/////LA SCUOLA DI CHARTRES. PLATONICI E ARISTOTELICI. LA SCUOLA DI MICHELE NEL MONDO SOPRASENSIBILE.

LA SCUOLA DI CHARTRES. PLATONICI E ARISTOTELICI. LA SCUOLA DI MICHELE NEL MONDO SOPRASENSIBILE.

La scuola di Chartres. Platonici e Aristotelici. La scuola di Michele nel mondo soprasensibile.

O.O. 238 – Nessi karmici Vol. IV – 12.09.1924


 

Sommario: Platonici e aristotelici nella preparazione della corrente di Michele. Tradizioni misteriosofiche nella scuola di Chartres. La dea Natura. Entità spirituali nelle stelle fisse. Scambio di missione fra platonici e aristotelici fra i secoli XII e XIII. La Scolastica. Materialismo sul piano fisico e scuola di Mi­chele nel mondo soprasensibile.

 

Per la riconquista di un pensare e di un agire umani permeati di vita spirituale è necessario tornare ad accogliere con piena serietà idee del mondo spirituale come quelle che nelle passate conferenze penetrarono nella nostra anima, dopo che per secoli erano mancate all’umanità civile.

 

Se guardiamo indietro alle diverse epoche dell’evoluzione storica, vedremo che nell’antichità le azioni umane sulla Terra venivano ovunque ricollegate a ciò che si svolgeva nel soprasensibile. Non che, negli ultimi tempi, alla grande maggioranza degli uomini sia mancata una certa coscienza astratta del soprasensibile; questo non si può dire; mancò tuttavia il coraggio di collegare quanto in concreto accade nel campo terrestre ad altrettante concrete configurazioni della vita e dell’attività spirituale.

A tale collegamento facciamo ritorno mediante considerazioni come quelle ora svolte, e particolarmente vi facciamo ritorno se, come abbiamo fatto, possiamo mettere la vita terrena degli uomini in relazione con la loro vita fra morte e rinascita, collegando i fatti di una vita terrena con quanto si svolge nel corso di successive esistenze.

 

Abbiamo anzitutto diretto l’attenzione sulla corrente spirituale soprasensibile della quale potei dire che è connessa con l’attuale corrente micheliana al cui servizio si è posta l’antroposofia. Ci siamo così messi sulla via che in certo senso deve condurre al karma del movimento antroposofico stesso, e quindi anche al karma delle singole persone che onestamente, e cioè per una naturale spinta interiore, possono unire la vita della loro anima, del loro spirito, con il movimento antroposofico.

 

Ho richiamato l’attenzione su come, in certo senso sotto l’egida di Michele, un evento soprasensibile ebbe luogo in pari tempo al Concilio che si svolse sulla Terra nell’869, e che influì profondamente sulla vita civile di tutto il medioevo.

Si osservi il profondo ritegno col quale spiriti illuminati del medioevo evitarono di parlare dell’uomo costituito di corpo, anima e spirito.

 

L’ottavo concilio ecumenico di Costantinopoli aveva infatti dichiarato che la dottrina della triplice essenza della costituzione umana era eretica e, considerando il potere che tali disposizioni spirituali avevano nel medioevo, appare chiaro come tutta la vita spirituale terrena si svolgesse in certo modo all’ombra della condanna della cosiddetta tricotomia.

Ma tanto più intensa fu invece la vita spirituale che da gran tempo lavorava a preparare la corrente di Michele del secolo ventesimo, la corrente di Michele entro la quale ci troviamo dall’ultimo terzo del secolo scorso e che durerà da tre a quattro secoli.

 

Vogliamo oggi dirigere la nostra attenzione sul seguito di questa corrente che abbiamo iniziato a studiare, per poi maggiormente accostarci a ciò che da un lato è in relazione col karma del movimento antroposofico, e dall’altro con quello della vita spirituale del presente.

Già dissi come, al tempo dell’VIII Concilio ecumenico di Costantinopoli, in una specie di concilio soprasensibile, sopraterreno, convenissero insieme le individualità di Harun al Raschid e del suo saggio consigliere, e quelle di Alessandro, di Aristotele e di alcune individualità del tempo di Artù, e spiegai come tutto questo avvenisse sotto l’egida di Michele.

