L’EPOCA DI MICHELE.

L’epoca di Michele.

O.O. 240 – Nessi karmici Vol. VI – 19.06.1924


 

Sommario: L’evoluzione delle entità spirituali legate all’uomo. L’epoca di Michele. Intellettualità cosmica e pensiero individuale. L’intelligenza discesa dal Sole. Arabismo e scienza. Harun al Rascid e Bacone. La scuola di Chartres e la Scolastica. La preparazione nel mondo spirituale per la spiritualizzazione dell’intelligenza discesa sulla Terra. L’opposizione delle potenze arimaniche.

 

Tutto quanto nell’attuale momento evolutivo dell’umanità si dovrà fare in preparazione di eventi spirituali del prossimo e del lontano futuro, è in relazione con quello che spesso per i nostri amici antroposofi chiamo l’evento di Michele, e vorrei proprio oggi parlarne riguardo ad alcuni aspetti che si riferiscono al movimento antroposofico.

 

Se vogliamo parlare di un fenomeno come quello dell’evento di Michele, dobbiamo assolutamente partire dall’idea che il mondo si costruisce per così dire “a tappe”. Considerando solo le forze dell’evoluzione universale che sono rilevabili dall’uomo durante la sua vita terrena tra nascita e morte, vediamo come l’umanità si sia sviluppata sulla Terra, come antichi popoli siano derivati da altri ancora più antichi, come dall’elemento orientale, dalla popolazione indiana, persiana, egizio-caldaica sia risultata quella greco-romana, dalla quale è derivato il medioevo, e come infine sia sorto il nostro evo moderno, con tutti i suoi disordini, ma anche con tutto il suo grande contributo tecnico. Ma tanto “al di sotto” come potremmo dire quanto “al di sopra” di questo piano evolutivo dei popoli che abbracciamo con lo sguardo, scorgiamo altre evoluzioni compiute non da uomini, ma da entità spirituali che sono in una certa relazione con l’evoluzione dell’umanità.

 

Direttamente legato all’evoluzione del singolo uomo è il regno degli Angeli, secondo la denominazione cristiana, che comprende le entità che guidano il singolo individuo, in quanto gli occorra una tale guida, di vita terrena in vita terrena; essi sono i protettori dell’uomo, ovunque gli occorra una tale protezione. Sono dunque collegati direttamente, anche se in modo soprasensibile per occhi terrestri, con l’evoluzione dell’umanità.

 

Nel regno spirituale confinante sviluppano la loro attività le entità che indichiamo come gerarchia degli Arcangeli; essi hanno molto a che fare con quanto si svolge nell’evoluzione dell’umanità, non per il singolo, ma per gruppi di uomini. Ciò avviene ad esempio, come ho spesso detto in conferenze antroposofiche, per i popoli che sono retti da esseri arcangelici. Avviene anche che determinate epoche nell’evoluzione terrestre ricevano l’impulso di certe entità arcangeliche. Per esempio, nei tre secoli precedenti l’ultimo terzo del secolo scorso cioè nel diciannovesimo, diciottesimo, diciassettesimo e parte del sedicesimo, possiamo pensare il mondo civile sotto la signoria dell’essere arcangelico che, dai cristiani che sanno parlare di tali argomenti, viene chiamato Gabriele. Così quel periodo è l’età di Gabriele.

 

Questo periodo di Gabriele ha un grande significato per tutta l’evoluzione moderna dell’umanità, poiché in sostanza, a partire dal mistero del Golgota, gli uomini sperimentavano in Terra che l’alto essere solare del Cristo era disceso dal Sole sulla Terra attraverso il mistero del Golgota, aveva preso corpo in Gesù e si era congiunto al destino della Terra. Ma mentre l’essere del Cristo era rimasto congiunto così con la Terra, l’impulso del Cristo — attraverso tutta la serie delle signorie di Arcangeli, dal mistero del Golgota fino alla signoria di Gabriele — non aveva potuto in sostanza ancora afferrare l’elemento interiore fisico ed eterico dell’umanità; ciò fu possibile soltanto per l’impulso di Gabriele che si insediò circa tre secoli prima dell’ultimo terzo del secolo scorso.

Così soltanto da allora l’umanità, anche se fino ad oggi non lo ha fatto, può essere compenetrata interiormente dall’impulso del Cristo già mediante le forze ereditarie. Infatti Gabriele governa nell’umanità tutte le forze fisiche dell’ereditarietà. Egli è in effetti lo spirito soprasensibile collegato con la sequenza delle generazioni; è, si può dire, il grande e universale spirito protettore delle madri, in quanto esse mettono al mondo i figli dell’uomo. Gabriele ha a che fare con le nascite, con lo sviluppo embrionale dell’uomo. Le forze di Gabriele sono in tutto quanto è spiritualmente alla base della riproduzione fisica; così in realtà soltanto a partire dall’ultima signoria di Gabriele la riproduzione fisica dell’umanità sulla Terra è in relazione con l’impulso del Cristo.

 

Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso iniziò poi la signoria di Michele, del tutto diversa da quella di Gabriele. Mentre nei tre secoli precedenti la signoria dell’Arcangelo si estrinsecò negli impulsi spirituali dell’elemento fisico, si deve vedere, in tutto quanto si diffonde da allora con la signoria di Michele, l’azione dell’Arcangelo che riguarda di preferenza le qualità spirituali e razionali dell’umanità, tutto quanto concerne lo sviluppo spirituale e razionale dell’umanità e la cultura spirituale.

