/////NATALE, PASQUA E PENTECOSTE NEL LORO RAPPORTO CON LA TERRA, IL COSMO E LO SPIRITO

NATALE, PASQUA E PENTECOSTE NEL LORO RAPPORTO CON LA TERRA, IL COSMO E LO SPIRITO

Natale, Pasqua e Pentecoste nel loro rapporto con la terra, il cosmo e lo spirito

O.O. 169 – Essere cosmico e io – 06.06.1916


 

Sommario: Natale, Pasqua e Pentecoste nel loro rapporto con la terra, il cosmo e lo spirito; in particolare con corpo eterico, corpo astrale e io. Necessità di ravvivare il pensare per l’evoluzione umana.

 

In un’epoca così carica di destino qual è quella attuale, non mi parrebbe opportuno parlare della Pentecoste come in passato, in modo tradizionale; viviamo infatti in un periodo di gravi prove per l’umanità e non è quindi possibile tendere solo a sentimenti edificanti che ci riscaldino l’anima. Se abbiamo infatti giusti, veri sentimenti, non possiamo dimenticare neppure per un istante il grande dolore, la sofferenza del nostro tempo; in un certo senso è addirittura egoistico cercare di dimenticarli e dedicarsi solo a edificanti considerazioni capaci di riscaldare l’anima.

È quindi oggi più giusto parlare di qualcosa che sia utile al nostro tempo, utile perché, come abbiamo visto insieme più volte negli ultimi tempi, molte delle ragioni per cui attraversiamo un’epoca così dolorosa sono da ricercare appunto nelle condizioni di spirito; è perciò necessario pensare a come preparare oggi lo sviluppo delle anime umane, affinché l’umanità possa andare incontro a tempi migliori. Vorrei però iniziare con alcuni pensieri che possano guidarci al vero significato della Pentecoste.

 

Ci sono tre importanti festività nel corso dell’anno: Natale, Pasqua e Pentecoste. Se, come invece accade alla maggior parte degli uomini moderni, non si è perso il senso di tali festività che nascono dall’evoluzione dell’umanità e del cosmo, occorre allora sentire la forte differenza fra di loro. I sentimenti diversi che suscitano si manifestano già nei simboli esteriori.

Il Natale viene celebrato soprattutto come una gioiosa festa dei bambini; un ruolo centrale occupa oggi, anche se non sempre, l’albero di Natale, entrato nelle nostre case dalla natura coperta di neve e di ghiaccio. Ripensiamo alle recite natalizie che più volte abbiamo rappresentato in ambienti antroposofici: nel corso dei secoli elevarono gli animi semplici guidandoli all’evento grandioso che si compì una volta nel corso dell’evoluzione terrena quando a Betlemme nacque Gesù di Nazareth.

La nascita di Gesù di Nazareth è una festa per sua natura collegata alla sfera di sentimenti che scaturiscono dal vangelo di Luca, o meglio da quelle parti che sono più popolari e più facilmente comprensibili da tutti; è quindi la festa dell’elemento umano universale, comprensibile fino a un certo grado al fanciullo e all’uomo che abbia conservato la propria natura infantile; nello stesso tempo introduce nella natura fanciullesca qualcosa di grandioso e di prodigioso che in tal modo viene accolto dalla coscienza.

 

Festeggiamo poi la Pasqua che, nonostante cada nel periodo in cui la natura si risveglia, ci conduce alle porte della morte, tanto che possiamo anzitutto dire: mentre il Natale è caratterizzato da un elemento di grande dolcezza, capace di parlare con un linguaggio universale al cuore dell’uomo, la Pasqua ha in sé qualcosa di infinitamente sublime. Un’esperienza grandiosa penetra l’anima che sappia celebrare in modo giusto la festività della Pasqua.

Veniamo condotti alla meravigliosa, sublime idea che l’essere divino è disceso, si è incarnato in un corpo umano ed è passato attraverso la morte. Nella celebrazione della Pasqua, penetra nelle anime il mistero altissimo della morte e della conservazione dell’eterna vita dell’anima nella morte. Questi giorni di festa saranno vissuti nella maniera più profonda, ricordando alcune cose che possiamo conoscere attraverso la scienza dello spirito.

 

Pensiamo a come il Natale sia strettamente legato, nelle immagini che vi sono connesse, a tutte le feste che celebrano la nascita di un Salvatore. Lo si può ricollegare alla festa per la nascita di Mitra, che sarebbe avvenuta in una caverna rocciosa testimoniando un’intima unione con la natura. È una festa che ci avvicina alla natura, simboleggiata nell’albero di Natale (e l’immagine della nascita ci riconduce in modo diretto a un aspetto naturale), ma contiene in sé anche molti elementi spirituali, poiché è la nascita di Gesù di Nazareth cui tanto spesso fa riferimento la scienza dello spirito.

