/////L’ISLAMISMO E IL VERO CRISTIANESIMO

L’ISLAMISMO E IL VERO CRISTIANESIMO

L’islamismo e il vero cristianesimo

O.O. 346 – Apocalisse ed agire sacerdotale – 11.09.24


 

Nel continuare la trattazione dell’Apocalisse, dobbiamo aggiungere agli strumenti di una giusta lettura ancora qualcosa, che viene preso più dall’esterno. Dopo la lettura dell’Apocalisse, si tratterà poi di porre noi stessi, nel nostro stesso presente. A questo scopo, dobbiamo dapprima prendere in considerazione da quali basi è sorta questa Apocalisse. Non intendo naturalmente in questo momento nel modo in cui oggi si vuole spiegare un’opera traendola dal suo tempo in senso banale, storico. Ciò non è applicabile ad opere che sono state concepite a partire dal mondo spirituale, nel modo descritto nell’Apocalisse.

 

Ma tuttavia, dobbiamo essere chiari su quanto segue:

L’Apocalisse è nata nel modo in cui poteva nascere, secondo le condizioni spirituali del suo tempo,

non secondo le condizioni storiche esteriori, bensì secondo le condizioni spirituali del suo tempo.

Prendiamo in considerazione il tempo dei primi secoli del Cristianesimo

e poniamoli, in senso spirituale, in rapporto con l’evoluzione generale del mondo.

 

Un anno importante, vedendo l’evoluzione, che procede dietro gli avvenimenti esteriori è l’anno 333 dopo Cristo.

Questo anno 333, rappresenta il punto in cui l’Io si introdusse nell’anima razionale ed affettiva dell’uomo,

nel modo in cui essa si è formata fra l’anno 747 prima della nascita di Cristo

e l’inizio del periodo dell’anima cosciente nel quindicesimo secolo.

Questo anno 333 sta proprio nel mezzo.

 

• Nel periodo dell’anima razionale o affettiva,

svolse un ruolo importante la formazione del carattere spirituale greco

e questi continuò ad agire fino a quando giunse il periodo dell’anima cosciente.

• Nel periodo di sviluppo dell’anima razionale o affettiva ha luogo proprio il mistero del Golgota.

Ora dobbiamo essere chiari sul fatto, che questa introduzione dell’Io nell’anima affettiva o razionale

rappresenta qualcosa di assolutamente straordinario.

Questa introduzione dell’Io, che ha luogo attorno l’anno 333,

scuote in profondità animica e nel modo più serio possibile l’umanità,

che viene ad essere oggetto di ricezione di influssi spirituali.

 

I fatti esteriori dell’evoluzione storica per chi vuole avere parte alla vita spirituale e vuole agire nella direzione della vita spirituale, devono venire orientati verso i retroscena spirituali.

Cosa successe al tempo in cui, dietro le quinte degli avvenimenti esteriori, ebbe luogo l’ingresso dell’Io nell’anima umana e cosa abbiamo con gli eminenti avvenimenti esteriori e come dobbiamo vederli alla luce di questo ingresso dell’Io?

 

Si, miei cari amici, qui per l’uomo, inizia improvvisamente a divenire incompreso, vacillante e controverso,

tutto il rapporto del divino con l’uomo stesso.

A questo punto abbiamo l’importante lotta fra Ario e Atanasio.

Con l’ingresso dell’Io nell’anima razionale o affettiva

emergono nell’intimo dell’uomo, anche se ancora in maniera incosciente,

le confusioni e con esse la domanda: Come vive l’Io divino nella natura umana?

 

In questo tempo, l’uomo divenne vacillante sul modo in cui dovere pensare il rapporto del divino

con il mondo e con l’uomo stesso.

E qui, i due punti di vista di Ario e di Atanasio si contrappongono in maniera brusca.

 

Vediamo poi come, nell’Europa occidentale, la concezione di Atanasio prende il sopravvento e la visione di Ario va incontro ad un progressivo declino.

Consideriamo l’argomento ora da un punto di vista spirituale, perché ciò è sopra ogni cosa importante se vogliamo realmente capire il senso interiore e lo spirito interiore delle cose, come quelle che si trovano nell’Apocalisse.