Considerando le connessioni terrene dell’umanità, è di importanza grandissima che la signoria di Gabriele, che si può dire afferri nello spirito soprattutto l’elemento fisico, sia sempre rilevata dalla signoria di Michele che in effetti ha a che fare con tutta la cosiddetta spiritualità nella civiltà. Se dunque cerchiamo la divinità arcangelica protettrice della riproduzione fisica, alziamo lo sguardo verso l’arcangelo Gabriele; se invece alziamo lo sguardo verso lo spirito che nel corso della civiltà ha a che fare con lo sviluppo delle scienze, delle arti e di altro, guardiamo allora all’essere arcangelico che secondo l’uso cristiano è indicato col nome di Michele.

 

Nelle civiltà che sono determinanti nelle varie età, si seguono sempre una dopo l’altra sette signorie arcangeliche, e così la signoria di Michele fu preceduta da sei altre signorie arcangeliche. Se le percorriamo a ritroso, partendo da Gabriele, giungiamo a un’età nella quale fu di nuovo Michele a esercitare il suo influsso sulla Terra. Così ognuna delle signorie arcangeliche è la ripetizione di una simile precedente signoria arcangelica, e in questo progresso avviene nel contempo l’evoluzione dell’Arcangelo stesso. Dopo un certo tempo, dopo circa due millenni, ritorna sempre il medesimo Arcangelo alla guida della civiltà determinante.

Queste signorie, che ogni volta durano un po’ più di trecento anni, si differenziano nella loro essenza una dall’altra, non sempre così nettamente come quella di Michele da quella di Gabriele, ma si differenziano tuttavia molto una dall’altra. Possiamo affermare che sempre, quando domina Gabriele, si prepara per il tempo successivo un’età che divide i popoli uno dall’altro differenziandoli, un tempo in cui i popoli diventano più nazionalisti.

 

Possiamo quindi chiedere: come mai oggi, ad epoca micheliana già iniziata, vi è sulla Terra un così forte elemento nazionalistico? Esso si è preparato spiritualmente da lungo tempo, poi continua a operare, diminuisce, e se ne avvertono ancora a lungo gli effetti successivi spesso peggiori che nella sua epoca. Infatti solo a poco a poco l’impulso di Michele si sostituisce ai residui rimasti in buona parte dalla signoria di Gabriele. Ma sempre, quando inizia l’epoca di Michele, comincia a manifestarsi nell’umanità sulla Terra l’aspirazione a superare tutte le differenze etniche, per diffondere sui diversi popoli che abitano la Terra in quel tempo la più alta civiltà, il massimo contenuto spirituale formatosi in una determinata epoca.

 

La signoria di Michele determina sempre il sopravvento di un principio cosmopolitico, determina sempre il diffondersi di un’alta spiritualità sulla Terra fra i popoli che ne siano ricettivi indifferentemente dalla loro lingua. Tra i sette Arcangeli che inviano i loro impulsi per l’evoluzione dell’umanità, Michele è sempre quello che dà all’umanità l’impulso al cosmopolitismo, e nello stesso tempo diffonde tra gli uomini tale impulso, il più prezioso che ci possa essere in un’epoca.

 

Se ora risaliamo a ritroso l’evoluzione dell’umanità e ci domandiamo quale sia stato l’ultimo periodo di Michele che precedette il nostro, giungiamo al tempo che si concluse nelle azioni cosmopolitiche avvenute sulla base della migliore vita spirituale greca di allora, nelle spedizioni di Alessandro in Asia. Vediamo come sulla base dell’antica evoluzione della civiltà si sviluppasse l’impulso a trasferire i valori spirituali raggiunti in Grecia, nella piccola Grecia, ai popoli orientali, all’Egitto, a diffonderli in maniera cosmopolitica tra tutti i popoli che fossero accessibili a tanto. Avvenne il fatto importantissimo che in quell’epoca micheliana si effettuasse la diffusione cosmopolitica di quanto, attraverso la Grecia, era stato raggiunto dall’umanità. Nel fiorire della città di Alessandria nell’Africa settentrionale, si ha in un certo senso il coronamento di quel periodo micheliano.

 

Quello fu dunque il periodo micheliano precedente l’attuale; poi seguirono le signorie degli altri sei Arcangeli, e nell’ultimo terzo del secolo scorso, alla fine degli anni Settanta, ricominciò un nuovo periodo micheliano. Non ci fu però mai in tutta l’evoluzione della Terra una differenza tanto grande tra due susseguenti periodi di Michele, come tra quello del tempo di Alessandro e quello in cui viviamo ora a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Tra questi due tempi di Michele cade infatti l’evento che conferisce il suo senso all’evoluzione della Terra: il mistero del Golgota!

 

Dobbiamo pensare ora a che cosa Michele in effetti amministri nel complesso del cosmo spirituale: amministra ciò che è si spirituale, ma che poi culmina nella comprensione intellettuale da parte dell’uomo. Michele non è lo spirito che coltiva l’intellettualità; però tutta la spiritualità che egli dà viene resa evidente all’umanità in forma di idee e di pensieri tali che afferrino lo spirito. Michele vuole che l’uomo sia un essere libero, che riconosca nelle sue idee e nei suoi concetti la rivelazione che gli proviene dai mondi spirituali.

 

Consideriamo ora l’epoca di Michele, quella dei tempi di Alessandro. Ho detto spesso che oggi gli uomini sono molto, molto intelligenti, cioè hanno concetti, idee, rappresentazioni, sono intellettualistici, hanno conquistato un’intellettualità autonoma. Ma anche al tempo di Alessandro la gente era intelligente, solo che se si fosse allora domandato da dove ricevevano i concetti e le idee non avrebbero risposto che li avevano conquistati da loro stessi. Essi accoglievano cioè le rivelazioni spirituali, e insieme ad esse le idee. Così non si consideravano le idee come qualcosa che uno si configuri da se stesso, ma come qualcosa che si rivela agli uomini con la spiritualità.