 

Richiamai poi l’attenzione sulla ricomparsa in Terra di Harun al Raschid e su come egli portasse in Europa vita spirituale dall’oriente con una dottrina aristotelica divenuta non cristiana; sulla sua ricomparsa in Bacone di Verulamio il quale spiegò un grande influsso sulla vita spirituale europea, ma un influsso diretto in senso del tutto materialistico.

Ho inoltre richiamato l’attenzione sul consigliere di Harun al Raschid, prima caratterizzato, che ricomparve in Amos Comenius del quale si può con ragione parlare molto bene, ma che, adoperandosi a introdurre evidenza visiva nell’insegnamento, promosse il materialismo, lo promosse attraverso quella sua recisa accentuazione dell’immediata evidenza sensoriale.

 

Nella vita terrena della fine del secolo sedicesimo e del principio del diciassettesimo vediamo così irrompere una corrente che non appartiene al rettilineo proseguimento del cristianesimo, ma introduce nell’evoluzione spirituale europea un elemento estraneo al cristianesimo stesso.

Dall’altro lato, nei mondi spirituali, continuano ad agire le individualità di Aristotele e di Alessandro rimaste congiunte alla corrente di Michele, e tutte le altre che fanno parte di quella corrente.

 

In parte nei mondi soprasensibili, in parte anche sulla Terra stessa, in quella corrente viene inoltre esplicata un’azione ad opera di certe personalità che erano state in connessione con le correnti soprasensibili fra morte e rinascita, individualità che ricomparvero sulla Terra nel corso dei secoli successivi, e che si riallacciano meno ad Alessandro e ad Aristotele, e più a Platone e a quanto divenne dalla sua concezione.

Soprattutto dopo il secolo nono vediamo discendere sulla Terra spiriti orientati in senso platonico. Sono quelli che nel medioevo coltivarono una dottrina cristiana che il cristianesimo, il cattolicesimo ufficiale, considerò eretica, ma che fu tuttavia la vera dottrina cristiana.

 

Le individualità in cui viveva il cristianesimo aristotelico rimasero per il momento nei mondi spirituali perché dal nono e fino al dodicesimo secolo le condizioni evolutive sulla Terra non offrivano punti di collegamento per quella corrente. Invece, in certe zone spirituali isolate le anime intonate platonicamente poterono svilupparsi con particolare intensità.

Disseminate nell’ambito del cristianesimo ufficiale d’intonazione cattolica che andava sempre più diffondendosi, si trovano qua e là personalità che coltivano ancora le antiche tradizioni dei misteri, e che in alcune scuole ne illuminano il cristianesimo. Una delle sedi in cui fluì tutto quanto si era conservato di tali tradizioni è la scuola di Chartres che ho spesso menzionato negli ultimi tempi e nella quale agirono spiriti come Bernardo Sylvestris, Alanus ab Insulis, e altri.

 

Quale vita spirituale si sviluppò e in ultimo approdò in quella singolare scuola di Chartres che l’umanità conobbe solo nel suo aspetto esteriore? È una vita spirituale che oggi è del tutto sepolta, una vita spirituale in cui venivano ancora tramandate antiche tradizioni misteriosofiche. In quella vita spirituale vediamo soprattutto regnare ovunque una concezione della natura compenetrata di profonda spiritualità, una concezione del tutto diversa da quella tanto astratta che poi afferrò tutti e che conosce solo leggi naturali esprimibili in pensieri.

 

Le cognizioni che la corrente qui intesa aveva accolto nell’anima intorno alla natura, erano assolutamente spirituali; in esse quella corrente non vedeva pertanto solo leggi naturali concettuali, astratte, morte, bensì vedeva un vivente tramare e agire. Poco si guardava a ciò che più tardi per gli uomini diventò così importante e cioè ai nostri odierni elementi chimici, ma tanto più si guardava a quelli che nel senso antico venivano chiamati gli elementi: terra, acqua, aria, fuoco.

Non appena di questi quattro elementi si ha cognizione non per mera tradizione verbale, ma attraverso una tradizione ancora impregnata del contenuto dei più antichi misteri, in quello stesso momento si conosce ciò che non vi è nei nostri settanta, ottanta elementi chimici, ma in quei quattro elementi: il mondo della spiritualità elementare, il mondo di certi esseri elementari nei quali subito ci si immerge quando ci si familiarizza con i quattro elementi.

