/////LA RICOMPARSA DEL CRISTO NELL’ETERICO

LA RICOMPARSA DEL CRISTO NELL’ETERICO

La ricomparsa del Cristo nell’eterico

O.O. 118 – Sulla via di Damasco – 06.03.1910


 

Tra il passato e l’avvenire dell’evoluzione umana c’è una sorta di correlazione,

che, a ben guardare, getta molta luce su problemi che si possono riassumere nella domanda:

quali sono i nostri compiti di uomini di una determinata epoca?

 

Dicemmo alcune cose sul passato dell’umanità quando ci incontrammo, tempo fa, in questo stesso luogo; oggi parleremo del rapporto tra il passato ed il prossimo futuro dell’evoluzione umana.

Ieri abbiamo potuto concludere, partendo da un importante accenno, che, per così dire, si rivela dal cielo, come l’umanità necessiti di una spinta spirituale, di un nuovo impulso del tempo. Ma potremo comprendere come questo impulso debba operare, soltanto se osserveremo gli ultimi millenni prima della nascita del Cristianesimo, mettendoli in una certa connessione con i millenni successivi alla sua fondazione, quelli nei quali noi ora viviamo.

 

Vi è una legge per cui, nell’evoluzione umana, determinati avvenimenti si ripetono; ne abbiamo parlato anche nell’ultimo ciclo di conferenze tenuto qui a Stoccarda. Oggi intendo in particolare sottolineare che quando la Scienza dello Spirito parla della regolarità di queste ripetizioni, ciò non ci autorizza a farcene delle immagini razionali. In realtà, tali ripetizioni vanno sempre investigate una per una e stabilite per mezzo di indagine spirituale. Altrimenti si può commettere il grave errore di costruire nuove ripetizioni sulla base di modelli precedenti. Ebbene, c’è una ripetizione che sembrerebbe simile ad un’altra, e che ci mostra come avvenimenti importanti, fondamentali, i quali esercitarono un’azione prima della fondazione del Cristianesimo, ricompaiano, in certo qual modo, dopo la sua fondazione.

Gli ultimi tre millenni prima di Cristo appartengono ad un’èra della storia dell’evoluzione umana che si suol designare con il nome di epoca oscura, epoca oscura minore: il Kali Yuga.

 

Il Kali Yuga comincia nell’anno 3101 a.C. A questa epoca oscura sono collegate tutte quelle che chiamiamo oggi le grandi conquiste dell’umanità, e che consideriamo la vera caratteristica della cultura umana contemporanea. Prima di quest’epoca oscura o Kali Yuga, tutto il pensare e tutte le forze animiche dell’uomo erano, in un certo senso, diversamente costituite. Prima del 3101 — questa data è approssimativa, dato che la trasformazione delle proprietà dell’animo è graduale — sussistevano ancora gli ultimi residui dell’antica chiaroveggenza. Nel corso dell’evoluzione umana si susseguono queste epoche: Krita Yuga, Treta Yuga, Dvapara Yuga e Kali Yuga. Quest’ultima è quella che oggi ci interessa particolarmente, mentre con le altre risaliamo all’antica Atlantide.

 

Dell’antica chiaroveggenza restavano, in quei tempi antichi, ancora dei residui; infatti, prima dell’epoca oscura, l’uomo aveva ancora una consapevolezza immediata dell’esistenza di un mondo spirituale, perché ne aveva la visione.

Tale coscienza del mondo spirituale andò sempre più dileguandosi allo sguardo dell’uomo, mentre cominciavano a svilupparsi, a livello generale, le forze e le facoltà che, da un lato, limitano il giudizio umano al mondo dei sensi, e, dall’altro, sviluppano l’autocoscienza umana. Tutte queste forze hanno origine nel Kali Yuga.

Durante tale epoca, quanto meno l’uomo fu in grado di gettare il suo sguardo nei mondi spirituali, tanto più sviluppò, in seno al mondo fisico sensibile, quel punto fermo nella sua interiorità che possiamo chiamare la consapevolezza dell’autocoscienza.

 

Non crediate, però, che questa consapevolezza sia ora già altamente sviluppata; deve evolversi ancora moltissimo. Non sarebbe tuttavia mai potuta entrare a far parte della coscienza umana, se non ci fosse stata questa epoca oscura. Così, nei tre millenni antecedenti la fondazione del Cristianesimo, l’uomo andò perdendo sempre più il suo nesso col mondo spirituale; né poteva più averlo per visione immediata.

Ora, abbiamo visto nel corso della mia ultima visita qui, come la fine del primo millennio abbia portato agli uomini una specie di surrogato della visione dei mondi spirituali, e ciò per il fatto che un’individualità particolare, Abramoil quale possedeva una peculiare costituzione del cervello fisico — potè essere prescelto per raggiungere una coscienza del mondo spirituale, anche senza più possedere le facoltà antiche.

 

Per questo la Scienza dello Spirito chiama il primo periodo del Kali Yuga epoca abramitica, epoca nel corso della quale l’uomo perde sì la visione immediata dei mondi spirituali superiori, ma vede, per converso, crescere in lui una specie di coscienza divina che, a poco a poco, si stabilisce sempre di più nel suo Io, in modo che egli si rappresenta la divinità sempre più come affine alla coscienza dell’Io, all’autocoscienza umana. In quell’epoca, che abbraccia il primo millennio del Kali Yuga e che possiamo denominare epoca abramitica, la divinità appare così come Io cosmico.

