e non nello spazio solare che è puro mondo spirituale. Là dentro non esistono leggi di natura.

 

I materialisti vorrebbero che anche sul Sole valessero le leggi di natura, ma là non vi sono leggi di natura, sono escluse. Là valgono esclusivamente le leggi che dal bene generano le relative conseguenze karmiche e che, quando l’uomo giunge mutilato nel Sole, agiscono integrando la sua mutilazione, risultata dal suo karma malvagio, con l’amore delle entità di Venere.

Naturalmente l’uomo può avere attenzione e rispetto assoluti per tutto quanto avviene qui sulla Terra e spesso, ascoltando le descrizioni sulla vita tra morte e rinascita, avrà l’impressione che vi si soggiorni molto a lungo, occupati in non si sa quale attività. Sì, a confronto di quanto viene compiuto là in modo da avere nella vita successiva le conseguenze del karma, a confronto di tutte le potenze che ci attorniano e che ci pervadono durante la nostra esistenza solare, tutto quanto avviene nell’elaborata civiltà della Terra è una piccolezza. Solo che là tutto avviene in pura maniera spirituale.

 

Si badi che parte del karma viene già preparato nella sfera di Venere,

qualcosa del karma viene già preparato addirittura nella sfera di Mercurio.

 

Nelle successive conferenze impareremo a conoscere una personalità, famosa nella storia del mondo, che svolse il suo karma nel corso del secolo diciannovesimo poiché in parte lo aveva preparato proprio nella sfera di Venere e di Mercurio. Personalità simili che cominciano a preparare la struttura del loro karma della vita successiva già nella sfera di Venere e di Mercurio, spesso nella loro successiva vita terrena diventano personalità molto significative. Per la grande maggioranza delle persone, però, la parte più importante del karma che viene vissuto nella vita terrena viene preparato nella sfera solare dove si resta più a lungo.

 

Avremo ancora occasione di occuparci dei particolari; oggi desidero prima tratteggiare come il karma venga predisposto a poco a poco nelle diverse sfere. Per non cadere in contraddizione con accenni sulla vita tra morte e rinascita che io abbia fatto da altri punti di vista, ci si deve immaginare che l’uomo penetrando in quelle sfere, entra in tutt’altre condizioni cosmiche. Se ad esempio si è entrati nella sfera del Sole e se ne è poi usciti di nuovo entrando nella sfera di Marte, non si è del tutto fuori dalla sfera solare, ma il Sole continua ad agire dentro quella parte del cosmo lontana dalla Terra. Nella sfera solare si ha a che fare solo con quanto di morale e di sano è rimasto dell’uomo; il resto è stato deposto. Il resto in lui è come una sorta di incompletezza, ma tutto quanto è incompleto viene completato nella sfera solare.

 

Nella sfera solare viviamo una prima metà della nostra esistenza; ivi infatti prepariamo quel che può poi portare a un’organizzazione fisica del futuro corpo umano.

Nella seconda metà dell’esistenza solare assieme a Exusiai, Dynamis, Kyriotetes, e alle anime umane cui siamo karmicamente legati, ci dedichiamo all’elaborazione dell’aspetto morale che si manifesterà poi nella nostra futura vita, alla parte morale del karma.

Soprattutto la parte morale e la parte spirituale del karma, ad esempio particolari predisposizioni per specifiche capacità, si formano nella sfera di Marte in cui penetriamo dopo la sfera solare, nella sfera di Giove e in quella di Saturno. Caratteristico è che proprio attraversando quelle sfere impariamo che cosa sono in realtà le stelle fisiche.

 

Una stella fisica è una contraddizione in termini. Che cos’è in fondo una stella? I fisici oggi s’immaginano in proposito che lassù bruci qualcosa, un gas o qualcosa di simile.

Se si avvicinassero al Sole, si stupirebbero moltissimo di non trovare, proprio nel Sole, nulla che brucia, ma un buco nello spazio tale che li frantumerebbe in una polvere più sottile di qualsiasi polvere che si possa immaginare sulla Terra. Vi sarebbe solo lo spirito.