 

Era questa intellettualità celeste, al contrario dell’attuale terrestre, che al tempo di Alessandro veniva amministrata da Michele. Tra gli Arcangeli che abitano il Sole era il più eminente. Era lo spirito che dal Sole inviava sulla Terra non solo i raggi solari fisico-eterici, ma per mezzo di essi anche l’intellettualità ispiratrice. Allora gli uomini sapevano infatti che la forza d’intelligenza che sviluppavano sulla Terra era un dono del cielo, un dono del Sole, inviato dal Sole in Terra. E lo spirito che operava direttamente, che inviava in modo spirituale l’intellettualità sulla Terra, era proprio Michele! Era una meravigliosa dottrina iniziatica esistente anche negli antichi misteri solari: Michele dimora sul Sole, ove amministra l’intelligenza cosmica, e questa ispira gli uomini, come dono di Michele.

 

Ora però sopravvenne l’epoca in cui sempre più si doveva preparare il talento umano atto allo sviluppo dell’intelletto per forza propria dell’anima; non ricevere solo la rivelazione dell’intelligenza dal cosmo, ma divenire intelligenti per forza propria. Ciò venne preparato con l’aristotelismo, la particolare concezione filosofica del mondo, sorta al crepuscolo della grecità, che poi diede l’impulso alle spedizioni di Alessandro in Asia e in Africa.

 

Nell’aristotelismo vi era il distacco, il liberarsi dell’intelligenza terrestre da quella cosmica. In quella che più tardi si chiamò la logica di Aristotele vi era l’enucleazione di una struttura di pensiero che divenne poi l’intelligenza umana in tutti i secoli seguenti. Va considerata, come ultima azione derivante allora dagli impulsi di Michele, la fondazione dell’intelligenza umana terrestre e mediante le spedizioni di Alessandro l’inserimento della civiltà greca nei popoli allora disposti al cosmopolitismo; e fu un’azione unitaria.

Poi all’epoca di Michele subentrò quella di Orifiele: divenne dominante l’arcangelo Orifiele.

Avvenne il mistero del Golgota.

 

Le anime umane che nell’epoca alessandrina avevano coscientemente collaborato sotto la signoria di Michele alle gesta di cui ho appena parlato, al principio dell’epoca cristiana erano all’interno del Sole, schierate attorno all’arcangelo Michele, che aveva allora consegnato a Orifiele la signoria sulla Terra e che, nella sfera solare con quelle anime umane al suo servizio, collaborò all’allontanarsi del Cristo dal Sole.

È un evento che dobbiamo considerare: nelle anime umane che sono collegate al movimento antroposofico, è presente la visione che fa dire loro: fummo riunite a Michele sul Sole mentre il Cristo, che fino allora aveva inviato dal Sole i suoi impulsi verso la Terra, se ne andava dal Sole per congiungersi con l’evoluzione della Terra! Si pensi solo a questo importante evento cosmico-sopraterreno, alla speciale visione che ebbero le anime umane allora schierate al servizio degli Angeli attorno a Michele, dopo che ebbe terminata la sua signoria sulla Terra; nella regione del Sole quelle anime assistettero a come il Cristo abbandonò il Sole per legare il suo destino con quello dell’umanità terrestre. “Egli se ne va!” fu quella la grande esperienza.

 

Veramente le anime umane non ricevono le loro direttive solamente sulla Terra, ma le ricevono anche nella vita tra morte e rinascita; così fu anzitutto per le anime che erano vissute all’epoca di Alessandro. Un grande e possente impulso partì dal momento cosmico della storia universale nel quale quelle anime videro il Cristo allontanarsi dal Sole. Per loro fu chiaro che ora l’intelligenza cosmica trapassava a poco a poco dal cosmo alla Terra. Michele e quelli che lo attorniavano videro come tutta l’intelligenza che prima fluiva dal cosmo a poco a poco scendeva sulla Terra.

Michele con i suoi (che fossero nel mondo spirituale oppure incarnati per una breve vita terrena) vedevano come nell’ambito della Terra, a partire dall’ottavo secolo dopo Cristo, irraggiasse la vita intelligente, e sapevano che qui l’intelligenza si sarebbe sviluppata ulteriormente. Si poteva osservare che sulla Terra comparivano i primi pensatori; gli altri, le precedenti grandi personalità, avevano pensieri ispirati. Pensatori autonomi comparvero solo a partire dall’ottavo secolo. Entro il coro arcangelico nella regione solare, risuonava dalla entità di Michele il detto possente: “La forza del mio regno che da qui era da me gestita non è più qui; deve continuare a fluire sulla Terra”.

 

A partire dall’ottavo secolo questo era l’aspetto della Terra visto dal Sole, e il grande segreto era che le forze che erano state soprattutto di Michele erano discese dal cielo in Terra. Era questo anche il grande segreto che nelle scuole di cui ho parlato ieri, ad esempio dell’alta scuola di Chartres, era stato comunicato ad alcuni iniziati. Si potrebbe dire che prima, volendo sapere che cos’era l’intelligenza, si doveva guardare attraverso i misteri in alto verso il Sole. Allora l’intelligenza sulla Terra non era ancora tanto visibile, ma cominciava ad esser noto che vi erano uomini che avevano un proprio pensiero e una propria intelligenza.

