/////L’EQUILIBRIO FRA LE TENTAZIONI LUCIFERICHE E ARIMANICHE.

L’EQUILIBRIO FRA LE TENTAZIONI LUCIFERICHE E ARIMANICHE.

L’equilibrio fra le tentazioni luciferiche e arimaniche.

O.O. 203 – La responsabilità dell’uomo – Vol. II – 30.01.1921


 

Le idee che abbiamo sviluppato ieri sulle mancanze degli uomini attuali, da un lato per ciò che concerne la natura luciferica e, dall’altro lato, per ciò che riguarda la natura arimanica, ci hanno condotto a riconoscere la necessità d’equilibrare queste due tendenze, queste due opposte aberrazioni.

 

Come equilibrare queste due pericolose correnti?

È una questione grave, sia dal punto di vista della conoscenza che dal punto di vista della coscienza morale.

Le risposte possono differire molto a seconda dell’epoca della storia umana nella quale si pongono.

È necessario saper che, questa o quell’epoca,

attira gli uomini particolarmente più da un lato o dall’altro.

 

L’abbiamo tratteggiato in modo generale,

ma per quello che concerne i tempi in cui viviamo, sono obbligato a precisarlo un poco di più.

 

Nell’umanità civilizzata, la vita intellettuale, così come la vita sociale,

si sono profondamente modificate dall’inizio del quinto periodo post-atlantico,

detto altrimenti, dalla metà del quindicesimo secolo.

La vita intellettuale ha trovato evoluzione in modo tale

che l’essere umano è stato via via escluso dalla sua concezione del mondo.

L’uomo osserva la natura, e sotto questo rapporto, l’umanità moderna ha conseguito i più grandi progressi,

ma ciò che è caratteristico, è che la conoscenza dell’uomo stesso

non ha fatto alcun progresso grazie alle scienze naturali.

Anzi, l’idea dell’entità umana è stata in un certo senso rigettata, è defluita all’esterno dell’insieme delle conoscenze.

 

L’uomo conosce molto bene tutto quello che v’è d’altro qui sulla Terra, ma non conosce sé stesso.

Ha appreso a conoscere la vita animale, ha fondato una teoria dell’evoluzione del regno animale,

crede di sapere come gli animali si siano sviluppati, dagli inferiori a i più perfetti,

ed in seguito ha disposto l’essere umano nella linea evolutiva.

Assume tutto quello che ha appreso sugli animali e lo applica all’umanità.

Ma in questo modo, non si arriva a niente!

Ci si contenta di dire: l’uomo è al vertice di questa evoluzione.

La conseguenza, è che non si possiede nessuna conoscenza reale dell’uomo.

Questa maniera di pensare non è privilegio degli scienziati.

Essa è divenuta assolutamente generale.

La si coltiva pressoché ad ogni livello.

L’uomo l’assorbe, ogni giorno, leggendo i giornali o attraverso altre fonti.

La s’inocula ai bambini nelle scuole.

Questa moderna teoria è veramente divenuta un bene comune

e riempie le teste di concezioni che condizionano le anime.

L’uomo prende coscienza del mondo,  ma lui stesso non è incluso in questa presa di coscienza.

 

Quanto alla vita sociale, è sufficiente studiare un poco quello che avveniva prima del quindicesimo secolo:

il mondo era allora colmo d’idee che davano a ciascuno una norma morale.

Non inquietava discutere su ciò che era bene o male nei casi particolari perché si era nobilitati in un ordine sociale

che forniva, esso stesso, dei giudizi di valore, tanto sociali, quanto religiosi.

L’uomo giudicava ciò che doveva o non doveva fare,

secondo dei precetti autorevoli emanati dall’ordine sociale.

 

Molte cose che erano così fondate sull’ordine sociale, oggi non esistono più se non nel nostro linguaggio,

e come il linguaggio è diventato, sotto molti aspetti, una fraseologia, non ne restano che delle frasi.

Percepite con quanta frequenza l’uomo attuale è condotto ad impiegare la piccola parola “si”!

Si pensa così….. Si fa questo… Si dice quest’altro… e così di seguito.

