La paralisi della vita spirituale come peccato del nostro tempo

O.O. 193 – L’intimo aspetto dell’enigma sociale – 08.02.1919


 

Le conferenze pubbliche tenute in questi giorni hanno trattato del problema sociale e delle istanze sociali dell’epoca attuale, non solo come si presentano all’indagine del pensiero, ma pure come appaiono nei fatti e negli avvenimenti della attuale vita nel mondo.

 

Tutti questi argomenti che si riferiscono alla vita dell’uomo e la cui considerazione oggi ha, nel senso più ampio, un’assoluta esigenza per la società intiera, possono venire ulteriormente approfonditi mediante un indirizzo antroposofico.

 

Se ci sentiamo appartenenti al movimento antroposofico,

non dobbiamo dimenticare che deve far parte del nostro più intimo sentire

il considerare le cose del mondo in modo che i fenomeni e i fatti esteriori

vengano compenetrati dal sapere che noi acquistiamo dal mondo dello spirito.

 

In quanto siamo in grado di pensare le cose compenetrate di spirituale,

ossia di quell’essere che, pur non apparendo nel mondo esteriore terreno, vive però realmente in esso,

le cose acquistano per noi il vero aspetto della realtà.

 

L’ultima volta che io mi trovai fra voi, già accennai agli impulsi sociali nella vita dell’uomo, anche dal punto di vista della scienza dello spirito orientata in senso antroposofico. Cercammo allora di osservare l’uomo come essere sociale, come un essere cioè dotato di istinti sociali ed antisociali.

 

• Non possiamo su questo tema trascurare che noi portiamo nella vita terrena, quali uomini di questa terra,

l’effetto, il risultato delle esperienze avute nel tempo trascorso tra la morte ed una nuova nascita;

noi rechiamo giù nella vita terrena i frutti della nostra ultima vita spirituale,

del nostro ultimo soggiorno nel puro mondo soprasensibile.

• Non possiamo comprendere appieno la vita terrena se non consideriamo

che quanto noi facciamo e quanto accade nella società umana,

sovente reca in sé un riflesso degli effetti della nostra vita nel mondo dello spirito,

del quale, allorché con la nascita ne siamo tratti fuori, portiamo con noi in questo mondo le tracce e le forze.

 

• Se per un verso qualcosa penetra tramite l’uomo dal mondo spirituale nel mondo fisico,

• per altro verso non possiamo però non rilevare che, nella vita terrena, avvengono dei fatti

che non entrano completamente nella nostra coscienza, ma che accadono con noi, intorno a noi,

senza che noi siamo indotti ad accoglierli nella nostra coscienza;

e che, attraverso la porta della morte, noi riportiamo nel mondo soprasensibile

una parte importantissima delle esperienze rimaste in un certo senso

al disotto della coscienza nella vita tra la nascita e la morte,

e le sperimentiamo di nuovo quando, con la morte, usciamo dal mondo fisico.

 

Nella vita terrena si svolge per nostro tramite qualcosa che non ha importanza per la vita terrena stessa,

ma che ha importanza come elemento preparatore della vita dopo la morte,

(se mi è lecito usare l’espressione: vita dopo la morte, come opposto di: vita prima della nascita).

 

Una considerazione di questa natura si presenta in piena e completa chiarezza se si è capaci di lumeggiarla inquadrandola nella luce che promana dal mondo soprasensibile. Intenderei approfondire oggi in tale direzione e in modo antroposofico questo tema così attuale.

 

Desidero esaminare il problema sociale come problema dell’umanità intera.

 

Umanità intera non significa tuttavia per noi

la somma delle anime che vivono in società sulla terra in un determinato momento,

ma anche di quelle che, in un dato tempo, vivono nel mondo soprasensibile;

anche queste sono collegate agli uomini da un rapporto spirituale,

appartengono a ciò che possiamo chiamare la totalità degli uomini.

• Osserviamo ora, in primo luogo, ciò che, in senso terreno, è la vita spirituale degli uomini.

