L’essere dell’uomo fra morte e rinascita nei tre aspetti: «morte», «svanire della vita terrestre» e «stelle», rispetto a immaginazione, ispirazione e intuizione

O.O. 239 – Nessi karmici Vol. V – 23.05.1924


 

Sommario: L’essere dell’uomo fra morte e rinascita nei tre aspetti: «morte», «svanire della vita terrestre» e «stelle», rispetto a immaginazione, ispirazione e intuizione. La sfera della Luna e l’incontro con gli antichissimi maestri dell’umanità. L’espandersi dell’anima nel cosmo e il rivivere a ritroso la propria vita terrena, primo germe per una nuova incarnazione. L’esperienza del dolore fatto ad altri.

 

Oggi desidero considerare l’essere dell’uomo da tre aspetti.

Noi seguiamo il suo essere, vi siamo immersi col nostro destino tra nascita e morte. Quel che seguiamo è limitato per un verso dalla nascita, o per meglio dire dal concepimento, per l’altro verso dalla morte. Nascita e morte non sono la vita, la iniziano e la concludono.

Il quesito è: possiamo osservare nascita e morte stesse col medesimo criterio che abbiamo della vita, della nostra vita e di quella di altre persone tra nascita e morte, oppure deve trasformarsi anch’esso quando giungiamo ai confini di nascita e di morte?

 

L’aspetto della morte che limita la vita umana in maniera così evidente sarà quindi il primo aspetto che prenderemo oggi in considerazione dal punto di vista spirituale.

La morte elimina nell’uomo e nella vita terrena l’elemento fisico che ci sta dinanzi. Come avviene questo? È la Terra con i suoi elementi, sia grazie ai suoi stessi elementi nella sepoltura, sia grazie al fuoco nella cremazione, è la Terra con i suoi elementi che elimina l’uomo fisico. Che cosa può fare con la parte dell’uomo che osserviamo coi nostri sensi fisici? che cosa può farne? Può solo distruggerla.

 

Osserviamo le forze che ci attorniano. Quando il cadavere umano viene loro abbandonato non costruiscono nulla nel corpo umano, lo distruggono. Possiamo dire che le forze naturali che ci attorniano non sono predisposte alla costruzione, perché il corpo umano quando viene abbandonato alle forze naturali si decompone. Deve esservi dunque qualcos’altro che lo costruisce, qualcosa di diverso dall’elemento terreno, poiché l’elemento terreno lo decompone.

Tutto ciò si presenta in maniera diversa quando si considera la morte umana alla luce delle nozioni che vengono tratte dall’anima grazie agli esercizi animici. Le abituali forze conoscitive vedono il cadavere e null’altro. Quando però con esercizi animici si perviene a un primo livello di conoscenza, che nei miei libri ho definito immaginazione, la morte si trasforma completamente. L’uomo con la morte si strappa alla Terra. Quando sviluppiamo il livello conoscitivo dell’immaginazione vediamo con visione diretta in immagini viventi che l’uomo non muore con la morte, ma che risorge dal suo cadavere.

 

Per il livello conoscitivo dell’immaginazione la morte fisica si trasforma in nascita spirituale.

Prima della morte l’uomo esiste come uomo terreno.

Può dire: io esisto qui, in questo luogo, fuori vi è il mondo.

Nel momento in cui subentra la morte l’uomo non si trova dove è il suo cadavere.

Egli inizia la sua esistenza nelle vastità dell’universo,

diviene uno col mondo che prima guardava soltanto.

Il mondo esterno al suo corpo diviene ora la sua esperienza,

e di conseguenza quel che prima era mondo interiore diviene mondo esteriore,

quel che sinora era mondo esteriore diviene mondo interiore.

L’esistenza personale diviene un’esistenza universale.

 

La Terra, così appare alla conoscenza immaginativa,

ci fornisce la possibilità di passare attraverso la morte.

Alla conoscenza immaginativa la Terra si rivela la portatrice della morte nell’universo.

In nessuno dei luoghi che percorre l’uomo nella vita fisica o in quella spirituale troviamo la morte, solo sulla Terra.

Infatti nel momento in cui l’uomo passa attraverso la morte e si unisce con l’universo, ci si offre il secondo aspetto, non più quello della morte, ma l’aspetto in cui le vastità dello spazio ci appaiono colmate ovunque di pensieri universali.

 

L’intero universo, l’intero cosmo si presenta ora all’osservazione, e all’uomo stesso che ha attraversato la morte, pieno di pensieri universali che vivono e si muovono nelle vastità dello spazio. L’aspetto dello spazio si manifesta, e così quando attraversiamo la morte entriamo nel mondo dei pensieri universali. Tutto agisce e si muove in pensieri universali. Questo è il secondo aspetto della morte.