 

Allora si vede come, per quanto riguarda la sua corporeità, l’uomo stesso partecipi a quel vivere e tramare di terra, acqua, aria e fuoco, e come in lui tutto ciò diventi configurazione organica. Così quelli che immergevano lo sguardo nel vivere e nel tramare degli elementi, nell’attività e nella vita della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco, non scorgevano solo leggi naturali, ma dietro a quel tramare vedevano un grande essere vivente, la dea Natura.

 

Da questa immagine essi traevano l’immediato sentimento

che la dea Natura volge solo una parte del proprio essere all’uomo,

e che l’altra parte si cela nel mondo che l’uomo attraversa nel sonno, tra l’addormentarsi e il risveglio,

quando l’io e il corpo astrale vivono in una zona spirituale che è alla base della natura,

quando io e corpo astrale sono con gli spiriti elementari che sono alla base degli elementi.

 

Ovunque nelle sedi isolate, nelle scuole spirituali a cui ho accennato,

troviamo maestri che a gruppi umani grandi o piccoli insegnano

che negli aspetti esteriori, che si mostrano all’uomo in stato di veglia,

la dea Natura palesa solo una parte del proprio vivente e operante essere,

e che in ogni fenomeno elementare, nel vento e nella bufera, in tutto quanto circonda l’uomo e Io costituisce,

coopera quello che egli non può vedere e che per lui si cela nell’oscurità del sonno.

 

I sapienti di quel tempo sentivano la grande dea Natura come colei che in una metà del tempo ascende e si mostra nell’essere esteriore della natura sensibile, ma la sentivano anche come colei che ogni notte e ogni anno discende, opera e vive nei domini che la coscienza di sonno nasconde all’uomo. Era questo il diretto proseguimento della concezione di Proserpina, esistita negli antichi misteri.

Riflettiamo a che cosa ciò significhi. Abbiamo oggi una concezione della natura intessuta di pensieri, consistente di leggi di natura, una concezione che parla e pensa astrattamente, in cui non vi è nulla di vivente.

 

A quel tempo vi era ancora una concezione che osservava la natura in modo analogo a come era stata vista l’operante dea Proserpina, la figlia di Demetra. Le rappresentazioni che in quelle scuole venivano trasmesse come giuste, come provenienti da un’ancora vivente tradizione, comprendevano molti detti e molte espressioni che apparivano esattamente come una continuazione di quanto, negli antichi misteri, era stato detto intorno a Proserpina.

Se dalla comprensione della vita corporea si voleva portare l’uomo a quella della vita animica, gli si spiegava: riguardo al corpo tu consisti degli elementi in cui cooperano gli spiriti elementari, ma in te porti l’anima; essa non soggiace all’influsso dei soli elementi, ma al contrario domina in te l’organizzazione degli elementi; essa, l’anima, è sotto l’influsso del mondo planetario, di Mercurio, di Giove, di Venere, sotto l’influsso del Sole e della Luna, di Saturno e di Marte.

 

Per studiare psicologia, lo sguardo umano era indirizzato ai segreti del mondo planetario. Ciò che era l’uomo spaziava per tal modo dal corporeo all’animico, ma tenendo presente il collegamento con l’agire e il tramare degli elementi terra, acqua, aria e fuoco, quella – visione ascendeva fino a ciò che nelle orbite da loro descritte, nel loro illuminare e splendere, nei misteriosi loro effetti occulti, i pianeti operavano nella vita delle anime.

Dalla dea Natura, l’antica Proserpina, si levava lo sguardo alle intelligenze, ai genii planetari, a loro si guardava quando si voleva capire la vita animica umana.

 

Quando poi si trattava di comprendere la vita spirituale (perché i maestri di quelle scuole isolate non si erano lasciati distogliere dal dogma dell’ottavo Concilio di Costantinopoli nell’osservare lo spirito) quando si trattava di comprendere la vita spirituale, si levava lo sguardo alle stelle fisse, alle loro configurazioni, e principalmente a quanto si presenta nello zodiaco. Si comprendeva lo spirito che l’uomo racchiude in sé attraverso le costellazioni e il loro splendore, attraverso le potenze spirituali che si sapeva dimoravano nelle stelle fisse.