 

La vita spirituale degli uomini in senso terreno non è la vita delle entità spirituali,

bensì la vita spirituale che gli uomini realizzano nella loro comunità sociale.

Compongono questa vita spirituale, fra le altre cose, quelle che attengono

all’arte, alla scienza, alla religione, alla scuola, all’educazione.

Dobbiamo dunque esaminare ciò che gli uomini sperimentano nella vita sociale come vita, come cultura spirituale.

 

Da alcune comunicazioni che ho dato un’altra volta voi già sapete che questa vita spirituale, vita di tutto ciò che è insegnamento, educazione, scienza, arte, letteratura, deve configurarsi nella società in modo separato.

Per il mondo esteriore noi questo possiamo spiegarlo soltanto richiamandoci ai motivi che questo stesso mondo oggi è in grado di comprendere.

Queste cose possono diventare del tutto evidenti; l’intelligenza dell’uomo è del tutto sufficiente per comprendere appieno queste cose; ma potrà vederle in modo concreto specialmente chi accolga una concezione antroposofica del mondo. A costui, quanto abbiamo chiamato vita spirituale terrena, appare in una luce del tutto particolare.

 

Grazie all’epoca moderna, sebbene essa sia sfociata per l’influsso della borghesia,

(anzi degli intellettuali della borghesia) in pura ideologia,

per cui i proletari hanno espresso in forma ideologica la loro concezione del mondo,

• grazie all’epoca moderna questa vita spirituale, costituita dai rami di cui ho detto,

è pur tuttavia qualcosa che  n o n  scaturisce dalla vita economica.

 

Così invece. all’incirca, se la rappresenta la concezione proletaria del mondo:

tutto ciò che è fede religiosa e pensiero religioso, tutto ciò che è opera d’arte,

tutto ciò che è concezione giuridica e morale,

sarebbe, secondo la concezione proletaria del mondo, una sovrastruttura;

qualcosa che, quasi come una spirituale nuvola di fumo, si leva dall’unica realtà: la realtà economica.

 

La vita spirituale terrena si ridurrebbe a questa ideologia, a qualcosa di meramente fantasticato.

Invece per chi conosce i principi fondamentali della scienza dello spirito indirizzata in senso antroposofico,

ciò che circonda l’uomo nella vita come cultura spirituale, è un dono delle stesse entità spirituali,

non sale dal basso verso l’alto, dalle condizioni economiche, ma fluisce giù dalla vita delle gerarchie spirituali.

 

Questa è una radicale differenza

da quanto è espresso nella concezione borghese del mondo e nella sua erede, la concezione proletaria;

per il pensiero sviluppatosi nell’umanità a partire dai secoli XV e XVI,

il mondo spirituale è ideologia, null’altro che fumo che sale dalle armonie e dalle disarmonie economiche.

 

Per quella concezione del mondo che sola potrà portare a salvamento,conducendo fuori dal caos presente,

è invece una realtà ciò che fluisce dal vero mondo dello spirito cui noi apparteniamo

altrettanto quanto per mezzo dei nostri sensi e della nostra intelligenza apparteniamo al mondo fisico terreno.

 

Al grado di sviluppo odierno del quinto periodo postatlantico,

noi ci troviamo dotati, come esseri sociali nella comunità umana, di questa vita spirituale terrena,

solo in quanto ad essa veniamo preparati in virtù di quelle relazioni

che prima della nascita, prima di scendere nella esistenza terrena,

intrecciamo con altri esseri delle gerarchie (di ciò sovente già abbiamo accennato).

• Ciò è quanto appare alla ricerca spirituale come un importante fatto della vita.

 

Quando attraverso la nascita scendiamo in questa esistenza, si instaura un duplice rapporto con l’uomo.

Occorre distinguere con precisione queste due relazioni.

• Uno dei rapporti che intrecciamo con l’uomo, che possiamo intrecciare con l’uomo, è determinato dal destino.

Dipende dal destino che si crei una relazione con questo o con quell’uomo,

con un numero più grande o più piccolo di uomini.