Quando durante la vita stiamo di fronte a un uomo, in primo luogo abbiamo di fronte a noi la sua persona. Egli deve parlare se vogliamo conoscere i suoi pensieri. Allora diciamo: i pensieri sono in lui, ci giungono attraverso le sue parole. In nessun luogo della vita terrena scopriamo però pensieri da soli. Esistono solo negli uomini e provengono da loro.

 

Penetrando dalla sfera terrena della morte nella sfera spaziale dei pensieri, in un primo tempo non vi sono entità: nelle vastità dello spazio non incontriamo entità, né divine né umane, ma incontriamo ovunque pensieri universali.

Quando attraversiamo la morte e penetriamo nella vastità dell’universo è come se qui nel mondo fisico non vedessimo subito l’uomo, ma come se incontrandolo scorgessimo prima i suoi pensieri senza scorgere lui stesso. Vedremmo una nube di pensieri.

Vediamo anche una seconda nube: non incontriamo entità, incontriamo i pensieri universali, la generale intelligenza dell’universo.

 

Dopo la morte viviamo per alcuni giorni nella sfera dell’intelligenza cosmica. Nei pensieri universali che ivi tessono appare come una cosa singola, oserei dire come una nube particolare, in cui si scorge la propria ultima vita terrena vissuta. È inserita nell’intelligenza universale. La si vede tutta insieme, in pochi giorni e in un grande quadro.

Ogni giorno, sono solo pochi, quel che si è inscritto nell’intelligenza universale si affievolisce sempre più. Si dilata nello spazio universale, svanisce. Mentre al termine della vita terrena vi è l’aspetto della morte, al termine dell’esperienza di pochi giorni vi è lo svanire nella vastità universale. Così dopo il primo aspetto, che possiamo chiamare l’aspetto della morte, abbiamo il secondo che possiamo chiamare l’aspetto dello svanire della vita terrena.

 

In effetti dopo la morte per ognuno esiste un momento in cui sorge un’infinita preoccupazione, un timore, un terrore di smarrirsi con tutta la propria vita terrena nelle vastità dell’universo.

La conoscenza immaginativa non basta se ci si vuole rendere conto delle esperienze dell’uomo dopo la morte. Deve subentrare un secondo livello conoscitivo, l’ispirazione.

Il livello conoscitivo dell’immaginazione è costituito da immagini, esse sono in fondo come le immagini oniriche. Solo che per le immagini oniriche non possiamo mai essere certi che dietro di esse esista una realtà; per le immaginazioni avviene sempre che con le loro qualità esprimano una realtà. Con l’immaginazione si vive un mondo di immagini che è però una realtà. Quel mondo di immagini deve venir superato se si vuole pervenire a osservare ciò che l’uomo vive dopo la morte, dopo i pochi giorni in cui ha visto la sua vita.

 

L’ispirazione, che deve ora venir conquistata dopo o durante l’immaginazione, non è costituita da immagini, è una conoscenza priva di immagini, ma fornita di udito spirituale. La conoscenza ispirata accoglie l’intelligenza universale, i pensieri universali ed è come se li si udisse spiritualmente. Tutto parla, risuona in tutta chiarezza la parola universale; si sa che dietro ad essa vi è qualcosa. Se ne ha prima un annuncio.

Quando poi ci si può abbandonare all’ispirazione, è come se dietro ai pensieri universali si cominciassero a percepire nell’intuizione le entità universali.

 

• L’immaginazione percepisce le immagini spirituali,

• l’ispirazione ode l’elemento spirituale parlare in spirito,

• l’intuizione percepisce le entità stesse.

 

Ho detto: l’universo è colmo di pensieri universali. Essi non indicano ancora esseri, ma arriviamo a percepire parole dietro i pensieri, e con l’intuizione a vedere le entità universali.

• Il primo aspetto è quello della morte, l’aspetto terreno;

• il secondo aspetto ci conduce nelle vastità dello spazio, a cui di solito come uomini

guardiamo senza comprendere, ed è l’aspetto dello sparire dell’uomo.

 

• Quale terzo aspetto ci si offre quello che limita le vastità dello spazio anche allo sguardo

visivo, ed è l’aspetto delle stelle.

 

Le stelle però non si manifestano come allo sguardo fisico. Per lo sguardo fisico le stelle sono punti luminosi ai confini dello spazio verso cui solleviamo lo sguardo. Se siamo giunti alla conoscenza intuitiva, le stelle rivelano entità universali, entità cosmiche dello spirito. Con l’intuizione anziché vedere le stelle fisiche vediamo colonie, colonie spirituali nel mondo spirituale che sono nei singoli luoghi in cui supponiamo vi siano stelle fisiche.

Il terzo aspetto è dunque l’aspetto delle stelle. Dopo che abbiamo conosciuto la morte e attraverso le vastità dello spazio abbiamo imparato a conoscere l’intelligenza universale, il terzo aspetto ci introduce nella sfera delle entità cosmiche, e interviene come aspetto umano nelle sfere delle entità universali e quindi nella sfera delle stelle.

