//////NELLA SESTA EPOCA L’UOMO PORTERÀ L’INTIMO DELL’ANIMA, COME FISIONOMIA, NEL SUO ASPETTO ESTERIORE.

NELLA SESTA EPOCA L’UOMO PORTERÀ L’INTIMO DELL’ANIMA, COME FISIONOMIA, NEL SUO ASPETTO ESTERIORE.

Nella sesta epoca l’uomo porterà l’intimo dell’anima, come fisionomia, nel suo aspetto esteriore.

O.O. 104 – L’Apocalisse – 21.06.1908


 

Nelle nostre considerazioni oggi vogliamo passare a quello che si presenta all’uomo quando egli progredisce al successivo grado di iniziazione. Abbiamo dunque davanti i sette sottoperiodi del nostro ciclo umano, e abbiamo detto che tutto questo ciclo, con i suoi sette sottoperiodi, è a sua volta, un piccolo ciclo di un grande periodo di tempo che lo comprende e che contiene a sua volta sette singole epoche.

 

L’epoca atlantica, nella quale si formarono le razze di cui restano ancor oggi i ricordi, precedette il nostro ciclo di sette periodi. Dopo il suo settimo sottoperiodo, il nostro attuale ciclo sarà immediatamente seguito da un altro ciclo che si articolerà esso pure in sette sottoperiodi; questo periodo di tempo si sta già preparando, indirettamente, in quello attuale.

 

Noi possiamo così dire:

a poco a poco la nostra civiltà si trasformerà in una civiltà di amore fraterno,

nella quale un numero relativamente piccolo di uomini avrà compreso la vita spirituale,

avrà preparato lo spirito e il senso dell’amore fraterno.

• A sua volta da questa civiltà uscirà un piccolo numero di uomini che sopravviverà

a quell’avvenimento che agirà in modo tanto distruttivo sulla nostra epoca: la guerra di tutti contro tutti.

• In questa generale distruzione vi saranno dappertutto dei singoli

che si eleveranno dal resto degli uomini combattentisi a vicenda;

singoli uomini che avranno compreso la vita spirituale

e che formeranno il ceppo fondamentale di un’altra nuova epoca; la sesta epoca.

 

Le cose andarono così anche per il trapasso dalla quarta epoca alla nostra. Chi, con sguardo chiaroveggente, può seguire retrospettivamente lo scorrere del tempo, attraversando a ritroso i periodi di cui abbiamo parlato (il greco-romano, l’egiziano-babilonese, l’antico persiano e l’antico indiano) risalendo anche oltre il tempo del grande diluvio, arriva all’epoca atlantica. Per noi non è necessario trattarla nei particolari, ma dobbiamo almeno chiarirci come la civiltà atlantica si è andata sviluppando.

 

Anche in essa avvenne che la gran massa delle popolazioni atlantiche era immatura a svilupparsi ulteriormente, era inadatta ad inserirsi nel nostro tempo. Una piccola parte di essa, che viveva in un territorio nelle vicinanze dell’odierna Irlanda, si era sviluppata fino al più alto grado di civiltà dell’Atlantide, e migrò verso oriente.

 

Dobbiamo chiarire che questa è soltanto la migrazione principale. Sempre emigrarono popoli da occidente verso oriente, e tutti i popoli che si formarono più tardi sul territorio europeo, nell’Europa settentrionale e centrale, derivano tutti dalla medesima corrente migratoria che veniva da occidente verso oriente.

 

Però, sotto la direzione di una delle più grandi guide dell’umanità, soltanto quella parte di popolazione che aveva raggiunto il più alto grado di sviluppo trasmigrò più lontano di tutte le altre. Essa si stanziò nell’Asia centrale, quale piccolissimo popolo di uomini eletti; e da qui la colonia andò verso ognuna delle zone di civiltà di cui noi abbiamo trattato; da qui si diffuse la corrente di civiltà verso l’antica India, verso la Persia, l’Egitto, la Grecia, e così via.

 

Si potrebbe ora facilmente chiedere: non è un pensiero spaventosamente duro che tutta la massa del popolo resti immatura e non sviluppi le facoltà per evolversi? che solo un piccolo gruppo sia adatto a trasmettere il germe alla successiva civiltà? Questo pensiero non ci darà più angoscia se si farà la distinzione tra sviluppo di razze e sviluppo di anime.

 

Nessun’anima è condannata a rimanere entro una qualsiasi razza.

Una razza può rimanere indietro, un popolo può rimanere indietro; ma le anime camminano oltre le singole razze.