 

Così anche le altre stelle che vediamo non sono gas incandescente e ardente, ma qualcosa di ben altro. Confinante con la Terra su cui abitiamo, che ha le sue sostanze fisiche e le sue forze fisiche, vi è l’universale etere cosmico. Esso ci diviene visibile perché quando lo guardiamo, il nostro campo visivo è limitato, ci appare delimitato di blu. Soprattutto immaginarsi che nel cosmo vaghino sostanze fisiche come suppone il pensiero materialistico, è però un’idea puerile. Là non vagano per nulla sostanze fisiche, ma dove vi sono le stelle vi è qualcosa del tutto diverso.

 

A poco a poco, continuando a inoltrarsi nell’eterico, uscendo del tutto dallo spazio si giunge nelle sfere in cui vivono gli dèi. Ci s’immagini ora molto vivamente una relazione animica tra due persone che si esprima fisicamente. Ad esempio ci s’immagini di venir amati da una persona che ci accarezza: si sente la carezza. Sarebbe puerile immaginarsi che al posto in cui va la corrente di carezze, se non si guardasse, vi sia materia fisica. Non si viene toccati con materia fisica, avviene un processo e quel che più conta, l’accarezzare è una sensazione animica.

Lo stesso avviene quando guardiamo nelle sfere dell’etere. Gli dèi nel loro amore, in qualche modo accarezzano il mondo. È un paragone molto adeguato: essi vezzeggiano il mondo, lo sfiorano in certi punti, e questa carezza dura a lungo perché gli dèi sono duraturi. Le stelle sono l’espressione dell’amore nell’etere. Lo sono veramente, e in quei punti non vi è nulla di fisico.

 

Vedere una stella ha lo stesso significato che percepire una carezza che nasce dall’amore umano. Alzando lo sguardo alle stelle, sentiamo così l’amore delle entità divino-spirituali. Dobbiamo sapere che le stelle sono solo un segno della presenza degli dèi nell’universo.

La nostra scienza fisica avrà molto da imparare se dalle sue illusioni vorrà penetrare nella verità. Gli uomini però non giungeranno assolutamente all’autoconoscenza e non impareranno a conoscere il loro essere se prima, per quanto riguarda il mondo soprannaturale, non avranno del tutto trasformata la scienza fisica in una scienza spirituale.

La scienza fisica ha senso solo sulla Terra, poiché solo sulla Terra esiste sostanza fisica.

Così, abbandonando la Terra nel varcare la porta della morte,

penetriamo sempre di più in un’esperienza puramente spirituale.

 

Che all’inizio la nostra vita, durante il vivere a ritroso in un terzo della vita terrena, sia diversa dalla vita fisica, dipende dall’essere compenetrati dalla sostanzialità della sfera lunare. Questo avviene in maniera spirituale. Tra le molte cose che devono accadere nelle sfere stellari vi è anche l’elaborazione del karma.

Ora, perché questi argomenti si sostengano a vicenda, desidero spiegare come pervenga a osservazioni simili chi sperimenta la scienza iniziatica. Ho spesso indicato, e da qualche tempo a questa parte anche in conferenze pubbliche, che l’uomo, se ascende attraverso i metodi indicati nel mio libro L’iniziazione alla vera conoscenza soprasensibile, per prima cosa volge lo sguardo indietro verso la sua vita terrena e la osserva come in un quadro. Tutto quanto di solito si sussegue interiormente appare contemporaneo come un imponente panorama di vita, osservabile sino alla nascita dell’io, ma suddiviso in certo modo anche in singoli periodi. Si osserva quel che si è vissuto dalla nascita sino alla seconda dentizione, si guarda indietro e si vede come un periodo chiuso in sé quello che va dalla seconda dentizione sino alla maturità sessuale, poi quello che va sino all’inizio dei vent’anni e così via. Approfondendo la propria concentrazione, applicando ulteriormente a se stessi i metodi per conoscere il mondo spirituale, si perviene a non vedere solo quello che si osserva, ma, guardando il quadro della vita e all’inizio quel che va dalla nascita al settimo anno, si vede poi che la vita umana sparisce: in certo modo si guarda attraverso la propria vita. Al posto della propria vita che indica la prima infanzia, là dove prima si era visto che cosa era avvenuto in noi dalla nascita al settimo anno, quando si penetra nel vuoto della coscienza e si è ascesi all’ispirazione, compaiono la vita e le azioni della sfera lunare.

