LA GUERRA DI TROIA

La guerra di Troia

O.O. 92 – Leggende e misteri antichi – 28.10.1904


 

L‘espansione della civiltà greca viene descritta esteriormente – leggendariamente –

nella leggenda della guerra di Troia.

Questa leggenda non è altro che l’esposizione mitica di una verità esoterica,

ossia del fiorire della quarta civiltà appartenente alla quinta epoca della Terra,

e dell’avvicendarsi di una sovranità puramente secolare alla sovranità dei sacerdoti,

giunta ormai al suo ultimo stadio.

Fin dall’inizio della leggenda, il tema è accennato con straordinaria sensibilità.

 

Sappiamo bene che in tutta la letteratura esoterica la materia è simboleggiata dall’acqua. L’acqua è il simbolo esoterico della materia. Basti citare un esempio tratto dalla teologia: nel Credo niceno, là dove si dice «… patì sotto Ponzio Pilato», bisognerebbe leggere propriamente «patì nel póntos pyletós», che significa «nell’acqua addensata».

Il Figlio di Dio è sceso per patire nella materia che si trova sul piano fìsico.

Nella forma latinizzata del nostro Credo, il greco póntos, mare, diventa Pontius, e pyletós

diventa Pilatus.

 

Quando Talete afferma che ogni cosa deriva dall’acqua, si riferisce in verità alla materia fìsica che tutto comprende. Abbiamo qui a che fare con l’acqua intesa come materia fisica. E proprio la materia fìsica è destinata a divenire il punto di riferimento per coloro che assumono, adesso, la direzione dell’umanità: i re secolari. Prima c’erano stati solamente sovrani che erano in rapporto con il divino. Peleo è il re che deve regnare sul piano fìsico traendo dal piano fìsico stesso la forza per farlo. L’avvenimento, nei misteri, era presentato al popolo sotto forma di mito con il racconto delle nozze fra Peleo e la dea marina Teti.

 

Quello che si celebra è in realtà il matrimonio tra la funzione di guida dell’umanità e la materia del piano fìsico. Teti è la dea dell’acqua, del mare. E il frutto di questo matrimonio è Achille, il primo di questa nuova categoria di iniziati. Egli perciò è invulnerabile, eccetto che nel tallone.

 

Tutti gli iniziati del quarto periodo di civiltà hanno ancora un punto vulnerabile.

Solo con la fine del quinto periodo di civiltà

compariranno degli iniziati talmente evoluti

da non essere più in alcun modo vulnerabili.

Achille è immerso nello Stige: ciò significa

che è morto a tutto quanto è terrestre ed è trasportato su un piano superiore.

Qui siamo davanti a un capitolo essenziale dell’evoluzione dell’umanità.

 

La vita spirituale comincia a decadere nel quarto periodo di civiltà,

nel quale abbiamo i primi iniziati del piano fisico.

Ne deriva qualcosa di estremamente caratteristico.

 

Prima, le guide del mondo erano libere dal kama, non avevano desideri, dovevano affrancarsi da ogni possibile effetto del kama passando attraverso i vari stadi iniziatici e giungendo fino all’iniziazione spirituale.

Finché continuarono a esservi sacerdoti come quelli dei tempi antichi, il kama non potè interferire in alcun modo nella guida del mondo. Il kama crea separazione, fa sì che gli uomini possano volgersi gli uni contro gli altri.

 

Battaglie e conflitti c’erano anche prima, ma gli uomini non erano ancora arrivati al punto di contrapporre buono e cattivo.

Non possiamo valutare con i nostri criteri di oggi le lotte e le guerre che si svolgevano allora fra gli uomini, ma dobbiamo valutarle con lo stesso metro di giudizio che adoperiamo per il mondo animale. Era impossibile, allora, dire che qualcuno fosse buono o cattivo, così come non si può dire che un leone, o una tigre, siano buoni o cattivi.