 

Ario vede

• da una parte l’uomo, come salga progressivamente sempre più in alto

e come, per così dire, si avvicini sempre più al divino,

• e vede dall’altra parte l’essere divino;

e, accanto a questi grandi principi universali, deve comprendere ora il mistero del Golgota, la natura del Cristo.

 

Vuole rispondere alla domanda: Come si cela nel Cristo la natura umana e divina?

Si deve vedere nel Cristo realmente un essere divino, o no? A questa domanda risponde proprio di no.

 

Egli, in fin dei conti, si trova sul terreno che poi è divenuto territorio comune per la gran parte della popolazione europea: Il fatto di ergere una parete divisoria fra uomo e Dio, di non volere ammettere la coabitazione interiore di Dio nell’uomo, ed il fatto di porre un abisso fra Dio e l’uomo.

Dobbiamo andare a ritroso, senza pregiudizi, a quel tempo del primo sviluppo cristiano, che in fondo non ha nulla in comune con quello del più tardo cattolicesimo romano, poiché più tardi all’interno del cattolicesimo romano il Cristianesimo è pervenuto a decadenza. Per questo motivo, bisogna chiarirci il fatto che, in effetti, per l’ulteriore sviluppo dell’umanità, era allora necessario decidere l’intera questione nel senso di Atanasio, che vedeva nel Cristo un essere direttamente divino, che vedeva in Cristo il reale spirito solare divino anche se in tempi posteriori tutto ciò entrò nell’ombra a causa dell’avversione nel rappresentare cosmologicamente il Cristo.

 

Nell’intero modo di essere spirituale di Atanasio,

vi era il fatto che egli vedesse il Cristo come un Dio uguale al Dio Padre.

Questa concezione ha poi continuato ad agire,

ha perso solo il suo apice nell’anno 869 attraverso l’ottavo concilio a Costantinopoli,

che, in fin dei conti, ha distrutto l’insegnamento del primo concilio di Nicea,

per il fatto di avere considerato la tricotomia per eretica.

 

Con ciò, cominciò anche la decadenza del Cristianesimo ecclesiastico,

perché con ciò fu sbarrata per secoli la crescita interiore nella spiritualità,

all’interno dell’evoluzione ecclesiastica cattolica.

• Fu quello sgomento che ebbe luogo nell’interiorità dell’uomo dell’irrompere dell’Io nell’anima razionale o affettiva,

che viene colorato attraverso questo avvenimento, e che diede a questo avvenimento esteriore il proprio senso interiore.

 

Trattando queste cose storicamente, dobbiamo dirci: Dopo l’anno 333 seguirono quei tempi, soprattutto per lo sviluppo europeo, che ruppero con l’antica romanità. Vediamo come l’antica romanità, così come era divenuta, in fin dei conti, non era in grado di accogliere il Cristianesimo. È una grandiosa immagine che si svolge di fronte a noi, quella che si ha dirigendo il nostro sguardo su quest’anno 333. Era anche l’anno che indica l’epoca in cui la romanità venne trasferita da Roma verso Oriente. Essa si rifugiò sotto quell’imperatore romano, il Cesare romano che si vuole appropriare del Cristianesimo, e che lo vuole portare da Roma in Oriente.

Non dobbiamo vedere tanto gli eccessi ed i danni che fecero la loro comparsa dopo il concilio di Costantinopoli, dobbiamo porre di più lo sguardo su ciò che si trova nel fatto di doversi rifugiare da ovest ad est, quando a Roma fa irruzione il Cristianesimo. È di enorme importanza.

 

Dal punto di vista del mondo spirituale è avvenuto un avvenimento così luminoso ed importante

che, di fronte a ciò, tutto quello che portò il Bizantinismo come danno, entra poco in gioco.

Si desidererebbe esprimere che è di enorme importanza che il Cristianesimo,

quando nella sua configurazione esteriore è stato toccato dalla romanità, ha dovuto fuggire.

 

Tuttavia, sul terreno della romanità, su ciò che a lungo si è preparato sul territorio romano, sorse poi il Cristianesimo, dopo che si rifugiò ad Oriente sotto Costantino; ma mentre sorge a fioritura, viene costretto a forme esteriori, mondane.

