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L’APOCALISSE COME LIBRO DI INIZIAZIONE

L’Apocalisse come libro di iniziazione

O.O. 346 – Apocalisse ed agire sacerdotale – 21.09.24


 

Sommario: L’Apocalisse come libro di iniziazione. Tappe: lettere, sigilli, colonne, amore divino e collera divina in rapporto al mondo fisico, al mondo animico ed al mondo dello spirito. Percezione delle gerarchie

 

Miei cari amici! Oltre a quello di cui abbiamo discusso come contenuto dell’Apocalisse, l’Apocalisse è, nel modo in cui ci sta davanti, anche un libro di iniziazione, proprio nel modo e nella maniera in cui descrive l’evoluzione nel tempo, gli stadi che si susseguono, che proprio sono sperimentabili, per coloro che hanno orecchi per ascoltare ed occhi per vedere, mentre essi, naturalmente, passano avanti per gli uomini senza orecchi e senza occhi. Questi diversi stadi, ci proiettano attraverso l’essere interiore della cosa, in modo tale da poter senz’altro vedere, nell’Apocalisse, un libro di iniziazione.

 

Dobbiamo chiarirci che nell’approfondimento conoscitivo nel mondo – cosa che diverrà sempre più un’osservazione –

scompare ciò che noi, in primo luogo, possediamo come contenuto della vita animica,

e che, essenzialmente, è una specie di immagine riflessa della natura esteriore.

Il mondo fisico-sensibile sparisce così nel procedere conoscitivo

e, a poco a poco, fa la sua comparsa, dall’altra parte, come dal sottofondo, il mondo spirituale.

 

Di questo modo di porsi in relazione con il mondo spirituale, lo scrittore dell’Apocalisse possiede, come chiaramente indica, una rappresentazione giusta, molto intensiva, e ciò gli ha reso possibile trovare le cose in maniera tanto appropriata nelle sue visioni immaginative, nel modo in cui poi le ha trovate.

 

Poi, miei cari amici, è semplicemente giusto che si possa pervenire su due strade alla visione del mondo.

La prima via è quella quando ci si dilunga nel fisico-sensibile, lo si conosce da tutti i lati,

con una certa dedizione amorosa a questo stesso fisico-sensibile.

Poi, lo si impara a conoscere sempre più come opera degli Dei.

 

Si ha, di fronte a sé, ciò che a più largo raggio si chiama natura, considerando la natura non soltanto in maniera meccanica esteriore bensì anche in maniera interiore e spirituale.

Però, ci si potrebbe rappresentare – ed è proprio una giusta rappresentazione -, di mantenere lo stesso contenuto del mondo, da di dentro attraverso la propria anima, in una maniera puramente spirituale.

 

Così si può assolutamente continuare a parlare del fatto che, chi ha abbastanza forza interiore può vedere – anche se non ha alcuna notizia storica – che, ad un certo punto degli avvenimenti del mondo, è accaduto qualcosa che consiste in un fenomeno di natura. Si può senz’altro parlare del fatto che, a partire da dentro, si può pervenire a questa conoscenza: In un anno in cui è avvenuto qualcosa per l’umanità, hanno avuto luogo terremoti e così via dicendo.

Questa sensazione – che alcuni uomini possono avere più o meno intensamente – che l’uomo, a partire da dentro, può conoscere il mondo davvero in concreti particolari, è proprio una giusta sensazione. Ora si tratta di cosa propriamente è presente quando l’uomo, su questa via dell’immaginazione, penetra nel mondo spirituale.

 

Possiamo discutere riguardo ciò a cui si tratta in relazione all’Apocalisse, perché nell’Apocalisse ci vengono incontro le diverse tappe che si susseguono l’una all’altra, in cui lo scrittore vede qualcosa che conduce sempre più all’interno del mondo spirituale.

Così, in primo luogo, egli passa di fronte alle lettere, poi ai sigilli, va poi a ciò che fa esprimere solo nella lingua degli uomini e si fa udire soltanto attraverso ciò che è udibile, quindi alle trombe, e passa poi a ciò che l’altro ieri ho caratterizzato come l’amore divino, la cui controparte è la collera divina.

