/////MODO DI PERCEPIRE DEGLI ANGELI.

MODO DI PERCEPIRE DEGLI ANGELI.

Modo di percepire degli Angeli.

O.O. 136 – Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura – 11.04.1912


 

Sarà bene parlare, sin dall’inizio di questa conferenza, del significato che l’universo fisico ha per la percezione e per la conoscenza umana: quell’universo fisico di cui ieri abbiamo preso in considerazione le parti, o almeno alcune parti. Abbiamo parlato della vita delle comete, di quella delle stelle fisse, del Sole, della vita dei pianeti e delle lune.

 

Quando si parla di questi corpi celesti dal punto di vista della coscienza ordinaria, si intende naturalmente parlare solo dei corpi celesti che il nostro occhio percepisce. Nel corso delle nostre conferenze abbiamo però, per così dire, sostituito questo sistema planetario visibile con qualcosa di diverso. Lo abbiamo sostituito con l’osservazione delle rispettive entità spirituali di cui abbiamo riconosciuto l’appartenenza alle diverse gerarchie. Quello che in tal modo ci si era proposti di dire riuscirà forse ancora più chiaro, ricordando che subito al di sopra degli uomini abbiamo trovato la categoria di entità spirituali chiamata Angeli.

 

Si è pure mostrato che per giungere alla percezione del mondo spirituale, o soprasensibile, l’uomo debba in certo senso organizzarsi, imparando a percepire il mondo nel modo in cui lo percepiscono appunto gli Angeli.

A questo punto potremmo anche sollevare il quesito seguente: quando un essere di quella prima categoria superiore all’uomo acquista coscienza del cosmo, mediante la sua percezione (che noi chiamiamo manifestazione, o rivelazione), come gli si presenta il cosmo?

 

Trovando la risposta a questa domanda, ci si chiarirà anche meglio quello che si era dovuto esporre.

Un essere angelico non percepirebbe, là fuori nel cosmo,

nulla di quanto noi vi scorgiamo e di cui ben sappiamo che si tratta di maya,

di illusione, dovuta al modo umano di percepire.

Di questo dobbiamo renderci conto ben chiaramente.

In cambio, un essere angelico vedrebbe o percepirebbe a suo modo

(come lo abbiamo già descritto) la varia collaborazione delle entità delle gerarchie che pure abbiamo menzionate.

 

Invece di affermare che lassù si scorge il pianeta Marte, quell’essere direbbe forse: lassù cooperano tra loro, nel modo caratterizzato, queste o quelle entità delle gerarchie superiori. Vale a dire che agli Angeli l’intero sistema cosmico apparirebbe direttamente come una somma di attività spirituali. E come si presenterebbero a un tale essere i pianeti visibili ai nostri occhi e gli altri corpi celesti?

 

Di queste cose ci è lecito parlare perché non sarebbe affatto possibile parlare dell’intero mondo soprasensibile che sta a fondamento del sistema planetario, o del sistema celeste, e in generale del cosmo, se mediante la disciplina occulta non si potesse penetrare (in certo senso, artificialmente) nel modo di percepire di un essere come quello.

 

Essere chiaroveggente non significa infatti altro che crearsi la capacità di vedere il mondo come lo vede un’entità di quel genere. Anche per la coscienza chiaroveggente in sostanza spariscono dunque le forme luminose dei corpi celesti quali appaiono di solito. D’altra parte la coscienza chiaroveggente (e quindi anche, come si è detto, la coscienza di un essere angelico) riceve pure un’impressione di ciò che corrisponde al corpo celeste fisico. La coscienza chiaroveggente non può percepire Marte, o la Luna, nel modo in cui li vede un abitante della Terra, perché ciò sarebbe un percepire fisico; malgrado ciò, la coscienza chiaroveggente è in grado di conoscere ciò che esiste. Vorrei ora dare un’idea di come si presenta quello che la coscienza chiaroveggente sa di un tale corpo celeste.

 

Si potrà averne un’idea teorica, per cominciare (poiché l’aspetto pratico si manifesta solo alla disciplina occulta), osservando il ricordo, l’immagine mnemonica, la rappresentazione di qualcosa che si è sperimentato ieri o l’altro ieri. E evidente che quella rappresentazione, che si trova nell’anima, si distingue dalla rappresentazione di un oggetto che sta di fronte a noi. Quest’ultimo viene percepito con tutta evidenza. Ricordandoci domani di questa rosa, ne avremo l’immagine mnemonica. Se ci rendiamo ben conto della differenza fra il ricordo di un oggetto, presente nell’anima, e l’immagine percettiva data dall’impressione diretta dello stesso, si potrà comprendere il modo in cui la coscienza chiaroveggente percepisce i corpi celesti.

 

Quando questa si rivolge al mondo (per esempio al pianeta Marte o alla Luna), essa non conosce direttamente quello che apparirebbe all’occhio se si osservasse ora fisicamente il corpo celeste: ma per effetto della sua concentrazione sorge in essa qualcosa che non si può a meno di definire un’immagine mnemonica, un ricordo.

Lo stesso vale per tutti gli altri corpi celesti che possono presentarsi alla coscienza ordinaria.

 

Alla coscienza chiaroveggente tutto ciò si presenta in modo da farci conoscere direttamente la condizione seguente:

tutto quello che ci si presenta è in fondo qualcosa di passato, che ha goduto di vita piena nel passato,

mentre nel presente non offre propriamente il suo aspetto originario vivente.

È quasi come un guscio di lumaca vuoto.

L’intero sistema fisico di corpi celesti è la testimonianza di eventi passati, di realtà del passato.

 

Mentre sulla nostra Terra noi siamo contemporanei delle cose che appaiono ai nostri occhi fisici,

quello che vediamo nel cielo stellato è più che mai apparenza, maya,

in quanto non rappresenta una condizione corrispondente al presente vivo:

esso rappresenta invece qualcosa che ebbe il suo pieno significato nel passato e a quello è sopravvissuto.

 

Il mondo dei corpi celesti fisici rappresenta i resti di azioni passate di certe entità gerarchiche,

azioni che si estendono nel presente solo con i loro effetti postumi.

 

 

By | 2018-07-18T11:00:27+02:00 Luglio 18th, 2018|ANGELI|Commenti disabilitati su MODO DI PERCEPIRE DEGLI ANGELI.