Ad essa tenne dietro l’epoca mosaica, nella quale il Dio Jahvé, l’Io cosmico, non si manifesta più come guida misteriosa dei destini umani, come il Dio di un solo popolo, ma si manifesta, come è noto, nel roveto ardente, come Dio degli elementi.

 

Fu un gran progresso quando gli insegnamenti mosaici fecero sì che l’io cosmico fosse sentito come divinità, così che l’uomo potè dire a se stesso: gli elementi dell’esistenza, quanto è visibile con gli occhi fisici, il lampo, il tuono, e così via, sono azioni, espressioni dell’Io cosmico, in ultima analisi, dell’Io cosmico unico. È necessario, però, comprender bene fino a che punto questo sia stato un progresso.

Se risaliamo anteriormente all’epoca abramitica, prima del Kali Yuga, troviamo che gli uomini, con la loro visione immediata, ereditata dai residui dell’antica chiaroveggenza, penetravano nei mondi spirituali e vedevano lo spirituale. Lo vedevano, però, durante tutti i tempi antichi. Dovremmo risalire assai lontano per trovare condizioni diverse. Gli uomini vedevano questo spirituale nel corso del Dvapara Yuga, del Treta Yuga, del Krita Yuga. Lo spirituale appariva loro come una molteplicità di esseri.

 

Voi sapete che, ascendendo nei mondi spirituali, troviamo le Gerarchie delle entità spirituali. Queste stanno, naturalmente, sotto una direzione spirituale che è unitaria. Ma in quei tempi antichi la coscienza non perveniva fino a quella direzione spirituale unitaria. Si scorgevano i diversi gradi delle Gerarchie, una molteplicità di esseri divini che solo gli Iniziati erano in grado di ricondurre ad una unità.

Ora invece l’Io cosmico, che l’uomo stesso afferrava per la prima volta con lo strumento fisico del cervello — cervello che si manifestava in modo particolare in Abramo — gli si presentava dinnanzi, e l’uomo lo vedeva palesarsi nei diversi regni della natura, nei diversi elementi.

 

Un ulteriore progresso fu quello compiuto nel millennio che precedette la fondazione del Cristianesimo,

nell’epoca salomonica.

Possiamo dunque, per così dire, distinguere

i tre millenni che precedono la fondazione del Cristianesimo,

collegandone il primo col nome di quell’individualità che in esso si fa avanti,

ma la cui azione si spinge fin nel secondo: è l’epoca abramitica.

 

Dall’inizio del Kali Yuga fino ad Abramo

gli uomini si preparano a riconoscere la divinità unitaria dietro ai fenomeni naturali.

Questa possibilità inizia con Abramo.

Il Dio unico diventa il reggitore dei fenomeni naturali e viene, durante l’epoca mosaica, cercato dietro quelli.

 

Successivamente, nell’epoca salomonica, ciò si intensifica ulteriormente;

così giungiamo a quel punto dell’evoluzione in cui quella stessa entità divina,

che sia l’epoca abramitica che quella mosaica avevano veduto in Jahvé, ora assume figura umana.

 

Infatti, ancor prima di esaminare la cosa dal punto di vista della Scienza dello Spirito, dobbiamo attenerci strettamente a ciò che, a ragione, dicono in proposito i Vangeli, vale a dire che il Cristo si distingue da Jahvé allo stesso modo di come la luce solare diretta si distingue da quella che ci viene riflessa dalla luna. Che luce è quella che irradia su noi in una notte di Luna piena? È pura luce solare; solo che ci viene riflessa dalla Luna; così, la luce del Sole possiamo averla sia di giorno direttamente, sia riflessa di notte dalla Luna.

Quanto, in tal modo, ci si presenta nello spazio, si può riscontrare anche nel fatto che il Sole spirituale, che alla fine doveva apparirci nel Cristo ci si era mostrato già prima, per così dire, come rispecchiato; in Jahvé abbiamo il riflesso che ha preceduto il Cristo nel tempo.

 

Come la luce della Luna riflette la luce del Sole, così si rispecchiò il Cristo per Abramo Mosè e Salomone. Si trattava sempre dello stesso Essere il quale, più tardi, apparve come Sole-Cristo, con la fondazione del Cristianesimo. Così, nelle epoche di Abramo, Mosè e Salomone, si preparò questo grandioso evento.

Ora, nella nostra èra volgare, abbiamo una ripetizione, in senso inverso, di quelle tre epoche che ebbero luogo prima della fondazione del Cristianesimo. Le caratteristiche essenziali dell’epoca salomonica si ripetono nel primo millennio dopo Cristo; ed ecco che lo spirito di Salomone vive ed opera negli spiriti più eminenti del primo millennio cristiano. Fu, in sostanza, saggezza salomonica, e come tale si diffuse, quella per mezzo della quale si cercò di comprendere sia la natura che l’evento del Cristo. Si cercò di capire l’importanza di questo evento proprio per mezzo di quanto si era imparato dalla saggezza salomonica.