 

Se vogliamo rappresentarci questo fatto con tutta precisione, dobbiamo dire: tutte le anime che abitano oggi in corpi di popolazioni civili erano un tempo incarnate in corpi atlantici. Qui alcune si svilupparono in modo giusto.

Queste non rimasero in corpi atlantici; poiché si erano sviluppate in meglio, poterono diventare le anime di corpi che erano sviluppati in meglio, poterono diventare le anime di corpi che erano ulteriormente progrediti.

 

Soltanto quelle anime che erano rimaste indietro come anime, dovettero occupare dei corpi che, come corpi, erano rimasti ad un gradino inferiore. Se tutte le anime si fossero sviluppate nel modo giusto, allora la razza arretrata o sarebbe rimasta pochissimo numerosa, oppure i suoi corpi sarebbero stati abitati ancora da altre anime inferiori di nuovo sopraggiunte. Poiché vi sono sempre anime che possono abitare in corpi arretrati.

Nessuna anima è vincolata ad un corpo rimasto arretrato se non vi si lega da se medesima.

 

Il rapporto fra sviluppo di anime e sviluppo di razze ci è conservato in un mito mirabile. Figuriamoci come le razze seguano alle razze, le civiltà alle civiltà. L’anima che percorre nel modo giusto la sua missione terrestre, è incarnata in una data razza; essa lavora entro questa razza, acquisisce le facoltà di questa razza per poi, la volta successiva, essere incarnata in una razza superiore.

 

Soltanto quelle anime che si sommergono nella razza, che non si sforzano di uscire dalla materialità fisica, soltanto esse sono per così dire trattenute nella razza dal loro proprio peso. Esse compaiono una seconda volta nella stessa razza, eventualmente una terza volta in un corpo di una razza dello stesso tipo.

Tali anime agiscono come impedimento nella corporeità della razza. In un’antica leggenda ciò si è ben conservato.

 

Già noi sappiamo che l’uomo progredisce nel corso della missione terrestre, che egli segue le grandi guide dell’umanità, che ad essa additano le mete. Se però le respinge e non le segue, allora egli dovrà rimanere indietro nella sua razza, non potrà progredire al di là di essa. Pensiamo ad una personalità che abbia la fortuna di trovarsi di fronte ad una grande guida dell’umanità, pensiamo per esempio ad un uomo che sia di fronte al Cristo Gesù in persona e che veda come egli compie tutti i segni per portare avanti l’umanità, ma che di questo progresso nulla voglia sapere e respinga la guida dell’umanità.

 

Una simile persona, una simile anima dovrebbe esser condannata a rimanere nella sua razza. Se pensiamo ciò in una forma estrema, una tale anima dovrebbe ricomparire di nuovo, e sempre di nuovo, nella medesima razza. Abbiamo così la leggenda di Asvero, che sempre di nuovo deve ricomparire nella medesima razza perché respinse da sé il Cristo Gesù. In simili bronzee testimonianze leggendarie ci sono presentate le grandi verità dell’evoluzione dell’umanità. Dobbiamo dunque distinguere tra evoluzione di anime ed evoluzione di razze.

 

Nessuna anima, senza averlo meritato, deve rimanere in vecchi corpi; nessuna anima, senza averlo meritato, rimarrà nei corpi della nostra epoca; le anime che avranno sentito la voce che qui chiama e che lotta per il progresso vivranno tutte di nuovo, oltre il grande periodo distruttivo della guerra di tutti contro tutti, e compariranno in nuovi corpi, in corpi di tutt’altro genere degli attuali, poiché è molto da miopi il pensare che i corpi atlantici degli uomini fossero come i corpi attuali.

 

• Nel corso dei millenni gli uomini diventano tutti diversi anche nell’aspetto esteriore;

e l’uomo che verrà dopo la grande guerra di tutti contro tutti sarà formato del tutto diversamente da oggi.

• Oggi l’uomo è formato in guisa da potere, in certo modo, nascondere la sua bontà o la sua cattiveria.

In realtà la fisionomia dell’uomo tradisce già molto, e colui che se ne intende può leggere molte cose nei tratti del viso.

 

Ma oggi è però ancora possibile che il furfante sorrida amorevolmente con la faccia più innocente

e venga preso per un uomo per bene.

Ed è anche possibile il contrario, che rimangano cioè sconosciuti i buoni impulsi che vivono nell’anima.

È possibile che quello che vive nell’anima come avvedutezza o stupidità,

come bellezza o bruttezza, si celi dietro la fisionomia generale di questa o quella categoria di uomini.