 

Tuttavia, spesso, questo piccolo pronome non ha alcun senso. Non ha senso, in realtà che nelle lingue appartenenti a quei popoli in cui l’individualità di ciascuno è molto meno fortemente pronunciata che non presso di noi. In quel caso, l’individuo parla e può pretendere d’esprimere un giudizio per tutti.

 

Ciò che è nato dalla vita scientifica moderna ha colmato poco a poco le anime a tal punto

che l’uomo ha finito per dimenticare se stesso.

Questo ha condotto, nel nostro tempo, all’arimanizzazione.

E, d’altro lato ciò che è nato dalla vita sociale – ciò che sottrae l’uomo dai legami sociali –

come ad esempio, la scomparsa delle antiche corporazioni

e il conseguente accesso all’economia libera, conduce alla luciferizzazione.

Questi due processi sono stati assolutamente necessari;

dovevano sopraggiungere nell’evoluzione dell’umanità.

Le antiche conoscenze, che avevano formato l’anima degli uomini, non avevano mai rigettato all’esterno l’essere dell’uomo. Non si poteva acquisire una conoscenza della natura senza che questa non trascinasse con sé una conoscenza dell’uomo. Ad esempio, non si poteva conoscere qualche cosa sul pianeta Marte senza apprendere nello stesso tempo qualcosa dell’influenza di Marte sugli uomini. Non si poteva studiare un metallo come l’oro, senza fare appello a delle nozioni sull’entità umana, etc.

 

Ma oggi tutto ciò che si qualifica come umano è stato espulso all’esterno dalle scienze della natura. Per questo, si è pervenuti ad una concezione della natura che è libera, sbarazzata da ogni filosofia umana, e che può servire da base alla tecnica moderna.

 

La tecnica moderna non può realizzare i suoi grandi trionfi che alla condizione d’incorniciare molto strettamente quelle cose che l’uomo può controllare grazie al suo intelletto. Guardate una qualunque macchina, osservate una qualsiasi organizzazione bancaria, facendo astrazione dalle misure puramente sociali che vi si possono aggiungere. Comprenderete che tutto è organizzato in modo da escludere l’uomo. Questo perché la tecnica moderna è obbligata ad utilizzare in realtà, esclusivamente il cadavere della natura – benché questo sia molto poco cosciente in generale.

 

Quando costruiamo una macchina, cominciamo con il disgregare la materia con la quale vogliamo costruirla, esattamente come la natura disgrega l’uomo quando trasforma il suo corpo vivente in un cadavere. Abbiamo dappertutto, nei nostri meccanismi, i cadaveri dell’esistenza naturale! L’uomo dunque, non è che il figlio di questo cadavere della natura impetrato nel nostro universo meccanico, tecnico.

 

Ma l’uomo è nato da una natura vivente – perché essa vive persino nel regno minerale. Con la tecnica, abbiamo aggiunto a questa natura vivente una seconda natura, che è un cadavere della prima. Dopo che tutti gli strati geologici si sono disposti sulla nostra Terra, abbiamo in qualche modo, creato al di sopra, uno strato superficiale che è fatto dalle nostre macchine e che non contiene più nulla della vitalità naturale.

 

Lavoriamo dunque nel cadavere della natura (verde). Si può provare una grande emozione quando lo si percepisce per la prima volta, e quando si abbraccia con lo sguardo, l’immensa estensione del fenomeno. Soprattutto se si considera anche a qual punto l’uomo moderno s’è distaccato dalla natura, non solamente per i suoi meccanismi, ma anche grazie al pensiero, alla mentalità tecnica.

 

 

Ricordate ad esempio, il trattato che ha posto fine alla guerra tra la Cina e il Giappone, alla fine del diciannovesimo secolo? Cos’è accaduto dopo la firma del trattato di pace? Qual è stato il bilancio?

Il ministro cinese ha rilasciato un assegno per una somma enorme – di milioni e milioni. Ne risultò un versamento bancario all’ambasciata del Giappone in Cina.

 

Esteriormente, tutto si svolse come un gioco d’ombre – diremo piuttosto: di cadaveri – e non si arrivò ad altro. Il credito che l’imperatore cinese possedeva nelle banche d’Inghilterra fu trasferito al Governo giapponese. Si volle pagare attraverso quest’antico sistema tutti questi milioni d’indennità di guerra, piuttosto che in trasporti e traffici – tutto ciò non fu contemplato – soprattutto offrendolo in quello che allora era l’antica moneta cinese.

