L’EFFETTO DEL GOLGOTA SULL’AL DI LÀ

L’effetto del Golgota sull’al di là

O.O. 107 – Antropologia Scientifico-Spirituale Vol. I – 23.10.1908


 

Come si presenta l’evento del Golgota

se lo consideriamo nella prospettiva dell’al di là?

 

Troveremo la risposta a questa domanda se, nel considerare l’evoluzione nell’al di là, ne cogliamo proprio il momento che corrispose alla massima affermazione degli uomini sul piano fisico, al più deciso sviluppo della coscienza della personalità. È il momento dell’età greco-romana. Ed è anche il momento della comparsa del Cristo Gesù sulla Terra: da un lato, la più intensa coscienza della personalità, la più intensa gioia per il mondo sensibile; dall’altro, il richiamo più forte e più veemente, nell’evento del Golgota, al mondo al di là, e insieme l’azione più grandiosa, l’azione per cui la morte viene superata dalla vita che si configura nel medesimo evento. Fra questi due ordini di cose c’è un’assoluta coincidenza, se guardiamo al mondo fisico. Nell’età greca regnano in effetti una grande gioia e una spiccata simpatia per l’esistenza esteriore. Solo degli uomini come i Greci potevano creare quei templi meravigliosi nei quali, come vi è stato illustrato, dimoravano gli dèi in persona.

Solo questi uomini, che stavano così nel mondo fisico, potevano creare quei capolavori di scultura dai quali traspare un così prodigioso connubio di spirito e materia. Tutto ciò richiedeva gioia e simpatia per il piano fisico.

 

Un simile atteggiamento si è sviluppato solo a poco a poco, e possiamo percepire il moto stesso di avanzamento della storia se confrontiamo questa apertura dei Greci al mondo fisico con la sublime concezione del mondo che gli uomini della prima civiltà postatlantica avevano appresa dai loro sacri Rishi: questi uomini non avevano alcun interesse per il mondo fisico, si sentivano a casa propria nel mondo spirituale, guardavano ancora con senso di beatitudine lassù, al mondo dello spirito, e cercavano di raggiungerlo in base agli insegnamenti e agli esercizi che venivano loro proposti dai sacri Rishi. Tra questo rifiuto della gioia dei sensi e il massimo di gioia per il mondo sensibile espresso dall’età greco-romana si estende un lungo tratto di storia umana, che giunge fino al momento in cui, fra lo spirito e il mondo sensibile, si è attuato quel connubio nel quale l’uno e l’altro hanno ottenuto giustizia.

 

Qual era però, nel mondo spirituale, il rovescio di questa conquista del piano fisico propria dell’età greco-romana? Chi è capace di guardare dentro il mondo spirituale sa che quello che i poeti greci dicevano degli uomini migliori della loro civiltà non è frutto di invenzione, ma poggia in effetti su un fondamento di verità. Coloro che si sentivano pienamente inseriti nel mondo fisico, oggetto di tutte le loro simpatie, come si sentivano invece nel mondo spirituale? Corrispondono perfettamente al vero le parole che vengono messe in bocca a uno di loro: «Meglio essere un mendicante sulla Terra che un sovrano nel regno delle ombre!»

 

Giusto in quest’epoca si instaurò, fra la morte e la nuova nascita, lo stato di coscienza più torpido, più povero di intensità. Con tutta la sua simpatia per il mondo fisico, l’uomo non comprendeva l’esistenza nel mondo al di là. Gli sembrava di avervi perduto tutto, e il mondo spirituale gli appariva senza valore. Nella stessa misura in cui cresceva la simpatia per il mondo fisico, nell’al di là, nel mondo spirituale, gli eroi greci si sentivano persi. Un Agamennone, un Achille, vi si sentivano come esseri svuotati, si sentivano un nulla in questo mondo di ombre. Vero è che a tratti – giacché il legame con il mondo spirituale non è mai andato perduto del tutto – anche questi uomini potevano convivere con le entità e le attività spirituali. Ma lo stato di coscienza cui abbiamo or ora accennato era comunque presente. Abbiamo dunque una storia del mondo al di là che è storia di declino, così come, per il mondo al di qua, abbiamo invece una storia di ascesa.