 

Seguì, poi, l’epoca che possiamo definire come la reviviscenza di quella mosaica; all’epoca salomonica, dopo Cristo, fece seguito quella mosaica. Arrivando, poi, al secondo millennio postcristiano, lo spirito di Mosè compenetra nuovamente le maggiori personalità del tempo. Possiamo veder risorgere questo spirito mosaico sotto nuove spoglie.

Come nell’epoca precristiana lo spirito di Mosè aveva diretto il suo sguardo verso il mondo della natura fisica esteriore, allo scopo di trovarvi l’Io universale, il Dio cosmico, Jahvé, proprio come Dio del cosmo, nel lampo, nel tuono, in tutto ciò che, dall’esterno, può penetrare come la grande legge dell’agire umano; allo stesso modo in cui, allora, il Dio universale era affluito a Mosè dall’esterno, così, nel secondo millennio dopo Cristo, la medesima Entità si annunzia per noi dall’intimo dell’anima.

L’impressione che Mosè ricevette, per così dire, come un evento esterno, allorché si allontanò dal suo popolo per ricevere il Decalogo, si ripete; si ripete nel secondo millennio dopo Cristo attraverso una possente rivelazione interiore. Le cose non si manifestano, infatti, nello stesso modo, ma così da costituire, nel ripetersi, una specie di polarità.

 

Se, dunque, la Divinità si era manifestata a Mosè negli elementi naturali, ora, nel secondo millennio postcristiano, si rivela dai sostrati più profondi dell’anima umana. E come potrebbe ciò venirci incontro in modo più grandioso se non ascoltando un uomo eminente e straordinariamente dotato predicare in tal modo da farci sentire che dalle profondità dell’anima sua si annunziano cose estremamente importanti? Possiamo dire che egli è profondamente compenetrato da ciò che si può chiamare mistica cristiana. Nel luogo dove predica, giunge poi un laico, apparentemente insignificante. Questi prima ne ascolta le prediche, ma si rivela poi come uno che è addirittura in grado di diventare maestro del predicatore Tauler. Così quest’ultimo viene spinto, sebbene fosse giunto a tale altezza, a tralasciare, per un certo tempo, le sue prediche, non sentendosi completamente pervaso da ciò che vive in quel laico. E quando quel predicatore, dopo essersi lasciato ispirare, risale sul pulpito, l’impressione poderosa che emana dalle sue prediche ci viene simbolicamente raffigurata dall’immagine di molti tra gli uditori che cadono a terra come morti. Vale a dire che in essi viene ucciso quanto in loro era natura inferiore.

 

Era questa una rivelazione dell’Io cosmico, proveniente dall’intimo, altrettanto potente di quella, scaturente dagli elementi, della rivelazione di Mosè, risalente alla seconda epoca prima di Cristo.

Vediamo, dunque, rivivere l’epoca di Mosè, in modo che il suo spirito irradia e compenetra vivificandolo tutto il misticismo cristiano, da Meister Eckhart fino ai mistici cristiani successivi. Oh, come visse in costoro lo spirito di Mosè! Fu in loro talmente presente da compenetrarne gli animi. Tale era il secondo periodo dell’èra postcristiana, nel quale risorse tutto il carattere dell’epoca mosaica.

 

Come, nel primo millennio dopo Cristo, l’epoca salomonica ha prodotto tutte le configurazioni della concezione misteriosofica cristiana — ad esempio quel che, in senso cristiano, conosciamo come Gerarchie spirituali, come pure le conoscenze intorno ai mondi superiori sin nei particolari — così la seconda epoca mosaica ha sviluppato in special modo la Mistica tedesca: la profonda coscienza mistica del Dio unico, che può venire risvegliato nell’anima umana e trovarvi la risurrezione.

L’epoca mosaica è rimasta operante in tutto ciò che, da allora, si sforzò d’investigare con sempre maggiore precisione l’Io cosmico, il Dio unico.

 

Ma il cammino dell’evoluzione umana porta con sé, da quell’epoca in poi, mentre stiamo lentamente avvicinandoci al terzo millennio, un rinnovamento dell’epoca abramitica. Si succedono ora, in senso inverso, l’epoca salomonica, l’epoca mosaica e l’epoca abramitica. Quest’ultima l’abbiamo dinnanzi ora, ed essa dovrà portarci fatti di grande importanza. Cerchiamo di ricordare, a questo punto, il significato dell’epoca abramitica.

Esso consistette nel fatto che l’antica chiaroveggenza andò spegnendosi, mentre l’uomo perveniva ad una coscienza di Dio strettamente connessa con le facoltà umane. Ma tutto ciò che l’umanità poteva ricavare da questa coscienza del divino, legata al cervello umano, andò a poco a poco esaurendosi, e, attraverso queste facoltà, gli uomini conseguono oggi ormai pochissimo per la loro coscienza di Dio.

 

Al contrario, stiamo andando verso la nuova epoca abramitica, nella quale percorreremo la via opposta. La via che dovrà ricondurre l’umanità fuori dalla semplice percezione fisico-sensibile, dalla combinazione di misure fisico-sensibili; la via che ricondurrà gli uomini in quelle regioni in cui vissero un tempo, prima dell’epoca abramitica. Stiamo imboccando il sentiero che renderà accessibile all’uomo una chiaroveggenza, naturale.

