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L’EVOLUZIONE PLANETARIA SULLA TERRA – II

L’evoluzione planetaria sulla Terra – II

O.O. 99 – La Saggezza dei rosacroce – 03.06.1907


 

Ieri abbiamo parlato delle diverse incarnazioni del nostro pianeta, in particolare di quelle di Saturno e del Sole; sarà bene ora ricordare in breve che sul pianeta Sole, antico predecessore della Terra, l’uomo era giunto al punto di avere un corpo fisico e uno eterico, di essere cioè salito a una specie di natura vegetale.

Ieri ho pure raccontato quanto diversa fosse quella natura vegetale dal mondo vegetale che oggi ci attornia; vedremo infatti più avanti che le piante del nostro ambiente sono nate per la prima volta sul pianeta Terra.

Siamo arrivati anche a descrivere come, per il fatto che i predecessori umani avevano sul Sole un corpo eterico, si poterono manifestare nel corpo fisico specialmente quegli organi ora noti come ghiandole della crescita, della riproduzione e della nutrizione.

Sul Sole si vedevano tutte queste cose come sulla Terra si vedono rocce, sassi e piante.

 

Esisteva inoltre un altro regno, indicato come il regno di Saturno rimasto indietro, che conteneva i germi dei successivi minerali. Non quindi i minerali oggi noti, perché per il Sole non se ne può neppure parlare, ma corpi ancora incapaci di accogliere un corpo eterico e che quindi, in un certo senso, erano rimasti al gradino minerale, attraversato dall’uomo su Saturno. Sul Sole si erano cioè formati due regni.

 

Nella letteratura scientifico-spirituale si è usi dire che l’uomo ha attraversato il regno minerale, quello vegetale e quello animale; come abbiamo visto, si tratta però di un’espressione impropria, perché per esempio su Saturno il regno minerale era del tutto diverso. Nelle sue figure erano accennati i primi germi preannunziatori dei nostri organi sensori. Allo stesso modo sul Sole non si aveva un regno vegetale come l’odierno, ma gli organi della crescita, le ghiandole ora esistenti nell’uomo, avevano una natura vegetale, perché erano compenetrate da un corpo eterico.

 

Bisogna ora pensare che il Sole ha poi attraversato una specie di stato di sonno, un oscuramento, è scomparso. Non bisogna per altro credere che il passaggio di un pianeta attraverso quello stato di riposo significhi inoperosità, nullità. Lo è altrettanto poco, quanto lo è il devachan per l’uomo. Nel devachan l’uomo non è inoperoso; abbiamo anzi visto come in esso l’uomo sia in continua attività e come egli collabori in modo decisivo allo sviluppo della Terra. Per l’attuale coscienza dell’uomo lo stato accennato è una specie di sonno, ma un’altra coscienza se lo rappresenta come uno stato reale e più attivo. Tutti questi processi sono un passaggio attraverso superiori stati celesti, importanti per i pianeti medesimi. Nella scienza dello spirito essi vengono denominati pralaya.

 

L’antico pianeta Sole è dunque passato attraverso un simile stato, e dal Sole si è quindi sviluppato il terzo stato della nostra Terra, quello che in occultismo si chiama antica Luna. Potendo osservare quel trapasso, si sarebbe visto il Sole modificarsi nel corso di milioni di anni per quindi sparire, e dopo altri milioni di anni, dopo un periodo crepuscolare, baluginare di nuovo; aveva così inizio il periodo evolutivo dell’antica Luna.

 

Nei primi tempi, quando il pianeta riapparve, non era il caso di parlare di una separazione fra Sole e Luna, che infatti erano ancora uniti come nel periodo solare.

Per prima cosa avvenne una ripetizione dei periodi precedenti; vale a dire che su di un piano superiore si ripeterono le condizioni di Saturno e del Sole.

Intervenne poi una strana modificazione nelle condizioni del pianeta riapparso: la Luna si separò dal Sole.

Due pianeti, o per meglio dire una stella fissa ed un pianeta, nacquero dal precedente sistema solare, si formarono due masse, una grande e una minore: il Sole e la Luna.

La Luna della quale ora si parla non conteneva soltanto quanto contiene la Luna attuale, ma tutte le sostanze e gli esseri che formano ora la Terra e la Luna. Rimescolando tutte queste cose si avrebbe la Luna di cui è questione e che allora si staccò dal Sole.