Si comprendeva così l’uomo movendo dal cosmo. Tale era in realtà il macrocosmo e il microcosmo: l’uomo. Questa era a quel tempo la dottrina della natura. Essa veniva spiritualizzata in scuole isolate, ma veniva anche presentata all’umanità da alcuni singoli disseminati in vari luoghi. Infine, come in una specie di culmine, quella dottrina fu meravigliosamente esposta da personalità quali Bernardus Sylvestris, Alanus ab Insulis e altri.

La scuola di Chartres fu davvero qualcosa di meraviglioso!

 

Se oggi se ne guardano gli scritti, già lo dissi, essi appaiono come cataloghi di nomi; ma a quei tempi non usava scrivere se non in quella forma, che chiamerei una compilazione di cataloghi, di ciò che si voleva avere in vivente spiritualità. Tuttavia chi sa leggere tali cose, soprattutto chi sa leggere attraverso la loro disposizione, si accorgerà di come le opere provenienti dai maestri della scuola di Chartres siano pervase di antica spiritualità.

La profonda spiritualità di quella scuola non operava soltanto con i suoi insegnamenti e perché molti dei suoi discepoli portavano poi nel mondo ciò che avevano appreso: operava direttamente per via spirituale.

La vivente spiritualità di Chartres irradiava occultamente anche nell’atmosfera spirituale dell’umanità.

 

Vediamo perciò i suoi raggi spirituali attraversare la Francia e arrivare fino in Italia.

In varie scuole di cui sono storicamente noti i nomi,

veniva impartito un sapere della natura come quello a cui ho accennato.

Presenterò un esempio concreto.

 

Quando al ritorno dalla sua ambasciata in Spagna, Brunetto Latini, il maestro di Dante, in prossimità di Firenze e sotto l’azione di un leggero colpo di sole e di un grande spavento, divenne accessibile alle radiazioni occulte della scuola di Chartres, egli sperimentò ciò che poi descrisse dicendo che, avvicinandosi a Firenze, era penetrato in un bosco fondo dove aveva prima incontrato tre bestie e poi la dea Natura. Essa edificava i regni della natura come era stato insegnato attraverso i secoli e come io indicai. Egli vide tutto ciò.

In quella condizione semipatologica, che però scomparve ben presto, gli apparve quanto in tali scuole veniva insegnato. Poi, dopo aver veduto la dea Natura, la continuatrice di Proserpina nel suo operare, e aver veduto come l’uomo edifichi se stesso con gli elementi, come l’anima viva nelle forze dei pianeti, con i suoi pensieri egli venne portato fin su nel cielo stellato. Brunetto Latini sperimentò di persona tutta quella poderosa scienza medioevale.

Brunetto fu il maestro di Dante. Se egli non lo fosse stato, se non avesse trasmesso al suo discepolo quello che aveva ricevuto in maestosa visione, non avremmo la Divina Commedia, perché essa è il riflesso della dottrina di Brunetto Latini nell’anima di Dante.

A quel tempo non esisteva alcun’altra possibilità di operare attraverso tali cose se non in seno all’organizzazione della Chiesa, allora ancora molto più libera che non più tardi. Vediamo infatti come tutti i maestri di Chartres appartenessero a un ordine ecclesiastico. Li vediamo portare l’abito dei cistercensi, e li vediamo collegati con le migliori correnti operanti entro la vita degli ordini cristiani.

 

Seguì una singolare fase dell’evoluzione. Per tutto il tempo in cui per così dire i platonici operarono nel modo ora descritto, gli aristotelici non poterono agire sulla Terra. Non ne esistevano le condizioni. Essi però, dalla vita soprasensibile, preparavano la corrente micheliana, e dal mondo spirituale erano in continuo collegamento con i maestri, operanti nella stessa direzione, che si erano diretti verso Chartres.

Poi al tempo della maggior fioritura della scuola di Chartres, alla fine dell’undicesimo e durante il secolo dodicesimo (bisogna indicare queste cose con termini terreni, anche se non calzano, e valendocene ci si può anche facilmente rendere ridicoli) ebbe luogo una specie di colloquio spirituale fra le anime della corrente di Chartres che attraverso la porta della morte ascendevano al mondo soprasensibile, i platonici, e le anime che fin lì erano rimaste in quei mondi, quelle degli aristotelici, dei seguaci di Alessandro; un colloquio che ebbe luogo alla svolta tra i secoli dodicesimo e tredicesimo, un’intesa su come si sarebbe dovuto agire in futuro.