Come la Terra ha accolto l’uomo tra nascita e morte, così lo accoglie il mondo stellare dopo che egli ha superato l’abisso dell’intelligenza universale pochi giorni dopo la sua morte.

 

Sulla Terra l’uomo era un essere terreno tra esseri terreni,

dopo la morte diviene un essere celeste tra esseri celesti.

 

La prima sfera in cui penetra l’uomo è la sfera lunare.

Più tardi penetrerà in altre sfere dell’universo. Per dare un piccolo aiuto posso forse disegnare schematicamente alla lavagna quel che desidero esporre.

Al momento della morte l’uomo appartiene ancora alla sfera terrestre. In quel momento per l’uomo non ha più importanza tutto quanto può abbracciare la conoscenza terrena. Sulla Terra abbiamo diverse sostanze, metalli e altro. Al momento della morte cessa tutta questa differenziazione. Tutte le sostanze solide sono terrene, e al momento della morte l’uomo vive in terra, acqua, aria e calore.

 

I pochi giorni successivi alla morte sono contraddistinti nel disegno dalla sfera blu, la sfera dell’intelligenza universale. L’uomo vede la sua vita e si trova tra la regione terrena e quella celeste.

Pochi giorni dopo la morte penetra nella regione celeste, e per prima nella sfera della Luna. Nella sfera lunare incontriamo ora vere entità universali, ancora molto simili agli uomini, poiché un tempo sulla Terra fummo già legati alle entità che incontriamo nella sfera lunare.

Nei miei libri si può leggere che un tempo la Luna come corpo fisico si separò dalla Terra. Era legata alla Terra e divenne un corpo autonomo dell’universo. Però non solo la Luna fisica si separò dalla Terra.

Un tempo vissero sulla Terra tra gli uomini grandi maestri dell’umanità, i grandi antichissimi maestri dell’umanità, che recarono qui la prima saggezza agli uomini. Gli antichissimi maestri non vissero sulla Terra in un corpo fisico, ma solo in un corpo eterico. Quando l’uomo veniva istruito da loro, ciò veniva percepito interiormente. Dopo che i maestri antichissimi furono rimasti per un certo periodo sulla Terra, si separarono dalla Terra assieme alla Luna e formarono allora una colonia sulla Luna, una colonia di entità lunari.

 

I maestri primigeni dell’uomo sulla Terra, separati da lungo tempo dalla Terra, sono le prime entità dell’universo che incontriamo pochi giorni dopo la morte.

Il periodo che l’uomo trascorre dopo la morte con le entità lunari gli dà una vita che è stranamente connessa con la vita terrena. Quando si penetra con la conoscenza soprasensibile nella vita di qualcuno dopo la morte, verrebbe da credere che quella vita sia più fugace e meno concreta di quella terrena, che l’uomo conduca un’esistenza che, paragonata a quella terrena, è in certa misura più aerea. Però non è così.

Se si partecipa con la conoscenza soprasensibile alla vita che l’uomo conduce dopo la morte, si constata che egli per lungo tempo trascorre una vita che agisce su di lui in maniera molto più reale di quella terrena, al cui confronto la vita terrena è piuttosto un sogno. Questo periodo dura circa un terzo della vita.

 

Ciò che viene vissuto ora, al termine dei pochi giorni successivi alla morte cui ho accennato, varia da persona a persona. Che cosa si sperimenta, infatti? L’uomo, guardando indietro alla vita terrena, è soggetto a un’illusione. Vede solo i giorni, non vede quel che ha sperimentato in spirito dormendo. Nella vita, a meno di non essere particolarmente dormiglioni, si trascorre circa un terzo del tempo dormendo. Ora si guarda indietro a quel periodo, lo si vive coscientemente assieme a tutte le potenze lunari. Se ne fa l’esperienza perché quei grandi antichissimi maestri primigeni dell’umanità ci infondono la loro esistenza, vivono assieme a noi; si fa l’esperienza delle notti trascorse incoscientemente sulla Terra in maniera molto più realistica che non durante la vita terrena.

 

Desidero illustrare con un esempio quanto ho detto prima. Forse alcuni dei presenti conoscono il primo o un altro dei miei misteri drammatici e sanno che tra le altre ho delineato la figura di un certo Strader. Strader è la trasposizione artistica di una personalità reale, ora defunta, ma che allora era viva.

Non che io ne abbia copiato la vita terrena, ma alla base della figura di Strader nei miei misteri drammatici vi era la vita terrena di una persona che per me fu interessantissima perché da origini relativamente umili divenne prima monaco, gettò poi la tonaca e divenne un dotto professore in senso razionalistico. Tutte le lotte intime di quell’uomo mi interessarono e tentai di comprenderle spiritualmente. Scrissi i quattro drammi tenendo presente la sua vita terrena.

