//////MASSIME 26/27/28 – NELL’ESPERIENZA SPIRITUALE DIVENTA MONDO INTERIORE TUTTO CIÒ CHE NELLA VITA QUAGGIÙ ERA MONDO ESTERIORE

MASSIME 26/27/28 – NELL’ESPERIENZA SPIRITUALE DIVENTA MONDO INTERIORE TUTTO CIÒ CHE NELLA VITA QUAGGIÙ ERA MONDO ESTERIORE

Massime 26/27/28 – Nell’esperienza spirituale diventa mondo interiore tutto ciò che nella vita quaggiù era mondo esteriore

Commento di Lucio Russo


 

 

26 – “Solo a corpo astrale deposto, a giudizio compiuto sulla vita, l’uomo entra nel mondo spirituale.

Qui egli sta con esseri di natura puramente spirituale in un rapporto qual era, sulla terra,

quello con gli esseri e i processi dei regni naturali.

Nell’esperienza spirituale diventa allora mondo interiore tutto ciò che nella vita quaggiù era mondo esteriore.

L’uomo non percepisce allora soltanto tale mondo esteriore, ma lo sperimenta nella sua spiritualità,

a lui prima nascosta sulla terra, quale suo mondo interiore.

 

 

Sappiamo che l’anima si affaccia,

• da un lato (mediante i sensi), sul mondo esterno fisico

• e, dall’altro (mediante l’Io), sul mondo esterno spirituale.

Siamo tuttavia coscienti (nel migliore dei casi) del confine che divide il mondo fisico da quello animico,

ma del tutto incoscienti del confine che divide il mondo animico da quello spirituale.

E qual è questo confine? Quello che divide il mondo rappresentativo dal mondo concettuale (o delle idee).

 

Grazie a La filosofia della libertà (e alla pratica interiore) possiamo però varcare tale confine, scoprendo così

che le rappresentazioni sono forme particolari assunte (con il concorso della percezione)

dai concetti universali (che sono, in altri termini, rappresentazioni non degli oggetti, ma dei concetti).

 

Avete presente i celebri personaggi del fumettista Charles Schultz: Linus, Charlie Brown, Snoopy, Lucy, ecc.?

Ebbene, ricordo ancora un libricino, intitolato: La felicità è…, in cui ognuno di questi personaggi immaginava a suo modo la felicità (superfluo dire che Linus la immaginava come una “coperta calda”).

La felicità è dunque “relativa”? No, relative sono solo le sue rappresentazioni: vale a dire, le diverse forme in cui ci si può rappresentare uno stesso concetto (tanto che potremmo asserire: “Dimmi come ti rappresenti il concetto, e ti dirò chi sei”).

 

Qual è allora il compito?

Quello di realizzare che il concetto è un essere (e non un non-essere, come credono i nominalisti):

realizzando l’essere del concetto si realizza infatti l’essere del mondo spirituale.

 

Ascoltate, ciò che scrive Scaligero: • “Lo sperimentatore può attingere a un elemento adamantino, immortale, incorporeo, di continuo affiorante, sconosciuto, nel concetto. Gli occorre scoprire che cosa di nuovo è entrato nella storia dell’uomo con il concetto (…) Il concetto è il darsi dello Spirituale che ovunque preesiste al sensibile, o al contenuto a cui corrisponde: il darsi dello Spirituale che l’uomo non avverte, onde crede che il concetto gli sorga come sintesi di rappresentazioni” (1).

 

Dice Steiner:

“Nell’esperienza spirituale diventa allora mondo interiore tutto ciò che nella vita quaggiù era mondo esteriore”.

 

Ricordate che cosa abbiamo detto quando ci siamo occupati de La filosofia della libertà?

Abbiamo detto

• che c’è il mondo “esterno” fisico (della percezione),

• che c’è il mondo “interno” dell’anima (della rappresentazione),

• che c’è il mondo “dietro” l’anima: quello dello spirito (del concetto, “esterno” rispetto all’anima),

• e che questo mondo “esterno dell’anima” non è che il mondo “interno” al mondo esterno fisico: vale a dire,

l’essenza spirituale del mondo materiale.