Uno tra quelli che nell’ambito della civiltà europea avevano generato nella loro anima le prime scintille di un pensiero autonomo viene da me spesso citato: Scoto Eriugena. Ma lo precedettero anche altri che avevano un pensiero proprio e non più un pensiero ispirato, rivelato dall’alto. E sempre più si propagò il pensiero autonomo.

 

Nell’evoluzione terrena vi fu una possibilità di porre il pensiero autonomo a uno speciale servizio. Si pensi infatti che il pensiero autonomo era la somma degli impulsi discesi dalla regione di Michele, cioè dal cielo, sulla Terra. Michele stesso era chiamato a far progredire ulteriormente sulla Terra l’intelligenza terrena, ma non era ancora presente; doveva giungere solo nel 1879. Il pensiero terrestre iniziò a svilupparsi sulla Terra quando Michele non poteva ancora esercitare il dominio su di esso; non poteva ancora dare impulsi ai pensatori autonomi, poiché il tempo della sua signoria non era ancora giunto.

Questo, che esisteva come un profondo segreto nell’evoluzione dell’umanità, era noto in pochi misteri orientali, e così in essi vennero iniziati a questo grande segreto singoli discepoli, da parte di maestri spiritualmente dotati e istruiti. E per una disposizione difficilmente comprensibile al normale intelletto terreno, avvenne che di questo segreto, ben noto ad alcuni misteri orientali, venisse investita la corte regnante della quale già parlai al Goetheanum e in altre sedi.

 

Proprio nell’ottavo e all’inizio del nono secolo esisteva in Asia la corte di Harun al Rascid il quale discendeva dalla civiltà araba ispirata al maomettanesimo. Ai suoi consiglieri iniziati, o per lo meno scienti fino a un certo grado, era giunto il segreto di cui ho appena parlato. La corte di Bagdad, sotto la signoria di Harun al Rascid, era stata investita di quel segreto, e proprio per questo era tanto splendente. Le conoscenze, tutta l’arte, tutta la profonda religiosità presente in Oriente si concentrò, certo con colorazione maomettana, alla corte di Harun al Rascid.

 

Mentre in Europa alla corte di Carlo Magno, suo contemporaneo, ci si dava da fare per compilare i primi elementi di una grammatica, e tutto era ancora in uno stato semibarbarico, Bagdad era il centro e lo splendido vivaio della vita spirituale orientale dell’Asia minore. Harun al Rascid riuniva intorno a sé quelli che allora avevano conoscenza delle grandi tradizioni dei misteri orientali. Aveva in particolare con sé un consigliere che era stato in tempi andati iniziato e sui cui impulsi spirituali agivano ancora le sue precedenti incarnazioni; egli fu l’organizzatore di tutto quanto di geometria, di chimica e fisica, di musica, di architettura e delle altre arti, ma particolarmente di splendida poesia, si coltivava alla corte di Harun al Rascid. Nello splendente e ampio consesso di sapienti a quella corte, era insita una più o meno conscia sensazione che l’intelligenza della Terra, che era discesa dal cielo, andava messa al servizio della mentalità maomettana!

 

Dall’epoca di Maometto e dei primi califfi l’arabismo venne portato dall’Asia, attraverso l’Africa settentrionale, fino in Europa, diffondendosi con la guerra. Assieme a coloro che così diffusero l’arabismo fino in Spagna (ne furono sfiorate la Francia e spiritualmente anche tutta l’Europa occidentale) vennero pure importanti personalità. Sono note a tutti le spedizioni belliche dei Re franchi contro i Mori e contro l’arabismo. Ma questo è l’aspetto esteriore, storico; assai più importante è come all’interno dell’evoluzione dell’umanità si muovano le correnti spirituali.

 

Poi tanto Harun al Rascid, quanto il suo importante consigliere passarono per la porta della morte. Nell’esistenza tra morte e nuova nascita perseguirono in maniera singolare la loro mèta, quella di introdurre nel mondo europeo, con l’aiuto del principio intelligente che vi si diffondeva, il modo di pensare arabo. Perciò, dopo che Harun al Rascid aveva attraversato la porta della morte, vediamo la sua anima passare per mondi stellari spirituali e fissare lo sguardo da Bagdad e dall’Asia minore, attraverso l’Africa e la Spagna, su per l’Europa occidentale, la Grecia e Roma, fino in Inghilterra. Fu una vita tra morte e rinascita che volgeva l’attenzione al sud e all’occidente europei. Poi Harun al Rascid ricomparve in una successiva incarnazione, e divenne Lord Bacon, Bacone da Verulamio. Bacone è Harun al Rascid che nel frattempo aveva operato tra morte e nuova nascita come ho appena detto.

 

Invece l’altro, il suo saggio consigliere, scelse un’altra via: da Bagdad oltre il Mar Nero, attraverso la Russia, verso l’Europa centrale. Le due individualità presero due direzioni diverse: Harun al Rascid fino alla sua prossima mèta terrena come Lord Bacon, come Bacone da Verulamio; il saggio consigliere, durante il suo percorso nella vita tra morte e nuova nascita, non distolse lo sguardo da quanto sempre più potesse influire e impressionare da oriente, e ricomparve come il grande pedagogo, autore della Pansophia, Amos Comenius. Dalla collaborazione di queste due individualità, che avevano una volta operato alla corte di Bagdad, sorse così in Europa più o meno lontano dal cristianesimo un arabismo invecchiato, ma sotto l’influsso dell’intelligenza sfuggita a Michele dal Sole.

