/////LA PERMANENZA DELL’UOMO NEL DEVACHAN FRA LA MORTE E UNA NUOVA NASCITA

LA PERMANENZA DELL’UOMO NEL DEVACHAN FRA LA MORTE E UNA NUOVA NASCITA

La permanenza dell’uomo nel devachan fra la morte e una nuova nascita

O.O. 93a – Elementi fondamentali dell’esoterismo – 09.10.1905


 

Sommario: La permanenza dell’uomo nel devachan fra la morte e una nuova nascita. La formazione degli organi devachanici sulla Terra per mezzo dell’attività spirituale e dei rapporti animici. Il mondo fisico come mondo delle cause, il devachan come mondo degli effetti. I tre gradi dei chela. L’ottava sfera. I dodici nidana, o forze del karma.

 

Oggi parleremo della permanenza dell’uomo nel devachan fra un’incarnazione e l’altra.

• Dobbiamo sempre ricordare che la permanenza dell’uomo nel devachan

non è da nessun’altra parte se non qui, dove del resto siamo anche noi.

• Infatti, il devachanico, l’astrale e il fisico sono tutti mondi che si compenetrano l’un l’altro.

 

La rappresentazione più corretta del devachan possiamo farcela pensando al mondo delle forze elettriche,

prima che l’uomo avesse scoperto l’elettricità.

• Prima, nel mondo fisico, c’era già tutto, solo che quella volta era un mondo occulto.

Tutto quel che è occulto, una buona volta viene scoperto.

• La differenza fra la vita nel devachan e quella nel mondo fisico sta nel fatto che, nel suo ciclo attuale,

l’uomo è provvisto di organi che gli consentono di vedere il mondo fisico,

ma non di organi che gli consentano di vedere quel che avviene nel devachan.

 

Caliamoci nell’anima di una persona che si trova fra due incarnazioni. Essa ha ceduto il corpo fisico alle forze universali e ha anche ceduto il corpo eterico alle forze vitali. Inoltre ha restituito quella parte di corpo astrale che non ha ancora rielaborato da sé. Allora essa si trova nel devachan. Quel che gli dèi avevano elaborato nel suo corpo eterico e nel suo corpo astrale non è più un suo possesso personale; tutto questo è stato deposto. Resta in possesso soltanto di quel che essa stessa ha elaborato nel corso di molte vite. Tutto questo resta suo anche nel devachan. Tutto ciò cui l’uomo si è dedicato nel mondo fisico serve a renderlo sempre e sempre più consapevole nel devachan.

Prendiamo il rapporto fra due persone. Può trattarsi di un rapporto determinato semplicemente dalla natura; per esempio, il rapporto tra fratelli che si sono riuniti semplicemente per via delle circostanze naturali. Ma è naturale solo in parte, perché nel naturale entrano continuamente sia l’elemento morale che quello intellettuale.

 

L’uomo nasce in una determinata famiglia per il suo karma; tuttavia, non tutto è determinato karmicamente. Il rapporto naturale puro e semplice lo abbiamo negli animali. Negli uomini c’è sempre anche un elemento morale dovuto al karma. Ora, però, due persone possono anche avere un rapporto che non è determinato dalla natura. Per esempio, si può creare un’intima amicizia fra due amici o due amiche al di là di impedimenti esterni. Immaginiamo un rapporto del genere un po’ estremo, supponiamo che questi amici all’inizio si fossero un po’ antipatici e che poi si siano trovati su basi puramente intellettuali e morali, da anima ad anima. Paragoniamo questo rapporto a quello naturale tra due fratelli.

Nel rapporto da anima ad anima abbiamo ora un mezzo potente per formare organi devachanici. Non c’è nulla che faciliti la formazione degli organi devachanici più dei rapporti di questo tipo. Un rapporto del genere è, inconsciamente, un rapporto devachanico.

 

Quel che attualmente l’uomo sviluppa come facoltà animica in un’amicizia puramente animica, nel devachan è saggezza,

è la possibilità di conoscere concretamente lo spirituale.

• Nella misura in cui una persona si addentra in rapporti di questo genere, è ben preparata per il devachan.

• Se non è in grado di stringere rapporti animici, è impreparata per il devachan;

perché, così come al cieco si sottraggono i colori, così là gli si sottrae l’animico.

 

Nella misura in cui l’uomo cura rapporti puramente animici, gli crescono gli occhi per il devachan. Sicché la frase: “Chi si muove qui nella vita dello spirito percepirà di là tanto spirito, quanto se ne è guadagnato di qua con la propria attività” è una frase vera. Ecco perché l’infinita importanza della vita sul piano fisico.