 

Se grazie alla conoscenza ispirata svanisce così il proprio quadro di vita e si vede che cosa riluce al posto di ciò che era avvenuto nella propria vita dalla nascita ai sette anni, la scienza iniziatica della normale iniziazione contemporanea permette di conoscere i segreti della sfera lunare.

Se si guarda indietro al periodo che si era vissuto dai sette ai quattordici anni e lo si cancella grazie alla conoscenza ispirata, allora si osserva la sfera di Mercurio. Tutto è connesso con l’essere umano stesso. L’uomo è legato a tutto il cosmo; se impara a conoscersi davvero e si raccapezza in se stesso impara a conoscere tutto il cosmo.

 

Prego ora di badare a una cosa. Si viene davvero pervasi di rispetto per l’antica e istintiva scienza iniziatica. Essa attribuì alle cose i giusti nomi che ci sono rimasti ancora oggi. Se oggi anche solo poche cose ricevessero nomi, si vedrebbe il caos, poiché con la conoscenza e con il sapere odierni non possono venir coniati nomi precisi.

Se però osserviamo la vita imparzialmente abbiamo considerazione e rispetto per ciò che fece l’antica scienza iniziatica. Essa sapeva ancora d’istinto quel che oggi può venir stabilito attraverso tutte le possibili statistiche: che cioè il bambino in tenera età ha le malattie infantili, è molto cagionevole di salute, muore facilmente e che diviene di nuovo cagionevole di salute dopo la maturità sessuale. Gli anni in cui godiamo la migliore salute sono quelli che vanno dai sette ai quattordici; in quell’epoca la mortalità è minima. Qui agisce la sfera di Mercurio. Gli antichi saggi lo sapevano e oggi lo riscopriamo penetrando nei segreti dell’esistenza grazie alla scienza iniziatica odierna. Ci si vorrebbe allora inginocchiare di fronte a quanto proviene dalle più sacre tradizioni dell’umanità.

Quando poi si volge lo sguardo indietro verso quel che si era vissuto dai quattordici ai vent’anni e lo si cancella grazie alla conoscenza ispirata, si penetra nei segreti di Venere.

Di nuovo vi si vede agire in maniera meravigliosa l’antica scienza iniziatica. L’uomo matura sessualmente e compare l’amore. Se allora si osserva a ritroso con la scienza iniziatica, si entra nell’epoca della vita in cui si svelano i segreti di Venere. Tutte le cose cui si può accennare come ho fatto io, sono una parte dell’autentica autoconoscenza umana, dell’approfondita autoconoscenza che così si consegue.

Poi di nuovo, quando si volge lo sguardo indietro al tempo che va dai ventuno ai quarantadue anni e si cancella con la conoscenza ispirata la propria esperienza immaginativa, si penetra nei segreti della sfera solare e, come ho già accennato spesso nelle descrizioni fatte in precedenza, volgendo lo sguardo indietro su quel periodo grazie a un’approfondita autoconoscenza si può fare la conoscenza del Sole. Per raggiungerla bisogna osservare un periodo di vita tre volte più lungo di quello necessario per gli altri corpi celesti del nostro sistema planetario.

 

Si prenda ora in considerazione l’aspetto concreto-reale. Ho detto che una personalità storica elaborò il suo karma in prevalenza nelle sfere di Mercurio e di Venere, e ora si vedrà come lo si osserva. Si ottiene la possibilità di guardare indietro nella propria vita al periodo tra i sette e i quattordici anni e poi a quello tra i quattordici e i ventuno; poi li si cancella nell’ispirazione e si ottiene la visione delle sfere di Mercurio e di Venere. Grazie a questa visione si osserva che quella data individualità collabora con altre entità delle più alte gerarchie e con altre anime umane, e che così forma la sua incarnazione terrena, un’incarnazione terrena del secolo diciannovesimo.