 

Comprendendo giustamente lo scrittore dell’Apocalisse, egli vuole dire:

• Nella misura in cui egli dà attraverso le lettere, a lui ispirate,

ciò che è il contenuto dell’Apocalisse, questo contenuto si riferisce al mondo fisico;

• nel momento in cui egli passa ai sigilli ed apre i sigilli,

ciò che egli ha da dire sui sigilli si riferisce al mondo astrale, immaginativo,

a ciò che si può chiamare mondo delle anime;

• laddove egli passa agli squilli di tromba perveniamo nel mondo degli spiriti

• e mentre viviamo l’amore divino e la collera divina, conformemente al contenuto dell’Apocalisse,

ci inoltriamo nell’interiorità propria del mondo degli spiriti.

 

Si deve solo pensare che, mentre l’uomo attraversa questo mondo immaginativo,

in fin dei conti, egli, con la sua esperienza, sta all’interno del mondo in modo tale

che questa sua stessa esperienza sia esperienza del mondo.

• Soltanto che, questo, non lo si nota negli stadi iniziali.

Nel corso del divenire iniziato, esperisce sempre più che tutto ciò che accade a lui, attraverso di lui, con lui, in lui

è, al contempo, accadimento del mondo.

Egli si sente progressivamente, sempre più riversato nel contenuto obiettivo del mondo.

 

Lo scrittore dell’Apocalisse lo fa intravedere molto chiaramente.

A questo modo possiamo già dire: Il contenuto delle lettere si riferisce al mondo fisico.

Prendiamo il mondo fisico nella maniera in cui, in prima battuta, ci viene incontro.

 

Questo mondo fisico è, soltanto apparentemente, proprio ciò che ci viene incontro.

• In effetti questo mondo fisico non ci rappresenterebbe così

la molteplicità delle sue sfumature di colore, delle sue sfumature di calore

e tutto ciò che si riversa nell’uomo da tutte le parti, di ciò che ci circonda nel mondo,

se pensiamo soltanto al contenuto fisico in tutto ciò, nel modo in cui ci appare il mondo in questo periodo moderno

e non valutando, contemporaneamente, che tutto ciò che ci appare fisicamente è proprio spirituale.

 

Trasferendoci nell’anima di una tale entità umana come quella dello scrittore dell’Apocalisse, desidererei dire, dobbiamo appropriarci della lingua animica di una tale entità umana e questa lingua animica deve divenire tanto propria al nostro personale uso spirituale, che si possa dire con espressione banale: Deve passare nella carne e nel sangue.

Così, desidererei darvi alcune parti dell’intima lingua animica di un iniziato, che non sempre utilizza exotericamente verso l’esterno, che però, è, proprio, il suo mezzo per formare interiormente le sue rappresentazioni, la sua partecipazione al mondo spirituale.

 

Per esempio questa frase: Smorza il fulmine e capirai il colore. – Questa è lingua iniziatica. Cosa significa? L’ iniziato vede il fulmine nella sua apparizione, vede questo divampare che proviene dal cosmo, egli lo considera come un ardere senza fiamma all’interno dello spazio cosmico e pensa a questo fulmine attutito, sempre più attutito, sempre più blando, e raggiunge lo smorzamento, il mite sviluppo del colore; il fulmine in un certo senso si allarga e diventa superficie colorata. Questa è la rappresentazione dell’iniziato.

L’iniziato dice anche: Fa attutire il tuono, attutire sempre di più, e ascolta il suo modulare, nasce l’elemento musicale.

 

Così l’iniziato vede ciò che in un certo senso si estende come tappeto dei sensi come manifestazione secondo una parte ed è per lui una rappresentazione proprio reale, se si pensa così: Si ha il contenuto del mondo nella sua molteplicità colorata – ciò che disegno può essere benissimo del colore o anche ciò che risuona – , e come il contenuto del mondo si accosta ai nostri sensi, cioè come il velo fisico-sensibile che si diffonde dal nostro mondo di percezione, in cui noi intessiamo in primo luogo i nostri pensieri astratti, apparenti.

Dietro tutto ciò, – se vi rappresentate la lavagna come un tappeto (Tavola 12. pag. 148 tutto a sinistra) che è diffuso ovunque ed è ciò che nel mondo è tonalità, colore, e calore – dietro questo tappeto, l’iniziato vede i fulmini che cadono. Sono dietro, e ciò che si vede ogni tanto come un fulmine reale, semplicemente irrompe da tergo, dal mondo spirituale, attraverso questo tappeto dei sensi. Ad ogni apparizione del fulmine vi è un irraggiare del mondo spirituale

 

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Quando stiamo a guardare questo fulmine, ed osserviamo come sia attutito e mite sulla Terra nell’elemento di colore uniforme, abbiamo di fronte a noi questa stessa Terra nel suo carattere di colore.