• Scendendo con la nascita nell’esistenza terrena, noi veniamo a far parte di una data famiglia.

Intrecciamo col padre, con la madre, coi fratelli, con le sorelle e con la più ampia cerchia di familiari,

un rapporto determinato dal destino.

• Agli altri uomini, come singolo uomo di fronte al singolo uomo, ci unisce una relazione che dipende dal destino.

 

Noi esplichiamo il nostro karma come individuo di fronte a individuo.

Come si forma questo karma? Come si prepara questo rapporto regolato dal destino?

• Si prepara mediante le esperienze della vita precedente.

 

Comprendete bene che quando voi entrate nell’esistenza terrena attraverso la nascita, instaurate con altri uomini, uomo singolo di fronte ad altro individuo, un rapporto regolato dal destino e connesso a quanto con questo uomo avete vissuto nelle trascorse vite terrene. Questo è uno dei modi in cui intrecciate relazioni con gli altri uomini: quello determinato dal destino.

 

• Ma si instaurano anche altri rapporti:

con il popolo od il gruppo di uomini cui appartenete come membri,

voi  n o n  siete uniti nel modo che si è esposto, cioè da un rapporto regolato dal destino;

voi nascete in un popolo e in un determinato territorio.

• Ciò è connesso indubbiamente sotto un certo aspetto col vostro karma,

ma venite per questa via in certo qual modo fusi in un organismo sociale con molte persone,

senza essere ad esse connessi karmicamente.

 

Può accadere per esempio che in una comunità religiosa

abbiate sentimenti religiosi eguali ad un certo numero di altri uomini, senza che siate ad essi legati per destino.

La vita spirituale terrena comporta diversi rapporti speciali, rapporti di gruppo, per nulla fondati sul destino.

 

Quasi tutti questi rapporti non vengono preparati nelle precedenti vite terrene,

bensì nel tempo che scorre tra la morte ed una nuova nascita,

quando entrate in un rapporto con le entità delle più alte gerarchie,

per effetto del quale la forza di tali gerarchie vi influenza

in modo da fondervi spiritualmente con quella comunità terrena.

 

La vita spirituale che vivete – per esempio nella religione, nell’arte, nei rapporti col vostro popolo,

nella lingua comune, o attraverso un ben determinato metodo di educazione –

si prepara già, indipendentemente dalle pure correnti karmiche, nella vita che precede la nascita.

• Recate con voi, nell’esistenza fisica terrena, ciò che già avete vissuto nella vita prenatale.

Sulla vita spirituale, sulla cultura spirituale della vita terrena,

si riflette quanto sperimentate, in altro modo, nella vita prenatale.

 

A chi abbia la capacità di considerare questo fatto in modo veramente serio, si presenta ora questa ben determinata domanda: come si può tenere in giusto conto, nel significato più elevato della parola, questa vita spirituale terrena, se si sa che essa è il riflesso di ciò che si è già sperimentato nella vera e concreta vita spirituale prima della nascita?

 

Si può tenere nel giusto conto la vita spirituale terrena se non la si considera come una ideologia,

e se, invece, si è coscienti che in essa vive il mondo dello spirito.

• Ci poniamo dunque nel modo giusto di fronte alla vita spirituale terrena

se siamo coscienti che in essa si trovano le forze operanti dello stesso mondo dello spirito.

Provate a rappresentarvi come ipotesi che ciò che gli esseri appartenenti al mondo soprasensibile

(sia quelli delle gerarchie superiori che non assumono mai un corpo umano, sia gli uomini non ancora nati,

non ancora discesi nella vita terrena attraverso la porta della nascita)

pensano e sperimentano come loro vita animica, che tutto ciò viva;

viva come un’immagine di sogno nel mondo della cultura spirituale terrestre.

 

In tal modo è giustificato che noi, avvicinandoci a qualche fatto artistico, o religioso,

o pedagogico, ci domandiamo: che cosa vive in ciò?

• Non solo quanto gli uomini hanno fatto sulla terra, ma quanto fluisce dalle forze,

dal pensiero, dagli impulsi, da tutta la vita animica delle gerarchie superiori.

