//////NEL TERZO PERIODO L’UOMO GIUNSE ANCORA PIÙ VICINO ALLA REALTÀ ESTERIORE SENSIBILE

NEL TERZO PERIODO L’UOMO GIUNSE ANCORA PIÙ VICINO ALLA REALTÀ ESTERIORE SENSIBILE

Nel terzo periodo l’uomo giunse ancora più vicino alla realtà esteriore sensibile

O.O. 104 – L’Apocalisse – 20.06.1908


 

Per il secondo periodo di civiltà, il mondo reale fisico, percepibile ai sensi, fu un campo da lavorare.

⦁ Per gli indiani il mondo dei sensi era ancora inganno, maya; per i persiani esso era, è vero, dominato da dèmoni cattivi, ma era però un mondo dal quale l’uomo doveva espellere le entità spirituali malvagie per inserirvi le buone, al servizio del dio di luce Ormazd.

⦁ E nel terzo periodo l’uomo giunse ancora più vicino alla realtà esteriore sensibile; essa non fu più per lui soltanto una forza avversa che egli doveva superare. L’indiano guardava in alto alle stelle e concludeva: ah, tutto quello che è qui, quello che posso vedere con i miei occhi esteriori, è proprio soltanto maya, inganno!

 

I sacerdoti caldei osservavano il cammino, le posizioni delle stelle e dicevano: « Poiché io vedo le posizioni delle stelle e seguo il loro cammino, questo diventa per me una scrittura nella quale riconosco la volontà degli esseri spirituali divini. Io riconosco quello che gli dei vogliono in ciò che essi stessi hanno creato». Non più era maya per essi il mondo fisico sensibile, ma, come la scrittura degli uomini è espressione della loro volontà, così per loro quello che sta nelle stelle in cielo, quello che vive nelle forze della natura era una scrittura divina. Ed essi cominciarono con amore a decifrare la natura. Così sorse quella meravigliosa scienza stellare che gli uomini di oggi possono a mala pena conoscere. Quello che oggi si conosce come astrologia è il risultato di una comprensione errata dei fatti. Profonda conoscenza della scrittura stellare era ciò che si rivelava all’antico sacerdote caldeo come astrologia, come parte occulta di ciò che i suoi occhi vedevano. E questo egli trattava come la manifestazione di qualcosa di interiormente pervaso di spirito.

 

E che cosa diventa la terra per l’egiziano? Basta accennare soltanto alla scoperta della geometria, nella quale l’uomo imparò a spartire la terra secondo le leggi dello spazio, secondo regole geometriche. Qui vennero scrutate le leggi della maya. Nella civiltà paleopersiana si era lavorata la terra; ora si imparò a suddividerla secondo le leggi dello spazio. Si cominciò a ricercare le leggi e si andò anche oltre. Ci si diceva: non inutilmente gli dèi ci hanno lasciato una scrittura nelle stelle, non per niente gli dèi ci hanno manifestato la loro volontà nelle leggi della natura. Se l’uomo, attraverso il suo lavoro, vuole ottenere il bene, egli deve, nelle direttive che prende qui sulla terra, creare un’immagine di quello che egli può scrutare nelle stelle. Oh se voi poteste vedere indietro nel passato le stanze di lavoro degli iniziati egizi! Era un lavoro ben diverso da quello odierno nel campo scientifico. Là gli uomini di scienza erano gli iniziati.

 

Essi scrutavano il corso delle stelle, riconoscevano la regolarità nella posizione e nel cammino degli astri, e si comportavano qui sulla terra secondo l’influenza delle loro posizioni. E dicevano: quando questa o quest’altra costellazione si trova nel cielo, allora deve avvenire questa oppure quest’altra cosa nella vita dello stato, e quando sopraggiunge un’altra costellazione deve accadere qualcos’altro ancora. Un secolo dopo sarebbero apparse certe costellazioni, essi dicevano, e allora bisognava prevedere qualche cosa di corrispondente ad esse. Ed era previsto per dei millenni quello che si doveva fare. Così nacquero quelli che vengono chiamati libri sibillini. Quello che vi è dentro non è pregiudizio; dopo accuratissime osservazioni gli iniziati vi hanno trascritto quello che per millenni doveva accadere, e i loro successori sapevano che bisognava tenerne conto.

 

Ed essi non facevano nulla che non fosse stato previsto per millenni in quei libri secondo il corso delle stelle. Supponiamo per esempio che si trattasse di promulgare una qualsiasi legge. Non si sarebbe certo votato come da noi; allora si prendeva invece consiglio dai sacri libri nei quali era notato che cosa doveva accadere qui sulla terra perché essa fosse uno specchio di quello che è scritto nelle stelle. E si eseguiva quello che stava scritto nei libri. Il sacerdote egizio sapeva, mentre scriveva quei libri, che i suoi successori avrebbero eseguito quanto vi era dentro di essi; poiché sarebbero stati convinti della necessità di conformarsi a tali leggi.

 

By | 2018-06-11T21:48:18+02:00 Giugno 11th, 2018|EGIZIO-CALDAICO|Commenti disabilitati su NEL TERZO PERIODO L’UOMO GIUNSE ANCORA PIÙ VICINO ALLA REALTÀ ESTERIORE SENSIBILE