 

Quelli che abbiamo chiamato messaggeri di Dio, o dello spirito, hanno sempre avuto la possibilità di passare da una parte all’altra, da un mondo all’altro. Cerchiamo allora di vedere finalmente chi fossero questi messaggeri dello spirito per gli uomini del piano fisico, nei tempi precristiani. Erano coloro che, sulla base delle proprie esperienze nel mondo spirituale, potevano dire agli uomini dei tempi antichi come stessero veramente le cose in quel mondo. Certamente avvertivano, nell’al di là, lo spegnersi della coscienza degli uomini della Terra, del mondo fisico, ma sperimentavano in compenso il mondo spirituale nella sua totalità e nella pienezza del suo splendore. E, agli uomini della Terra, potevano riferire dell’esistenza di questo mondo spirituale, e potevano dir loro come si presentasse. Potevano renderne testimonianza.

 

La cosa aveva un’importanza del tutto particolare in quei tempi, nei quali gli uomini che vivevano sul piano fisico vi si addentravano sempre di più con i loro interessi. E quanto più gli uomini procedevano nella conquista della Terra, quanto più si radicavano la gioia e la simpatia nei riguardi del mondo fisico, tanto più insistentemente i messaggeri di Dio dovevano a loro volta porre l’accento sull’esistenza del mondo spirituale. Le loro parole potevano suonare così: “Della Terra, voi sapete questo e quest’altro. Esiste però anche un mondo spirituale. E, del mondo spirituale, c’è questo e quest’altro che ancora dovete sapere!”

 

In breve, i messaggeri di Dio hanno reso manifesto agli uomini l’intero quadro del mondo spirituale. Nell’ambito delle più svariate religioni gli uomini ne erano già a conoscenza. Ma, ogni volta che i messaggeri di Dio ripassavano per così dire di qua dopo la loro iniziazione, o dopo una visita nel mondo spirituale, potevano riportare da quel mondo fattori di ristoro e di elevazione per il mondo fisico, che diventava sempre più attraente per la vita sul piano fisico; potevano riportare qualcosa dei tesori del mondo spirituale. Introducevano allora nella vita fìsica i frutti della vita spirituale. E accadeva sempre che, grazie a quello che ricevevano dai messaggeri di Dio, gli uomini venissero introdotti nello spirito. Il mondo della realtà fisica, l’al di qua, ha tratto profitto dai messaggeri di Dio e dai loro messaggi.

 

Per il mondo al di là, l’azione dei messaggeri di Dio non poteva risultare altrettanto fruttuosa. Ve ne renderete perfettamente conto pensando che quando l’iniziato, il messaggero di Dio, passa nel mondo al di là, gli esseri di quel mondo gli sono compagni proprio allo stesso modo che gli esseri del mondo fisico. A loro, egli può parlare, e può dar conto di ciò che avviene nel mondo fisico. Ma, quanto più ci avviciniamo al periodo greco-romano, tanto meno l’iniziato era in grado, passando dalla Terra all’al di là, di offrire contributi preziosi alle anime dell’al di là. Queste infatti pativano troppo la perdita di ciò cui si erano attaccate nel mondo fisico. In quello che gli iniziati potevano riferire non c’era più nulla che avesse valore, per loro.

 

Nei tempi precristiani, dunque, ciò che gli iniziati riportavano nei loro messaggi agli uomini del mondo fisico era sommamente fruttuoso, ed era viceversa infruttuoso, per il mondo spirituale, quello ch’essi potevano riportare ai defunti dal mondo fisico. Tanto era efficace il messaggio che il Buddha, Ermete, Zarathustra portavano agli uomini del mondo fisico, tanto era esiguo il risultato che essi potevano conseguire dall’altra parte. Difficilmente, infatti, potevano riportare nell’al di là messaggi capaci di un effetto gioioso e vivificante.