 

Come in questo caso, ovunque si tratti di realtà, la vita moderna è rapidamente cambiata durante l’ultimo terzo del diciannovesimo secolo. Ogni pensiero degli uomini ne è stato influenzato e l’intellettualismo, che arimanizza l’umanità, è divenuto un’evidenza.

 

Questa metamorfosi è fortemente avvertita anche nella sfera sociale.

Sappiamo che, senza l’intellettualismo, non saremmo pervenuti ad una conoscenza libera della natura,

nello stesso modo, senza una metamorfosi della vita sociale,

l’uomo non sarebbe pervenuto alla conoscenza della sua propria libertà.

L’uomo è come stato svuotato d’ogni contenuto dallo spirito scientifico moderno.

Non sa più nulla di se stesso. Non è più in grado di sapere cos’è l’entità umana.

Ma, d’altra parte, è apparsa nell’uomo una tensione, un’alta esigenza: quella d’agire

a partire da degli impulsi personali, in quanto entità libera.

 

Per simboleggiare questa situazione, si può dire che l’uomo ha perso progressivamente la pienezza del suo essere ed è divenuto ai propri occhi uno Zero. E questo perché la scienza naturale-moderna non contiene più nulla del suo vero essere.

Ed è da questo Zero che deve irraggiare oggi l’impulso alla libertà.

 

 

Tale è il dualismo sperimentato dall’uomo moderno.

 

È invitato ad essere libero, vale a dire a trovare in se stesso i motivi dei suoi atti, ma quando vuole risalire attraverso la conoscenza fino al livello dal quale dovrebbero scaturire le sue motivazioni, egli non trova che uno Zero, un essere cavo, interiormente vuoto.

Era necessario che s’arrivasse a questo.

 

Ma è egualmente necessario che l’umanità contemporanea esca da tale situazione, perché nel seno della stessa libertà, ci si luciferizza se non si perviene a quell’equilibrio di cui vi ho parlato ieri. E, ancora, nel seno della scienza moderna ci si arimanizza, quando non si trova questo equilibrio.

Come raggiungere tale equilibrio?

 

Vi indico ciò che si potrebbe chiamare “la regola d’oro” della scienza spirituale antroposofica: “La scienza, così come essa si sviluppa nella nostra fase moderna dell’evoluzione, ha bisogno di un completamento, che è la conoscenza dell’uomo.”

Questo completamento, può portarlo solo la scienza spirituale.

 

Non si tratta d’acquisire una conoscenza dell’uomo che lo dissezioni, che ne estragga il cervello, il fegato, lo stomaco, il cuore, perché in questo modo non s’ottiene niente di più, con qualche cambiamento, di quanto s’ottiene dissezionando gli animali superiori. Questo non ha effettivamente nessun valore per la conoscenza dell’uomo.

 

Ciò che si acquisisce con l’aiuto della Scienza spirituale, possiede del valore,

dal momento in cui si comprende che l’uomo, attraverso il suo Io vero, si radica nella volontà

– perché il suo Io volontario rappresenta la sua spiritualità terrestre –

e quest’ultima, durante la sua vita terrestre, si radica essa stessa nel suo metabolismo,

con le sue specificazioni in tutto l’organismo umano:

partendo dallo spirituale, si arriva a comprendere l’umano corporeo.

 

Si apprende a conoscere il sistema ritmico umano, così come si dispiega nella respirazione e nella circolazione del sangue, si cessa di credere superstiziosamente che il cuore sia una pompa impulsante il sangue attraverso l’organismo come un liquido qualunque.

 

Si apprende a riconoscere che lo spirituale interviene nella circolazione sanguinea e che in conseguenza, il ritmo eterico s’imprime nel metabolismo, provoca la circolazione del sangue, e che è questo ritmo eterico che modella il cuore nell’evoluzione embrionale, a partire dalla circolazione sanguinea. Detto altrimenti, il cuore si forma a partire dallo spirituale.

 

Si apprende, in seguito, a riconoscere che nel sistema neuro sensoriale, la vita delle rappresentazioni e dei concetti provoca una perdita della sostanza metabolica, tanto che potremmo considerare i nervi una sorta di “scarto” della nostra vita rappresentativa.