Durante il Kali Yuga, soltanto l’Iniziazione poteva condurre in modo regolare nei mondi spirituali. Naturalmente l’Iniziazione conduce a livelli elevati, che gli uomini potranno raggiungere soltanto in un avvenire molto lontano; si mostreranno, tuttavia, relativamente presto, tracce di una rinnovata chiaroveggenza, che apparirà come una facoltà umana naturale, quanto più ci avvieremo verso il rinnovamento dell’epoca abramitica.

 

Dopo essersi conquistata la coscienza dell’Io, dopo aver imparato a riconoscere che l’Io è un punto centrale fisso nell’interiorità umana, gli uomini verranno nuovamente condotti fuori, in modo da poter gettare uno sguardo più profondo entro i mondi spirituali.

Ciò è, a sua volta, in relazione con il periodo in cui è terminato il Kali Yuga. Esso è durato cinquemila anni, fino al 1899, che fu, infatti, un anno molto importante per l’evoluzione umana. Si tratta anche qui, naturalmente, di una data approssimativa, perché le cose avvengono a poco a poco.

Ma come l’anno 3101 può indicare il momento in cui l’umanità fu condotta, dall’antica chiaroveggenza, giù alla visione fisica e al giudizio razionale, così il 1899 è quello in cui l’umanità ha ricevuto la nuova spinta a risalire verso gli albori di una futura chiaroveggenza.

 

E all’umanità sarà dato, già in questo secolo, prima dell’inizio del nuovo millennio, e, per poche persone, addirittura nella prima metà di questo secolo XX, di sviluppare i primi elementi di una nuova chiaroveggenza, che apparirà se gli uomini si mostreranno capaci di comprenderla.

È infatti necessario essere coscienti che potrebbero verificarsi due fatti. Nelle profondità delle anime umane è già predisposto che tali doti di veggenza si sviluppino come facoltà naturali — dobbiamo però distinguere tra una chiaroveggenza naturale e una chiaroveggenza conseguita ad arte — in pochi individui, ancora nella prima metà del secolo XX, e, nei successivi 2500 anni, in un numero sempre maggiore di uomini, sicché, alla fine, saranno molti a conseguire, purché lo vorranno, la nuova chiaroveggenza naturale.

 

Ma potrebbero verificarsi a questo punto due fatti.

Potrebbe darsi che, nonostante la disposizione degli uomini a questa chiaroveggenza, nei prossimi decenni il materialismo trionfasse e l’umanità si impantanasse allora nella palude materialista. In tal caso potrebbe avvenire che alcuni uomini si facciano avanti, affermando di scorgere nell’uomo fisico un altro essere; ma, se la visione materialistica giungesse a dichiarare la Scienza dello Spirito una pazzia ed a negare ogni possibilità di coscienza del mondo spirituale, allora queste prime disposizioni non verrebbero comprese.

Dipenderà dall’umanità che un avvenimento simile torni a suo vantaggio o a suo danno, poiché quanto deve avvenire potrebbe anche passare inosservato.

 

Se, viceversa, la Scienza dello Spirito non venisse rifiutata, si saprebbe allora non soltanto coltivare queste qualità nelle scuole iniziatiche, ma si saprebbe anche nutrirle allorché, simili a tenere pianticelle della vita animica, verso la metà del nostro secolo, saranno comparse in questo o in quell’uomo, che allora dirà, come spinto da una risvegliata forza animica: «Io vedo qualcosa che mi appare come una realtà: vedo come un secondo uomo dentro l’uomo fisico, quale lo descrive Teosofia».

 

Si manifesteranno, poi, anche altre facoltà animiche, che gli uomini potranno osservare dentro di sé. Avverrà, ad esempio, che qualcuno compirà un’azione, e poi, alzando gli occhi, vedrà davanti a sé come una specie di immagine di sogno e saprà ch’essa è, in certo modo, connessa con l’azione appena compiuta. Gli uomini allora sapranno dalla Scienza dello Spirito che quella specie di riproduzione dell’azione compiuta — che però è totalmente diversa da essa — mostra l’effetto karmico che tale azione dovrà produrre in avvenire.

 

Per alcuni individui alla metà del nostro secolo si farà avanti una tale comprensione karmica; ciò in quanto il Kali Yuga è terminato, e, di epoca in epoca, sorgono negli uomini facoltà sempre nuove.

Ma se non vi sarà comprensione per queste cose, se queste facoltà verranno calpestate e uccise, se coloro che ne parleranno verranno rinchiusi: perché considerati pazzi, allora sarà un grave danno per gli uomini, che sprofonderanno nella palude del materialismo. Bisogna vedere se si sarà destata una comprensione per la Scienza dello Spirito, o se non sarà avvenuto, invece, che la corrente contraria, quella materialistica, arimanica, sarà riuscita a respingere quanto la Scienza dello Spirito offre con le migliori intenzioni.

 

Naturalmente, allora, chi sarà immerso nel materialismo si farà avanti per deridere i profeti che avevano annunziato la futura visione di un secondo uomo oltre a quello fisico. Né questa visione si manifesterà se si saranno uccise e calpestate le facoltà necessarie.

Ma se esse non si saranno mostrate verso la metà del XX secolo, non sarà tuttavia questa una prova che l’uomo non ne aveva la disposizione; sarà solo la dimostrazione che gli uomini ne avranno calpestati i delicati germi. Ciò di cui oggi parliamo esiste e può svilupparsi, alla sola condizione che l’umanità lo voglia.