 

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Guardiamo al cielo ed alle stelle; nelle stelle abbiamo dei punti che, parimenti, ci appaiono giungere dal mondo spirituale, soltanto nella manifestazione durevolmente vivente dell’elemento del fulmine. In tutto ciò, però, l’iniziato vede la manifestazione esteriore che vi sta dietro e dice a sé stesso: Devi propriamente vedere la rosa rossa – ed egli la vede anche quando la sua anima diventa progressivamente più attiva -.

Essa inizia a spruzzare il suo rosso, di sopra e di sotto, come un lampo delicato e mentre la parte anteriore si smussa, il rosso interviene di dietro, nella sfera dei Serafini proprio come tutto il tono interviene nella sfera dei Cherubini e come tutto ciò che noi tastiamo, interviene nella sfera dei Troni. E, quando, si vede la natura attorno a sè, si ha davvero tutto come illusione di fronte a sé nel mondo fisico perché, in verità, sono le opere smorzate di Serafini, Cherubini e Troni.

Miei cari amici, guardiamo nel mondo colorato, e nel modo in cui esso appare, è soltanto l’azione del fulmine ugualmente attutito dei Serafini. Questo, è propriamente ciò che in tempi antichissimi è stato chiamato il carattere della Maja del mondo fisico-sensibile, ma non si sapeva che, in realtà, erano ovunque presenti Serafini, Cherubini e Troni.

 

Procediamo ora nell’iniziazione. Giungiamo a ciò a cui lo scrittore dell’Apocalisse dà la principale importanza. Sì, qui che succede? Qui si distacca il colore dal mondo, si distacca ciò che è a forma di calore, e fanno sempre più la comparsa effetti che sono spirituali e che già diventano simili alle vere configurazioni di ciò che ha la forma del fulmine. Invece di vedere l’irrompere a zig-zag dei fulmini, vediamo per sfondamento, attraverso il tappeto dei sensi ciò che sta dietro questo stesso tappeto dei sensi; dietro vediamo fulmini che corrono delicatamente. Sappiamo che, infine vi abitano quegli esseri che sono i servitori dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni. È simile a ciò che ha tono, è simile all’elemento di calore, è simile a ciò che è calpestabile, tastabile.

 

Così, come si spegne ciò che ci appare infine come il tappeto terreno dei sensi e, da dietro questo mondo appare da tali forme fatte come il fulmine, forma tali figure chiuse in sé stesse dal fuoco astrale, e si diffonde progressivamente sempre di più, e nella stessa misura le stelle cominciano ad irraggiare verso il basso; cosicché seguiamo come fili della luce ciò che esse sono e i raggi stellari, luci si mescolano nelle cose che agiscono elementarmente.

L’elemento terreno si unisce a quello celeste, e noi sappiamo di giungere nella prima condizione del secondo mondo, dove tutto è ancora naturalmente luminoso, dove abbiamo solo il presentimento che dietro ci siano degli esseri. Percepiamo per lo più qualcosa che ha l’essenza degli esseri elementari ma, in un certo senso, vediamo in questi esseri elementari gli organi di azione di esseri forti, importanti ed elevati.

 

Perveniamo, per così dire, nella prima cerchia di Kyriotetes, Dynameis, Exusiai. Esse sono ancora dietro, ma si accostano a questi esseri e percorrendo ulteriormente le vie dell’iniziazione, a poco a poco perveniamo al fatto che questi esseri, Kyriotetes, Dynameis, Exusiai si rivelano progressivamente sempre più nel loro proprio essere.

Ciò è legato al fatto che, l’armonia delle sfere risuonante nel cosmo, fa la sua comparsa ma, i singoli toni, di questa armonia cosmica che ora risuonano e che si riuniscono, nei grandi spazi in armonie e melodie che si formano anche nel tempo soltanto in armonie quando il tempo stesso diventa un’unità, lo scrittore dell’Apocalisse li porta come squilli di tromba in modo tale che

• nei toni delle trombe abbiamo la pura vita della seconda gerarchia,

• mentre la prima gerarchia

sta alla base della vera esperienza sensoria in una potenza proprio grande.