Se trascuriamo che questi pensieri,

riflessi in certo qual modo, nostro tramite, nella vita della cultura spirituale terrena,

fluiscono dagli esseri non incarnati su questa terra

(o perché non assumono mai un corpo o perché attualmente non sono incarnati),

noi non consideriamo il mondo in modo completo.

 

Possiamo invece conquistare un sacro sentimento della presenza del mondo spirituale che ci circonda;

possiamo di conseguenza comprendere la nostra vita culturale

come un dono degli esseri spirituali che ci circondano; potremo allora essere in giusto modo grati

per questo dono del mondo soprasensibile che sperimentiamo come mondo della cultura terrena.

• Perciò questo mondo della cultura si inserisce necessariamente

come elemento autonomo nell’ordinamento sociale dell’umanità,

per il fatto che esso è una conseguenza di ciò che sperimentiamo nello spirito prima di nascere.

• Se si illumina la vita sociale con la luce che proviene dalla conoscenza spirituale,

diviene naturale sperimentare la vita culturale come una realtà separata, autonoma.

 

Il secondo aspetto della struttura sociale

si può chiamare l’ordinamento giuridico statale esteriorela vita politica in senso stretto;

è costituito dalla disciplina dei rapporti giuridici tra uomo e uomo;

in esso vige il principio della uguaglianza degli uomini di fronte alla legge.

• Ecco ciò che è la vera vita dello Stato, la quale, a ben vedere, non deve essere null’altro che questo.

 

Sulla base del puro, sano intelletto umano, si può comprendere la necessità

che anche questa vita dello Stato, questa vita del diritto,

questa vita informata all’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla legge

(e in senso generico all’uguaglianza fra uomo e uomo)

che questo elemento dell’organismo sociale debba rimanere separato.

 

Ma se di nuovo si illumina la realtà indirizzando lo sguardo secondo la scienza dello spirito orientata in senso antroposofico, ci apparirà anche qualcos’altro.

 

Questa, che è la vera vita dello Stato, è l’unica cosa nell’organismo sociale

che non ha nulla a che fare con la vita prima della nascita e dopo la morte.

• Questa vita statale trova il suo ordinamento, il suo orientamento,

solo nel mondo in cui l’uomo vive tra la nascita e la morte.

 

Lo Stato è un tutto conchiuso nella sua originaria essenza,

solo se non si estende a ciò che penetra nel soprasensibile dopo la morte o dal soprasensibile con la nascita.

• «Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio!»

ma non: «Date a Cesare ciò che è di Dio (così la frase va completata)

e a Dio ciò che è di Cesare, perché Dio lo rifiuterà».

 

• Le cose devono con precisione essere tenute distinte,

come i singoli sistemi nella struttura dell’organismo naturale dell’uomo.

• Tutto ciò che la vita dello Stato può contenere, che può essere discusso e trattato dallo Stato,

è in rapporto solo con la vita di relazione tra uomo e uomo.

• Questo è quell’essenziale che in altri tempi fu compreso dalle più profonde nature religiose.

 

Gli altri uomini, quelli che non avevano natura religiosa,

non hanno nemmeno permesso che si parlasse di queste cose liberamente, con sincerità ed onestà.

Presso le nature religiose ricorre una rappresentazione ben determinata di queste cose.

Esse pensavano: lo Stato attiene a tutto ciò che, con riferimento all’umanità, si svolge tra la vita e la morte,

a ciò che riguarda il mondo terreno.

 

È grave se lo Stato che attiene solo alla vita terrena,

vuole estendere il proprio dominio al mondo ultraterreno, al soprasensibile,

a ciò che sta al di là della nascita e della morte.

• Invece, al di là della nascita e della morte sta la vita spirituale terrena;

infatti essa contiene quasi un’ombra delle esperienze animiche delle entità del mondo soprasensibile.