La malvagità, in senso vero e proprio, comparve solo quando il manas si unì al kama, così che l’individuo fu assoggettato alla direzione del kama e, per conseguenza, gli uomini cominciarono a lottare coscientemente gli uni contro gli altri.

 

La leggenda allude a questi eventi narrando che alle nozze di Peleo e della dea marina Teti tutti gli dèi sono presenti, ma con una eccezione. Manca Eris, la dea della discordia; l’umanità, infatti, non aveva ancora raggiunto lo stadio in cui il manas si sarebbe unito al kama, e ne sarebbe derivata la separazione che genera contrasti fra gli uomini.

A un certo punto tuttavia la dea Eris appare e, per suscitare discordia, lancia in mezzo ai convitati un pomo che reca la scritta “alla più bella”. È il pretesto da cui scaturisce la guerra, quel genere di guerra che risale interamente alla responsabilità umana, e che compare per la prima volta entro la quinta epoca della Terra. Solo a partire da questo momento si può parlare di una consapevole violenza reciproca fra gli uomini.

Tutto il resto del mito è un’elaborazione di questo momento iniziale.

 

Il pomo di Eris deve andare alla più bella fra le dee.

Se lo contendono Era, Pallade Atena e Afrodite.

Le tre dee rappresentano diversi stadi della vita dell’anima nei mondi superiori,

sui piani spirituali.

 

Adesso si tratta però di decidere non più sul piano spirituale, ma su quello fisico.

Perciò viene chiamato Paride, che deve decidere basandosi sul piano fisico.

E qui sta il vero problema: dove trovare un appiglio, un punto di riferimento.

A che cosa andiamo incontro, se le decisioni sono basate sul piano fìsico?

 

Allorché il manas comincia a essere presente sul piano fisico, si mischia con il kama.

Anche prima il kama era parte costitutiva degli uomini,

ma ciò non vuol dire che essi potessero distinguere fra bene e male.

Ora però il manas si unisce al kama, e gli uomini divengono quindi consapevoli delle proprie azioni.

 

Il manas penetra in ciò che costituisce la natura inferiore dell’essere umano,

nel quale l’evoluzione del kama si era già completata sull’antica Luna.

Con l’uscita della Luna, la parte più grezza del kama ha lasciato la Terra

e ora, nella Luna, la segue come suo satellite.

 

Nell’esoterismo, la Luna è il motivo conduttore,

il segno distintivo della natura inferiore, di ciò che ci trascina in basso,

di quella che può essere la nostra destinazione se ci abbandoniamo alla natura inferiore.

 

La conseguenza nefasta dell’unione che si è realizzata fra manas e kama nel quarto periodo di civiltà

sta dunque nel fatto che l’uomo, chiamato in quanto tale a prendere decisioni,

si leghi al kama, al principio lunare, a Selene.

Da Selene è derivato il nome Elena.

 

Nell’unione fra Paride ed Elena è rappresentato simbolicamente

il connubio fra manas e kama nel quarto periodo di civiltà.

L’uomo che si trova sul piano fisico ha fatto suo il principio lunare.

È un tema che ricorre ogni qual volta, nella letteratura esoterica, si parla della “Luna”.

Dalla consapevole realizzazione, sul piano meramente fisico, dell’unione totale

fra il principio del manas e quello del kama, scaturisce la guerra.

 

La guerra di Troia è al tempo stesso un simbolo e un fatto concreto, un fatto realmente accaduto; gli avvenimenti principali della guerra si sono svolti sul piano fisico. Essi però hanno anche un significato simbolico. La leggenda della guerra di Troia ha un contenuto mistico, ma i fatti narrati si sono anche svolti esteriormente, sul piano fisico.

 

C’è ancora un aspetto che merita di essere considerato.

Dopo la fine della quinta epoca della Terra, con il sorgere della sesta, sul terreno dell’intelletto cosciente si sarà sviluppato un influsso che oggi, nel quinto periodo di civiltà, è ancora molto debole, ma che tuttavia è già in formazione. Si tratta di qualcosa che viene dalla sfera musicale.