La conseguenza di quell’intesa, dato che condizioni nuove erano subentrate nella vita spirituale dell’umanità europea, fu che i platonici che fino ad allora avevano svolto la loro grande attività a Chartres e che ora erano nei mondi spirituali, passarono la loro missione agli aristotelici. Questi discesero nel mondo fisico per portare avanti, come appunto sarebbe stato possibile, quello che vorrei chiamare il culto micheliano cosmico.

 

Troviamo ora quelli che agivano in questo senso, più intonato all’aristotelismo, esplicare nei modi più vari la loro opera entro l’ordine dei domenicani. Per l’azione da esplicare sulla Terra, le anime degli aristotelici diedero per così dire il cambio a quelle dei platonici, e sorse ciò che in realtà oggi è apprezzato solo nel movimento antroposofico.

Tempo fa tenni qui un ciclo di conferenze intorno alla Scolastica, la sua vera figura e la sua origine. Sorse così la Scolastica medioevale, la dottrina che, in un periodo che già moveva verso il materialismo, volle conservare la spiritualità che era ancora possibile nelle concezioni umane.

Ancor prima che Bacone da Verulamio e Amos Comenius comparissero sulla Terra, nella Scolastica si lavorava alla continuazione del culto di Michele. Vediamo come nella Scolastica, nella cosiddetta scuola realistica, si volesse salvare l’origine della spiritualità che l’uomo porta nei suoi pensieri. Gli scolastici realistici attribuirono realtà spirituale a ciò che l’uomo afferra con i suoi pensieri. Si potè salvare soltanto una sottile spiritualità, ma spiritualità.

 

Attraverso l’evoluzione del mondo la vita spirituale si svolge in maniera che, quando si afferra la sua realtà e si possiede la scienza dell’iniziazione, non si può altrimenti che abbracciare quanto è fisico, o comunque si svolge nella storia fisica sulla Terra, con quanto spiritualmente lo compenetra dal mondo spirituale.

Si perviene così a una visione unitaria di come fino a Chartres operino le anime dei platonici, e poi entrino in azione quelle degli aristotelici. Si vede come dai mondi spirituali le anime degli aristotelici avevano prima ispirato i maestri platonici i quali avevano vissuto, lavorato e insegnato sulla Terra, sviluppando un sapere nell’ambito dell’intelletto terreno.

Si spinge lo sguardo in questa vicendevole trama e si vede come il maestro di Chartres viva sulla Terra, assolva i suoi studi compenetrati di percezione spirituale, e come dal mondo soprasensibile il raggio ispiratore dell’anima aristotelica cada sul suo lavoro e porti su giuste vie un colorito platonico. Si ottiene così una veduta della vita molto diversa da quella solita.

 

Nella vita corrente si parla infatti volentieri di aristotelici e di platonici come di due correnti contrapposte. Ma così non è in realtà. Le diverse epoche terrene esigono che si parli ora in senso platonico, ora in senso aristotelico, ma quando nel retroscena della vita sensibile si percepisce quella soprasensibile si vede come le due correnti si fecondino a vicenda, come esse vivano luna nell’altra.

Così al tempo in cui nell’ordine domenicano insegnavano i maestri aristotelici, le anime dei platonici, dopo gli accordi presi con le anime aristoteliche in procinto di scendere sulla Terra, dimoravano ormai nei mondi spirituali e ne erano i genii ispiratori. Allora la vita era in genere diversa.

Lo si creda oggi o no, quando si osservano spiritualmente quelle epoche accade di vedere uno spirito come Alanus ab Insulis, seduto nella sua cella solitaria dedito ai suoi studi, ricevere dai mondi soprasensibili una visita spirituale, accompagnarglisi un’anima aristotelica.