 

Dato che le sostanze migliori e le entità spirituali superiori erano rimaste col Sole, esso divenne una stella fissa, «avanzò» al grado di stella fissa. Mentre era ancora un pianeta, il Sole aveva in sé tutto quanto poi potè lasciare a un pianeta autonomo, tutto quanto avrebbe impedito l’evoluzione superiore dei suoi esseri; divenne quindi una stella fissa.

Ecco dunque il quadro cosmico che ci si presenta: una stella fissa, corpo molto evoluto, e un pianeta inferiore in moto nello spazio intorno ad essa: la Luna antica, vale a dire la Luna e la Terra attuali riunite.

 

Il movimento della Luna intorno al Sole era del tutto diverso da quello della nostra Terra. Questa compie due movimenti: intorno al Sole e intorno a se stessa. Come conseguenza del secondo movimento, che come è noto si compie circa 365 volte in un anno, si succedono il giorno e la notte; come conseguenza del primo si alternano le quattro stagioni. Così non era al tempo dell’antica Luna.

In un certo senso la Luna era più gentile verso il proprio Sole di quanto non lo sia la nostra Terra, perché essa rotava intorno al Sole in modo da offrirgli sempre la stessa faccia e mai la schiena. In un giro completo intorno al Sole, essa compiva cioè un unico giro intorno a se stessa. Questo diverso movimento aveva un grande effetto sugli esseri che si evolvevano sul pianeta.

 

E passiamo ora alla descrizione del pianeta Luna.

Prima di tutto l’uomo era progredito di un poco in confronto a quanto egli era su Saturno e sul Sole; non consisteva cioè dei soli corpi fisico ed eterico, ma si era pure aggiunto il corpo astrale.

Abbiamo quindi un uomo composto di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, privo però ancora di un io.

La conseguenza fu che l’uomo dell’antica Luna salì al terzo stato di coscienza che abbiamo descritto, alla coscienza per immagini, il cui ultimo resto è la nostra coscienza di sogno.

Data l’aggiunta del corpo astrale agli altri due corpi, si verificarono modificazioni anche in questi due, e specialmente nel corpo fisico.

 

Abbiamo visto che sul Sole le ghiandole erano la parte più elevata nel corpo fisico, e che certe parti erano attraversate da irradiazioni in seguito condensatesi nell’attuale plesso solare.

A seguito del lavoro del corpo astrale sul corpo fisico nel periodo lunare, nacquero i primi inizi del sistema nervoso, si inserirono i nervi, in modo simile a quello che oggi ritroviamo nei nervi uscenti dal midollo spinale.

 

• Si pensi ora che l’uomo era ancora privo di un io autonomo, mentre indipendenti erano soltanto gli altri tre corpi.

Come prima il corpo eterico era nell’atmosfera di Saturno e il corpo astrale in quella del Sole, così l’io si trovava ora nell’atmosfera attorno alla Luna e da lì, immerso nella sostanza divina, lavorava al corpo fisico.

 

Se si riflette che allora l’io collaborava con esseri divini, che in un certo senso non era ancora staccato da quegli esseri divino-spirituali, si vede che nel suo cammino verso la vita terrestre l’io ha subito un certo peggioramento, e anche un certo miglioramento. Miglioramento perché è divenuto indipendente, peggioramento invece perché è ora esposto a ogni dubbio, a ogni errore, al male.

 

Gli «io» agivano ancora come parte della sostanza divino-spirituale.

Se oggi un io lavora dal piano astrale su quello fisico, si tratta d’un io di gruppo d’animale. Come oggi le anime di gruppo lavorano negli animali, così allora l’io dell’uomo lavorava dal di fuori sui tre corpi inferiori. Esso però poteva elaborare dei corpi più elevati di quelli degli animali terrestri, perché era parte della sostanza divina.

Sulla Luna vivevano esseri che, per il loro aspetto e per quanto essi erano, si trovavano ad un livello superiore a quello delle scimmie attuali più elevate, pur non essendo ancora al punto dell’uomo odierno.

 

Esisteva allora un regno intermedio fra quello animale e il regno umano attuale, oltre ad altri due regni più arretrati. Uno era composto dagli esseri provenienti dal Sole che si erano dimostrati incapaci di accogliere il corpo astrale, che erano rimasti cioè al livello degli organi ghiandolari sul Sole. Questo secondo regno della Luna era intermedio fra gli animali e le piante di oggi, era formato da specie di piante-animali. Sulla Terra oggi non vi sono esseri del genere, pur trovandosene delle tracce.