• Se la mera vita dello Stato si impadronisce della spiritualità terrena,

ciò avviene per opera di quanto le personalità di natura religiosa chiamarono:

la potenza esercitata dal principe  i l l e g i t t i m o  di questo mondo.

 

Dietro all’espressione: principe illegittimo di questo mondo, si nasconde ciò che ho appunto spiegato.

Si comprende così perché nei circoli interessati a confondere le tre parti dell’organismo sociale

non si parla mai volentieri del principe illegittimo di questo mondo, anzi si evita di parlarne.

 

Rispetto al pensare, al sentire, e agli impulsi animici

che si sviluppano nell’uomo in quanto partecipe della parte economica dell’organismo sociale,

la situazione è ancora diversa.

 

Ciò è oltremodo peculiare. Vi sarete già abituati alla possibilità di incontrarvi con qualche apparente paradosso nell’ambito della vostra concezione antroposofica.

 

• Se parliamo oggi dell’elemento economico dell’organismo sociale,

dobbiamo renderci conto che quanto diciamo si riferisce alle caratteristiche del quinto periodo postatlantico.

Nelle epoche precedenti dell’evoluzione dell’umanità le cose erano diverse.

• Quanto ho da dire su questo tema ha valore specialmente in relazione al nostro tempo e al tempo futuro.

 

In relazione al tempo presente e al tempo futuro, si deve osservare

che l’uomo in tempi precedenti era inserito nella vita economica in modo istintivo;

ora questa immersione nella vita economica deve diventare sempre più cosciente.

• Come l’uomo, già mi è accaduto di osservarlo, impara a scuola la tavola pitagorica e tutte le altre nozioni scolastiche,

così in futuro dovrà scolasticamente apprendere le cose

che si riferiscono alla vita dell’organismo sociale e alla vita economica.

• L’uomo deve pervenire a sentirsi come una parte dell’organismo economico.

 

Certamente per qualche uomo ciò sarà scomodo, essendosi già radicate in lui altre abitudini di sentimento e di pensiero, che dovranno subire profondi mutamenti. Vedete, se oggi una persona non sapesse quanto fa tre per nove, sarebbe considerata incolta. In qualche circolo verrà considerato incolto chi non sa chi siano Raffaello e Leonardo. Ma oggi è frequente non essere considerati, in certi circoli, uomini incolti anche se non si è in grado di dare alcuna precisa spiegazione sul capitale, sulla produzione, sul consumo e sui loro rapporti, sul credito, ecc.; per non dire che pochi uomini hanno una chiara idea di ciò che è un titolo di credito, o cosa simile.

 

Questa idea muterà certamente sotto l’influsso dell’evoluzione sociale, e nel futuro ci si troverà più facilmente nella condizione di cercare e di volere conquistare una spiegazione di queste cose. Oggi l’uomo è ancora perplesso, quando si tratta di procurarsi una conoscenza razionale di queste cose. Non sarebbe la cosa più naturale del mondo che qualcuno, per sapere che cosa è in realtà il capitale, si portasse a casa un libro di economia di un celebre economista? Eppure se voi portaste a casa tre diversi libri di economia trovereste nei tre libri definito in tre modi diversi che cos’è il capitale.

 

Ma pensate quale strana concezione avreste della geometria, se portaste a casa tre manuali di geometria di tre diversi autori, e in ciascuno trovaste esposto il teorema di Pitagora in differente modo; se per voi la geometria avesse su ogni argomento un diverso contenuto! Ma al punto in cui si è giunti anche le autorità nel campo della scienza economica possono offrire ben poche spiegazioni su questi temi. Non si possono, dunque, riprovare gli uomini indiscriminatamente se non cercano una spiegazione! Tuttavia essa dovrà essere cercata, dovrà essere raggiunta.

 

L’uomo dovrà gettare un ponte tra sé e la struttura economica dell’organismo sociale.

• Egli dovrà inserirsi in modo cosciente, come soggetto, nell’economia, nell’organismo sociale.

Così egli imparerà a pensare su come si trovi in rapporto con gli altri uomini

per il semplice fatto di sviluppare con essi una vita economica su un dato territorio e con determinati oggetti.