 

Anche quando nell’ordine domenicano comparvero gli aristotelici, regnava una forte consapevolezza dell’appartenenza al mondo spirituale. Per noi ciò può risultare da un fatto come questo: uno dei maestri domenicani discende nella vita terrena fisica prima di un’altra anima con la quale è congiunto; quest’ultima rimane ancora nel mondo spirituale per portare più tardi a quello che è disceso prima qualcosa che andava ancora assolto lassù, per tornare poi a cooperare con lui. Ciò si svolgeva nell’ambito della coscienza. Col proprio lavoro ci si sapeva in connessione col mondo spirituale.

La storia dei tempi successivi cancellò tutto questo. Non si può trarre la verità intorno alla vita storica dai documenti dei tempi moderni, ma dalla vita, e per la vita bisogna avere uno sguardo scevro di preconcetti. Anche quando essa si dispiega in ambiti forse poco simpatici, bisogna vederla come qualcosa che il karma vi ha introdotto, ma che interiormente ha un significato del tutto diverso.

 

Nel corso della mia esistenza il leggere negli eventi mi venne davvero incontro in modo singolare. Ora soltanto guardo con comprensione a ciò che, come una scrittura occulta, mi mosse incontro in modo chiaro durante la vita. Appunto per le cose più importanti che sperimentiamo, il karma tesse e opera davvero in modo assai misterioso. Ha anche un particolare karma che oggi qui, e altrove in altri tempi, io parli proprio in questo periodo di cose come quelle relative alla scuola di Chartres e a tutto quanto la precedette e la seguì, perché i più eccelsi maestri della scuola di Chartres appartennero all’ordine dei cistercensi.

L’ordine dei cistercensi, come anche gli altri ordini entro l’evoluzione cattolica, è ormai in decadenza, ma della sua decadenza molto è esteriorità. Mentre portano avanti vecchie correnti straordinariamente importanti anche per l’antroposofia, le individualità sono talvolta impigliate in connessioni delle quali in realtà non fanno parte; ma è la vita, il karma, che ve le porta.

Così dovetti sempre trovare singolare che, dalla prima giovinezza fino a una certa età, mi si accostassero sempre cose collegate con l’ordine cistercense. Quando ebbi ultimato la scuola elementare evitai per un filo di entrare nel ginnasio di quell’ordine, e non vi entrai unicamente perché, per le ragioni spiegate nella mia autobiografia, invece che al ginnasio, i miei familiari mi mandarono alle scuole tecniche. Sarebbe stato naturale che io divenissi alunno dei cistercensi. Non lo divenni, e per buone ragioni karmiche.

 

Ma la scuola che frequentai distava solo due passi dal ginnasio dell’ordine cistercense, e perciò si venivano a conoscere tutti quegli insegnanti i quali svolgevano ancora un veramente ottimo lavoro. Non parlo dell’ordine, ma delle singole individualità. Penso ancora con profondo compiacimento a uno di quei sacerdoti che in quel ginnasio insegnava con deciso entusiasmo letteratura tedesca. Vedo davanti a me, nelle loro diverse individualità, quei professori sulla strada che a Wiener-Neustadt veniva chiamata la Allegasse dove essi passeggiavano sempre prima dell’inizio delle lezioni; vedo quei sacerdoti dell’ordine cistercense in abito borghese, persone molto dotate!

E poiché a quel tempo mi occupavo molto dei saggi programmatici pubblicati dai professori al termine dell’anno scolastico più che non dei testi scolastici stessi, durante l’anno scolastico così leggevo, davvero con fervida dedizione, quello che nel programma scolastico del ginnasio di Wiener-Neustadt quei cistercensi esponevano come frutto del proprio sapere. In breve, l’ordine cistercense mi era vicino e certo, se fossi entrato in quel ginnasio (si tratta naturalmente solo di ipotesi quali è lecito formulare per chiarire la realtà), sarei io stesso divenuto cistercense.

La cosa continuò poi anche a Vienna, e ne parlo nella mia autobiografia. Dopo un certo tempo entrai nel circolo che si raccoglieva intorno a Maria delle Grazie e che era frequentato da molti professori della facoltà di teologia di Vienna. Alcuni li conobbi molto bene. Erano tutti cistercensi, e io tornai dunque a trovarmi con sacerdoti di quell’ordine. Grazie a quel che attualmente scorre attraverso di esso, potei risalire a varie cose.