 

 

Il mondo esterno si annuncia dunque, all’anima, attraverso il corpo e attraverso lo spirito:

• attraverso il corpo (la percezione) si annuncia per come ci appare,

• mentre attraverso lo spirito (il concetto) si annuncia per quello che è.

 

Ciò significa che quanto sperimentiamo allorché entriamo nel mondo spirituale dopo la morte

(“a corpo astrale deposto” e “a giudizio compiuto sulla vita”),

ossia la trasformazione del “mondo esteriore” (terreno) in “mondo interiore” (celeste),

è quanto possiamo già sperimentare durante la vita,

se arriviamo a sviluppare (al di là di quella immaginativa e di quella ispirata) la coscienza intuitiva.

 

Che cos’è dunque il mondo materiale? E’ il mondo spirituale percepito dall’Io mediante il corpo.

E che cos’è il mondo spirituale? E’ il mondo materiale percepito dall’Io mediante lo spirito (mediante se stesso).

 

 

27 – “L’uomo, qual è sulla terra, nella regione dello spirito diventa mondo esteriore.

Lo si guarda come sulla terra si guardano astri, nubi, monti, fiumi.

Né tale mondo esteriore è meno ricco di contenuto

di quanto non appaia alla vita terrena il fenomeno del cosmo”.

 

 

Abbiamo appena detto che il mondo materiale è il risvolto o l’altra faccia del mondo spirituale,

così come il mondo spirituale è il risvolto o l’altra faccia del mondo materiale.

 

Sulla Terra, vediamo dunque lo spirito come corpo fisico,

mentre nel mondo spirituale vediamo il corpo fisico come spirito:

come uno spirito, però, non “meno ricco di contenuto di quanto non appaia alla vita terrena il fenomeno del cosmo”.

 

Ascoltate che cosa dice qui Steiner:

“Chi abbia fatto suoi in una certa misura i concetti e i sentimenti della scienza dello spirito, potrà accedere facilmente all’idea che l’organismo umano, nella sua straordinaria complessità, debba essere la manifestazione più alta e più significativa delle forze spirituali operanti nel mondo” (2).

 

Ricordate la “leggenda del paradiso”? Ne parlammo quando ci occupammo de Lo sviluppo occulto dell’uomo nelle sue quattro parti costitutive.

Ve ne rileggo solo un passo: “Così in realtà nelle scuole dei misteri il pensiero umano veniva indirizzato al paradiso. Dove era il paradiso? domandano gli uomini. Il paradiso si trova in un mondo che però oggi non è più presente nel mondo sensibile. Il paradiso si è raggrinzito, ma si è moltiplicato; quale suo ultimo ricordo residuo il paradiso ha infatti lasciato l’interno fisico del corpo umano; l’uomo venne però espulso, non vive nel suo interno. Egli può imparare a conoscerlo soltanto mediante la visione chiaroveggente di cui abbiamo visto [mediante questa visione, ad esempio, “gli organi di digestione, di circolazione del sangue, di respirazione, ingrandendosi, diventano come potenti esseri animali viventi”, mentre “gli organi nervosi diventano esseri vegetali”]. L’uomo è a conoscenza delle cose che stanno al di fuori, è a conoscenza di ciò che sta davanti ai suoi occhi e intorno alle sue orecchie, mentre un tempo era a conoscenza di quel che gli stava dentro, ma quel dentro era grande, era il paradiso” (3).

 

Insomma, tutto ciò che durante la vita terrena è interiore, sia in senso fisico, sia in senso animico,

nel mondo spirituale si esteriorizza e ci si squaderna di fronte, dandoci così modo di contemplare,

• sia il vero essere degli organi del nostro corpo fisico,    • sia il vero essere dei contenuti della nostra anima:

ossia, dei pensieri, dei sentimenti e degli impulsi della volontà.