 

Più avanti ci riesce – da questo mondo in cui, desidererei dire tutte le azioni dei sensi sono divenute ondeggianti, grandiose e maestose e con ciò non si pongono soltanto sulle cose e gli avvenimenti del mondo fisico bensì sono la vera espressione dell’essenza che agisce nella seconda gerarchia negli esseri elementari-, ci riesce sempre più, da questo mondo, di pervenire in una terza regione dove non percepiamo più nulla di naturale anche di un naturale disciolto nell’elemento elementare, bensì dove, tutto ciò che vogliamo percepire dobbiamo percepirlo spiritualmente.

Perveniamo in una regione del mondo spirituale di cui dobbiamo dire quanto segue: Mentre attraversiamo ciò che è come le percezioni sensorie della Terra che si dileguano, ma che al contempo si configurano in forme che vengono afferrate alle percezioni sensorie delle stelle che si estendono, ci riesce di riconoscere, come ultimi residui di percezioni sensoria, tutto ciò che agisce nelle Kyriotetes, Exusiai, Dynameis in modo tale che queste entità siano come interiormente legate alla vera sostanzialità della Terra.

 

Invece di alzare lo sguardo nella parvenza dei sensi alle stelle, viviamo nel mondo delle gerarchie. Qui, le gerarchie sono impregnate di ciò che, desidererei chiamare conoscenza dei sensi schizzata e dileguata. Ora raggiungiamo la terza regione, dove non percepiamo con i sensi tutto il terreno, dove dobbiamo percepire il sovrasensibile animico, senza l’impatto dell’elemento sensorio; raggiungiamo la regione del vero mondo spirituale ed infine facciamo la conoscenza di Angeloi, Archangeloi ed Archai. Si può conoscere queste entità nella loro spiritualità e si deve sapere che, quando si dà loro figura, come pittori o come qualcosa di simile, hanno questa figura sensoria solo per il fatto che sono intessuti negli elementi animico-spirituali, nell’entità della terza gerarchia.

Dobbiamo sapere che quando pitturiamo le ali, queste ali sono delle entità della seconda gerarchia che forniscono loro la loro sostanzialità, dobbiamo sapere che, però, ricevono un capo dalla prima gerarchia, che fornisce loro questa configurazione e il di lei contenuto. Dobbiamo soltanto essere coscienti che ciò che è all’interno della terza gerarchia – Angeloi, Archangeloi, Archai – la possiamo vedere solo nello spirito.

 

Ciò che spiego ora, miei cari amici, ha un’importanza storica enormemente grande perché voi, se prendete in mano gli scritti di tempi antichi che trattano di questi mondi spirituali, in maniera per così dire intima, non siete in grado di leggerli senza essere coscienti della circostanza che, vivendo nel mondo spirituale, percepiamo in primo luogo in maniera spirituale, in un certo senso, la gerarchia più bassa, percependo le gerarchie superiori ancora con gli ingredienti del mondo dei sensi. Dovete rendervi conto che, l’antica sapienza iniziatica, che ha descritto ciò in maniera tanto giusta nel modo in cui ora io descrivo a poco a poco, nei tempi della decadenza dello spirituale è pervenuta ad ogni sorta di equivoco. Così fra gli iniziati del medioevo di indole più terrena, troviamo la cosa descritta in modo tale che i Serafini, i Cherubini ed i Troni stiano vicini alla Terra come le gerarchie più basse e che si sale agli Angeli, Arcangeli e forze primordiali attraverso le Dynameis, le Kyriotetes e le Exusiai. Imparate osservando soltanto i libri medioevali, che sono illustrati in tale modo e non verrete a conoscere a fondo e domanderete perché gli Angeli siedono sopra i Serafini.

 

Ciò accade perché allora non si conoscevano più intimamente questi avvenimenti e non li si rappresentava organicamente. Infatti, l’errore nacque quando l’insegnamento originariamente, del tutto puro, si inquinò già durante il tempo della prigionia babilonese degli ebrei, nel periodo precristiano, attraverso il contatto degli stessi ebrei con i babilonesi, ed attraverso la cabala, attraverso la mistica ebrea medioevale; questo errore sull’ordine gerarchico delle gerarchie spirituali si è continuato a diffondere. Se si vuole capire, soprattutto lo sviluppo delle rappresentazioni sullo spirituale, nel percorso di sviluppo umano, si deve essere informati di tali cose e relazionandosi al fatto di rendere comprensibile l’Apocalisse, si è proprio nel posto giusto per parlare di queste stesse cose.