 

Nel quinto periodo di civiltà,

la musica andrà acquistando un’importanza sempre crescente.

Non sarà semplicemente arte,

ma diventerà mezzo espressivo di fenomeni del tutto diversi da quelli puramente artistici.

 

Siamo in presenza di qualcosa che indica l’influsso di un ben definito principio sul piano fisico.

Gli impulsi più rilevanti che verranno dagli iniziati dell’epoca postatlantica

si manifesteranno nel campo della musica o di quanto ha relazione con la musica.

Quel che deve manifestare il suo influsso nell’epoca postatlantica,

e precisamente sul terreno della vita cosciente dell’intelletto, è ciò che si chiama fuoco di kundalini.

 

Si tratta di una forza che adesso nell’uomo è ancora sopita, ma che acquisterà sempre più peso.

Oggi ha già una grande influenza, una grande importanza,

nell’ambito di quanto viene percepito mediante il senso dell’udito.

Nel corso dell’evoluzione che interesserà il sesto periodo di civiltà dell’epoca postatlantica,

il fuoco di kundalini giungerà a esercitare un vasto influsso sulla vita del cuore umano.

 

Il cuore umano avrà realmente in sé questo fuoco di kundalini.

L’uomo allora sarà penetrato da una forza particolare, che vivrà nel suo cuore,

così che, nel periodo di civiltà, egli non farà più distinzione

fra il proprio bene individuale e il bene della collettività intera.

Sarà penetrato a tal punto dalla luce di kundalini che il principio dell’amore costituirà la sua natura più peculiare.

 

Nel settimo periodo di civiltà, tutta quanta l’umanità si troverà in un autentico caos, perché l’epoca postatlantica, allora, sarà prossima alla fine. Ma una piccola parte degli uomini del settimo periodo di civiltà sarà costituita dai veri figli del fuoco di kundalini. Essi saranno compenetrati da tutte le forze del fuoco di kundalini, e forniranno il materiale di base per la successiva epoca della Terra, per coloro che guideranno il corso ulteriore dell’evoluzione umana.

La quinta epoca ascenderà così a quelle altezze in cui il fuoco divino, il fuoco di kundalini, ravviverà con sacro pathos il principio divino nell’interiorità degli uomini, e non vi sarà quindi più separazione fra uomo e uomo, ma, fin dove giunge l’intelletto pensante, si instaureranno rapporti di fraternità.

 

Un giorno, questo fuoco vivrà negli uomini. E in coloro i quali, nel corso della quinta epoca, vengono iniziati, è già viva una traccia di questo fuoco divino, che ha in sé la forza della fraternità e che eliminerà la separazione fra gli uomini. Ma esso per ora sta solo aprendosi la strada, comincia appena a manifestarsi, è ancora nascosto, coperto da quelle che sono le passioni disunenti degli uomini, le forze disgregatrici del kama. E quando affiora nell’individuo, preannunciando un tempo avvenire, assume una forma diversa, un tutt’altro carattere.

 

Nel mondo dell’illusione, il fuoco divino è ira divina.

Sarà amore divino solamente quando la fraternità avrà permeato l’umanità intera.

Ma fin tanto che si manifesterà nell’individuo come fervore, s’identificherà con l’ira divina,

e farà valere tutto l’impeto della sua forza nell’individuo proprio perché il resto dell’umanità non sarà ancora maturo.

 

Il poeta iniziato – Omero è il poeta “cieco”, poiché vede interiormente – esprime appunto questo nel suo poema: «Cantami l’ira, o Musa, del Pelide Achille».

L’ira della quale il poeta parla qui, fin dal proemio dell’Iliade, è l’ira divina.

L’Iliade descrive come il fuoco di kundalini si manifesti sul piano fisico.

L’ira che divampa nella contesa fra Agamennone e Achille è ira divina.