 

 

È già più difficile indagare se entità hanno dovuto elaborare particolarmente il karma nella sfera di Marte, poiché un iniziato prima dei quarantanove anni non può volgere lo sguardo indietro al periodo di vita in questione, il periodo di vita che va dai quarantadue ai quarantanove anni. Si deve aver superato i quarantanove anni per poter cancellare quello che si era allora e poi guardare nei segreti della sfera di Marte.

Se si è iniziati, dopo i cinquantasei anni si può guardare indietro in un altro periodo ancora, nel periodo tra i quarantanove e i cinquantasei anni, nel periodo in cui vengono elaborati i karma di Giove. Ora si possono riconoscere tutti i nessi di queste cose.

 

Solo guardando retrospettivamente il periodo di vita tra i cinquantasei e i sessantatre anni si può abbracciare con lo sguardo l’intero nesso e parlarne per conoscenza interiore, poiché allora si può guardare la singolarissima sfera di Saturno. I karma di Saturno sono infatti quelli che riportano insieme gli uomini sulla Terra proprio nel modo più singolare. Certo con una spiegazione li si può capire, ma per poter vedere questi nessi da soli con la scienza iniziatica e per poter dare un giudizio su di essi, bisogna aver già raggiunto i sessantatre anni. Questo significa quindi che in una data epoca terrena compaiono certe persone, ad esempio un grande poeta di cui parlerò. Grazie alle sue doti, grazie alle sue creazioni egli vive in modo particolare nel suo karma quello che potè venir elaborato solo nella sfera di Saturno.

Così possiamo dire: quando guardiamo su verso il nostro sistema planetario con il Sole, e possiamo del pari guardare anche le altre stelle, poiché anche il resto del cielo stellare è connesso con gli uomini (ne parleremo poi) guardiamo lassù e tra le altre cose vediamo il karma umano formato dal cosmo.

 

Luna, Venere, Giove non sono davvero solo quello che ci dice l’astronomia fisica. In loro, nelle loro costellazioni, nei loro reciproci rapporti, nel loro splendore e nella loro esistenza possiamo vedere i costruttori del destino umano, l’orologio del destino in cui possiamo leggere il nostro. Esso splende davvero giù dal cielo nelle costellazioni. Un tempo, anche nell’antica e istintiva saggezza misterica si sapeva questo, ma l’antica astrologia, che corrisponde alla scienza dello spirito, che operava riconoscendo le basi spirituali dell’esistenza, è giunta ai posteri in forma dilettantesca e da incompetenti. Solo dall’antroposofia scaturirà di nuovo qualcosa che permetterà di riconoscere nell’autentico nesso spirituale che la vita umana, qui sulla Terra, si struttura secondo regole attraverso il grande orologio del destino.

 

Osserviamo ora un karma umano in questa prospettiva. Osserviamo un uomo e lasciamo che il suo destino agisca su di noi. Avviene proprio che chi ora grazie all’antroposofia entra in una visione del mondo sana rispetto alla nostra odierna che è malata, non solo perviene a un’altra concezione e rappresentazione del mondo e degli uomini, ma anche ad altri sentimenti e sensazioni. Si pensi infatti che quando si impara a conoscere un destino umano, in pari tempo s’imparano a conoscere i segreti di tutto il sistema stellare. Avendo di fronte un destino umano si osservano i segreti del cosmo.

 

Ora i nostri contemporanei scrivono biografie e non si rendono conto di che cosa profanano scrivendo le biografie a quel modo. Nei tempi in cui il sapere era sacro perché aveva il valore di un’emanazione dei misteri, non si scrivevano biografie come le si scrive oggi. Le biografie si scrivevano facendo intuire che cosa vi agiva dietro provenendo dai segreti del mondo stellare.

Quando si abbraccia con lo sguardo un destino umano vi si vede prima l’operare delle entità superiori dell’esistenza pre-solare: Angeli, Arcangeli, Archai; l’operare delle entità superiori dell’esistenza solare: Exusiai, Dynamis, Kyriotetes; e poi delle entità che elaborano tutto il karma, prevalentemente

il karma di Marte: i Troni,

il karma di Giove: i Cherubini,

e infine l’operare delle entità che collaborano con l’uomo al karma di Saturno: i Serafini.