Allora si comprende l’uomo meglio di quanto non si sia mai compreso l’animale – perché nell’animale, le cose sono ancora differenti e poco conosciute dalla scienza moderna.

 

 

Ecco, (vedi schema), press’a poco ciò che si rappresenta il materialista: qui un nervo (rosso) e questo nervo provoca una qualche rappresentazione – ma le cose non accadono così! In realtà, la rappresentazione ha luogo, e facendo questo, distrugge la materia organica, crea una specie d’erosione nel nervo (nero). In effetti la vita rappresentativa provoca un processo d’eliminazione e l’organo secreto è qui il nervo.

 

Nel pieno dell’epoca materialista, ci si compiace nel dire: – “Il cervello traspira pensieri come il fegato secerne della bile!” È naturalmente un non-senso. È vero il contrario.

I pensieri sopprimono, eliminano della materia cerebrale e questa è continuamente rinnovata dal sistema metabolico.

L’uomo moderno, soprattutto se ha ricevuto una formazione scientifica, è molto poco incline ad ammettere questa verità – egli obietta che gli animali superiori sono nelle stesse nostre condizioni, etc.

 

È qui che si può constatare a qual punto l’uomo mal si conosca, perché quando parla di sé o dell’animale, egli commette il medesimo errore di un certo legislatore del quale si racconta che avesse prescritto di portare tutti i rasoi del paese ai ristoranti. L’idea del “coltello” era legata nel suo spirito all’idea del “cibo”… e non faceva distinzione tra un rasoio e un qualsivoglia coltello.

 

Un organo che esiste nell’uomo può avere, presso quest’ultimo,

tutt’altro significato, del medesimo organo, nell’animale.

Possono svolgere, nell’uno e nell’altro, dei ruoli di fatto differenti.

La conoscenza degli organi materiali a partire dallo spirituale

è per l’uomo estremamente importante.

Tutto dipende da questa auto-conoscenza.

 

Le chiacchere d’un qualunque misticismo, come ve ne sono ancora molti ai nostri giorni, vanno ripetendo che l’uomo deve realizzarsi in sé, etc. Questi non sono che sogni. Non conducono ad un auto-conoscenza, ma solamente ad un certo intimo benessere. Bisogna dispiegare molto zelo e pazienza per osservare e comprendere come i diversi organi si formino a partire dallo spirituale.

 

È necessario edificare una vera scienza dell’uomo a partire dai dati spirituali.

Ora e già, esiste nei mondi spirituali quella regola aurea che ho menzionato prima:

“Si deve completare la scienza esteriore con una conoscenza dell’uomo”.

 

Nei tempi antichi, i Misteri erano presenti, a preservare gli uomini da aberrazioni pericolose, ma questi non sono più conciliabili con la libertà dell’uomo moderno. Bisogna dunque, che delle personalità coscienti s’incarichino d’impedire che le scienze proiettino delle pesanti ombre sulla vera conoscenza, perché queste ombre ottenebrano già l’umanità.

 

È necessario opporre ad esse la luce di un’auto-coscienza vera e concreta.

Le scienze, senza auto-coscienza, sono nocive. Esse arimanizzano l’umanità.

Al contrario, le scienze completate dalla conoscenza di sé sono un beneficio.

Esse conducono l’uomo a quello che è il suo scopo per il prossimo avvenire.

Non dovrebbe esistere nessun settore scientifico che non si rapporti all’uomo,

che non si prolunghi fino ai fondamenti dell’uomo, perché è allora che una scienza assume il suo vero senso.

 

Attraverso la concreta conoscenza di sé,

si arriva all’equilibrio di cui vi ho parlato e che la scienza attuale ha perduto.

La maggior parte degli uomini non si preoccupano del tutto

di sapere che sorta d’esseri essi sono e quale sia il loro significato nel mondo.

Quelli che si sentono particolarmente profondi

si lasciano persuadere d’essere dei piccoli dei o qualcosa di simile,

senza avere alcuna idea di ciò che possa essere un dio.

 

Ma sapere come la forma umana è modellata a partire da tutto l’universo, questo non l’interessa affatto.