 

Per l’evoluzione umana non c’è alcun altro mezzo per risvegliare gli organi per il devachan,

che l’attività spirituale sul piano fisico.

Tutto questo è creativo e ci ritorna indietro come organi di senso devachanici per il mondo devachanico.

Come preparazione non c’è nulla di meglio che avere con le persone

un rapporto puramente animico, un rapporto non originato su basi naturali.

 

È per questo stesso motivo che bisogna riunire le persone nelle sezioni affinché stringano rapporti totalmente spirituali. In questo modo i Maestri vogliono riversare vita nella corrente dell’umanità. Quel che avviene nella sezione con la giusta disposizione d’animo implica per tutti i partecipanti l’apertura di un occhio spirituale nel devachan. Allora là si vede tutto quello che è allo stesso livello di quanto si è allacciato qui.

Se sul piano fisico si è stretto un rapporto spirituale,

questo rapporto fa assolutamente parte di quelle cose che dopo la morte rimangono conservate.

 

Dopo la morte, ce l’hanno tanto il morto quanto quello che è ancora vivo. Quello che è di là rimane negli stessi rapporti, unito dagli stessi legami, a quello che è ancora qua. Il morto è perfino più consapevole di questi rapporti spirituali.

Ci si educa al devachan in questo modo. Dopo la morte, il morto rimane in rapporto coi suoi cari. I rapporti precedenti si trasformano in cause per produrre degli effetti nel devachan. È per questo motivo che il mondo devachanico viene chiamato “mondo degli effetti” e il mondo fisico “mondo delle cause”.

 

L’uomo non riesce affatto a formare i propri organi superiori se non seminando le cause di questi organi sul piano fisico.

A tal pro l’uomo viene posto sul piano fisico.

Adesso ci risulterà chiaro che cosa significhi l’espressione tanto pronunciata “abolire la separatezza”.

Prima di discendere sul piano fisico, abbiamo vissuto con un contenuto del corpo astrale che veniva suscitato da un deva.

In passato la simpatia e l’antipatia venivano stimolate nell’uomo dai deva, l’uomo non ne era responsabile.

 

• Poi, al livello successivo, l’uomo si disse:

“Adesso sono entrato nel mondo fisico come un essere che deve trovare se stesso.

• Prima non potevo affatto pronunciare la parola “io”; solo adesso sono diventato un essere separato per me stesso.

• Certamente anche prima ero un essere separato, ma facevo parte di un essere devachanico.

• Sul piano fisico sono un essere separato per me, un io, perché sono racchiuso nel corpo fisico”.

 

I corpi superiori fluiscono l’uno nell’altro;

per esempio, in realtà l’atma per l’intera umanità è uno solo, come un’atmosfera comune.

• Tuttavia, l’atma della persona singola va concepito come se ciascuno si tagliasse per sé un pezzo dall’atma collettivo,

in modo che per così dire vi vengono fatti dei tagli. Ma questa separatezza dobbiamo superarla.

 

Lo facciamo stringendo rapporti umani di tipo puramente animico.

In tal modo aboliamo lo stato di separatezza e riconosciamo l’unità dell’atma in tutti.

Stringendo rapporti umani di questo genere, risveglio in me stesso delle simpatie.

Qui mi faccio carico di inserirmi nel piano cosmico in modo disinteressato.

Così nell’uomo si risveglia il divino. Questo è lo scopo del guardare fuori nel mondo.

 

Oggi siamo circondati dalla realtà fisica, dal Sole, dalla Luna e dalle stelle.

• Quel che nell’antica esistenza lunare circondava l’uomo da fuori, oggi egli ce l’ha dentro di sé.

Le forze della Luna oggi vivono dentro l’uomo stesso.

 

Se l’uomo non fosse stato sulla Luna, non avrebbe queste forze.

Perciò la dottrina occulta egizia nell’esoterismo chiama la Luna “Isis”, la dea di tutta la fertilità.

Iside è l’anima della Luna, che ha preceduto la Terra.

Là vivevano tutt’intorno tutte le forze che adesso vivono nelle piante e negli animali allo scopo della procreazione.

 

• Come adesso il fuoco, le forze chimiche, il magnetismo, e così via, sono intorno a noi e circondano la Terra, così le forze che adesso sono forze riproduttive nell’uomo, negli animali e nelle piante allora circondavano la Luna.

Le forze che attualmente circondano la Terra avranno in futuro un ruolo separato nell’uomo.