 

Mettiamo adesso a confronto quel che è avvenuto per l’al di là grazie al Cristo, quel che è successo per l’al di là proprio nell’epoca, diciamo così, della più profonda decadenza, quale sappiamo essere stata, ripercorrendo la storia occulta, l’età greco-romana, mettiamolo a confronto, dunque, con ciò che accadeva prima per opera degli iniziati.

 

Noi sappiamo ciò che l’evento del Golgota significa per la storia terrena.

Sappiamo che è la vittoria ottenuta sulla morte terrena dalla vita dello spirito,

il completo superamento della morte attraverso l’evoluzione della Terra.

 

Anche se oggi non possiamo addentrarci in tutto ciò che l’evento del Golgota significa, possiamo comunque riassumerlo in due parole: è la reale dimostrazione, definitiva e inoppugnabile, che la vita sconfigge la morte. Giacché sul Golgota la vita ha sconfitto la morte, lo spirito ha posto il seme per la vittoria definitiva sulla materia!

 

Quello che viene narrato nel Vangelo circa la visita del Cristo agli inferi dopo l’evento del Golgota, circa la sua visita ai morti, non è una leggenda né un simbolo. L’indagine occulta mostra che è una verità. Come è vero che il Cristo ha camminato fra gli uomini, negli ultimi tre anni della vita di Gesù, così è altrettanto vero che i morti hanno potuto gioire della sua visita. Egli è apparso ai morti, alle anime dei defunti, immediatamente dopo l’evento del Golgota. È una verità occulta. E, adesso, il Cristo poteva dir loro che dall’altra parte, nel mondo fisico, lo spirito aveva riportato inoppugnabilmente la vittoria sulla materia! Per le anime dei defunti, nel mondo al di là, era una vampa di luce, che irrompeva con la forza di una scossa elettrica spirituale e ridestava la spenta coscienza dell’al di là dell’epoca greco-romana, aprendo una fase totalmente nuova per l’esistenza degli uomini fra la morte e una nuova nascita. La coscienza dell’uomo fra morte e nuova nascita si fece, da quel momento in poi, sempre più chiara.

 

Nel tracciare un quadro della storia, dunque, noi possiamo integrare i dati relativi alle condizioni del presente con quanto abbiamo da dire sul kamaloca e sulla vita nel devacian, e dobbiamo mettere in evidenza il fatto che,

con la comparsa del Cristo sulla Terra,

comincia per l’al di là una fase del tutto nuova,

cioè che il frutto di quanto il Cristo ha compiuto per l’evoluzione della Terra si traduce in un radicale cambiamento della vita nell’al di là.

 

La visita del Cristo nell’al di là ha un immane significato, quello di una rigenerazione della vita nell’al di là fra morte e nuova nascita. I defunti, che nel momento cruciale rappresentato dall’età greco-romana si sentivano come ombre, a dispetto di tutta la gioia per il mondo fisico, tanto da preferire di essere mendicanti sulla Terra piuttosto che sovrani nel regno delle ombre, hanno cominciato, da allora in poi, a sentirsi sempre più a casa propria nell’al di là. Ciò che è avvenuto, da allora, è che gli uomini si sono sempre più familiarizzati con il mondo spirituale, e perciò si è aperto, in questo stesso mondo, un periodo di ascesa, un periodo di rigoglio.

 

Così, abbiamo considerato per una volta l’evento del Golgota – sia pure solo sommariamente – dal punto di vista del mondo al di là, e abbiamo rilevato nel medesimo tempo che anche per il mondo spirituale esiste una storia, proprio come esiste una storia per il mondo fisico. E solo investigando queste correlazioni, queste correlazioni reali fra il mondo fisico e il mondo spirituale, metteremo a frutto la conoscenza di un mondo per la conoscenza dell’altro, nell’ambito della vita umana. Non finiremo mai di scoprire quanto possiamo avvantaggiarci nell’osservazione della vita degli uomini, della loro vita sulla Terra, se abbiamo presenti le vere caratteristiche del mondo spirituale.

 

 

By | 2018-08-05T11:13:37+02:00 Agosto 5th, 2018|MISTERO DEL GOLGOTA|Commenti disabilitati su L’EFFETTO DEL GOLGOTA SULL’AL DI LÀ