 

Nelle guerre sul piano fisico e storico fu respinto l’attacco arabo dai Re franchi e dagli altri europei, e vediamo come le spedizioni arabe e la diffusione della cultura maomettana, partite all’inizio con tanta forza d’urto, si siano infrante in occidente, come non potessero progredire ulteriormente; vediamo così sparire il maomettanesimo dall’Europa occidentale. Mentre cioè venivano abbandonate le forme esteriori e la cultura del maomettanesimo, il nuovo arabismo divenne la scienza moderna, divenne la pedagogia fondata da Amos Comenius. Così si diffuse nel diciassettesimo secolo l’intelligenza terrena, in certo modo influenzata dall’arabismo.

 

Con questo abbiamo indicato qual è il terreno in cui dobbiamo oggi gettare il seme antroposofico,

e dobbiamo considerarlo rettamente nel suo reale contenuto spirituale.

 

Mentre dunque si aveva dall’Asia la continuazione spirituale dello splendore della corte di Bagdad, si sviluppò e si diffuse in Europa il cristianesimo, e si diffuse con grandi difficoltà anche l’aristotelismo. A seguito delle grandi gesta di Alessandro l’aristotelismo era stato portato in Asia come scienza grazie al poderoso sviluppo raggiunto in Grecia, ed era poi stato assorbito dall’arabismo. In pari tempo si diffuse, vorrei dire in forma leggera, entro la cultura cristiana che si formava in Europa. Qui si collegò con il platonismo, tutto basato sugli antichi misteri greci; vi si collegò come ho indicato nella conferenza di ieri.

 

Vediamo che all’inizio l’aristotelismo si diffonde molto lentamente in Europa, mentre il platonismo arriva dappertutto ad avere scuole; una delle più importanti era appunto quella di Chartres nel dodicesimo secolo nella quale operarono i grandi spiriti che ho indicato ieri: Bernardus Sylvestris, Bernardus di Chartres, Giovanni Salisbury, e particolarmente Alanus ab Insulis. Nella scuola di Chartres si parlava diversamente da come lo si faceva dove si diffondeva l’eco dell’arabismo. In essa vi era cristianesimo genuino, genuino nello splendore degli antichi misteri, come ancora se ne poteva avere la saggezza.

 

Poi avvenne il fatto significativo che i grandi maestri di Chartres che, molto lontani dall’arabismo, erano con il loro platonismo profondamente immersi nei segreti cristici, passarono per la porta della morte. Ci fu allora un breve periodo all’inizio del tredicesimo secolo, in cui si ebbe come un grande concilio celeste. Quando i migliori tra i maestri e per primo Alanus ab Insulis, erano morti, vale a dire erano nel mondo spirituale, si riunirono per una significativa azione cosmica con coloro che erano ancora nel mondo spirituale, e dovevano discendere entro breve tempo in Terra, per rappresentarvi in modo nuovo l’aristotelismo.

 

Tra chi doveva discendere vi erano proprio quelli che avevano partecipato con l’anima, con intensa forza dell’anima, all’azione degli impulsi di Michele nell’epoca alessandrina. Possiamo immaginare, poiché corrisponde a verità, che alla svolta tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo si riunissero anime che erano salite da sedi iniziatiche cristiane, una delle quali era la scuola di Chartres, che erano appena salite nel mondo spirituale, e anime pronte a discendere che avevano custodito nelle regioni spirituali non il platonismo ma l’aristotelismo, l’azione interiore intelligente che derivava ancora dall’antica epoca di Michele. Vi erano anche anime che potevano dirsi di essere state attorno a Michele e di aver visto con lui che l’intelligenza scendeva dal cielo in Terra, di essere state con lui per la grande azione cosmopolitica che si era svolta ancora sotto l’antica gestione dell’intelligenza da parte di Michele, quando l’intelligenza era amministrata dal cosmo.

 

Appunto allora i maestri di Chartres trasmisero agli aristotelici la gestione delle questioni spirituali terrestri. I maestri di Chartres, i platonici che in effetti sapevano ancora che l’intelligenza era amministrata dal “cielo”, trasferirono la gestione della vita spirituale sulla Terra a coloro che ora dovevano discendere ed erano quindi adatti ad assumere l’amministrazione della vita intelligente, dell’intelligenza autonoma sulla Terra.

Quegli spiriti, nelle cui anime vi era l’eco dell’impulso di Michele dell’epoca micheliana precedente, entrarono soprattutto nell’ordine domenicano. Nacque così la Scolastica, sorta soprattutto dall’ordine domenicano, che lottò aspramente, e anche in modo grandioso con l’enigma: che cosa avviene del pensiero intelligente? Era questo il grande e scottante problema che nel tredicesimo secolo viveva nel profondo delle anime dei fondatori della Scolastica: che cosa avverrà della signoria di Michele?

 

Vi erano alcuni, detti più tardi nominalisti, che dicevano che idee e concetti sono solo nomi e nulla di reale. Erano influenzati da Arimane; volevano infatti bandire dalla Terra ogni signoria di Michele. Affermando che le idee erano solo nomi senza realtà, non si voleva in effetti lasciar venire la signoria di Michele in Terra. Gli spiriti arimanici dicevano allora a quelli che davano loro ascolto: a Michele è sfuggita l’intelligenza cosmica che è ormai sulla Terra, e non vogliamo permettere che Michele ritorni al comando dell’intelligenza! Appunto in quell’importante concilio celeste platonici e aristotelici tracciarono un piano affinché proprio gli impulsi di Michele potessero venir ulteriormente elaborati. I realisti domenicani affrontarono i nominalisti, affermando che le idee e i pensieri sono realtà che vivono nelle cose, non meri nomi.