Abbiamo dunque di fronte a noi l’immagine del destino, un karma umano e in esso le gerarchie che vi agiscono. Tale karma costituisce come uno sfondo, una cortina, un velo. Guardando dietro a questo velo, tessono, operano e agiscono Archai, Arcangeli, Angeli, Kyriotetes, Dynamis, Exusiai, Serafini, Cherubini, Troni. Ogni destino umano in realtà è davvero come qualcosa di scritto su un foglio di carta.

 

Si rifletta che potrebbe anche esistere qualcuno che, guardando che cosa vi è stampato su di un foglio di carta, dicesse: « Vi sono scritti segni: D-E-I e così via » e non capisse altro, non essendo in grado di riunire quelle lettere in parole. Che parole compongono mai quelle lettere? Abbiamo da ventidue a ventotto lettere alfabetiche, o anche da trenta a trentaquattro se si considerano tutte: tutto il Faust goethiano non è costituito da altro che da quelle lettere! Chi non sa leggere, non può leggere il Faust goethiano, ha solo quelle trentaquattro lettere e non vede nulla nel Faust goethiano. Ma se qualcuno vede le cose un po’ diversamente perché sa riunire le lettere che compongono il meraviglioso Faust goethiano, un altro che non ha idea di cosa significhi leggere, un totale analfabeta, potrebbe scandalizzarsi terribilmente e dire: « Adesso arriva uno che vuol capire molto di questo Faust e comincia: “Ed ho studiato, ahimè, filosofia…” È proprio un pazzo completo! » Eppure l’intero Faust consta solo di lettere dell’alfabeto.

 

Da come si considera di solito un karma umano, un singolo karma umano, è come se si vedessero solo lettere dell’alfabeto. Nel momento in cui si comincia a leggere vi si vedono Angeli, Arcangeli, Archai e le loro reciproche azioni. Così una singola vita umana considerata nel suo destino diviene molto più ricca di quanto non lo divenga un libro dal momento in cui si va oltre le trentaquattro lettere alfabetiche e si ha il Faust. Tanto infinitamente più ricco diviene quel che dal punto di vista puramente terreno, dall’ignoranza cosmico-analfabetica passa alla sapienza, quando si intravede ciò che costituisce il destino, vale a dire che le lettere alfabetiche sono i simboli delle azioni delle entità di gerarchie superiori.

 

Per chi lo sa comprendere, il karma come formazione del destino della vita umana è così immenso, elevato e maestoso che grazie al solo fatto di capire come si rapporta con l’universo, col cosmo spirituale si penetra in tutt’altro modo di sentire e non solo in un sapere teorico. Tutto quanto si assimila grazie all’antroposofia non dovrebbe essere solo acquisizione di conoscenze teoriche, ma dovrebbe sempre agire gradualmente sulla formazione del nostro modo di pensare e di sentire, guidandoci col nostro cuore sempre più a sentirci esseri sia della Terra sia del regno dello spirito. Infatti noi uomini non apparteniamo solo alla Terra, apparteniamo al mondo degli spiriti. In ciò che sulla Terra è compreso entro la nostra pelle va vista l’azione combinata di tutto il periodo che abbiamo trascorso tra morte e rinascita. All’interno della pelle umana sono sempre compresi in forme diverse tutti i segreti dell’universo. L’autoconoscenza umana non è per nulla la parola banale usata tanto spesso e neppure qualcosa di sentimentale. L’autoconoscenza umana è conoscenza del mondo. Per questo, quando se ne è presentata l’occasione, agli amici ho spesso scritto come dedica di un libro:

Se vuoi conoscere il tuo sé guarda fuori nelle vastità del mondo.

Se vuoi scrutare le vastità del mondo, guarda entro il tuo sé.

 

 

By | 2018-08-28T11:38:00+02:00 Agosto 28th, 2018|NESSI KARMICI|Commenti disabilitati su LA FORMAZIONE DEL KARMA NEL MONDO STELLARE.