• Questo modo di pensare così indirizzato tien conto dell’intero rapporto dell’ordine naturale con l’uomo;

esso è affatto diverso da quello che si sviluppa nel mondo della cultura spirituale.

 

Nel mondo della cultura spirituale

voi sperimentate ciò che gli esseri delle più alte gerarchie pensano,

ciò che voi stessi avete sperimentato nella vita prima della nascita.

Nel pensare che si sviluppa sul piano della lotta economico-sociale,

pensa sempre in voi, ciò deve apparirvi paradossale, un altro uomoun uomo più profondo.

 

• Proprio se vi sentite partecipi di un organismo economico, pensa in voi un uomo più profondo.

Siete infatti costretti a collegare nel pensiero i fattori esteriori della vita.

Dovete chiedervi: come si forma il prezzo di questa o quella cosa? Come ottengo questa o quella merce?

• Voi scorrete in certo qual modo col vostro pensiero sulle realtà esteriori;

nel vostro pensiero non vive allora qualcosa di spirituale, ma qualcosa di esteriore, di materiale.

 

• Appunto perché questa realtà esteriore e materiale fluisce nel vostro pensare,

appunto perché voi pensando dovete vivere (e non solo in modo istintivo come l’animale)

quanto avviene nella vita economica,

perciò continuamente pensa in voi su queste cose anche un altro più profondo uomo;

quest’uomo sviluppa i pensieri e li forgia in modo che essi abbiano un fine ed un nesso.

È questo l’uomo che opera in modo essenziale

in tutto ciò che attraverso la morte voi trasportate nel mondo soprasensibile.

 

A qualcuno sembrerà un paradosso che proprio il riflettere sulle cose materiali del mondo a cui l’uomo è legato, susciti in lui, appunto perché non è mai finito, non è mai conchiuso, un’altra vita spirituale interiore che egli porta, attraverso la morte, nel mondo soprasensibile.

 

Dunque i sentimenti e gli impulsi che sviluppiamo proprio nella vita economica

stanno in un rapporto più stretto di quanto non si creda con la nostra vita dopo la morte.

 

Ciò può apparire oggi a qualcuno strano e paradossale; ma, portata sul piano della coscienza, è la stessa cosa che si è sviluppata in tempi atavici dell’evoluzione dell’umanità, per il fatto che allora il mondo spirituale penetrava negli istinti degli uomini.

Vorrei che prestaste viva attenzione a quanto segue. Presso alcuni popoli così detti primitivi si trovano ordinamenti sorprendenti. Non dobbiamo assolutamente farci un’idea sciocca e senza senso dei popoli primitivi, come quella che ci presenta l’odierna scienza dei popoli, l’antropologia.

L’antropologia di oggi pensa: certi popoli primitivi, per esempio gli indigeni d’Australia, si trovano ai primi gradi di evoluzione dell’umanità; ed i popoli civili d’oggi erano una volta come quei popoli primitivi. Tutto questo è senza senso.

 

I popoli che oggi vengono chiamati primordiali sono invece popoli in decadenza;

sono retrocessi da un altro gradino dell’evoluzione.

• Ma mentre oggi i popoli primitivi hanno conservato l’immagine dei tempi primordiali,

i cosiddetti popoli civili l’hanno invece offuscata.

 

Si può perciò riscontrare nei cosiddetti popoli primitivi anche qualcosa che in altra forma era presente nel tempo dell’antica chiaroveggenza. Allora esisteva per esempio il seguente ordinamento: l’ordinamento comportava che in una tribù i suoi componenti si suddividessero in singoli gruppi; ognuno di questi piccoli gruppi aveva un determinato nome, recepito da una pianta o da un animale caratteristici nei territori ove questo gruppo viveva. Alla denominazione dei piccoli gruppi all’interno della più ampia comunità si ricollegava il fatto che se, per esempio, un gruppo portava il nome di segala (usiamo un nome moderno solo per intenderci) esso doveva curare che la coltivazione della segala in quel territorio fo