Si deve soltanto immaginare cosa significhi che l’occhio profetico dello scrittore dell’Apocalisse vede il Cristianesimo nel modo in cui esso venne preparato a Roma e come, nel momento in cui la romanità si dichiara apertamente per il Cristianesimo, proprio il Cristianesimo assume le antiche forme romane.

 

Questo è l’aspetto che si pone di fronte a noi:

• Da una parte vediamo la lotta spirituale fra Ario e Atanasio

• e dall’altra parte vediamo l’antica Roma che si avvicina al Cristianesimo.

Ma mentre il Cristianesimo migra in Oriente,

esso assume la forma rimasta a Roma, la configurazione statale romana

e diviene, anche nei suoi effetti esteriori, la continuazione dell’antica Roma.

 

Ed in primo luogo cominciamo ad osservare alcune cose che dobbiamo spiegare spiritualmente ancora più profondamente, e gettiamo uno sguardo all’elemento storico.

Si, questa storicità viene vista dallo scrittore dell’Apocalisse in una maniera grande e potente.

Pone l’attenzione – cioè, non lo esprime chiaramente, ma lo possiede nel suo sentimento e lo si trova nella composizione del suo scritto – su come la crescita di ciò che procede interiormente nell’umanità ed esteriormente nella storia, ha bisogno di 333 anni dopo il mistero del Golgota e come, poi, faccia la sua comparsa un’evoluzione fittizia del Cristianesimo.

 

La romanità cristiana, sradicata, trapassata in Oriente, il Cristianesimo romano, adattandosi del tutto alle forme romane è il terreno su cui si prepara tutto ciò che di nuovo dura 333 anni fino all’anno 666.

E se richiamate di fronte alla vostra anima, miei cari amici, ciò che ieri abbiamo detto su come l’uomo ispirato dagli antichi misteri, come il redattore dell’Apocalisse si immergeva nel numero, se prendete ciò potete dire a voi stessi: Lo scrittore dell’Apocalisse guarda ai successivi 333 anni in cui il Cristianesimo raggiungerà una fioritura fittizia, dove, però, si dovrà sviluppare da due parti in una fitta nebbia, spinto ad Oriente al tempo di Costantino, e mantenendo da Occidente la parte antica come elemento arimanico.

Qui, nel grembo dell’evoluzione, si prepara qualcosa che è rimasto dall’antica romanità postcristiana. In che consiste questa romanità postcristiana?

 

Gettiamo ora uno sguardo ai misteri

e troveremo che, ovunque, nei più grandi e nei più formati misteri,

aveva una grande importanza la tricotomia, il sacro numero tre,

e vogliamo porre di fronte ai nostri occhi com’era questa concezione.

 

Ci si rappresenti qui l’uomo, come esso nacque nel corso della corrente ereditaria, come esso venne concepito all’interno dell’ordinamento del mondo, dall’insegnamento ebraico occulto.

Ci si rappresenti l’uomo con le sue facoltà e con le sue particolarità che aveva preso con sé attraverso l’ereditarietà, la discendenza. Ci si rappresenti la vita dell’uomo, per così dire, come uno sviluppo che si svolge in linea retta, in cui essenzialmente non interviene nulla, al di fuori di ciò che viene causato attraverso gli impulsi dell’ereditarietà.

 

Voi provenite dalle forze fisiche dei vostri genitori,

portate anche predominanti gli impulsi spirituali dei genitori fisici -,

questo era l’insegnamento dei Padri negli antichi misteri.

E questo insegnamento rimase, per esempio, nell’insegnamento ebraico occulto,

ed anche in altri insegnamenti occulti.

 

Nei misteri da annoverarsi fra quelli superiori, soltanto un’altra cosa veniva aggiunta. Nei misteri si parlava di come l’uomo, mentre porta in sé gli impulsi dell’ereditarietà e con essi si sviluppa, possa accogliere, però, soltanto durante la sua esistenza fisica fra nascita e morte un altro impulso, quell’impulso, attraverso cui egli si eleva, attraverso cui egli può ritrovarsi animicamente fuori dai rapporti ereditari: l’impulso del Sole, l’impulso del Cristo.