 

La leggenda della guerra di Troia ci parla di come l’antico stato sacerdotale venga soppiantato dalla monarchia secolare. Il re, nello stato troiano, è infatti soggetto all’influsso dell’antica sovranità sacerdotale, cui subentra il principio dell’intelligenza profana. E il poema descrive benissimo come, a vincere, sia l’intelligenza profana.

Chi vince è l’astuto Odisseo, l’iniziato del quinto periodo di civiltà, che è giunto all’iniziazione attraverso le proprie peregrinazioni.

La spiritualità degli antichi sacerdoti lascia il posto al dominio dell’intelletto.

 

La stessa cosa trova espressione anche in un’altra immagine, quella di Laocoonte avviluppato dai serpenti. I serpenti, simbolo dell’intelligenza profana, stringono nelle loro spire il sacerdote Laocoonte, rappresentante dell’antica spiritualità.

 

Se considerate tutto questo, vi rendete conto che anche nella leggenda della guerra di Troia non viene registrato nient’altro che un complesso di eventi storico-cosmici. Tali eventi venivano illustrati nei misteri. Nei misteri più antichi, antecedenti a quelli eleusini, veniva illustrato fra gli altri proprio questo momento determinante del sorgere del quarto periodo di civiltà appartenente alla quinta epoca della Terra.

 

Della guerra di Troia, che è un fatto realmente accaduto, i misteri parlavano fin da prima che accadesse. Per chi non ha familiarità con la teosofia, si tratterà certo di un’affermazione fantasiosa, ma quella di illustrare, oltre al passato, anche avvenimenti del futuro, è una costante dei misteri. E proprio in quanto anticipavano avvenimenti futuri dovevano essere tenuti segreti. I misteri non avevano la funzione di soddisfare la curiosità umana; piuttosto, dovevano accedervi uomini che erano chiamati ad agire sul futuro contribuendo a plasmarlo, e che di lì avrebbero tratto gli impulsi per il loro compito. Questo è il senso dei misteri.

 

Tradire un mistero, perciò, significherebbe dire alla gente qualcosa che deve accadere nel futuro, significherebbe dirlo in pubblico. Chi mai lo facesse, confonderebbe inevitabilmente i propri simili. Solo pochi individui evoluti ricevono gli impulsi che li rendono atti a capire. Il loro compito è di condurre lentamente gli uomini verso la meta che, un giorno, dovranno raggiungere.

 

Solamente pochi individui maturi, quelli che sono avanti di cinquecento anni, forse, rispetto ai propri simili, sono in grado di sostenere questi segreti e di agire conformandosi ai misteri. Se altri, per ipotesi, ne venissero a conoscenza, vorrebbero tradurre subito in atto cose per le quali gli uomini non sono ancora maturi. Ogni mistero diventerà un giorno di pubblico dominio, in circostanze però sostanzialmente mutate.

 

Tutto, a un determinato momento, si farà manifesto.

• La segretezza nasce dal fatto che, prima, alcuni pochi individui devono preparare il futuro,

devono fare da guida a tutti gli altri uomini.

• Vi sono tuttora segreti che potranno essere svelati solo al tempo della sesta epoca della Terra,

quando regneranno ben altri rapporti di fraternità, rapporti che oggi non sono ancora realizzati.

 

Quanti avevano una qualche nozione di queste realtà avevano anche, naturalmente, un tremendo timore che si potesse sconsideratamente tradire qualcosa dei misteri. Il tradimento dei misteri era punito una volta con le pene più severe; nei tempi antichi, con la pena di morte.

Non erano però i sacerdoti iniziati a comminare la pena di morte, ma coloro i quali sapevano qualcosa dal di fuori e non erano iniziati.

 

Il timore che i misteri venissero traditi portò alla condanna e alla tragica fine di molti grandi uomini.

Anche Socrate, benché ingiustamente, rimase vittima di questa condanna.

 

 

By | 2018-11-06T14:54:41+01:00 Novembre 6th, 2018|MITOLOGIA GRECA|Commenti disabilitati su LA GUERRA DI TROIA