La vita sociale si luciferizza,

quando conduce soltanto ad una rivendicazione della libertà attraverso un essere che è uno “Zero”.

Ma l’uomo cessa d’essere uno Zero ai suoi propri occhi, quando conoscerà se stesso.

Saprà allora che ciò che s’edifica sotto l’avviluppo della pelle umana

è un’immagine che l’universo crea nell’uomo stesso.

Allora nella vita sociale, l’impulso alla libertà perverrà ad un equilibrio.

 

Ciò che si è perduto di vista è l’uomo.

Il mondo esteriore è stato descritto come se fosse vuoto d’ogni umanità.

 

Nell’astronomia si osservano il sole, i pianeti, le stelle fisse, come corpi oggettivi e materiali qualunque che attraversano lo spazio. Si cercano le leggi che confermano i loro movimenti, ma l’uomo è totalmente assente da questa concezione.

 

Leggete oggi la mia “Scienza Occulta” e provate a rappresentarvi in questo modo l’evoluzione dei mondi! Lì, fin dall’inizio, a proposito della questione dell’antico Saturno, non leggerete una descrizione astronomica, vi leggete un’esposizione sul primo germe dell’essere umano. Lungo tutta questa narrazione cosmica, non troverete neppure una volta un universo che sia vuoto dei suoi esseri umani. Ciò che vedete evolvere, di tappa in tappa, siete “voi stessi”.

 

Se, al contrario, leggete ciò che suppone la Cosmologia moderna a proposito d’una nebulosa che s’espande etc., e dalla quale il nostro attuale universo proviene, benché non vi sia alcuna traccia dell’uomo – comprenderete che lì, non si tratta che di un gioco intellettuale. Leggete qualcosa che interessa la vostra testa, ma che non parla al vostro intero essere, né lo esterna.

 

L’intero vostro essere non può essere manifestato

che attraverso una scienza che lo includa nei suoi dati.

 

Ma nella sua pigrizia, l’uomo moderno non è abituato, quando legge qualcosa di scientifico a riconnettervi dei sentimenti e degli impulsi volontari! Nella sua pigrizia, quando legge la nostra narrazione cosmica, dall’antico Saturno fino alla Terra, passando per l’antico Sole e l’antica Luna, egli non si sente toccato nella sfera dei suoi sentimenti. Certo, ogni narrazione è redatta in una forma puramente concettuale, ma l’uomo moderno non sente: – “Io sono là all’esterno, in questo cosmo; io sono uno con questo cosmo”.

 

Sentirsi “uno” con il cosmo, è ciò che distingue la Cosmologia antroposofica

dalla cosmologia che si ha generalmente nella nostra epoca.

 

Lasciate che questi sentimenti di comunione cosmica si riversino in quelle anime odierne che ne avvertono la mancanza; lasciatevi compenetrare da questi sentimenti, da questa coscienza! Allora potrebbero nascere degli ambienti davvero sociali e capaci di far avanzare l’umanità. Al contrario, le rivendicazioni sociali che potrebbero condurre ad un desiderio di reale libertà, ma che non sanno risvegliare negli uomini il senso della loro responsabilità, non hanno provocato, fino ad oggi, che il caos nel quale siamo posti.

 

La luciferizzazione potrà impedirsi solo quando gli uomini riconosceranno la loro posizione nell’universo, vedendovi non soltanto della materia fisica, ma sentendosi “uno spirito” nello spirito dell’universo. Da questa mentalità può nascere un vero senso sociale, grazie al quale l’uomo quaggiù, potrà fecondare tutta la vita collettiva.

 

Ad oggi, la rivendicazione della libertà

non ha portato agli uomini, nella loro vita sociale, che ad una luciferizzazione.

 

Gli uomini del nostro tempo non vogliono saperlo, ma vi è nei mondi spirituali, in cui viviamo costantemente, un altro “sacro precetto”, che dice:

“Voi uomini non dovete lasciare espandersi l’impulso alla libertà

senza che vi si aggiunga il sentimento della vostra appartenenza cosmica!”

 

• Come la conoscenza dell’uomo deve aggiungersi alle scienze esteriori –

nello stesso modo, il sentimento dell’appartenenza cosmica

deve completare l’impulso sociale alla libertà che s’è espresso in questi ultimi anni.