 

Quando se ne sviluppa la comprensione, ci si può talvolta ricordare di tali cose in maniera proprio curiosa e singolare. Nei miei ultimi anni di Vienna feci tra gli altri la conoscenza di un monaco, Vincenz Knauer, autore di uno scritto filosofico la cui lettura ho spesso consigliato anche agli antroposofi: Problemi principali della filosofia. Ancora nel secolo scorso egli si occupava della disputa tra nominalisti e realisti e cercava di chiarire che era un’assurdità parlare di nominalismo: a questo scopo aveva scelto un esempio molto appropriato che si trova anche nei suoi libri.

 

Mi rammento con profonda soddisfazione che una volta mi trovavo con lui a Vienna lungo la Innere Wàhringer-Strasse parlando di nominalismo e realismo; con tutto il suo prudente entusiasmo che aveva un lato singolare, nel senso cioè che era onesta filosofia mentre gli altri filosofi erano divenuti tutti più o meno disonesti, egli diceva: io chiarisco sempre ai miei studenti che le idee viventi nelle cose sono una realtà, e a questo scopo li faccio attenti a un agnello e a un lupo. In proposito i nominalisti direbbero che l’agnello è fatto di muscoli e di ossa, cioè di materia, che il lupo è fatto di muscoli e di ossa, cioè di materia, e che la forma, l’idea dell’agnello che si realizza nella carne dell’agnello, è solo un nome; “agnello” sarebbe un nome, un’idea che non ha alcuna realtà. Lo stesso avviene per il lupo la cui idea non ha realtà, è solo un nome. Ma si possono facilmente confutare i nominalisti, diceva il buon Knauer, chiarendo che avendo un lupo, al quale per un certo tempo si toglie ogni altro alimento all’infuori della carne d’agnello, se l’“idea” agnello non avesse alcuna realtà, fosse solo un nome, se l’agnello fosse solo materia, quel lupo dovrebbe a poco a poco divenire agnello. Ma non lo diviene affatto! Al contrario, continua ad essere la realtà lupo. Nell’agnello che ci sta davanti l’idea agnello ha come attratto a sé la materia e l’ha portata nella forma; lo stesso è per il lupo: l’idea lupo ha attirato la materia che è nel lupo e l’ha portata nella forma.

In sostanza la disputa per la quale nominalisti e realisti lottavano verteva sulla realtà di quanto è afferrabile dall’intelligenza.

 

Dunque i domenicani dovevano nel giusto momento preparare il campo per la prossima signoria di Michele; mentre i platonici, per esempio i maestri di Chartres, dopo la conclusione del concilio celeste che ebbe luogo al principio del tredicesimo secolo, rimasero nel mondo spirituale senza avere altre incarnazioni determinanti, gli aristotelici dovettero lavorare per i problemi terreni dell’intelligenza. Dalla Scolastica, che solo in tempi recenti fu travisata dalla Chiesa di Roma in una caricatura arimanica, partì allora ogni moderna tendenza intelligente, in quanto non influenzata dall’arabismo.

 

Vediamo così svilupparsi allora due correnti in Europa centrale e occidentale,

• da un lato la corrente con la quale sono collegati Bacone e Amos Comenius,

• dall’altro la corrente scolastica,

cioè l’inserimento nell’evoluzione della civiltà spirituale dell’aristotelismo cristiano, come era e come è,

che doveva preparare la nuova epoca di Michele.

 

Quando gli scolastici, durante la signoria dei precedenti Arcangeli, guardavano in alto verso le regioni dello spirito, si erano detti: lassù c’è Michele di cui dobbiamo attendere la signoria; occorre preparare ciò che gli è sfuggito a seguito di un provvedimento dell’evoluzione cosmica, e che dovrà a tempo debito di nuovo assumere in Terra. Si sviluppò così una corrente, poi condotta su falsa strada solo dall’ultramontanismo cattolico, corrente che però rimase e continuò ciò che era stato fondato nel tredicesimo secolo.

 

Si formò dunque una corrente che lavorava direttamente all’amministrazione dell’intelligenza terrestre sulla base dell’aristotelismo. In essa agì poi ciò di cui ho parlato ieri: un’anima, rimasta un po’ più a lungo presso Alanus ab Insulis nel mondo spirituale, discese in un giovane domenicano portando un messaggio di Alanus ab Insulis a un domenicano più vecchio, disceso già prima di lui sulla Terra. Viveva allora nella vita spirituale europea l’intensa volontà di afferrare con energia i pensieri.

Da tutto ciò risultò al di sopra della vita terrestre anche quel che poi, all’inizio del secolo scorso, condusse alla grande ed estesa riunione nei mondi spirituali la quale condusse in possenti immaginazioni a quella che più tardi doveva divenire in Terra l’antroposofia.

 

Nella prima metà del diciannovesimo secolo, e già un po’ alla fine del diciottesimo, tutti coloro che erano stati platonici sotto la guida dei maestri di Chartres e si trovavano tra morte e rinascita, e anche coloro che avevano fondato l’aristotelismo in Europa e frattanto erano da lungo passati per la porta della morte, si riunirono nelle regioni celesti per compiere un culto sopraterreno in cui, in potenti immaginazioni reali, venne presentato ciò che quale nuovo cristianesimo doveva esser rifondato spiritualmente nel ventesimo secolo, quando la nuova epoca di Michele fosse iniziata nell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo.