Questo contemplare equivale a un “discernere”: a un discernere appunto gli spiriti.

 

Anche questo, però, possiamo cominciare già a farlo durante la vita, grazie alla scienza dello spirito. Come sarebbe infatti a rischio l’esistenza (fisica) di chiunque fosse incapace di distinguere una vipera da una biscia o un fungo velenoso da un fungo commestibile, così è a rischio l’esistenza (animica) di chiunque sia incapace di distinguere gli spiriti “regolari” da quelli “irregolari” (ostacolatori).

 

Sentite questa storia. Un giorno, a Filippo Neri (il “Santo della gioia”) apparve, in tutto il suo candore e fulgore, la Madonna. Gli apparve e gli si avvicinò, ma il Santo, non appena gli fu a tiro, le sputò in faccia. In quello stesso istante, scomparve la Madonna e apparve il diavolo, che rabbioso gli disse: “Ma come hai fatto a riconoscermi?”; al che Filippo gli rispose: “Ma ti pare che a un peccatore come me poteva apparire la Madonna?”.

 

 

28 – “Le forze elaborate dallo spirito dell’uomo nella regione spirituale

continuano ad agire nella formazione dell’uomo terreno,

così come le azioni effettuate nell’uomo fisico

continuano ad agire quale contenuto animico nella vita dopo la morte.

 

 

L’altra sera, abbiamo immaginato una circonferenza il cui diametro verticale individuava, in alto, il punto A e, in basso, il punto B, e della quale la semicirconferenza che va da A a B rappresentava il tempo che va dalla nascita alla morte, mentre l’altra, quella che va da B ad A, rappresentava il tempo che va dalla morte alla rinascita.

 

 

Domanda: Per quale ragione hai detto che la semicirconferenza che va da B ad A rappresenta, in una prima fase, una nascita nel Devachan, e, in una seconda fase, una nuova nascita terrena?

Risposta: Vedi, se tracciassimo anche il diametro orizzontale, avremmo, tra il punto A (della nascita) e quello B (della morte), il punto C e, tra il punto B (della morte) e quello A (della rinascita), il punto D; e come C rappresenterebbe allora il punto (il “mezzo del cammin di nostra vita”) in cui finisce la prima metà della vita (terrena) e comincia la seconda, così D rappresenterebbe il punto (la “mezzanotte cosmica” nel Devachan) in cui, rispetto alla vita terrena precedente, finisce quella del post-mortem e, rispetto alla vita terrena successiva, comincia quella pre-natale.

 

Teniamo presente, tuttavia, che la circonferenza resta sempre una circonferenza, e che rappresenta, in quanto tale, una continuità: una continuità (temporale) che può essere sperimentata dalla coscienza immaginativa, ma non da quella rappresentativa.

Questa, infatti, in quanto vincolata allo spazio, è in grado di sperimentare soltanto la discontinuità (ossia, abbiamo detto una sera, il “segmento”). Anche per questo, ad esempio, è portata a interrogarsi su ciò che accade dopo la morte, ma non su ciò che accade prima della nascita.

Eppure, (prescindendo dalle ripetute vite terrene) tra la vita prima della nascita, la vita tra la nascita e la morte e la vita dopo la morte c’è un’essenziale, sebbene di norma sconosciuta, continuità.

 

(Ci si può esercitare a pensare non solo la continuità, ma anche l’enantiodromia, cioè a dire il rovesciamento nell’opposto, immaginando una pallina che percorra la superficie di una lemniscata, cioè di un nastro a forma di 8, e realizzando che ogni volta che attraversa il punto centrale d’intersezione, passa dall’esterno all’interno, e viceversa. Allo stesso proposito, Steiner, nel Corso di pedagogia curativa [al quale naturalmente vi rimando], invita a “capire nel proprio intimo che un cerchio è un punto, che un punto è un cerchio”, immedesimandosi “alla sera nella coscienza: In me è Dio”, e “illuminando poi al mattino la giornata intera con la coscienza: Io sono in Dio”. In virtù quindi di un’enantiodromia, dovuta a un ritmo di espansione-contrazione, alla sera nel punto è Dio e nella circonferenza è l’Io [“in me è Dio”], mentre al mattino nel punto è l’Io e nella circonferenza è Dio [“Io sono in Dio”].) (4)

 

Dice Steiner:

“Le forze elaborate dallo spirito dell’uomo nella regione spirituale

continuano ad agire nella formazione dell’uomo terreno”.