 

Per mostrare come il karma opera, vorrei accennare a un evento. Va notato che durante le riunioni in casa di Maria delle Grazie avevo stretto relazione con alcuni professori cistercensi della facoltà di teologia, e in quell’ambito avevo tenuto una conferenza. Ad essa era stato presente un sacerdote cistercense, una persona davvero eccellente; quando ebbi terminato, quel sacerdote mi disse qualcosa di molto singolare, qualcosa a cui vorrei solo alludere in questa forma: in quel che mi disse era racchiuso il suo ricordo di essere stato con me in una vita terrena precedente.

Tali cose hanno virtù educatrice per la vita. Eravamo nel 1889. Nel « Goetheanum » potei naturalmente solo riferire l’aspetto esteriore dei fatti, ma quegli articoli compariranno in forma di libro fornito di annotazioni in cui sarà anche tenuto conto del lato interiore.

In tutto ciò vi sono i motivi karmici in virtù dei quali posso parlare in questa forma di quelle correnti spirituali. La preparazione per tali cose può solo risiedere nella vita, non nello studio.

 

Mostrai dunque come cooperassero la corrente platonica e quella aristotelica. Poi anche gli aristotelici varcarono la soglia della morte. Nel periodo dell’anima cosciente il materialismo crebbe sempre più sulla Terra. E appunto quando esso prese inizio sulla Terra, nei mondi soprasensibili venne fondata (come ho detto, devo indicare queste cose con la terminologia comune) una specie di scuola di Michele, una vasta scuola di Michele nella quale, dopo la loro morte, erano riuniti spiriti come Bernardus Sylvestris, Alanus ab Insulis e anche Aristotele e Alessandro; in essa anime umane a quel tempo non incarnate si trovarono insieme con entità spirituali che assolvono la loro esistenza senza incarnazioni terrene, ma sono tuttavia collegate con le anime umane; vi insegnava Michele stesso indirizzando gli sguardi verso tutte quelle che erano state le grandi dottrine degli antichi misteri, abbracciando in un mirabile quadro i segreti degli antichi misteri, ma presentando al contempo una possente visione di quello che doveva avvenire.

 

Durante i secoli quattordicesimo e quindicesimo parteciparono a quella scuola soprasensibile certe anime che in una forma o nell’altra erano appartenute alle schiere delle quali ho parlato, anime che aspiravano alla corrente di Michele, che nei loro impulsi volitivi accoglievano ciò che può venire chiamato volontà di congiungersi con la corrente di Michele.

Si può dirigere lo sguardo verso quelle anime, e là le troviamo attente agli insegnamenti di Michele. Poche soltanto erano a quel tempo sulla Terra, e la massima parte si trovava nella vita fra morte e rinascita e partecipava all’adunata di quella scuola soprasensibile. Oggi le ritroviamo nelle anime che, incarnate sulla Terra, sviluppano un’onesta e sincera aspirazione interiore verso il movimento antroposofico.

Nel karma di coloro che in modo leale, intimamente onesto, tendono verso il movimento antroposofico, risiedono gli impulsi che anche per il karma vanno ricercati nel mondo soprasensibile. È ovvio che quelle anime furono spinte dal loro karma verso quella adunanza celeste, perché in precedenti vite terrene avevano configurato il loro karma in modo da esservi condotte. Ma non si può conoscere il karma delle anime se, oltre a quanto si svolge sulla Terra, non si guarda anche a quel che avviene fra morte e rinascita.

 

La visione del mondo fruisce di un immenso arricchimento se, nell’osservare le anime che operano nel mondo (e in definitiva sono gli uomini tutti) non si comincia solo da quando esse compaiono sulla Terra per finire con la morte, perché le anime non cominciano ad agire con la nascita, né terminano ad agire con la morte. In quanto si svolge spiritualmente non operano infatti solo le anime oggi incarnate, ma anche altre anime che sono fra morte e rinascita e mandano sulla Terra i raggi del loro operare. Nelle nostre azioni si esplicano gli impulsi di quelle anime. Si determina una cooperazione, così come anche le azioni terrene si estendono al dominio celeste e lì continuano ad agire, come mostrai già dal primo mistero drammatico, attraverso i personaggi di Strader e di Capesio.