 

Qualcosa ne trapelò. Su nel mondo spirituale si svolse in possenti immaginazioni cosmiche la preparazione di quella creazione intelligente, ma assolutamente spirituale, che avrebbe dovuto più tardi manifestarsi come antroposofia. Ne trapelò tanto da destare in Goethe un’impressione che egli riprodusse in miniatura. Goethe non conosceva le grandi e possenti immagini che si svolgevano lassù, ma elaborò le immagini in miniatura della Fiaba del serpente verde e della bella Lilia. Una meravigliosa apparizione!

 

Vediamo tutte le correnti che ho descritte continuare così da condurre alle possenti immaginazioni che si svolgono nel mondo spirituale, sotto la guida di Alanus ab Insulis e degli altri; abbiamo il fatto poderoso, che esse trapelano e ispirano a Goethe la sua fiaba spirituale alla svolta tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Era per così dire un primo manifestarsi di quanto si era svolto in potenti immaginazioni nel mondo spirituale, al principio del diciannovesimo secolo, e persino già alla fine del diciottesimo.

 

Non ci si stupirà perciò che, riguardo al culto soprasensibile ricordato, il mio primo mistero drammatico, La porta dell’iniziazione, che voleva in certo modo riprodurre in forma drammatica quanto si era svolto appunto al principio del secolo scorso, fosse strutturalmente simile a quanto Goethe aveva rappresentato nella sua Fiaba. Infatti l’antroposofia, dopo essere vissuta prima immaginativamente in regioni sopraterrene, doveva discendere in quella terrestre.

 

Nelle regioni sopraterrene era allora avvenuto che un gran numero di anime, nei più diversi tempi venute a contatto con il cristianesimo, si unirono con altre anime che ne erano state meno toccate, che erano vissute nel tempo in cui aveva avuto luogo sulla Terra il mistero del Golgota, e anche prima. Quei due gruppi di anime si riunirono per preparare in regioni sopraterrene l’antroposofia. Vi erano le già descritte individualità intorno ad Alanus ab Insulis, e quelle che nella corrente domenicana avevano fondato in Europa l’aristotelismo; vi era anche il grande maestro di Dante, Brunetto Latini.

 

In quella grande schiera di anime vi era una gran parte di coloro che oggi, di nuovo discesi in Terra, si riuniscono nella Società Antroposofica. Coloro che oggi sentono l’impulso a riunirsi nella Società Antroposofica erano insieme nelle regioni soprasensibili al principio del diciannovesimo secolo, per celebrare il possente culto immaginativo di cui ho parlato.

 

È anche qualcosa che è collegato con il karma del movimento antroposofico, qualcosa cui si giunge non considerandolo solo nella sua forma terrena, ma osservando i fili che portano in alto nelle regioni spirituali. Allora si vede come il movimento antroposofico per così dire ne derivi. È appunto alla fine del diciottesimo e al principio del secolo diciannovesimo, che il movimento antroposofico “celeste”, vorrei dire, trapela nelle immagini in miniatura in cui Goethe lo riprodusse nella sua fiaba. Nell’ultimo terzo del secolo scorso, con la discesa di Michele dal Sole sulla Terra, ciò doveva poi discendere affinché egli afferrasse l’intelligenza terrena degli uomini.

 

Dal mistero del Golgota in poi il Cristo si unì all’umanità terrena che all’inizio non riuscì a comprenderlo. La signoria di Michele aveva amministrato l’ultimo periodo dell’intelligenza cosmica nell’epoca alessandrina. Con l’ottavo secolo postcristiano l’intelligenza cosmica era del tutto caduta nell’essere della Terra. Coloro che erano uniti a Michele dopo gli accordi con i platonici, cercarono poi di preparare l’intelligenza terrestre nel realismo della Scolastica, affinché Michele potesse di nuovo ricongiungersi ad essa, quando con la fine degli anni Settanta del secolo scorso avesse di nuovo assunto la reggenza nell’evolversi della civiltà.

 

Il punto è ora che la Società Antroposofica afferri questo suo compito interiore, consistente nel non contendere a Michele il pensiero umano. Qui non si può essere fatalisti e si può solo dire che gli uomini devono collaborare con gli dèi, con Michele stesso. Egli anima gli uomini affinché in Terra compaia una spiritualità commisurata all’intelligenza autonoma umana, affinché si possa pensare e nello stesso tempo essere spirituali; questo è infatti il significato primario della signoria di Michele, e per questo si deve lottare nel movimento antroposofico.

 

Poi quelli che operano oggi per il movimento antroposofico ricompariranno alla fine di questo secolo e saranno uniti in Terra con quelli che furono i maestri di Chartres; l’accordo raggiunto nel concilio celeste del secolo tredicesimo è infatti che aristotelici e platonici compaiano insieme per lavorare affinché il movimento antroposofico fiorisca sempre più nel secolo ventesimo, e perché dalla loro collaborazione l’antroposofia possa raggiungere alla fine di questo secolo un certo culmine nella civiltà terrena. Se si lavorerà nel senso predestinato da Michele, l’Europa e la civiltà moderna eviteranno la loro decadenza; in alcun altro modo altrimenti! Far uscire la civiltà dalla decadenza è legato alla comprensione di Michele.