 

Cosi perveniamo nel mondo spirituale. Le prime entità che ci vengono incontro, nel vero spirituale, sono proprio quelle della terza gerarchia. Lo scrittore dell’Apocalisse indica come egli sia intimamente famigliare con tutto ciò perché sempre più il suo sforzo è stato tale, da fare apparire degli Angeli che portano le apparizioni per tutto ciò che ora descrive. La cosa proprio eccezionale è che i territori della Terra possono rispecchiare qualcosa di ciò che gli Angeli portano come richieste delle gerarchie superiori e, in effetti, con questo apparire di Angeli entriamo in un territorio dove davvero scorgiamo come, qui, l’amore divino domina, come l’ingrediente proprio del mondo al quale noi, come uomini, apparteniamo. Poi, in primo luogo, percepiamo come in una certa misura i normali Angeloi, Archangeloi ed Archai sono qualcosa di simile all’incorporazione delle gerarchie superiori.

 

Osservando le mani, le braccia, i piedi, le gambe ed il restante corpo dell’uomo

abbiamo la seguente sensazione: questo è il corpo dell’animico-spirituale -,

• così, salendo nel mondo della terza gerarchia, si riceve la seguente impressione:

questi sono Angeli, ma essi sono come membra, proprio come la corporeità degli spiriti divini superiori;

essi sono la corporeità animico-spirituale.

 

Così si percepisce, miei cari amici, che si è nella pura spiritualità,

però che con questa spiritualità si è nella corporeità di Dio.

Questo è ciò a cui si sale.

 

E ora ci si deve occupare di una tale rappresentazione.

• Questo è un qualcosa che deve fare ogni persona che vuole conoscere l’occultismo

nel modo in cui lo pone alla base la vita spirituale.

• Osservate un uomo sulla Terra nella sua corporeità fisica, miei cari amici,

e non potrete pensare come possibile l’organizzazione come mera costruzione,

cioè come ciò che nell’uomo si verifica nella costruzione come qualcosa che germoglia.

Al contrario, dovete immedesimavi nell’organismo, in processi di demolizione, che portano all’eliminazione.

 

Questa demolizione, che mostra la corporeità in un continuo processo di distruzione, è però adatta – poiché è demolizione nel fisico – ad accogliere lo spirituale, cosicché lo spirito possa poi vivere nei processi fisici di demolizione.

Nell’organismo umano lo spirituale non vive nei processi di costruzione.

Quando l’uomo cresce, quando i fenomeni fisici,

i processi fisici sono in aumento, lo spirituale viene represso, non lo si favorisce.

 

• È proprio una stupida rappresentazione del materialismo il fatto di pensare

che, l’uomo, ha bisogno nel suo cervello di purificare la vita germogliante

e di raffinare la prosecuzione dei fenomeni vitali, di modificarli e che ciò significhi pensare.

Il cervello, rappresentato come una mera continuazione dei fenomeni di digestione,

avrebbe soltanto una vita interiore ottusa e vegetativa.

 

Soltanto mentre si demolisce,

mentre il cervello decade progressivamente e viene, per così dire, bucherellato dagli avvenimenti fisici

fa la sua comparsa lo spirituale in questo stesso cervello.

Lo spirituale trova la sua strada proprio sulla via della demolizione per intervenire creativamente nel fisico.

Ed ora i processi di demolizione sono raccolti dal fisico.

Vedete che, nella crescita viene edificato un ritardare, un impedire di questa stessa crescita.

 

È, desidererei dire, un fenomeno incredibilmente interessante osservare ciò nei particolari. Quando, per esempio, si rivolge lo sguardo spirituale su un fenomeno come questo si può così vedere come, qui, in un povero villaggio, discenda nella vita terrena l’individualità di Fichte, come si incorpori in un corpo fisico: si vede, qui, come il ragazzo cresce, come si frammischino, pezzo a pezzo, nella sua crescita, degli ostacoli nella stessa crescita, qualcosa di troppo forte rispetto la normalità; non è molto, è straordinariamente poco, ma è così. Qui il Fichte ragazzo cresce, diviene progressivamente sempre più grande, ma potrebbe crescere più veloce se qualcosa di minuscolo non trattenesse questa crescita. In questo trattenimento della crescita di Fichte – a lui accadde che per tutta la vita rimase piccolo – si sviluppò questo particolare modo della sua disposizione filosofica.