 

Ci troviamo dunque alla vigilia di una tale evoluzione.

Ripercorriamo in qualche modo il cammino dell’evoluzione in senso inverso.

Con Abramo la coscienza del divino venne introdotta nel cervello;

entrando in una nuova epoca abramitica, la coscienza del divino verrà nuovamente sottratta al cervello,

e, nei prossimi 2500 anni, ci saranno sempre più uomini

che possiederanno i grandi insegnamenti spirituali sui misteri cosmici fin qui riservati ai più alti gradi dell’Iniziazione.

 

E precisamente, come lo Spirito di Mosè dominò nell’epoca trascorsa fino a noi, così ora ricomincia a dominare lo spirito di Abramo, per condurre di nuovo l’umanità fuori della coscienza del divino legata al mondo sensibile, come prima ve l’aveva introdotta.

È infatti per un’eterna legge cosmica, che ogni individualità deve compiere una data azione periodicamente più volte, almeno due, di cui luna opposta all’altra.

Quanto Abramo aveva portato giù all’umanità entro la coscienza fisica, egli lo riporterà nuovamente nel mondo spirituale.

 

Vediamo così in quali importanti, essenziali circostanze viviamo in questi tempi; questo ci fa comprendere che il diffondere oggi la Scienza dello Spirito non è qualcosa che si faccia per una propria preferenza, bensì per un’esigenza del nostro tempo, per preparare l’umanità a eventi importanti dell’evoluzione.

È compito della Scienza dello Spirito insegnare agli uomini a comprendere ciò che vedranno. Chi intende seriamente la propria epoca non può fare a meno di pensare che l’Antroposofia deve penetrare oggi nel mondo, affinché ciò che dovrà verificarsi non passi inosservato dinnanzi agli uomini.

 

Queste cose, però, sono connesse con altre ancora, e, da certi punti di vista, tutto si rinnova in analoghe ripetizioni. Andiamo incontro a tempi in cui deve rinnovarsi sempre più per l’umanità quello che fu nei tempi precristiani; ma tutto sarà immerso in ciò che l’umanità avrà potuto conseguire grazie al grande evento del Cristo.

Abbiamo veduto come l’umanità abbia nuovamente vissuto, questa volta in un’interiorizzazione cristiana, quel grande momento che Mosè aveva sperimentato attraverso le impressioni da lui ricevute dal roveto ardente e dal fuoco balenante sul Sinai. Perché ormai gli Eckhart, i Tauler si rendono conto che, se dall’intimo sorge in loro quell’essere da Mosè denominato Jahvé, ormai non si tratta più dell’entità riflessa del Cristo, ma del Cristo, del Cristo stesso, che direttamente sale dalle profondità del cuore.

 

Dai mistici cristiani viene ormai sperimentato ciò che era stato vissuto da Mosè,

ma in una forma trasformata dall’impulso cristico.

 

Così sarà vissuto in forma nuova ciò ch’era stato sperimentato nell’epoca abramitica precristiana. Di che cosa si tratterà? Tutti i fatti e gli avvenimenti che sorgono normalmente nell’evoluzione umana, proiettano la loro luce nel futuro, in certo modo si preannunciano nell’evoluzione. Non è mia intenzione riproporre a questo punto un luogo comune che viene spesso ripetuto; non voglio dire cioè, che essi gettano le loro ombre, bensì le loro luci. Così, sotto un certo aspetto, sono stati preannunciati nella luce avvenimenti del futuro in quella che chiamiamo la conversione di Saulo in Paolo, nell’evento di Damasco.

Rendiamoci un po’ conto di che cosa significasse quell’avvenimento per Paolo. Fino ad allora egli era stato edotto in tutto quanto faceva dalla dottrina occulta ebraica.

 

Che cosa sapeva Paolo?

Dalle antiche dottrine occulte ebraiche gli era noto che un giorno sarebbe discesa nella carne un’Individualità che avrebbe vinto la morte; che, con la Sua stessa vita, avrebbe mostrato che lo spirito vive oltre la morte, in modo che, per la detta Individualità, entro la Sua incarnazione terrena, la morte avrebbe avuto il significato di qualsiasi altro evento fisico. Questo egli sapeva; e, in virtù della sua conoscenza dell’antica dottrina occulta ebraica, sapeva pure che, quando il Cristo che doveva venire, il Messia, fosse disceso nella carne, e poi risuscitato, riportando la vittoria sulla morte, la sfera spirituale della Terra ne sarebbe stata trasformata, e così pure la chiaroveggenza avrebbe subito un mutamento.

 

Mentre, prima d’allora, un chiaroveggente non vedeva nell’atmosfera spirituale della Terra l’entità del Cristo — la poteva scorgere solamente alzando lo sguardo fino allo Spirito del Sole — Paolo sapeva che, grazie all’impulso del Cristo, dopo il trionfo sulla morte, le cose sarebbero mutate, e la coscienza chiaroveggente avrebbe potuto trovare il Cristo entro la sfera terrestre. Quando, dunque, l’uomo diviene chiaroveggente, deve scorgere, entro la sfera terrestre, il Cristo come l’operante Spirito della Terra.