Ricordiamo anche, come spesso ripetiamo, che lo spirito della terra si risveglia nell’epoca invernale ed è al massimo della vitalità quando la natura esterna appare immersa nel sonno e nel gelo; potremo così dire che proprio con il Natale veniamo portati entro la natura elementare e che quando accendiamo le candele natalizie esse ci appaiono un simbolo di come lo spirito, lo spirito della natura, sia desto nelle tenebre della notte invernale.

 

Se vogliamo avvicinarci all’uomo e comprenderne la relazione con la festa del Natale, dobbiamo prima di tutto pensare a ciò che ancora lo collega alla natura, quando ne è spiritualmente separato, come nel sonno, quando con l’io e il corpo astrale è asceso al mondo spirituale. Il suo corpo eterico rimane unito al corpo fisico come elemento spirituale, mostrando appunto ciò che in esso vi è della natura elementare, del mondo elementare; tutto ciò torna a vivere nell’interiorità della terra, quando essa è avvolta dal gelo invernale. Non è un semplice paragone, si esprime una profonda verità dicendo che il Natale è allo stesso tempo un segno che ci ricorda come l’uomo abbia una natura eterica, elementare e un corpo eterico mediante il quale si ricollega con la natura elementare.

Se ripensiamo a tutto quanto già dissi nel corso di questi anni sulla progressiva paralisi e sul declino delle forze dell’umanità, possiamo arrivare all’idea di come le forze che vivono nel nostro corpo astrale siano in fondo vicine agli eventi che per gli uomini sono portatori di declino, di morte. Poiché durante la vita dobbiamo sviluppare il corpo astrale, dato che dobbiamo accogliere in esso lo spirito, portiamo già in noi il germe della morte.

 

È del tutto errato ritenere che la morte si colleghi alla vita solo in modo esteriore: è legata alla vita da intrinseci vincoli, come abbiamo spesso ribadito nei nostri incontri. La nostra vita è quale è solo perché possiamo morire come in effetti moriamo. Questo si riconnette con l’intera evoluzione del corpo astrale umano.

Non è una semplice comparazione dire che la festa di Pasqua è un simbolo di tutto quanto si ricollega alla natura astrale umana, a quella natura che ogni volta, durante il sonno, si allontana dal corpo fisico e penetra nel mondo spirituale da cui è disceso l’essere divino-spirituale che ha conosciuto la morte in Gesù di Nazareth.

Se parlassimo in un tempo che avesse più vivo il senso dell’elemento spirituale di quello odierno, quel che ho detto verrebbe considerato una verità; ai nostri tempi viene al massimo ritenuto un mero simbolo. Ci si renderebbe conto allora che l’introduzione delle festività di Natale e di Pasqua ha proprio il significato di dare all’umanità un segno per ricordarle come sia unita alla natura elementare, alla natura spirituale e fisica, portatrice di morte, o per così dire un segno per ricordarci che portiamo in noi un elemento spirituale nel corpo eterico e nel corpo astrale. Queste cose sono oggi cadute nell’oblio, ma torneranno di nuovo in superficie quando l’umanità deciderà di riacquistare la capacità di capire tali aspetti spirituali.

Oltre al corpo eterico e a quello astrale, portiamo prima di tutto in noi il nostro io come elemento spirituale. Ne conosciamo la natura complessa. Sappiamo anche come l’io passi da incarnazione a incarnazione, come le sue forze interiori edifichino e formino ciò di cui per così dire ci rivestiamo a ogni nuova incarnazione. Risorgiamo nell’io da ogni morte fino alla preparazione di una nuova incarnazione. È l’io che ci rende esseri individuali.

Come in un certo senso possiamo dire che

• il nostro corpo eterico rappresenta l’elemento della nascita collegato alle forze elementari della natura

• e il nostro corpo astrale simboleggia l’elemento portatore di morte legato alle più elevate forze spirituali,

così possiamo dire che

• l’io rappresenta il nostro continuo risorgere nella spiritualità, il nostro rinascere nella spiritualità,

nella totalità del mondo spirituale che non è natura né mondo stellare, ma ciò che tutto compenetra.

