////MICHELE COME VOLTO DI JAHVE E SUA TRASFIGURAZIONE DA SPIRITO NOTTURNO A SPIRITO DIURNO

MICHELE COME VOLTO DI JAHVE E SUA TRASFIGURAZIONE DA SPIRITO NOTTURNO A SPIRITO DIURNO

Michele come volto di Jahve e sua trasfigurazione da spirito notturno a spirito diurno

O.O. 194 – La Missione di Michele – 22.11.1919


 

Ho spesso affermato che non concordo affatto con chi continua a dire che la nostra è un’epoca di transizione:

so bene che ogni tempo è un’epoca di transizione,

ma io non mi voglio fermare a tali termini formali astratti,

perché quel che importa è chiarire in che consista la transizione di un determinato tempo.

 

Nel nostro tempo essa consiste nel fatto che gli uomini devono ammettere

che nella conoscenza diurna deve esservi ciò che un tempo era solo nella conoscenza notturna.

• In altre parole: Michele fu colui che si manifestava durante la notte

e deve diventare nel nostro tempo colui che si manifesta durante il giorno.

• Da spirito notturno che era, Michele deve diventare spirito diurno.

• Per lui il mistero del Golgota significa la trasformazione da spirito notturno in spirito diurno.

 

Ma questa conoscenza, che dovrebbe farsi strada tra gli uomini più rapidamente di quanto non si creda oggi, doveva essere preceduta da un più grande errore, il più grande pensabile che sia stato possibile nell’evoluzione umana, per quanto lo si consideri ancor oggi da molti come una verità particolarmente importante e essenziale.

 

È rimasta completamente celata all’umanità moderna

l’origine del capo umano e la spiritualità luciferica congiunta ad esso.

L’uomo venne considerato anche corporalmente come una unità;

a chi chiedeva quale fosse la sua origine si rispose che l’uomo derivava dall’animalità,

mentre in verità solo la sua parte luciferica deriva dall’animalità.

 

La parte invece attraverso la quale gli avevano parlato, nella condizione di sonno, i suoi creatori divini,

nacque solo (dopo che contemporaneamente erano nati gli animali) come aggiunta al capo umano.

• Si fece un fascio solo di tutto quanto fa parte dell’uomo e si parlò della derivazione dell’uomo dall’animalità.

• È come una punizione conoscitiva che si è fatta strada nell’umanità,

ove intendo la parola « punizione » in un senso alquanto particolare.

 

Da dove può essere venuta la tendenza per cui l’uomo inventò la favola della propria derivazione dall’animalità, mentre il vero processo è quello che abbiamo testé presentato riguardo all’origine del capo e del restante organismo?

che cosa ha suggerito all’uomo la favola che tutto l’uomo derivi dall’animalità?

Nel tempo intercorso tra il mistero del Golgota e oggi, nel quale si ebbe in un certo senso la preparazione alla comprensione del mistero stesso, in questo periodo nel quale decadde l’antica sapienza pagana, mediante la quale si volle dapprima comprendere anche il cristianesimo, e nel quale la nuova conoscenza spirituale non era ancora del tutto matura, in questo periodo si insinuò gradualmente nell’evoluzione umana l’elemento arimanico.

 

Siccome non si riconosceva l’elemento luciferico nel capo umano,

non si poteva neppure riconoscere l’elemento arimanico,

con il quale l’elemento divino sta in lotta, nella restante parte dell’organizzazione umana.

Così nacque la favola assolutamente arimanica che l’uomo abbia origine dagli animali.

Che l’uomo derivi dalla serie animale è un’ispirazione arimanica.

Questa scienza ha un carattere arimanico puro.

 

All’oscuramento di quella sapienza che ci indica come nel capo umano vi sia una formazione luciferica,

dobbiamo l’errore che l’uomo discenda dalla serie animale.

Poiché non si poteva più penetrare giustamente uno dei due fatti, riguardo all’origine del capo umano,

si imparò a intendere anche l’altro fatto in maniera non giusta.

Ecco come si insinuò nella concezione umana l’opinione dell’affinità dell’uomo, nel suo complesso, con l’animalità.