Ma Paolo non poteva capacitarsi, quando era ancora Saulo, che Colui il quale era vissuto fino allora in Palestina ed era morto in croce, e del quale i suoi discepoli dicevano ch’era risuscitato, fosse veramente Colui del quale parlava l’antica dottrina occulta ebraica. Questo ha la massima importanza: Paolo non era stato persuaso né da quello che aveva visto fisicamente né dai fatti narrati nei Vangeli.

 

Nacque in lui la certezza che il Cristo fosse il Messia preannunziato, solo quando gli apparve l’irraggiamento di quella luce, e quando, come per una grazia dall’alto, divenne chiaroveggente, e scoprì il Cristo nella sfera terrestre. Allora dovette dirsi: «Dunque Egli è già risuscitato; dunque è già stato qui!».

Solo vedendoLo chiaroveggentemente si formò in lui la convinzione dell’avvento del Cristo Gesù sulla Terra; e questa sua scoperta chiaroveggente del Cristo entro l’atmosfera della Terra fu il fatto fondamentale dell’evento di Damasco.

 

Avrebbe potuto darsi, poniamo, che Paolo non avesse sentito parlare delle azioni compiute dal Cristo Gesù in Palestina; oppure che, per esperienza propria, nulla avesse conosciuto dei Vangeli, o fosse vissuto più tardi e avesse avuto l’esperienza di Damasco un certo tempo dopo. Ciò nondimeno sarebbe arrivato alla medesima persuasione, perché fu quell’evento a rivelargli che la discesa del Cristo sulla Terra era ormai un fatto compiuto; e che Colui che gli si rivelava in tal modo entro la sfera terrestre, era Quegli di cui aveva parlato la dottrina occulta paleo-ebraica. Questo evento del Cristo non è legato a un dato momento storico. Per Paolo tutto è avvenuto così rapidamente solo affinché, per suo mezzo, il Cristianesimo potesse avere il suo corso.

Ora, finché perdurò il Kali Yuga, cioè fino al 1899, l’evoluzione dell’umanità non era ancora tale che l’uomo potesse, così senz’altro, sperimentare un evento come quello di Damasco; le facoltà umane non erano ancora maturate a sufficienza per questo. Perciò Paolo lo sperimentò come una grazia. Anche altri avvenimenti analoghi furono sperimentati per grazia da altri uomini.

 

Oggi, tuttavia, siamo ormai giunti ad un’epoca nella quale deve avvenire quel poderoso rivolgimento per cui si svilupperanno i primi germi di una chiaroveggenza naturale. Entriamo nell’epoca abramitica, in cui veniamo nuovamente ricondotti nel mondo spirituale. Questo permetterà ad un certo numero di uomini, che andrà sempre più aumentando nei prossimi 2500 anni, di sperimentare l’evento di Damasco, perché costoro avranno in sé facoltà che renderanno percepibile, nella sfera terrestre spirituale, il Cristo che in essa ormai vive e risplende.

Diventando capaci di vedere il corpo eterico in genere, quegli uomini impareranno a vedere il corpo eterico del Cristo Gesù, come lo vide Paolo. È la caratteristica di una nuova epoca che comincia ora e che nei suoi primi precursori, negli uomini dotati di queste facoltà, si mostrerà già a partire dagli anni 1930-45. Se gli uomini faranno attenzione, sperimenteranno questo evento di Damasco, e con esso chiarezza e verità intorno all’avvento del Cristo, attraverso un’immediata visione spirituale.

 

Ci sarà qui un singolare parallelismo di avvenimenti, poiché, nei due prossimi decenni, gli uomini si allontaneranno sempre più da una comprensione letterale dei Vangeli. Non vediamo forse già oggi spiriti superficiali volere ad ogni costo «dimostrare», coi Vangeli alla mano, che questi non sono documenti storici, e che, in genere, non è lecito richiamarsi al Cristo storico?

I documenti storici perderanno il loro valore per l’umanità, e si accrescerà sempre più il numero di coloro che rinnegheranno il Cristo Gesù. Solo i miopi potranno credere che la cosa si potrà ancora sostenere mediante documenti storici. Chi rifiuta di comprendere la dimostrazione spirituale del Cristo Gesù, non prende sul serio e con animo onesto il Cristianesimo.

 

La prova spirituale dell’avvento del Cristo Gesù verrà data dal coltivare le facoltà degli uomini atte a dar loro la visione del Cristo realmente esistente nel Suo corpo eterico. In sostanza, coloro i quali si fondano unicamente sui documenti storici possono chiamarsi finché vogliono «buoni cristiani»; in realtà essi distruggono il Cristianesimo. Possono strepitare a loro piacere e annunziare a gran voce, partendo dalle antiche scritture, ciò che sanno del Cristianesimo; essi lo distruggono, perché rifiutano una dottrina spirituale grazie a cui, nel nostro secolo, il Cristo diverrà per gli uomini una realtà, in virtù di una visione diretta.

 

Quando cominciò la nostra epoca, oltre tre millenni or sono, gli uomini erano discesi nell’epoca oscura, e dovevano fondarsi sulle loro facoltà esteriori. Allora il Cristo non avrebbe potuto mostrarsi alle facoltà ch’erano divenute necessarie agli uomini, se non attraverso l’incarnazione fisica. Le facoltà fisiche erano allora al loro culmine; perciò il Cristo dovette apparire in un corpo fisico. Ma l’umanità non sarebbe progredita di un passo se non fosse divenuta capace di trovare la realtà del Cristo in mondi superiori e mediante facoltà superiori.