 

Qui, lo spirituale entrò in azione all’interno del fisico. Così, nella demolizione, si deve vedere qualcosa che tocca qualcuno non soltanto in maniera antipatica, bensì, qualcosa che tocca qualcuno in maniera simpatica, qualcosa di cui ci si consola, qualcosa che può venire considerato con amore, perché, oltre alla vita crescente e germogliante vi deve essere qualcosa che rappresenta gli impedimenti.

 

Se, ora, viene percepito come questo mondo degli Angeloi, Archangeloi e Archai sia propriamente la corporeità dello spirito divino, e, qui, si veda questo tessere, vivere, essere attivo, fare e lavorare, dei suddetti Angeloi, Archageloi ed Archai, come, qui, il mondo venga intessuto, come il singolo uomo assistito nel suo animico dal suo Angelos, come i diversi gruppi di uomini vengano spinti avanti dagli Archangeloi e le correnti cosmiche degli eventi vengano spinte avanti, da epoca a epoca, dagli Archai, e se si prende tutto questo tessere di questa meravigliosa veste che qui viene tessuta – cosa che già è stata espressa nella saga di Proserpina della Grecia -, se si prende questa veste intera del mondo, allora scorre dentro come il sangue rosso nel corpo, l’amore divino.

 

Si configura, però, come aggiunta necessaria la corrente della collera divina, che si forma sempre da tutto ciò che sono gli impedimenti in ciò che accade nel mondo, agiscono gli esseri che, veramente sentono moralmente che devono porsi in accordo con il loro elemento morale, con il corso del mondo e vediamo, in un certo senso, nell’amore divino, la corporeità divina nel suo germogliare, vediamo in relazione con le deboli creature che, però, caratterizzano le strade in cui gli Dei voglio condurre il mondo, vediamo in ciò che proviene dalle deboli creature quanto segue: Questo amore spirituale dello spirito divino, impone qualcosa di simile ai prodotti di secrezione nel corpo fisico umano; ciò che nell’uomo si secerne nelle ghiandole, si secerne qui.

 

Appaiono i centri di secrezione, come le divine coppe dell’ira che sono inserite nel corso del cosmo. Riconosciamo il collegamento proprio all’interno di questi tre mondi, fra amore divino e collera divina ed interiormente riceviamo la rappresentazione che richiede rispetto: Si, ma che accade dopo mentre si riversano le coppe dell’ira?

Qui, entità divino-spirituali, pensano a come portare avanti i vivaci misfatti delle deboli creature, come portare avanti il continuo incedere del cosmo contro gli ostacoli, e come trasformare questi ostacoli in veicoli degli eventi pieni di spiriti che conducono in avanti, affinché l’uomo nel suo essere in demolizione afferri la possibilità, non soltanto vegetando fisicamente, bensì di progredire nel corpo nell’anima e nello spirito.

 

Lo scrittore dell’Apocalisse rappresenta tutto ciò, del tutto conformemente alle vie dell’iniziazione. È un grandioso vivere all’interno nell’incedere del cosmo attraverso l’Apocalisse fin dentro i concreti accadimenti fisici come abbiamo visto ieri e già prima. È al tempo stesso un vivere all’interno grandioso nelle vie dell’iniziazione.

Considerando così l’Apocalisse, essa diviene allora, dapprima qualcosa che, in un certo contesto, ci rende veggenti per l’incedere del cosmo, in modo tale che vediamo, all’interno di ciò che abbiamo bisogno per il futuro e possiamo raccogliere nelle nostre rappresentazioni.

Dopo, diviene anche un libro di meditazione; è da usare in maniera meravigliosa come libro da meditazione; in un certo contesto, è proprio grandioso.

 

Quando, nell’Apocalisse, pervenite ad un punto

che offre qualcosa di paradossale per il rappresentare, per il concepire,

allora smettete di pensare, e cominciate a meditare;

questo, è sempre un punto in cui voi potete divenire più spirituali

raccogliendo e lavorando poi interiormente ciò che non potete più concepire intellettualmente.