• Quel che oggi agisce fra uomo e donna, erano a quei tempi, sulla Luna, forze fisiche esterne come oggi le eruzioni dei vulcani. Queste forze circondavano l’uomo nell’esistenza lunare ed egli le risucchiava attraverso i suoi sensi lunari, per poterle adesso evolvere. Ciò che l’uomo ha accolto in sé sulla Luna è venuto fuori sulla Terra come evoluzione. Quella che l’uomo, dopo l’epoca lemurica, ha separato come forza sessuale è Iside, l’anima della Luna, che adesso continua a vivere nell’uomo.

 

Questa è la parentela fra l’uomo e l’attuale Luna.

Essa ha lasciato la propria anima all’uomo e quindi essa stessa si è trasformata in scoria.

• Mentre qui sulla Terra facciamo esperienze, raccogliamo le forze delle quali ci approprieremo sul prossimo pianeta.

• Quel che adesso proviamo nel devachan sono gli stadi preparatori per le epoche future.

 

Come l’uomo, oggi, innalza lo sguardo alla Luna e pensa: “La Luna ci ha dato le forze della riproduzione”, così anche in futuro l’uomo guarderà a una Luna che sorgerà dalla nostra attuale Terra fisica e che ruoterà intorno al futuro Giove come una scoria priva di anima. Su Giove l’uomo svilupperà nuove forze, che adesso sulla Terra accoglie come luce e calore, come tutte le percezioni fisiche. In futuro egli irradierà tutto ciò che prima ha percepito per mezzo dei sensi. Quello che ha sempre percepito anche per mezzo dell’anima in seguito sarà tutta realtà.

Perciò la concezione teosofica non ci induce a svalutare il mondo del piano fisico, ma ci rende noto che l’uomo deve uscire sul piano fisico per raccogliere esperienze che, in futuro, irradierà.

Il calore della Terra, i raggi del Sole che oggi fluiscono verso di noi, in futuro irraggeranno da noi.

Come, adesso, la forza sessuale viene da noi, in futuro verranno da noi queste nuove forze.

 

Ora vogliamo chiarire il significato della sequenza degli stadi devachanici.

Inizialmente il devachan è solo breve. Ma nel corpo mentale si formano sempre più organi spirituali, finché alla fine, dopo aver afferrato la saggezza della Terra, l’uomo svilupperà completamente gli organi del corpo devachanico. Questo avverrà per tutti gli uomini quando tutte le ronde terrestri saranno compiute. Allora tutto sarà diventato saggezza umana. Allora il calore e la luce saranno diventati saggezza.

 

Fra il manvantara terrestre e i pianeti successivi l’uomo vive in un pralaya.

Lì nell’ambiente circostante non c’è assolutamente niente;

ma tutte le forze che l’uomo avrà tratto dalla Terra allora saranno dentro di lui.

• In un periodo di vita del genere tutto ciò che è esterno va all’interno.

• Allora tutto è presente come germe e vive oltre, fino al prossimo manvantara.

 

Nel complesso questo è uno stato simile a quando, mentre stiamo riflettendo,

dimentichiamo tutto quel che abbiamo intorno

e ci limitiamo a rammentare le esperienze per custodirle nella memoria e per poi potervi ricorrere.

Così, nel pralaya, l’intera umanità ricorda tutte le esperienze per potersene avvalere in seguito.

 

Ci sono sempre questi stati intermedi che, per così dire, elaborano i ricordi, e così anche lo stadio del devachan è uno stadio intermedio di questo tipo. L’iniziato vede già adesso davanti a sé ciò che, di fatto, va a circondarlo solo a poco a poco nello stato del devachan. È uno stato intermedio. Tutti gli stati simili sono intermedi. L’iniziato descrive il mondo come esso è nel devachan, dall’altra parte, nello stato intermedio. Quando giunge oltre il devachan ad uno stadio ancora più alto, descrive di nuovo uno stadio intermedio.

 

Il primo gradino dell’iniziazione consiste nel fatto che il discepolo impara a vedere il mondo dall’altra parte attraverso i veli del mondo esterno. Qui l’iniziato è senza patria sulla Terra. Deve costruirsi una capanna dall’altra parte. Quando i discepoli con Gesù “erano sulla montagna”, erano stati condotti nel mondo devachanico, oltre lo spazio e il tempo; essi si costruirono una capanna. Questo è il primo livello iniziatico.