 

Come il Cristo dovette essere allora trovato per mezzo di facoltà puramente fisiche, così gli uomini, che avranno sviluppato in sé le nuove facoltà, Lo troveranno in quel mondo dove si percepiscono appunto soltanto dei corpi eterici. Non vi sarà una seconda incarnazione fisica del Cristo. Egli comparve una volta soltanto in un corpo di carne, perché un’unica volta le facoltà umane richiesero di avere il Cristo in un corpo fisico. D’ora innanzi, però, gli uomini potranno percepire, con facoltà superiori, il ben più reale corpo eterico del Cristo.

Questo grandioso avvenimento, che possiamo chiamare la ricomparsa del Cristo Gesù, e che si produrrà, dapprima per pochi, poi per un numero sempre crescente di uomini, non è importante solo per coloro che, allora, saranno ancora incarnati in un corpo fisico. Degli uomini che sono oggi incarnati, un certo numero sarà ancora sulla Terra al tempo in cui si verificherà l’evento cristico che abbiamo detto. Questi lo sperimenteranno così come lo abbiamo descritto. Altri, invece, avranno già varcato le soglie della morte.

 

Tuttavia, come l’evento del Golgotha non è stato soltanto un avvenimento per il piano fisico, ma ha esteso la sua azione a tutti i mondi spirituali, e come fu un fatto reale la discesa del Cristo agli inferi, così l’evento-Cristo che si verificherà nel nostro secolo estenderà la sua azione anche nel mondo dove l’uomo dimora tra la morte e una nuova nascita, sebbene in forma diversa da come l’uomo lo sperimenterà qui sulla Terra.

 

Una cosa sarà però necessaria: quelle facoltà grazie alle quali si potrà scorgere questo evento-Cristo tra la morte e una nuova nascita, non si possono acquistare durante quel periodo, ma devono essere conquistate quaggiù sul piano fisico e poi portate nella vita tra morte e nuova nascita.

Ci sono appunto delle facoltà che devono venir conquistate sulla Terra, perché non a caso ci troviamo quaggiù a vivere la vita sulla Terra, e sbaglierebbe chi credesse il contrario.

 

Quaggiù noi dobbiamo acquisire facoltà di cui in nessun altro mondo potremmo appropriarci, e, tra queste, ci sono quelle che ci occorrono per comprendere l’evento-Cristo in questione e altro che seguirà poi. Tali facoltà devono venir conquistate qui sulla Terra, e coloro che se le conquistano ora, attraverso la Scienza dello Spirito, le porteranno con sé quando varcheranno la soglia della morte.

Non soltanto attraverso l’Iniziazione, ma attraverso l’accoglimento pieno di comprensione dell’annuncio scientifico-spirituale, si acquisisce la possibilità e la facoltà relativa di scorgere l’evento-Cristo anche nel mondo spirituale tra la morte e una nuova nascita.

 

Chi invece non ascolta e non considera questo annuncio, dovrà attendere fino alla prossima incarnazione per preparare quaggiù le facoltà che occorrono per poter sperimentare là l’evento-Cristo. Ma nessuno deve credere che l’annuncio di questo evento, che può essere compreso soltanto dall’insieme della dottrina scientifico-spirituale, non gli porterà frutto se, nel frattempo, egli avrà già varcato la soglia della morte; il frutto non gli verrà meno per questo.

 

Vediamo così che l’indagine spirituale è preparatrice di un nuovo avvento del Cristo. Ma coloro che accolgono in sé il nerbo della Scienza dello Spirito, come contenuto di tutta la loro vita animica, come vita vivente, devono veramente innalzarsi fino a una comprensione spirituale della cosa, e rendersi conto che, per mezzo dell’Antroposofia, devono realmente imparare a comprendere a fondo la nuova epoca che sta per sorgere. È necessario comprendere che, in avvenire, gli avvenimenti più importanti non andranno cercati sul piano fisico, ma fuori di esso, così come dovremo cercare il Cristo, al Suo ritorno, come figura eterica, nel mondo spirituale.

 

Quanto è stato appena detto verrà sempre nuovamente ribadito nei prossimi decenni; vi saranno tuttavia uomini che, non comprendendo ciò, diranno che il Cristo deve ritornare, intendendo con questo la credenza di un ritorno fisico, alimentando così la comparsa di falsi messia.

Non mancheranno, verso la metà del XX secolo, coloro che, utilizzando la visione materialistica del mondo, il pensiero e il sentire dell’uomo, cercheranno di spacciarsi per il Cristo. Di falsi messia ne sono sempre esistiti, come ad esempio durante le Crociate, quando si era fatta avanti nella Francia meridionale un falso messia, nel quale i suoi sostenitori riconobbero un Cristo incarnato in un corpo fisico.