 

Si diceva:

Gli impulsi dell’ereditarietà si trovano nell’uomo e formano una evoluzione graduale fra la sua nascita e la sua morte.

Gli impulsi del Cristo, però, non entrano nelle forze ereditarie, devono venire raccolti ed elaborati nell’anima,

devono ampliare l’anima in modo tale da renderla libera dalle forze del corpo, dalle forze ereditarie.

Gli impulsi del Figlio entrano nella libertà dell’uomo

e nel modo in cui allora si intendeva la libertà – entrano nella libertà dell’anima, dove sono liberi dalle forze ereditarie.

 

Sono tali da fare rinascere l’uomo animicamente.

Sono tali da rendere atto l’uomo a prendere mano alla propria vita data dal Padre.

Così si vedeva in tutti questi antichi misteri l’uomo-Padre e l’uomo che è il Figlio del Padre, che è il fratello del Cristo,

che prende in mano sé stesso, che raccoglie in sé ciò che in un certo contesto è libero dal corpo

e che deve portare in sé un nuovo regno,

che nulla sa della natura che rappresenta un ordine diverso dalla stessa natura: Il regno dello spirito.

 

Se si parlasse soltanto del Dio Padre, si sarebbe giustificati,

anche se non nel modo esteriormente materialista come oggi, bensì più similmente all’insegnamento ebraico,

-a parlare ovunque di azioni naturali che sono contemporaneamente azioni spirituali,

perché nelle azioni naturali sono contenute ovunque azioni spirituali.

 

Le nostre scienze naturali, come sono sorte poco tempo addietro e come esse oggi agiscono,

sono soltanto una scienza unilaterale del Padre.

• A ciò si deve aggiungere la scienza del Figlio, del Cristo,

la scienza che ha come contenuto in modo in cui l’uomo afferra se stesso,

come un uomo riceve un impulso che può ricevere soltanto dall’anima e che non giunge dalle forze dell’ereditarietà.

 

In primis, che l’uomo viva qui non accade senza la misura della legge,

senza l’effetto dell’efficacia e della forza della legge.

L’efficacia gli viene portata dentro attraverso lo spirito,

in modo tale che nel seno degli antichi misteri abbiamo due regni:

• il Regno della natura, il Regno del Padre, • ed il Regno dello spirito;

e l’uomo viene trasportato dal Regno della natura nel Regno dello spirito attraverso il Figlio, attraverso il Cristo.

 

Se ci rendiamo giustamente coscienti di come certi punti di vista dominavano ancora nello scrittore dell’Apocalisse e al suo tempo dominavano interiormente nelle anime, acquisiremo la possibilità di gettare uno sguardo all’interno della sua anima profetica, che poteva scorgere il futuro a larghi tratti, per capire come egli allora esaminava ciò che si riversa attorno l’anno 666 nel Cristianesimo che decadeva, in due direzioni, verso un Cristianesimo fittizio.

Qui, il suo sguardo profetico cade su quell’insegnamento che ora nasce in Oriente, – intorno l’anno 666 -, che retrocede in quell’essere dei misteri che nulla sa del Figlio: L’insegnamento mussulmano.

 

L’insegnamento maomettano non conosce questa struttura del mondo di cui vi ho parlato,

non conosce i due Regni, il Regno del Padre ed il Regno dello Spirito, conosce solo il Regno del Padre.

Conosce solo un rigido insegnamento: Vi è solo un Dio, Allah,

e null’altro che gli sia vicino, e Maometto è il suo profeta.

Da questo punto di vista l’insegnamento mussulmano è in forte polarità con il Cristianesimo

poiché possiede la volontà di emarginare tutta la libertà nel futuro,

la volontà al determinismo, come non può essere altrimenti, se ci si rappresenta il mondo nel senso del Dio Padre.

 

E lo scrittore dell’Apocalisse percepisce: Qui, l’uomo non può trovare se stesso.

Qui, l’uomo non può venire cristianizzato.

Qui, l’uomo non può afferrare in se la sua umanità, afferrando solo questo insegnamento più antico del Padre.

E per una visione del mondo così interiormente rigida e chiusa la configurazione esteriore dell’uomo diviene parvenza.