Esisteva infine un terzo regno che già sul Sole aveva conservato lo stato di Saturno, ed era ad un livello intermedio fra minerali e piante. Si avevano quindi sulla Luna tre regni: minerale-vegetale, vegetale-animale e animale-umano.

 

Sulla Luna non esistevano ancora i minerali sui quali oggi camminiamo, non esistevano allora le rocce, le zolle, l’humus. Il regno inferiore si trovava fra pianta e minerale, e costituiva la sostanza della Luna. La superficie del pianeta era circa simile a un odierno terreno torboso, sul quale le piante stiano formando una specie di poltiglia vegetale. Gli esseri della Luna si movevano su quella massa poltigliosa minerale-vegetale, paragonabile a un’insalata cotta: ecco l’aspetto dell’antica Luna per un certo periodo della sua evoluzione.

Non esistevano rocce nel senso odierno, e le parti più dure esistenti erano alcune formazioni paragonabili per consistenza al legno o alla corteccia di determinati alberi. Le montagne della Luna consistevano appunto di indurimenti lignei originati dalla poltiglia vegetale. Erano come vecchie piante rinsecchite, nelle quali si preparava il regno minerale. Su questa massa crescevano le piante-animali, incapaci di movimenti indipendenti e legate al suolo, come lo sono oggi i coralli.

 

I miti e le saghe contenenti ancora la profonda saggezza depositatavi dagli iniziati, conservavano un ricordo di quelle condizioni, per esempio il mito della morte di Baldur, il dio germanico del Sole o della luce. Una volta egli ebbe un sogno nel quale gli veniva annunziata la sua prossima morte. Gli Asi, gli dei che lo amavano, ne furono tristissimi e pensarono al mezzo di salvarlo. Frigg, la madre degli dei, si fece giurare da tutti gli esseri della Terra che nessuno avrebbe mai ucciso Baldur, ed apparve perciò impossibile che egli avesse mai a morire.

 

Una volta tutti gli dei, giocando e sapendo che egli era invulnerabile, gli gettarono contro ogni sorta di oggetti, senza riuscire a ferirlo. Loki, l’avversario degli Asi, il dio della tenebra, meditava però sul modo di uccidere Baldur. Egli riuscì a sapere da Frigg che tutti gli esseri della Terra le avevano giurato di non uccidere Baldur; da lei seppe pure che esisteva una pianta che appariva innocua, il vischio, cui non era stato neppure chiesto il giuramento. L’astuto Loki prese allora del vischio e lo portò a Hodur, il dio cieco, che avvelenò Baldur con il vischio, senza sapere quello che faceva e adempiendo così quanto il sogno aveva annunziato. Nelle usanze popolari il vischio ebbe sempre una certa parte, sempre espresse qualcosa di sinistro, di legato agli spiriti. Nella saga e nell’uso popolare risulta trasferito l’insegnamento degli antichi misteri dei Druidi e dei Trotti.

 

Sulla Luna esisteva in realtà la poltiglia minerale-vegetale sulla quale crescevano le piante-animali. Fra queste, alcune si svilupparono ulteriormente e raggiunsero uno stadio superiore sulla Terra, mentre altre rimasero al livello lunare di modo che, quando nacque la Terra, assunsero soltanto una figura immiserita, conservando pure le abitudini che avevano sulla Luna. Sulla Terra queste piante poterono soltanto vivere su altre piante in qualità di parassiti; così il vischio vive sulle altre piante, perché esso è un residuo non progredito delle antiche piante-animali della Luna.

Baldur rappresenta quel che sulla Terra si sviluppa ulteriormente, quanto vi porta luce.

Loki invece rappresenta le potenze oscure rimaste indietro; egli odia chi è progredito, chi si è evoluto, ed è quindi il nemico di Baldur. Tutti gli esseri terresti nulla potevano contro Baldur, il dio che dava luce alla Terra, perché erano della sua natura ed erano progrediti nell’evoluzione. Soltanto qualcosa che fosse rimasto al gradino lunare e si sentisse legato al vecchio dio delle tenebre poteva essere in grado di uccidere il dio della luce. Come tutti i veleni, il vischio può anche essere un medicamento. In questo modo si ritrova la cosmica saggezza nelle vecchie saghe e negli usi popolari.