• Questi due principi – conoscenza dell’uomo e sentimento cosmico – sono i segreti dell’equilibrio.

Questo equilibrio, l’uomo può trovare quando comprende realmente, in senso moderno, il Mistero del Cristo.

 

Nella Scienza spirituale antroposofica, parliamo del Cristo come di un Essere cosmico che è disceso sulla Terra dalle distese infinite del cosmo. Al nostro sentimento cosmico, la nozione del Cristo dà un contenuto, un oggetto. Ma senza una Scienza spirituale, il Cristo – anch’esso – resta un concetto astratto e privo di senso, una pura frase, così come non può aiutarci, in tal modo, a comprendere umanamente il cosmo.

 

Lo sentite, l’universo nel quale si trova il sole che descrive l’attuale astronomia, in cui regna l’analisi spettrale, l’Astrofisica, questo non è un universo dal quale il Cristo avrebbe mai potuto discendere sulla Terra! L’uomo che non si attiene che a questa descrizione fisica dell’universo non può attribuire nessun significato all’Entità cristica reale. Un Cristo così concepito resta una vuota nozione, quella di un Harnack o di altri.

 

Per comprendere e per sentire quello che è il Cristo in quanto Entità cosmica,

si ha bisogno di tutta la storia evolutiva, che ritrova il germe spirituale dell’uomo nell’antico Saturno.

In quella, l’elemento umano figura dappertutto nell’universo.

Là, il nostro spirito può cominciare a concepire

in qual modo un’entità come quella del Cristo abbia potuto manifestarsi

e quando si apprende a retrocedere nello spirito fino ad un lontano passato

in cui il corpo materiale dell’uomo fu creato a partire dal mondo spirituale,

si comincia anche a poter ammettere l’incarnazione del Cristo e il Mistero del Golgota.

 

Se si ritiene l’uomo come descritto dalla scienza attuale, dalle matematiche fino alla psicologia

allora, non vi è alcuna possibilità di rappresentarsi che il Cristo abbia potuto incarnarsi in una individualità umana.

Non esiste oggi nessuna specie di Cristianesimo

che l’uomo moderno possa conciliare con la sua mentalità e le sue idee,

a meno che ciò non avvenga grazie alla conoscenza di sé

e grazie alla concezione “cosmosofica” che dà la Scienza spirituale.

 

La poca spiritualità che gli uomini attuali hanno ricevuto dalla loro educazione o dalle loro abitudini, vogliono metterla da parte, come una conoscenza arbitraria ed irreale, “per la domenica, mentre in tutti gli altri giorni, essi si guardano bene dall’accedervi.

Per soddisfare un bisogno profondo dell’anima, si ha il sermone della domenica. Per i bisogni esteriori, ci si affida allo Stato. L’uno e l’altro sono compresi secondo tradizione e senza ombra di pensiero. Questa scissione si rivelerà temibile, se sussisterà.

Da tempo, non ho cessato di attirare la vostra attenzione sulla serietà, la gravità di ciò che si decide nel nostro tempo.

 

Quello che volevo soprattutto dirvi oggi, è che l’evoluzione delle scienze non dovrà proseguire

senza ch’esse siano, in tutte le discipline, rischiarate da una auto-coscienza dell’uomo

e che non si deve assistere passivamente all’evoluzione sociale, ma introdurvi un sentimento cosmico,

che non può risultare che da una scienza allargata e umanizzata.

Si tratta di percepire il mondo intero in ciascuna individualità umana

e si tratta di scoprire l’uomo dappertutto nel mondo.

 

Certo, tutto ciò che vi ho detto ricorda le Immaginazioni e le Ispirazioni antiche –

ma qui, non esumiamo dei principi dell’antica saggezza per rinnovarli artificialmente!

Tutto quello che vi ho detto è tratto dalla conoscenza che l’uomo può assumere oggi dal mondo spirituale,

perché ciò che l’uomo vede nel mondo fisico non è tutto:

l’uomo è una parte del mondo spirituale, quanto del mondo fisico.

 

E, nel mondo spirituale in cui è pienamente presente, passano molte cose!

Ora, l’uomo, attraverso il suo comportamento, influenza i processi del mondo spirituale.