 

Nel contempo si insinuò nel concetto dell’essere umano

l’idea che compenetrò tutta una concezione del mondo nell’evoluzione della civiltà moderna:

che il capo umano sia la parte più nobile e il resto gli si contrapponga

nello stesso modo in cui si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cioè una dualità invece di una triplicità.

 

In realtà si sarebbe dovuto sapere che l’uomo

deve sì alla saggezza del mondo ciò che può conquistare nel mondo grazie al suo capo,

ma lo deve anche alla saggezza luciferica,

e che tale saggezza luciferica solo a poco a poco deve venir compenetrata da altri elementi.

 

Dopo che l’evoluzione dell’umanità era passata attraverso gli stati di Saturno, Sole, Luna,

e quello della Terra aveva avuto inizio,

vi fu una potenza spirituale che inserì l’essenza luciferica nella formazione del capo umano,

e tale potenza è quella di Michele.

 

« E spinse giù sulla Terra gli spiriti a lui avversi »,

ciò vuol dire che l’uomo venne allora compenetrato nell’intelletto, nel suo capo,

dalla caduta degli spiriti luciferici avversari di Michele.

 

È proprio Michele che mandò i suoi avversari all’uomo, affinché egli,

accogliendo questo elemento di opposizione, questo elemento luciferico, ottenesse il proprio intelletto.

Poi entrò nell’evoluzione umana il mistero del Golgota.

L’entità del Cristo passò attraverso la morte di Gesù di Nazareth e si legò all’evoluzione dell’uomo.

 

L’epoca di preparazione è trascorsa.

Michele stesso ha partecipato dai mondi soprasensibili alle conseguenze del mistero del Golgota. A partire dall’ultimo terzo del secolo diciannovesimo egli ha una particolare posizione entro l’evoluzione dell’umanità.

La prima cosa che deve avvenire a seguito di un giusto riconoscimento della posizione dell’uomo rispetto a Michele deve essere che si penetri in segreti, come per esempio quello del capo umano rispetto al restante organismo, quello che oggi abbiamo cercato di definire.

L’essenziale è che per gli uomini sia chiaro che, siccome non riconobbero la reale origine del capo umano, essi potevano solo cadere nell’errore sull’origine dell’uomo intero; siccome non vollero pensare che al principio abbia preso posto nel capo umano l’elemento luciferico, essi caddero nell’errore che quanto dipende dal capo sia da ricondurre alla stessa origine di tutto l’uomo restante.

 

Questi sono i segreti che l’umanità deve penetrare.

Essa deve arrivare a confrontarsi coraggiosamente con la conoscenza che, afferrando nuovi segreti divini,

potrà rendere migliore tutto quanto le deriva dal solo giudizio della testa,

dalla sola sapienza o intelligenza terrena e umana.

 

Come prima cosa deve venir corretto il grande errore che dovette precedere la conversione,

l’errore consistente nell’interpretazione materialistica della teoria dell’evoluzione,

dell’origine di tutto l’uomo intero dalla serie animale.

Questa è la sola via per giungere alla possibilità di comprendere

che nell’uomo non va visto

• da una parte un puro elemento animico spirituale che si trova ad abitare in un corpo

• e dall’altra un corpo privo di anima,

bensì che occorre vedere 

• l’elemento concreto spirituale che lavora nel capo umano, sia pure in maniera luciferica,

• l’elemento concreto divino che lavora su tutto l’uomo

e che trova veramente un avversario nella natura arimanica, entro l’organizzazione all’infuori del capo.

 

Parlando immaginativamente, possiamo indicare a ritroso come l’elemento luciferico sia stato incorporato nell’uomo per impulso di Michele; attraverso quello che Michele è divenuto deve d’altra parte venir tolto l’elemento arimanico.

Per la scienza ufficiale l’uomo sta oggi di fronte alla nostra coscienza come se la verità consistesse solo in quel che conosciamo mediante l’anatomia, la fisiologia e così di seguito, oppure in quel che ci si presenta dell’uomo mediante l’osservazione sensoria.