 

L’uomo, infatti, diviene uomo solamente per il fatto di cogliere se stesso, rendendo vivo il Cristo in se stesso.

Diviene uomo per il fatto di congiungersi all’interno dei Regni dello Spirito

interamente liberi dalla natura, nell’ordinamento spirituale.

Non diviene uomo, se ritorna alla visone che ha a che fare solo con il Dio Padre.

In fin dei conti, lo scrittore dell’Apocalisse dice che, dopo che dall’anno 333 l’Io penetra nell’uomo,

l’umanità è minacciata dal fatto di venire confusa nella compenetrazione di questo con il Figlio di Dio, con il Cristo.

 

A questo punto sorge qualcosa, dopo un periodo della stessa durata del tempo dal mistero del Golgota,

qualcosa che minaccia di tenere l’uomo al gradino dell’animalità. 666 è il numero della bestia.

Lo scrittore dell’Apocalisse previde interiormente in maniera decisiva, ciò che minacciava l’umanità.

Il Cristianesimo decadrà in un Cristianesimo fittizio prendendo due direzioni,

– o meglio detto, andrà a finire in un Cristianesimo velato da una nebbia;

e ciò che lo minaccia sovrastandolo, si caratterizza attraverso l’anno 666

che, nel mondo spirituale, fu l’anno importante in cui entrò tutto ciò che vive nell’arabismo e nel musulmanesimo.

 

Descrive con precisione quest’anno. Coloro che possono leggere apocalitticamente, lo capiscono. Lo scrittore dell’Apocalisse previde come avrebbe agito ciò che qui irrompe, caratterizzando in parole potenti il numero 666 come il numero della bestia.

 

In fin dei conti così anticipa in maniera apocalittica quanto segue:

• L’irrompere dell’arabismo in Europa,

• il fatto che il Cristianesimo venga compenetrato da un insegnamento

che ha potuto condurre a non riconosce l’uomo nella sua umanità

mentre l’insegnamento del Padre ha condotto alla concezione dei tempi più moderni,

che si potesse spiegare l’evoluzione dell’uomo seguendo lo sviluppo di una sequenza di animali sino all’uomo.

 

Nel darwinismo non è poi accaduto che, nel sorgere del numero della bestia, il 666, l’uomo non abbia più potuto capire se stesso come uomo, bensì rappresentare se stesso come una specie di animale superiore?

Non vediamo nell’impregnazione da parte del Cristianesimo con la forma materialistica del Dio Padre, agire delle opposizioni arimaniche, contro il Dio Figlio?

E ciò non agisce ancora sino al nostro tempo?

 

Ho dovuto dire spesso: Dalla nuova letteratura teologica si consideri l’”Essere del Cristianesimo” di Harnack; in questo libro potete sostituire ovunque sta il nome del Cristo con il nome del Padre, perché l’“essere del Cristianesimo” di Harnack è soltanto un insegnamento del Dio Padre, non un insegnamento concreto del Cristo. È piuttosto una negazione dell’insegnamento del Cristo, perché al posto del Cristo si pone il generico Dio Padre senza che venga fatto un passo in avanti in ciò che è la Cristologia.

Lo scrittore dell’Apocalisse, vede giungere questo tempo. E vedendolo arrivare, vede in ciò, in fin dei conti, essenzialmente già quello che – desidero dirlo con una espressione umana che non copre giustamente l’elemento spirituale, ma non ve ne sono altre – si pone sulla sua anima: la difficoltà con la transustanziazione.

Miei cari amici, lo sapete da voi stessi come le vostre anime hanno combattuto con la difficoltà della transustanziazione, e quanti fra voi si dibattono con le difficoltà nel comprendere la transustanziazione. Possiamo pensare ad alcune delle ore di discussione sulla transustanziazione che hanno avuto inizio in ogni stanza a partire dall’incendio del Goetheanum.

 

Perché nella transustanziazione è contenuta proprio tutta la questione del Figlio e del Padre.

E si desidererebbe dire che, nella disputa sulla transustanziazione, nel modo in cui è stata sollevata nel medioevo, si trova qualcosa di quella oppressione che l’umanità ha visto nella disputa tra arianismo e atanasianismo.