 

• Ricordiamoci ora delle entità che, come parte costitutiva inferiore, su Saturno avevano l’io, e delle altre che sul Sole avevano il corpo astrale come parte inferiore. Sulla Luna esistevano invece entità che avevano il corpo eterico come parte più bassa; esse consistevano di corpo eterico, corpo astrale, io, sé spirituale, spirito vitale, uomo spirituale, e di quella parte superiore, l’ottava, lo Spirito Santo, oggi ancora al di fuori delle possibilità umane. Si sarebbe potuto vedere il loro corpo eterico soltanto come essere spettrale, ed esse erano allora al gradino di evoluzione umano. L’esoterismo cristiano li denomina angeli: sono esseri che oggi stanno immediatamente al di sopra degli uomini, perché si sono sviluppati sino al grado dello Spirito Santo; si chiamano anche spiriti del crepuscolo o pitri lunari.

 

• Su Saturno gli spiriti della egoità avevano come guida un’entità che viene denominata Dio Padre. Sul Sole gli spiriti del fuoco avevano come guida il Cristo, il Logos, secondo la denominazione del Vangelo di Giovanni. Sulla Luna la guida degli altri spiriti ricordati era lo Spirito Santo, in senso cristiano. Gli esseri che sulla Luna attraversarono il loro grado umano non ebbero bisogno sulla Terra di discendere fino in un corpo fisico.

 

• Le diverse incarnazioni planetarie sono divenute sempre più dense.

Sull’antico Saturno la forma di aggregazione più densa era il calore.

Sul Sole lo stato più denso era uguale a quello gassoso odierno. Bisogna però rappresentarsi le sostanze di allora un po’ più dense della consistenza calorica o gassosa odierna. Al gradino lunare le sostanze gassose del Sole si condensarono al punto da assumere la consistenza della massa poltigliosa e densa della quale erano fatti tutti gli esseri della Luna, anche i più elevati: gli animali-uomini. La sostanza lunare era un poco più densa del bianco dell’uovo, e nell’uomo così costituito venne posto il germe del sistema nervoso.

 

La Luna era circondata da una specie di atmosfera formata in modo del tutto diverso da quella terrestre. Si può avere un’idea del suo carattere pensando a un punto del Faust di Goethe, quando Faust vuole invocare gli spiriti per ottenerne aria infocata; si tratterebbe di aria contenente sostanze acquose disciolte in forma di nebbia, una mescolanza che permette a entità spirituali di incarnarvisi. Gli esseri della Luna respiravano quell’aria, impregnata di sostanze acquose e anche denominata aria infocata o nebbia infocata.

Anche gli esseri più progrediti della Luna non avevano polmoni, e respiravano attraverso specie di branchie, come oggi i pesci.

 

Effettivamente si può avere una certa idea dell’aria infocata, chiamata ruach nella tradizione ebraica. Oggi non è più possibile, ma gli antichi alchimisti potevano ancora riprodurre le condizioni necessarie alla sua produzione, e con quel mezzo ottenere i servigi degli esseri elementari. Ai tempi dell’alchimia la nebbia infocata era senz’altro conosciuta, e più si risale nel tempo, più gli uomini potevano produrla. I nostri predecessori sulla Luna respiravano la nebbia infocata, poi trasformatasi e differenziatasi nell’aria odierna e in quel che nasce sulla Terra per effetto del fuoco.

 

L’atmosfera lunare, piena di fumo e di vapori a una certa temperatura più o meno a seconda dei momenti, era attraversata da correnti che, per così dire, pendevano dall’aria come cordami e penetravano nei corpi umani. Sulla Luna il corpo umano era attaccato a quella specie di fune che si protendeva nell’atmosfera, come oggi il bambino in gestazione è attaccato al corpo della madre per mezzo del cordone ombelicale; era una specie di cordone ombelicale cosmico.

 

• Dall’aria infocata discendevano nei corpi delle sostanze paragonabili a quel che oggi l’uomo produce da solo: il sangue. L’io si trovava allora al di fuori dell’uomo, e attraverso quei cordoni inviava nei corpi qualcosa di simile al sangue, in modo che quella sostanza entrava in essi e ne usciva. Quegli esseri non toccavano mai la superficie della Luna, ma la circondavano, aleggiavano, nuotavano sopra di essa. Gli animali-uomini della Luna si movevano come oggi si comportano nell’acqua gli animali acquatici. Era compito degli angeli, degli spiriti del crepuscolo, di far fluire i succhi sanguigni negli uomini.