 

Se, per esempio, compare una frase dove si parla dell’apparire di un’ulcera maligna (Apocalisse 16,2), allora l’intellettuale dice naturalmente quanto segue: Le ulcere vi posso essere soltanto negli uomini e negli animali. Cosa deve significare ciò? Questo è, così, un quadro poetico – Lo si ignora subito. Però non è così. Lo scrittore dell’Apocalisse utilizza il vocabolo ulcera perché sa che il reale nel microcosmo è anche giustificato a venire rappresentato nel macrocosmo. Vi verrà subito in mente come ciò che è ulcera ha a che fare con la secrezione, porta alle funzioni della collera divina. Proprio gli apparenti paradossi dell’Apocalisse conducono a fare trapassare, in un procedere spirituale, ciò che l’uomo di oggi a cui l’uomo d’oggi è avvezzo, il procedere meramente intellettualistico della sua vita animica.

 

Perveniamo qui ad un punto in cui è necessario vedere le cose, proprio nell’agire sacerdotale, in maniera chiara e giusta. Gli uomini sentono che, il tempo, odierno intellettualizza del tutto l’anima, perciò si formano le seguenti reazioni: Desiderano avere sentimento ed emozione, lo scorgono in ogni campo. Vedete, soltanto, come le confessioni religiose protestano di fronte all’intellettualismo generale.

Non vogliono più predicare in forme intellettuali le verità sulla salvezza, vogliono rappresentarle a partire dal sentimento, dall’irrazionale. Alla base di ciò sta certamente una nostalgia giustificata, ma se si percorre ciò soltanto su questi binari ciò conduce proprio a perdere, con il mero voler sentire, il contenuto religioso, e soprattutto la religiosità.

 

Così accade anche nella pedagogia, che ha già percorso un cammino proprio degno di nota, che il sacerdozio dovrebbe proprio osservare. La pedagogia è fuoriuscita dalla vita istintiva, essa ha agito al meglio laddove, soprattutto, non si è pensato pedagogicamente bensì si è fatto ciò che ha introdotto l’istinto. Nei tempi antichi non si spingeva la pedagogia bensì si è fatto ciò che ha indotto l’istinto. Solo da quando si è disimparata l’educazione istintiva, si parla molto di pedagogia e nel nostro grande parlare di ciò, vi è la dimostrazione che siamo i peggiori pedagoghi dell’intera evoluzione.

 

Gli uomini cominciano per lo più a parlare di una cosa quando, non la possiedono più. Così, si cominciò a parlare della transustanziazione quando questa, ed il suo segreto, non vennero più compresi. Quando si vuole prendere in considerazione i contenuti intellettuali di discussione preferiti da una corrente di un periodo in ciò che qui si esprime ci si deve chiedere: Cosa manca di originale a questi uomini? Al tempo in cui la questione dei lavoratori veniva discussa in maniera particolarmente forte questa stessa discussione significava che, di questa questione, se ne capiva quanto meno possibile. Ciò, naturalmente progredì, molto più avanti, al tempo in cui la scrittura è pervenuta all’umanità e sempre più quando l’uso di questa si è trasformato nella stampa. Fu il periodo in cui gli uomini capirono sempre meno la scrittura divina che parla dalle stelle, dal Sole e dal vento.

 

Quando coloro che partecipavano all’antica tavola rotonda di Artù potevano ancora leggere nel mare spumeggiante nel movimento delle onde che si infrangeva sugli scogli del continente, nel mescolarsi con ciò che nell’ondeggiare spumeggiante si unisce con le onde d’aria sature di luce, in questo tempo in cui tutto ciò poteva venire letto come chiara scrittura, non vi era la più piccola necessità di prendere come aiuto nessun testo fissato. In fin dei conti accade che, dalla lucentezza del visibile, si deve chiudere sull’ardore dell’invisibile, dello spirituale e poi, quando nel tempo lo spirituale entra particolarmente alla superficie, per percepire come si ritira il simbolismo esteriore fisico-sensibile.

 

Qui, poniamo l’attenzione al fatto che non dobbiamo reagire con una negazione all’intellettualismo, con una vita di sentimento scura, nebulosa, bensì che innalziamo questa vita di sentimento quando facciamo adattare ciò che è intellettuale nella metamorfosi dello spirituale. Troveremo poi, che questa vita di sentimento si può davvero nobilitare, con il contenuto spirituale di rivelazioni che sono obiettive e non più soggettive.

 

 

By | 2018-10-14T15:53:40+02:00 Ottobre 14th, 2018|DELL'INIZIAZIONE|Commenti disabilitati su L’APOCALISSE COME LIBRO DI INIZIAZIONE