Brunetto Latini, il maestro di Dante, è presente. Egli morì, passò attraverso la porta della morte, ma la morte è una metamorfosi della condizione di vita. Egli è presente, continua ad agire, e chi spiritualmente lo cerca, può trovarlo.

 

Il quadro dell’evoluzione spirituale dell’umanità si completa, se si può anche sempre includervi i cosiddetti morti, poiché essi sono in realtà molto più vivi dei cosiddetti viventi. Sebbene non sia incarnata sulla Terra, una personalità come quella di Brunetto Latini è sotto molti aspetti presente in un gran numero di eventi che si svolgono quaggiù. Da ciò si vede come la vita terrena sia intimamente congiunta con la vita soprasensibile, si vede come non si possa in realtà parlare di un mondo soprasensibile separato da quello terreno, poiché tutto il sensibile è al contempo pervaso di essenza soprasensibile, e in qualche luogo e in qualche tempo tutto il soprasensibile si rivela nel sensibile. Si può in sostanza intendere la vita terrena solo se dietro di essa si vedono queste cose.

La tendenza penetrata nel movimento antroposofico dopo il Convegno di Natale deve essere che vi si parli dei fatti soprasensibili in modo del tutto aperto, libero, con piena consapevolezza conoscitiva. Questa deve essere la tendenza esoterica che attraversa il movimento antroposofico. Così soltanto sarà possibile conferirgli il suo vero contenuto spirituale.

 

Quello che descrissi della corrente di Michele è poi continuato. Ma quando le individualità ricompaiono sulla Terra, esse sono costrette a valersi dei corpi fisici esistenti in quel momento, devono subire l’azione degli impulsi educativi di quel dato tempo.

In un’epoca materialistica ciò forma come una veste esteriore, e la nostra epoca materialistica frappone i maggiori ostacoli pensabili alle anime che in passate vite terrene avevano molta spiritualità, per evitare che quella spiritualità si faccia strada nei corpi che inoltre vengono condizionati dalle attuali misure educative.

Non ci si deve quindi stupire se dico: ritroviamo le anime che onestamente tendono verso l’antroposofia in precedenti periodi dell’evoluzione, come ho prima accennato. Non si può fondare vera conoscenza se non si è in grado di percepire questo collegamento di tutto quanto opera e vive nel mondo. L’indagine spirituale dipende infatti a sua volta dalla vita spirituale e richiede che lo spirito venga ricercato sulle vie dello spirito, ed esse sono in ogni periodo diverse. Oggi esse possono venire percorse soltanto se esiste anche il solido terreno di una conoscenza spirituale della natura.

 

Al periodo che ho descritto trattando della corrente di Michele ne segue un altro che sulla Terra mostra un aspetto del tutto materialistico, configura ogni cosa in forma materialistica.

Nel mondo spirituale si svolge la più intensa preparazione degli impulsi micheliani che in questo nostro tempo vengono in certo qual modo portati dal cielo sulla Terra. Così l’epoca nostra non può ricollegarsi a quanto negli ultimi secoli avvenne sulla Terra; lo si deve conoscere, ma non ci si può ricollegare ad esso.

Con la coscienza odierna ci si deve ricollegare a quanto negli ultimi secoli si svolse nel mondo soprasensibile. Ciò dicendo si tocca il terreno che deve essere quello dell’attività antroposofica, della vita antroposofica oggi.

 

Gli aspetti da me illustrati in queste conferenze non vanno soltanto accolti con freddo intelletto e con arido cuore; essi devono venire accolti con tutto l’essere, con tutta la pienezza dell’anima. L’antroposofia può significare qualcosa per l’umanità solo se sarà accolta con tutta la pienezza dell’anima. Questo è alla base di quanto vuole il movimento antroposofico che, dal Convegno di Natale in poi, è congiunto con la Società Antroposofica. Si vorrebbe che questo penetrasse molto profondamente nelle anime delle persone che ne fanno parte affinché diventino consapevoli di quanto, nella profondità delle loro anime, si ricollega al loro karma

 

 

By | 2019-10-01T17:47:03+02:00 Agosto 16th, 2018|L'EPOCA DI MICHELE|Commenti disabilitati su LA SCUOLA DI CHARTRES. PLATONICI E ARISTOTELICI. LA SCUOLA DI MICHELE NEL MONDO SOPRASENSIBILE.