Queste condizioni diversissime avevano pure altre conseguenze.

 

Sulla Luna cominciò una specie di sistema sanguigno; come oggi avviene con l’aria, allora dal cosmo fluiva e defluiva nei corpi una sostanza simile al sangue; come conseguenza negli animali-uomini della Luna nacque una capacità che inizia soltanto in presenza del sangue: il primo risonare dall’interno di suoni in corrispondenza di esperienze psichiche.

 

Soltanto quando il corpo astrale è parte di un essere, nascono in esso sensazioni capaci di manifestarsi in suoni, dapprima in uno strano modo. Non si trattava di suoni prodotti singolarmente; quegli esseri non avrebbero potuto gridare il loro dolore, non emettevano versi a loro piacimento, ma lo facevano soltanto in occasioni di determinati avvenimenti.

 

In certe epoche dell’anno sulla Luna avveniva qualcosa che si potrebbe chiamare il verificarsi del processo riproduttivo, e quegli esseri potevano allora manifestare in suoni le intime esperienze da loro provate; altrimenti erano muti. In una determinata posizione della Luna rispetto al Sole, in un certo periodo dell’almo, l’antica Luna risonava nel cosmo, e i suoi esseri gridavano nell’universo i loro istinti. Sono rimasti dei resti di quel fenomeno nel grido di certi animali, per esempio dei cervi. Quelle grida erano però una manifestazione di avvenimenti collettivi e non di singole esperienze che ognuno possa esprimere a piacere. In esse si palesava un avvenimento cosmico.

 

Dobbiamo accontentarci di questa descrizione approssimativa, perché si è legati a vocaboli coniati per cose realizzatesi soltanto nel periodo terrestre. Occorrerebbe creare una lingua apposita per raccontare le esperienze del veggente. La descrizione fatta è però importante perché è un primo passo per giungere alla verità. Si arriva a vedere soltanto attraverso l’immagine, soltanto con l’immaginazione.

 

Non dobbiamo quindi farci concetti astratti, schemi o diagrammi, ma far sorgere in noi delle immagini; questa è la via diretta, il primo gradino della conoscenza.

Come è vero che già allora l’uomo era presente con le sue forze, così è vero che se egli oggi si fa delle rappresentazioni, queste lo guidano a ritroso verso gli stati nei quali egli allora si trovava.

 

Dopo che tutte le entità della Luna ebbero attraversato la loro evoluzione e poterono quindi passare a gradini successivi, venne il momento in cui la Luna e il Sole si riunirono in un unico corpo, ed entrarono nel pralaya. Quando ebbero terminato assieme anche questo periodo di assenza, baluginò una nuova esistenza: il primo preannunzio della Terra.

Per prima cosa si ripeterono in breve, a un livello superiore, i tre stadi precedenti: prima quello di Saturno, poi quello del Sole, ed infine la Luna si separò di nuovo per rotare attorno al corpo rimasto. La Luna però aveva ancora in sé la Terra.

Avviene quindi un ulteriore e importante cambiamento: la Terra espelle da sé la Luna attuale, vale a dire tutte le peggiori sostanze ed entità, quelle non utilizzabili contenute nella Luna attuale. Tutte le sostanze acquose e poltigliose dell’antica Luna si agghiacciarono su quella attuale, come si può anche dimostrare fisicamente, mentre quanto era ancora capace di evoluzione rimase sulla Terra. L’evoluzione sulla Terra è possibile per l’avvenuta separazione dell’antico Sole nei tre corpi attuali: Sole, Luna e Terra.

 

La separazione ricordata avvenne molte migliaia di anni fa, nell’epoca lemurica.

Dagli esseri descritti dell’antica Luna, i minerali-piante, le piante-animali e gli animali-uomini, nacquero allora i minerali, le piante, gli animali attuali e l’uomo, quest’ultimo capace di accogliere in sé l’io che prima gli aleggiava intorno ed era ancora nel grembo della divinità.

L’io si aggiunse all’uomo dopo la separazione avvenuta fra Sole, Luna e Terra; soltanto da quel momento l’uomo, per salire al suo livello attuale, potè sviluppare in sé il sangue rosso.

 

 

By | 2018-10-03T06:53:24+02:00 Ottobre 3rd, 2018|EV. TERRA|Commenti disabilitati su L’EVOLUZIONE PLANETARIA SULLA TERRA – II