Rappresentiamoci un essere umano che non consideri che ciò che ha luogo nel mondo fisico attorno a lui,

e che acconsente tutt’al più d’ammettere qualche articolo di fede d’una confessione tradizionale

priva d’alcun rapporto con il mondo fisico.

Non vi vede in quella in realtà, che delle astrazioni,

e perciò riempie la sua anima dei dati perfettamente inumani della scienza,

come avviene oggi più o meno coscientemente, per milioni e milioni d’altri esseri umani.

 

Con questi fatti gli uomini agiscono nel mondo dello spirito.

Ciò che essi fanno specificatamente ha un significato per il mondo spirituale.

Qual è questo significato? È che Arimane vi trova il suo tornaconto.

Quello è lo spirito che abita con avidità le istituzioni scolastiche e universitarie,

che vogliono mantenersi così come sono, impedendo la loro evoluzione, approfittando della loro stagnazione.

Questa glaciale entità, ossuta e calva – se mi si permette quest’immagine –

fornirà certamente il suo aiuto, il giorno in cui si tratterrà di distruggere il nostro Goetheanum.

 

Dall’altro lato, nella vita sociale

– in cui gli uomini esternano le loro rivendicazioni puramente terrestri senza aver nessun sentimento cosmico,

senza essere minimamente riscaldati, infiammati da sentimenti cosmici –

sono le entità luciferiche che trovano il loro tornaconto. Là, guardiamo prosperare Lucifero!

 

Il ritratto immaginativo che potrei farvi di Lucifero non assomiglia assolutamente a quello d’Arimane. Non vi parlerei d’un essere ossuto, calvo e sornione – questa non è che un’immagine – che abita le scuole e le università. Un simile ritratto non converrebbe assolutamente a Lucifero!

 

Ma lasciate parlare ciò che nasce dal semplice egoismo, dall’assenza del sentimento cosmico

lasciate parlare la buona volontà e le rivendicazioni sociali che si ritengono giuste e sincere

vedrete sorgere da tutto questo l’essere luciferico.

 

Con queste esigenze sociali che s’esercitano senza giungere ad un sentimento cosmico, l’uomo esterna qualcosa che sin seguito diviene il bel Lucifero.

Questo bel Lucifero, vive negli stessi uomini, nei loro stomaci adusi a cattivi istinti alimentari, nei loro polmoni deteriorati, etc. Lì si trova la sorgente luciferica.

La nostra atmosfera spirituale è del tutto impregnata da quello, colma d’impulsi sociali istintivi che non sono completati da dei sentimenti d’appartenenza al cosmo.

 

Abbiamo dunque due immagini, due ritratti, se posso dirlo, che sono due realtà della nostra epoca.

L’essere arimanico è calvo, magro, e sottile, scheletrico;

l’essere luciferico, che nasce dall’uomo stesso,

prende inizialmente le apparenze della bellezza, per meglio trionfare sugli uomini.

 

L’uomo attuale deve dunque trovare il suo equilibrio

• tra l’entità ossuta     • e l’entità vischiosa tra quella che lo abita e quella che nasce in lui.

La nostra civiltà, la nostra cultura recente, sono insomma, ciò che si può chiamare un matrimonio

tra l’ossuto e il vischioso.

È così ch’esse s’affossano in quella decadenza descritta nei libri di Spengler.

Si, i tempi che viviamo sono seri, perché è necessario che l’uomo divenga realmente uomo!

 

È necessario ch’egli sappia arginare altrettanto bene il Tentatore ossuto, quanto il Tentatore vischioso; è necessario che il suo intelletto si compenetri di cuore, e il suo cuore, d’intelletto. Allora l’uomo non soccomberà spiritualmente ad una mistica vischiosa, né ad uno scientismo calvo e ossificato… perché l’Antropos, quando manifesta realmente il suo essere, non è vischioso, né ossuto. Mediterete con profitto su queste immagini che non sono che delle immagini. Ne riparleremo domani.

 

 

By | 2018-07-11T02:36:11+02:00 Luglio 6th, 2018|ENTITA' OSTACOLATRICI|Commenti disabilitati su L’EQUILIBRIO FRA LE TENTAZIONI LUCIFERICHE E ARIMANICHE.