 

Nella transustanziazione si tratta che essa può avere, in effetti, una importanza

soltanto se si pone come base ad essa una reale concezione che corrisponde allo spirituale della Cristologia:

il modo in cui il Cristo è legato all’umanità e alla Terra.

 

Ma con l’irrompere dell’arianismo l’insegnamento della transustanziazione fu sempre esposto ad un ravvicinamento dell’insegnamento del Padre, riavvicinamento a ciò che, come una metamorfosi, si compie con le sostanze che entrano in questione per la stessa transustanziazione, che deve venire posta nella sequela degli avvenimenti di natura, nell’elemento spirituale degli elementi di natura.

 

Tutte le questioni che si appoggiano all’Ultima Cena, nascono dal fatto di dire a se stessi:

Come si può concepire ciò che si compie nella transustanziazione in modo tale, da poterlo unire

• con ciò che si ha nell’agire del Padre nell’evoluzione

• e nell’agire dello spirito nelle leggi naturali?

 

Qui si considera non la questione sul miracolo, bensì la questione del sacramentalismo,

che guarda a qualcosa del tutto diverso che alla triviale questione del miracolo che ha creato all’uomo,

proprio nel diciannovesimo e persino nel diciottesimo secolo così strane difficoltà.

• Entra in considerazione il fatto che, in effetti, nel mondo

deve venire pensato l’ordine del Padre e l’ordine dello Spirito;

e nel mezzo sta il Figlio, che innalza il regno della natura nel regno dello spirito.

 

Se poniamo tutto ciò davanti alla nostra anima, questa transustanziazione ci appare come qualcosa

che non possiamo affatto vedere nel vasto ordine naturale;

qualcosa che, però, è non meno fornito di realtà, di una realtà spirituale,

di una vera realtà spirituale di cui si può parlare allo stesso modo in cui si parla dell’ordine naturale.

 

Ma lo scrittore dell’Apocalisse previde anche come sarebbe stato difficile per l’umanità

– siccome il numero 666 entra nell’evoluzione umana con grande forza -,

come sarebbe stato difficile per l’umanità dire:

accanto all’ordinamento della natura esiste questo altro ordinamento, l’ordinamento spirituale.

 

Qui giunge qualcosa – come una moderna salvazione –

che dall’Antroposofia può gettare luce proprio su qualcosa come la transustanziazione.

Perché attraverso l’Antroposofia ci rendiamo di nuovo conto

• come l’uomo viva in ripetute vite terrene

• e come l’uomo, stando con il suo agire all’interno del mondo fisico esterno,

possieda anche gli impulsi che si trovano nella linea ereditaria

• e come egli dipenda dall’ereditarietà, dalla forza del Padre.

 

Considerandolo solo esteriormente

nel destino si trova molto che dipende da queste forze dell’ereditarietà,

che accade dalle forze del Padre occultate all’interno della natura.

• Mentre l’uomo opera in modo tale da portare, con il suo agire fisico,

lo spirito all’interno della sua corporeità raggiunta ora nel suo essere attuale,

tutto ciò che come risultato proviene da vite terrene precedenti, agisce di continuo.

• Anche questo agire in lui, anche queste forze stanno alla base del suo agire.

 

Osservate una azione umana. Essa può venire vista da due aspetti:

• dall’aspetto dell’uomo che è nato da padre, madre, nonno, nonna, e così via dicendo;

• ma si guardi l’azione anche da un altro aspetto

qui agiscono in lui le forze che sono la ripercussione di vite terrene precedenti.

 

Qui abbiamo un ordine del tutto diverso,

perciò essi non possono venire anche capiti da una qualsiasi scienza naturale, cioè dalla scienza del Padre.

Esistono due possibilità di osservare le due cose,

che essenzialmente sono la stessa cosa anche se sono essenzialmente diverse.

 

• Da una parte scorgiamo come nell’uomo si sviluppi il karma, il destino da precedenti vite terrene;

c’è una regolarità che non è affatto una legge di natura, che però è presente.

• E guardiamo all’altare,

così vediamo come anche la transustanziazione non è esteriormente visibile

e come si compia nelle sostanze fisiche come realtà fisica.

 

In queste cose dominano le stesse leggi.