 

Prima ancora vi era stato un falso messia in Spagna, che aveva trovato molti seguaci. Anche in Africa settentrionale aveva destato molto scalpore un uomo che si era spacciato per il Cristo. Si chiamava Sabbatai Zewi e comparve nel XVII secolo a Smyrne; richiamò pellegrinaggi da Polonia, Ungheria, Austria, Spagna, Germania, Francia, da tutta Europa e da gran parte di Africa e Asia. Nei secoli trascorsi la cosa non era, però, così grave, in quanto non era stato ancora, per così dire, imposto all’uomo il compito di discernere il vero dal falso.

Solo ora ci troviamo in un’epoca dove potrebbe essere tragico non superare le prove spirituali. Le supereranno coloro che sanno che le facoltà umane continuano ad evolversi, che quelle facoltà che dovevano portare a vedere il Cristo nel piano fisico, erano state fornite solo per vederLo all’epoca della fondazione del Cristianesimo; coloro che sanno altresì che l’umanità non progredirebbe se non ritrovasse, nel nostro secolo, il Cristo in una forma superiore.

 

Coloro che saranno assetati di Scienza dello Spirito saranno in grado di distinguere i falsi messia dall’unico messia che apparirà non nella carne, ma come entità spirituale per le facoltà nuovamente risvegliate. Verrà il tempo in cui gli uomini guarderanno nuovamente nel mondo spirituale, trovandovi la terra dalla quale sgorgano quelle correnti che forniscono vero alimento spirituale a tutto ciò che accade sul piano fisico.

Mediante l’antica chiaroveggenza, fu sempre possibile all’uomo contemplare quel mondo spirituale. Anche le antiche scritture orientali conservano la tradizione di una regione spirituale che gli uomini potevano scorgere, suggendone tutto quanto di soprasensibile di là fluiva nel mondo fisico. Sono piene di nostalgia certe descrizioni di quella regione, che, un tempo, gli uomini potevano raggiungere e che si era ormai sottratta alla loro visione. Quella regione era stata effettivamente accessibile un tempo, e ridiverrà accessibile agli uomini ora che è terminato il Kali Yuga, l’epoca oscura.

L’Iniziazione ha sempre condotto a quella regione, e, per gli Iniziati, vi è sempre stata la possibilità di recarsi in quel paese misterioso che, durante il Kali Yuga, si era ritirato, e di cui si diceva che fosse svanito dalla sfera dell’esperienza umana. Sono commoventi le scritture che narrano di quell’antica regione misteriosa. È la stessa in cui, sempre di nuovo, si ritirano gli Iniziati, per attingervi nuove correnti e nuovi impulsi per tutto ciò che, di secolo in secolo, deve essere dato all’umanità.

Coloro che, in questo modo, hanno rapporto col mondo spirituale, tornano sempre di nuovo in quel misterioso paese che si denomina Shamballa. È la sorgente primordiale a cui si elevava lo sguardo veggente, e che durante il Kali Yuga si era come ritirata, della quale si parlava come di un paese leggendario, ma che ritornerà a portata degli uomini.

 

Shamballa ritornerà alla fine del Kali Yuga e l’umanità vi si recherà nuovamente mediante normali facoltà umane, in quella regione da cui gli Iniziati debbono trarre forza e saggezza per la loro missione. Shamballa esiste, esistette ed esisterà per l’umanità. E, per prima cosa, quando Shamballa sarà di nuovo visibile, gli uomini torneranno a scorgere il Cristo nella sua figura eterica. Il Cristo stesso ricondurrà gli uomini a Shamballa; non esiste nessun’altra guida, all’infuori del Cristo, verso quella regione scomparsa.

Questo è ciò che dobbiamo imprimere nei nostri cuori, a proposito di quanto potrà diventare retaggio dell’umanità, purché essa comprenda che ormai non le è più lecito sprofondarsi oltre nella materia; essa deve compiere un rivolgimento, in quanto sta per avere inizio una nuova vita spirituale. Allora, prima per pochi, poi, nei prossimi 2500 anni, per un numero sempre crescente di uomini, comparirà il paese di Shamballa, intessuto di luce, traboccante di infinita pienezza di vita e irrorante i nostri cuori di saggezza.

 

Questo è ciò che si può dire a coloro che vogliono intendere, che hanno orecchi per udire e occhi per vedere, sul grande evento che rappresenta il massimo punto di svolta dell’evoluzione umana, all’inizio dell’epoca abramitica dopo la fondazione del Cristianesimo. Sarà l’avvenimento grazie al quale gli uomini comprenderanno, in misura accresciuta, l’impulso cristico. La saggezza non ci perderà proprio nulla.

Quante più percezioni spirituali gli uomini si conquisteranno, tanto più grande apparirà loro il Cristo. E quando i loro sguardi si immergeranno in Shamballa, essi potranno riconoscere molte cose che sono bensì contenute nei Vangeli, ma per ravvisare le quali occorrerà loro una sorta di esperienza di Damasco.

Così, proprio nel momento in cui, di fronte ai Vangeli, alle sacre scritture, gli uomini saranno divenuti più increduli, nascerà la nuova fede nel Cristo Gesù: grazie al nostro penetrare nella regione dove potremo incontrarLo, orientandoci sempre più nel misterioso paese di Shamballa.

 

 

By | 2018-08-12T18:24:00+02:00 Agosto 12th, 2018|IL RITORNO DEL CRISTO|Commenti disabilitati su LA RICOMPARSA DEL CRISTO NELL’ETERICO