 

Con questo ho condotto alla comprensione del segreto di Michele, segreto che domina oggi sull’umanità pensante e aspirante alla saggezza spirituale. Che grazie all’antroposofia qualcosa debba esser introdotto nell’evoluzione spirituale della Terra a molti pare paradossale, e si può capirlo, poiché ogni sorta di potenze arimaniche si impossessano degli uomini; tanto che esse gioivano già in molti corpi umani che Michele non potesse più conservare la sua intelligenza cosmica caduta in Terra. La gioia fu soprattutto forte a metà del secolo scorso quando Arimane credeva già che Michele non avrebbe ritrovato l’intelligenza cosmica che era stata sua un tempo ed era discesa dal cielo in Terra. Sono cose grandi, gigantesche! Non c’è perciò da stupirsi se a chi è coinvolto in questi conflitti capita di sperimentare cose straordinarie.

 

Veramente di nessun movimento spirituale si è parlato in modo tanto singolare quanto di quello antroposofico. Proprio dal modo curioso di parlare del movimento antroposofico, del suo carattere spirituale e del suo nesso col mistero del Golgota, si vede perché non possa venir capito dai più illuminati spiriti del presente.

È infatti possibile che qualcuno dica di aver visto un uomo che era nel contempo bianco e nero? Non penso che lo si ritenga ragionevole. Oggi però la gente si sente autorizzata a scrivere qualcosa di simile sul movimento antroposofico. Così per esempio Maurice Maeterlinck nel suo libro Le grand secret, parlando di me in quanto mi considera la guida del movimento antroposofico, sviluppa una logica del tutto simile a quella di chi dica di aver visto qualcuno al contempo bianco e nero, europeo e moro. Si può essere l’uno o l’altro, non entrambi nello stesso tempo. Tuttavia Maeterlinck afferma: «Quel che leggiamo nei Veda, dice Rudolf Steiner, uno dei più dotti e anche dei più confusi tra gli occultisti contemporanei…».

 

Se qualcuno dicesse di aver visto uno al contempo europeo e moro, lo si riterrebbe pazzo, ma Maeterlinck può mettere insieme “uno dei più dotti e dei più confusi”. Egli dice inoltre: «Rudolf Steiner, che quando non si smarrisce in visioni forse verosimili ma mai provabili della preistoria e in espressioni astrali sulla vita su altre stelle, è uno spirito molto chiaro e acuto, e illustra straordinariamente bene il senso di questo processo» (è inteso qui l’identificarsi con Osiride) «e della parificazione dell’anima con Dio». Vale a dire: se non parla proprio di antroposofia, è uno spirito chiaro e acuto. Questo Maeterlinck arriva a dire.

Ma dice anche di più, cose davvero strane, poiché trova possibile dire: «Steiner ha applicato i suoi metodi intuitivi, una sorta di psicometria trascendentale, per ricostruire la storia degli Atlantidi e per rivelarci quel che avviene sul Sole, sulla Luna e su altri mondi. Ci descrive le modificazioni successive degli esseri che diventano uomini, e lo fa con tanta sicurezza che ci si domanda, dopo averlo seguito con interesse nell’introduzione, che mostra uno spirito ampio, logico e molto ponderato, se improvvisamente sia impazzito oppure se si abbia a che fare con un imbroglione o un vero visionario».

 

Riflettiamo su quel che dice Maeterlinck: sostiene che quando scrivo libri le introduzioni sono sempre tali da fargli dire di aver a che fare con uno “spirito vasto, logico e molto ponderato”. Ma se continua nella lettura non sa più se io sia improvvisamente impazzito oppure se sia un imbroglione o un vero visionario. Ma non ho scritto solo un libro e ad ognuno ho anteposto un’introduzione. Ho dunque scritto un libro, e Maeterlinck ne legge l’introduzione nella quale io mi presento come uno “spirito vasto, logico e molto ponderato”; continua la lettura e ora mi trova tale da dire: non so se Rudolf Steiner sia diventato improvvisamente pazzo, oppure se sia un imbroglione o un visionario. Si va avanti: io scrivo un secondo libro, e tutto si ripete per Maeterlinck come per il primo libro, e così di seguito. Cioè la gente verrà a dire: quando leggo all’inizio i tuoi libri, ti presenti molto dotto, ponderato e logico; poi diventi improvvisamente pazzo! Che gente strana che quando comincia a scrivere è logica e poi continuando a scrivere diventa di colpo pazza; poi nel libro successivo cambia di nuovo, è di nuovo logica all’inizio e più tardi pazza! E così di seguito, ritmicamente. Di “ritmi” è pieno il mondo.

 

Da questo esempio si può vedere come gli spiriti più illuminati del presente accolgano l’epoca di Michele che deve venire fondata nel mondo, ciò che va fatto per ritrovare nell’umanità terrena l’intelligenza cosmica, sfuggita a Michele nell’ottavo secolo secondo l’ordinamento del mondo. L’intera tradizione di Michele va riveduta. Michele con i piedi sul drago: si guarda giustamente questa immagine che rappresenta Michele combattente mentre sostiene lo spirito cosmico contro le potenze arimaniche che ha sotto i piedi.

Più che ogni altro combattimento, questo è posto nel cuore umano e vi è ancorato a partire dall’ultimo terzo del secolo diciannovesimo. Sarà decisivo quel che i cuori umani faranno di Michele nel corso del nostro secolo; quando sarà trascorso il primo secolo dopo la fine del kali-yuga, l’umanità sarà o alla tomba di ogni civiltà, oppure all’inizio di un’epoca in cui nelle anime umane, che congiungono nei loro cuori intelligenza e spiritualità, sarà decisivo il combattimento di Michele per affermare il suo impulso.

 

 

By | 2018-08-16T11:01:27+02:00 Agosto 16th, 2018|L'EPOCA DI MICHELE|Commenti disabilitati su L’EPOCA DI MICHELE.