 

• Dobbiamo invece divenir capaci di osservare l’uomo

in modo che in ogni fibra scorgiamo il suo concreto essere spirituale, insieme al suo essere corporeo.

• Dobbiamo farci consapevoli che il sangue che scorre nell’uomo vivente

non è solo quello che possiamo far gocciolare, bensì che esso è spiritualizzato in modo speciale.

• Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sangue.

• Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sistema nervoso

quando questi è in fase di morte, e così via.

• Dobbiamo vedere in tutte le singole estrinsecazioni di vita anche l’elemento spirituale.

 

Michele è lo spirito del vigore.

Con il suo entrare nell’evoluzione umana egli deve renderci capaci di non porre da un lato la spiritualità astratta, dall’altro la materialità in cui urtiamo e che sezioniamo, senza avere il minimo sentore che in fondo essa è pure una forma di manifestazione dello spirito; Michele ci deve permeare come forza vigorosa che può guardare attraverso la materia, poiché in essa vede nel contempo la spiritualità, poiché nella materialità si vede dovunque lo spirito.

Si è indicato un antico grado di coscienza umana quando si è detto: in antico la Parola visse in maniera spirituale, ma la Parola si fece carne e abitò tra di noi: così si esprime l’Evangelista. La Parola si è unita alla carne e la rivelazione di Michele l’ha preceduta. Sono tutti eventi della coscienza umana cui ivi si accenna.

 

Deve iniziare il processo inverso che consiste in un’aggiunta alle parole dell’Evangelista: nella nostra coscienza deve formarsi la forza di vedere come l’uomo accolga quel che dai mondi spirituali si è unito con la Terra mediante l’impulso del Cristo e che deve legarsi all’umanità, affinché questa non perisca assieme alla Terra.

Si deve vedere come l’uomo accolga lo spirito, non solo dentro al suo capo, ma in tutto se stesso, come egli si compenetri tutto di spirito. Per questo l’unico aiuto è l’impulso del Cristo.

 

Ma un aiuto è pure l’interpretazione dell’impulso del Cristo mediante l’impulso di Michele. Allora alle parole dell’Evangelista può venir aggiunto: «E deve venire il tempo in cui la carne diventi di nuovo Parola e insegni ad abitare nel regno della Parola».

Non è un’aggiunta inventata da qualche autore posteriore la frase posta in chiusura del Vangelo e che dice che molte cose sono state omesse: vi è accennato anche a quanto si può rivelare all’uomo solo a poco a poco.

 

Comprende male i Vangeli chi li considera come se essi dovessero rimanere come sono e non potessero venir ulteriormente indagati. Devono essere interpretati secondo la parola del Cristo Gesù, come ho sempre detto: « Io sono con voi fino alla fine dei tempi ». Ma ciò significa: non mi sono rivelato a voi solo nei giorni nei quali furono scritti i Vangeli; io vi parlerò sempre attraverso Michele, il mio spirito diurno, ogni qualvolta cercherete la via verso di me. Attraverso la continua rivelazione del Cristo potrete aggiungere ai Vangeli quello che non si può sapere dal Vangelo del primo millennio, ma meglio in quello del secondò millennio, cui potrà aggiungersi sempre del nuovo nei millenni seguenti.

 

Com’è vero che nel Vangelo è detto: «In principio era la Parola, e la Parola si è fatta carne ed ha abitato tra di noi», altrettanto è infatti vero che noi dobbiamo aggiungere alla rivelazione: e la carne dell’uomo deve di nuovo venir spiritualizzata, per divenir capace di abitare nel regno della Parola, per contemplare i misteri divini.

L’incarnazione della Parola è la prima rivelazione di Michele,

la spiritualizzazione della carne deve essere la sua seconda rivelazione.

 

 

 

By | 2018-10-05T12:26:19+02:00 Ottobre 5th, 2018|JAHVE' - JEHOVA|Commenti disabilitati su MICHELE COME VOLTO DI JAHVE E SUA TRASFIGURAZIONE DA SPIRITO NOTTURNO A SPIRITO DIURNO