Dopo la sua morte, a causa dell’interesse che gli avevo portato, potei seguirlo nel periodo che trascorse nella sfera lunare, in cui si trova ancor oggi.

 

Dal momento in cui nella vita successiva alla morte quella personalità, quell’individualità mi si presentò in tutta l’intensa realtà in cui opera quella vita, si spense del tutto ciò che in questo caso potè suscitare interesse per la vita terrena. Dopo la sua morte vissi allora completamente con quella individualità e ciò fece sì che nel quarto dramma fui costretto a farla morire, perché quella persona non mi stava più di fronte come essere terreno. Questo solo per rafforzare l’affermazione che la vita dopo la morte viene sperimentata interiormente in maniera più intensa, sostanziale e reale della vita terrena che in confronto è come un sogno.

 

Dobbiamo aver ben presente che l’uomo dopo la morte vive nel grande universo, nel cosmo.

Il cosmo diviene ora lui stesso.

Egli percepisce ora il cosmo come il suo corpo,

ma ora sente moralmente in sé anche quel che durante la sua vita terrena gli era esterno.

Ora sente esterno a sé ciò che era in lui.

 

Si prenda un esempio molto banale. Supponiamo di lasciarci trascinare da un’emozione e di dare uno schiaffo a qualcuno durante la vita terrena, procurandogli in primo luogo dolore fisico e in secondo luogo sofferenza morale. Dopo la morte, nella sfera lunare, grazie all’influsso delle entità lunari, non si sperimenta quel che si era provato durante la vita terrena in cui per collera profonda si era dato uno schiaffo a qualcuno, forse con intimo compiacimento senza sentire il dolore dell’altro: ora si prova quello che sentì l’altro. Si sperimenta nella sfera lunare il dolore fisico, la sofferenza che dovette subire l’altro. Si sente quello che si fece noi stessi o che si pensò durante la vita terrena, non come lo si era sentito personalmente, ma come lo recepì l’altro.

 

Così dopo la morte, per la durata di un terzo del periodo in cui visse, l’uomo rivive tutto quanto pensò e fece durante la vita terrena nella maniera però in cui le entità lunari di cui ho parlato glielo mostrano con un intenso realismo, e rivive inoltre questa vita a ritroso.

 

Ad esempio quando assieme a Strader (nei misteri drammatici lo chiamo così anche se si chiamava diversamente) io sperimentai a ritroso la sua vita (morì nel 1912) avvenne che egli visse per primo quello che in vita aveva sperimentato da ultimo, poi quello che precedeva e così via a ritroso. Quando mi compare dinanzi all’anima ora, sta rivivendo nell’altra sfera, nella sfera lunare, all’incirca quel che aveva vissuto nell’anno 1875. Da allora visse a ritroso il periodo che va dal 1912all875e continuerà a vivere a ritroso sino al giorno della sua nascita.

 

Così dopo la morte l’uomo rivive a ritroso, in un tempo pari a un terzo, la sua vita nelle sfere delle entità lunari che un tempo furono entità terrene. Quella vita è il primo nucleo del karma che si realizza nella successiva vita terrena. In quella vita che si svolge in un tempo pari a un terzo del periodo vissuto sulla Terra, si conosce intimamente, si sente e si percepisce l’effetto delle proprie azioni sugli altri. Allora, nell’intimo dell’uomo spirituale sorge il desiderio potente che quel che si è sperimentato ora nelle sfere spirituali, nelle sfere lunari, perché lo si è fatto subire ad altri sulla Terra, ricada su di noi in maniera da compensarlo.

La decisione di conformare il proprio destino alle azioni terrene e ai pensieri terreni,

questo desiderio si manifesta al termine del periodo lunare.

 

Quando questo desiderio, nato dall’esperienza che risale sino alla nascita, è esente da timore, allora l’uomo è maturo per venir accolto dalla sfera successiva, la sfera di Mercurio. Allora l’uomo entra nella sfera di Mercurio. In essa, e lo vedremo nella prossima conferenza, grazie alle entità nel cui regno penetra ora, che non furono mai entità terrene ma sempre entità soprannaturali, l’uomo impara come può strutturare ulteriormente il suo destino.

Così, per sapere quel che l’uomo attraversa tra morte e rinascita, quale sua esistenza spirituale relativa a ciò che sperimentò tra gli esseri terreni tra nascita e morte, dobbiamo seguirlo attraverso la sfera di Mercurio, di Venere e del Sole.

 

La vita intera dell’uomo si svolge infatti nell’esistenza terrena tra nascita e morte e nell’esistenza celeste tra morte e rinascita. La sua vita è costituita da tutto questo: come? Ne parleremo nella prossima conferenza.