Possiamo mettere insieme queste due cose:

• il modo e la maniera in cui agisce il karma,  • e la maniera in cui si compie la transustanziazione.

Chi capisce l’una capisce anche l’altra.

Questo è uno dei misteri che voi, miei cari amici, dovete cogliere nel nuovo sacerdozio.

Questo è uno dei misteri sotto la cui luce questa comunità sacerdotale si deve sviluppare dall’Antroposofia.

Questo è uno dei motivi interiori.

 

Con ciò si accenna però, al contempo, all’enorme difficoltà che ha luogo per la concezione della transustanziazione per il fatto che non si poteva capire una tale legge nel modo in cui, in primo luogo è presente nel karma umano, e nel modo in cui sta alla base della transustanziazione.

 

Quell’anno in cui l’Io si è inserito nell’uomo, che lo ha fatto raggiungere la libertà nella vita fisica,

quell’anno 333 in cui il Cristianesimo dovette fuggire in Oriente da una parte

e dall’altra è rifuggito nell’antica romanità – che mai avrebbe potuto essere cristiana –

quell’anno 333 non ha portato solo l’inserimento dell’Io,

bensì ha gettato e dovuto gettare pure un’ombra, una tenebra fra i rapporti fra le diverse vite terrene.

Ciò si trova nell’evoluzione dell’umanità.

 

Se allora l’Io non si fosse inserito nell’uomo che sarebbe accaduto?

Giuliano l’apostata – che non soleva venire nominato in relazione agli antichi misteri l’apostata,

bensì il confessore – avrebbe vinto.

 

Con l’insegnamento degli antichi misteri, che egli h a voluto introdurre,

sarebbe potuto accadere che l’Io, inserito dai mondi spirituali,

sarebbe stato accolto dall’umanità in modo tale che con ciò si avrebbe capito anche l’insegnamento karmico.

L’umanità, però, doveva superare valli più forti,

non poteva pervenire in modo così semplice alla comprensione del Cristianesimo,

come sarebbe stato il caso se Giuliano l’apostata avesse vinto.

 

Così l’umanità venne esposta al sopraggiungere della bestia, alle conseguenze, ai risultati del numero 666.

Come detto, ne vogliamo parlare ancora più a fondo, nei prossimi giorni.

Così all’umanità venne tolto l’insegnamento sul karma

e venne posta in essa l’insegnamento della transustanziazione,

ma in modo che non avesse nulla di analogo nella concezione esteriore,

poiché ciò che è analogo alla comprensione dell’insegnamento della transustanziazione

è la comprensione per l’insegnamento del karma.

 

La forza attraverso la quale il destino di un uomo viene “creato” in susseguenti vite terrene

non è una forza di natura, non è una forza del Padre,

è la forza dello spirito attraverso l’intermediazione del Figlio.

E la forza che agisce sull’altare nella metamorfosi del Santissimo, è la stessa.

 

– Qui lo dobbiamo scrivere già profondamente nell’anima per poterlo capire giustamente. Se possiamo elevare la nostra anima, il nostro sentire, agli impulsi spirituali che agiscono da vita terrena a vita terrena, poi capiamo anche ciò che accade sull’altare nella transustanziazione. Perché qui non può essere altrimenti.

Quando l’abituale comprensione getta lo sguardo sul Santissimo, non vede nulla di ciò che realmente accade, così come nel destino di un uomo, non si vede nulla di ciò che realmente accade se si getta uno sguardo soltanto a ciò che risulta, in senso materiale dalle forze dei suoi muscoli e del suo sangue – non parlo delle forze spirituali che agiscono nei muscoli e nel sangue -, dunque a partire da ciò che si trova nella corrente ereditaria.

Vedete, miei cari amici, queste sono delle relazioni senza la comprensione delle quali non è possibile anche una vera comprensione dell’Apocalisse e dello scrittore dell’Apocalisse. Gli impulsi che possiamo leggere chiaramente nell’Apocalisse, portano direttamente all’interno del presente.

 

 

By | 2018-08-09T14:24:13+02:00 Agosto 9th, 2018|IL CRISTIANESIMO|Commenti disabilitati su L’ISLAMISMO E IL VERO CRISTIANESIMO