 

Una volta dismessi il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale, entriamo infatti nel mondo spirituale,

e qui (nella sfera del puro “Io”) ci tratteniamo fino al momento (della “mezzanotte cosmica”) in cui

riprendiamo a scendere verso la nascita, e quindi a rivestirci, grado a grado, di un corpo astrale, di un corpo eterico

e (con il concorso dei genitori) di un corpo fisico, karmicamente determinati: determinati, cioè,

da quanto abbiamo elaborato nel corso della nostra vita nei mondi spirituali.

 

Infatti,

• come “le azioni effettuate nell’uomo fisico continuano ad agire quale contenuto animico nella vita dopo la morte”,

• così “le forze elaborate dallo spirito dell’uomo nella regione spirituale

continuano ad agire nella formazione dell’uomo terreno”.

 

• Ciò che abbiamo pensato, sentito e fatto nel corso della nostra vita terrena determina quindi la vita del post-mortem,

• mentre la vita del post-mortem determina la nostra successiva vita terrena.

 

Vedete,

siamo abituati ad apprezzare e ammirare le grandi creazioni artistiche,

ma non l’immensa, santa e benedetta creazione morale del karma: un’opera creata amorevolmente

dal lavoro di tutte le Gerarchie, al fine di permettere la crescita (e la salvezza) di ciascuno di noi.

 

Non dimentichiamo, a questo proposito, che il nostro karma ha due aspetti,

• uno (per così dire, “endogeno”),

rappresentato dalla nostra costituzione, dal nostro temperamento e dal nostro carattere;

• l’altro (per così dire, “esogeno”), rappresentato invece (in senso lato) dall’ambiente.

 

Sapete che la scienza moderna vorrebbe spiegare l’individualità per mezzo dell’ereditarietà o dell’ambiente

o, più spesso ancora, per mezzo dell’interazione tra l’ereditarietà e l’ambiente.

Ma non è così:

• l’individualità è l’Io (la libertà),

• e tanto l’ereditarietà che l’ambiente sono karma (il karma dell’Io).

 

Domanda: Si può evolvere nel post-mortem?

Risposta: No, a meno che non si sia aiutati (spiritualmente)

da qualcuno che stia sulla Terra (per mezzo, ad esempio, della preghiera).

 

In linea di massima, sulla Terra si semina e nel mondo spirituale si raccoglie.

La vita terrena, in quanto vita della libertà, è decisiva, e lo si scopre

quando magari ci si accorge, nel mondo spirituale, di non aver fatto quello che ci si era riproposti, nascendo, di fare.

 

Note:

  1. M.Scaligero: Kundalini d’Occidente – Mediterranee, Roma 1988, pp. 18-19;
  2. R.Steiner: Una fisiologia occulta – Antroposofica, Milano 1981, p. 27;
  3. R.Steiner: Lo sviluppo occulto dell’uomo nelle sue quattro parti costitutive – Antroposofica, Milano 1986, p. 99;
  4. R.Steiner: Corso di pedagogia curativa – Antroposofica, Milano 1997, p.146.

 

 

By | 2020-02-05T01:02:21+01:00 Aprile 16th, 2019|LA VIA CONOSCITIVA|Commenti disabilitati su MASSIME 26/27/28 – NELL’ESPERIENZA SPIRITUALE DIVENTA MONDO INTERIORE TUTTO CIÒ CHE NELLA VITA QUAGGIÙ ERA MONDO ESTERIORE