 

Come si può collegare

• la festa di Natale al corpo eterico

• e la Pasqua al corpo astrale,

• così si può associare l’io alla Pentecoste

come alla festa che ci rappresenta l’immortalità del nostro io,

che è come un contrassegno del mondo imperituro del nostro io e allo stesso tempo un’indicazione che noi uomini

non viviamo soltanto nel complessivo mondo naturale, non passiamo semplicemente attraverso la morte,

ma siamo esseri individuali immortali che sempre rinascono.

 

Come mirabilmente viene espresso tutto questo sviluppando sempre di più le idee relative a Natale, Pasqua e Pentecoste!

• La festa di Natale è in diretta connessione con gli eventi terrestri, nel periodo in cui è celebrata: cade infatti al solstizio d’inverno, quando cioè la terra è avvolta dalla più profonda oscurità. In un certo senso con il Natale si segue l’esistenza della terra con le sue leggi: quando le notti sono più lunghe e i giorni più corti, quando la terra è gelata, ci si ritira in se stessi per collegarsi alla spiritualità che vive in essa.

È per così dire una festa legata allo spirito della terra.

Con il Natale ci viene di continuo ricordato che come esseri terreni siamo parte della terra,

che lo spirito dovette discendere dalle altezze del cosmo

per assumere figura terrena ed essere figlio della terra tra figli della terra.

 

Del tutto diversa è la festa della Pasqua! Sappiamo che è legata al rapporto fra sole e luna.

Cade la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, quello che segue il 21 marzo.

In base al rapporto del sole con la luna, fissiamo la data della Pasqua.

 

Vediamo così in quale mirabile modo

• la festa del Natale sia collegata all’elemento terrestre

• e quella della Pasqua all’elemento cosmico.

• A Natale ci ricordiamo di quel che è più sacro sulla terra,

• a Pasqua di quel che è più sacro nel cielo.

 

Il pensiero della Pentecoste cristiana si ricollegaa ciò che, si vorrebbe dire, va oltre le stelle;

si ricollega al fuoco cosmico dello spirito universale che si individualizza

e scende sugli apostoli come lingue infuocate,

al fuoco che non è né solo celeste né solo terrestre, né cosmico né tellurico,

al fuoco che tutto compenetra e allo stesso tempo si individualizza e va verso ogni singolo uomo!

 

La festa di Pentecoste è connessa all’intero cosmo.

Come il Natale lo è alla terra, la Pasqua al mondo delle stelle,

così la Pentecoste si riallaccia direttamente agli uomini

per le scintille di vita spirituale che essi ricevono da tutti i mondi.

 

Vediamo in un certo qual modo quel che è stato dato all’umanità in generale poiché l’uomo-Dio discende sulla terra predisponendo per ognuno le lingue di fuoco della Pentecoste. Vediamo allora rappresentato nelle lingue di fuoco quel che esiste nell’uomo, nel cosmo e nelle stelle.

 

• Chi è alla ricerca dello spirito trova nella Pentecoste un contenuto davvero profondo e l’esortazione a proseguire sempre in quella ricerca. Mi sembra oggi necessario prendere sul serio questi pensieri sulle feste, più di quanto non si facesse in altri tempi. Il modo in cui riusciremo a uscire dai dolorosi e rattristanti eventi di oggi dipenderà infatti molto da come potranno venir considerati questi pensieri. Si avverte già in determinati ambienti che le anime hanno bisogno di lavorare per liberarsi.

Dovrei dire che si dovrebbe condividere in misura maggiore, cosa che è insita nella scienza dello spirito, questa necessità di oggi; si può proprio parlare di necessità di animare di nuovo ovunque la vita spirituale per riuscire a sfuggire al materialismo. Si può sfuggirgli soltanto se esiste la buona volontà di accendere in sé il mondo spirituale, di celebrare la Pentecoste in un modo davvero interiore e di prenderla sul serio.

 

Proprio nelle conferenze tenute qui negli ultimi tempi, abbiamo visto come risulti oggi difficile all’umanità trovare ciò che è giusto in questo campo, a causa delle condizioni del nostro tempo. Da un lato abbiamo uno sviluppo di forze che non si possono non ammirare e nei cui confronti non vi è mai abbastanza sensibilità. Se un giorno la nostra sensibilità venisse rivolta allo spirito, ci si accorgerebbe di come sia necessario che l’intima festa di Pentecoste possa essere celebrata dalle anime umane, perché non dimentichino il suo aspetto interiore.