• Al secondo livello dell’iniziazione subentra qualcosa di simile, ma ad un livello superiore. Al secondo gradino l’iniziato ha uno stato di coscienza corrispondente all’epoca dello stato intermedio fra due stati di forma (globi): uno stato di pralaya che subentra quando è stato raggiunto tutto quel che può essere raggiunto nello stato di forma fisico e la Terra si trasforma in un cosiddetto stato di forma, o globo, astrale.

• Il terzo stato di coscienza dell’iniziato è lo stato che corrisponde allo stadio intermedio fra due ronde, dall’antico globo arupa della ronda precedente fino ad un nuovo globo arupa della ronda successiva. L’iniziato si trova nel pralaya fra due ronde al momento dell’elevazione al terzo stato; allora è un iniziato del terzo grado.

 

Possiamo dunque capire il motivo per cui Gesù

potè mettere il proprio corpo a disposizione del Cristo solo al terzo stadio.

Cristo è al di sopra di tutti gli spiriti che vivono nelle ronde.

L’iniziato che si era elevato al di sopra delle ronde potè mettere il proprio corpo a disposizione del Cristo.

 

La coscienza umana dell’Io doveva essere purificata, santificata, dal cristianesimo. Il Cristo doveva elevare, purificare l’Io egoico che, subito dopo aver conseguito l’autocoscienza, muore altruista. Lo poteva fare solo in un corpo che fosse diventato una cosa sola con… [lacuna negli appunti]. Perciò solo l’iniziato del terzo grado poteva sacrificare il proprio corpo al Cristo.

In quest’epoca è straordinariamente difficile pervenire ad una piena coscienza di questi stati altamente sviluppati.

Il grande sapiente Subba Row aveva una conoscenza propria; egli descrive questi tre stadi del chela.

 

Noi vediamo la Luna come l’avanzo privo d’anima di noi stessi, e noi stessi abbiamo in noi le forze che una volta sulla Luna davano la vita. Questo è anche il motivo dei particolari, melensi sentimenti dei poeti che cantano della Luna. Tutti i sentimenti poetici sono deboli eco di correnti occulte che vivono in profondità nell’essere umano.

Ora, però, un essere può rimanere legato a ciò che in realtà deve permanere come scoria. Dalla Terra deve rimanere indietro qualcosa che in futuro sarà quel che attualmente è la Luna. L’uomo deve superarlo. Però può anche desiderarlo, e allora vi si lega. Un uomo che sia intessuto nel mero elemento sensibile, nel mero elemento istintivo, si lega sempre più a ciò che deve diventare scoria. Questo avverrà quando sarà compiuto il numero 666, il numero della bestia.

Poi verrà il momento in cui la Terra dovrà uscire dall’evoluzione progressiva dei pianeti. Se in quel momento l’uomo si sarà troppo apparentato con le forze sensorie che devono uscire, ciò che vi sarà apparentato e non avrà trovato il collegamento per passare al prossimo globo andrà con la scoria e abiterà su questa scoria, nello stesso modo in cui adesso questi esseri abitano sull’attuale Luna. Qui abbiamo il concetto dell’ottava sfera. L’uomo deve attraversare sette sfere.

 

I sette pianeti corrispondono ai sette corpi:

 

 

Accanto a questo c’è un’ottava sfera, dove finisce tutto ciò che non può annettersi a questa progressiva evoluzione. Come predisposizione, questo si forma già anche nello stato devachanico. Se l’uomo usa la vita sulla Terra all’unico scopo di raccogliere quel che serve a lui solo per non provare altro che un’elevazione del suo stesso sé egoista, nel devachan questo porta allo stato dell’avitchi. L’uomo che non riesce a uscire dalla separatezza giunge all’avitchi. Tutti questi uomini avitchi un giorno saranno abitanti dell’ottava sfera. Avitchi è la preparazione dell’ottava sfera. Gli altri uomini diventano abitanti della catena evolutiva progrediente. Le religioni hanno formulato l’inferno a partire da questo concetto.

Quando l’uomo torna indietro dal devachan, le forze astrali, eteriche e fisiche si dispongono intorno a lui secondo dodici forze karmiche, che l’esoterismo indiano chiama nidana.

 

Esse sono:

 

 

Nelle prossime conferenze osserveremo con maggiore precisione questi importanti aspetti del karma.

 

 

By | 2018-10-04T13:35:19+02:00 Ottobre 4th, 2018|MONDO SPIRITUALE|Commenti disabilitati su LA PERMANENZA DELL’UOMO NEL DEVACHAN FRA LA MORTE E UNA NUOVA NASCITA