Molti, non però quelli che da anni partecipano ai nostri incontri, potrebbero pensare che vi sia qualcosa di ipocondriaco, di ipercritico nelle ultime conferenze che sono state qui tenute, ma non mi sembra il caso. Mi sembra al contrario più e più necessario che si guardi a queste cose proprio nel senso in cui sono state proposte nelle ultime conferenze, affinché si sappia dove agire spiritualmente nel corso dell’evoluzione dell’umanità. Direi che già lo vedono alcuni del presente.

 

È apparso un bel libretto del pronipote di Schiller, Alexander von Gleichen-Rußwurm: Kultur-Aberglaube, nelle edizioni Forum di Monaco. Leggendolo, mi sono ricordato di diverse cose che avevo sentito necessario esporre qui. Dovevo appunto dire come la scienza dello spirito non deve rimanere lettera morta, mera teoria, ma deve fluire nelle anime affinché ravvivi il nostro pensare, in modo che il pensiero divenga avveduto e mobile, capace di penetrare nei compiti del presente. Mi si permetta a conclusione di queste parole sulla necessità di un rinnovamento del pensare, di citare alcune frasi dal libro Kultur-Aberglaube.

 

L’autore scrive:

• «Se una parte della tragica colpa di questa spaventosa tragedia grava su noi tutti, è perché in tutta Europa, malgrado la cultura, le scuole e le possibilità educative, abbiamo perso sempre di più il pensare autonomo. Invano i più grandi poeti chiesero la libertà di pensiero in nome dell’umanità. Ci si afflosciò, ci si spense, si sprofondò e si rimase come morti! Senza libertà, come pappagalli ripetemmo parole, la nostra forza di pensiero rimase imprigionata, paralizzata e stanca. Abbiamo sempre avuto desideri e ambizioni estranei a un vero pensare. Persino qui» (beninteso non lo dico io, bensì il pronipote di Schiller!) «nella patria dei pensatori, il pensiero divenne un illustre forestiero, un ospite eccentrico guardato con disagio. Leggere e scrivere non ci serve, ma anzi è dannoso, se non sappiamo pensare. Negli ultimi tempi si è fatto di tutto, attraverso educazione, arte, riposo, lavoro, intrattenimenti, viaggi e rimanersene a casa, per farci perdere l’abitudine a pensare. Ma una vera civiltà doveva anzitutto insegnare a pensare, perché i semplici sentimenti e istinti non bastano a rendere possibile una convivenza sopportabile fra gli uomini e fra i popoli. Allo scopo occorre un sano discernimento che sia stato educato con cura in senso politico.»

Alexander von Gleichen-Rußwurm, il pronipote di Schiller, continua anche oltre ad affermare che abbiamo disimparato a pensare. Egli scrive ancora:

• «Fin dal Congresso di Vienna del 1815 i popoli si sono dati la briga di organizzarsi gli uni con gli altri sotto costellazioni che fossero loro familiari, come testimoniano innumerevoli accordi e patti. Si credeva che per mezzo di statuti e del diritto al voto si potesse davvero partecipare al governo e determinare così il proprio destino.»

Egli quindi afferma che senza il pensiero nulla funziona. Lo dice, tracciando una singolare immagine del presente, di quel presente a cui dobbiamo sempre riferirci, che non possiamo dimenticare in nessun momento.

• «No! Non avevamo ancora fatto nostra tutta la realtà di cui avevano favoleggiato solo alcuni poeti folli, e cioè una certa inesprimibile, folle confusione, ancor più straordinaria che al tempo delle grandi migrazioni dei popoli. Negri del Senegal uccidevano i nostri poeti, studiosi d’arte strigliavano cavalli, professori pascolavano pecore.» (certo non è il caso di ridere!) «Direttori di teatro inviavano per telefono messaggi di morte, pii indù cercavano di morire sui nostri campi di battaglia rispettando i loro antichissimi riti. Edifici artistici cadevano in rovina e sorgevano rifugi degni degli uomini delle caverne. Il milionario soffriva la fame e combatteva contro le cimici, mentre il mendicante sedeva nell’antico maniero alle tavole sfarzose ormai abbandonate. Esistenze equivoche venivano riabilitate e innocenti languivano in carcere e vi morivano».

In un certo senso il pronipote di Schiller tendeva a coltivare l’idea della necessità di un nuovo impulso al pensare. Tuttavia non riesco a trovare nel suo libretto e anche nei suoi altri scritti, in quale modo egli si prefigga di cercare le giuste fonti di un rinnovamento.

 

 

By | 2019-03-21T16:02:13+01:00 Marzo 21st, 2019|FESTIVITA'|Commenti disabilitati su NATALE, PASQUA E PENTECOSTE NEL LORO RAPPORTO CON LA TERRA, IL COSMO E LO SPIRITO