 

Così non sarà più nell’epoca che seguirà la nostra, dopo la grande guerra di tutti contro tutti.

Sulla fronte e su tutta la fisionomia dell’uomo starà scritto se egli è buono o cattivo;

l’uomo porterà l’intimo dell’anima, come fisionomia, nel suo aspetto esteriore.

Sì, l’intero corpo diverrà un’immagine di ciò che vive nell’anima.

Sulla fronte dell’uomo starà scritto come egli si è sviluppato

e se avrà svolto piuttosto i suoi buoni o i suoi cattivi impulsi.

 

Dopo la grande guerra di tutti contro tutti esisteranno due tipi di uomini.

• Quelli che si erano dati la pena di seguire il richiamo che invitava alla vita spirituale, alla spiritualizzazione,

alla nobilitazione della vita dell’anima e dello spirito,

porteranno nel loro aspetto, nei gesti, nei movimenti delle mani, l’espressione di questa vita d’anima e di spirito.

• Coloro che si sono allontanati dalla vita spirituale,

che si sono presentati nella comunità di Laodicea come tiepidi, né caldi né freddi,

nella successiva epoca vivranno come rallentatori dell’evoluzione dell’umanità,

come conservatori delle forze di arretramento dell’umanità.

 

Essi porteranno sul loro volto, dal brutto sguardo inintelligente, gli impulsi cattivi e gli istinti nemici della spiritualità.

Nei loro gesti, nel modo in cui faranno ogni cosa,

essi diverranno un’immagine esteriore di quanto di brutto vive nella loro anima.

Come gli uomini si divisero in razze, in gruppi di civiltà,

così essi si distingueranno in avvenire in due grandi correnti, la buona e la cattiva.

Dal loro aspetto si vedrà a che punto avranno portato la loro anima, né più potranno nasconderlo.

 

Quando noi guardiamo indietro a come l’umanità si è evoluta fino ad oggi nel cammino della nostra terra, troviamo l’evoluzione futura, che abbiamo appena caratterizzata, assolutamente in accordo. Guardiamo indietro agli inizi della nostra evoluzione terrestre, dopo Saturno, Sole, Luna, e ancora dopo un lungo spazio di tempo intermedio. La terra emerse allora dalla cosmica oscurità.

 

Allora, in quel primo tempo dell’evoluzione terrestre, non vi era nessun’altra creatura sulla terra eccetto l’uomo. Egli è il primogenito, ed egli era del tutto spirituale, poiché l’assumere un corpo consiste in un condensamento. Rappresentiamoci una massa d’acqua che possa liberamente librarsi. Per un certo processo, alcune parti di questa massa d’acqua si cristallizzano. Figuriamoci che all’inizio si cristallizzino piccole particelle d’acqua, e che poi lo stesso processo si ripeta sempre.

 

Figuriamoci quindi che una parte di questa massa acquosa abbia lasciato cadere i pezzettini di ghiaccio che si erano cristallizzati in modo che i piccoli ghiaccioli siano ora separati dall’insieme della massa d’acqua.

Poiché ogni pezzetto di ghiaccio può ingrossare soltanto finché si trova immerso nell’intera massa acquosa, quando esso è cascato fuori dalla massa, rimane al punto in cui si trova.

 

Figuriamoci ora che una parte della massa d’acqua si sia separata in forma di piccoli ghiaccioli, che sempre possa proseguire il processo di raffreddamento della massa d’acqua, che in una fase successiva si separino nuovi ghiaccioli dall’insieme della massa acquosa, che a loro volta anch’essi si stacchino, e così di seguito, finché in conclusione una gran parte della massa acquosa si sia cristallizzata e abbia preso l’aspetto di ghiaccio.

Gli ultimi ghiaccioli avranno assorbito al massimo dell’acquea sostanza madre; avranno cioè potuto aspettare più a lungo prima di separarsi dall’acquea sostanza madre.

 

Così è nell’evoluzione. Gli esseri animali inferiori non hanno potuto aspettare, hanno lasciato troppo presto la loro sostanza madre spirituale e perciò sono rimasti ad un gradino primitivo di evoluzione. Così gli esseri inferiori gradatamente più elevati indicano gradi arretrati di evoluzione.

 

L’uomo ha aspettato fino all’ultimo; infine egli ha abbandonato la sua sostanza madre spirituale divina ed è disceso come sostanza densa in figura di carne. Gli animali sono discesi prima e perciò sono rimasti indietro. Perché questo sia avvenuto lo vedremo più tardi; oggi ci interessa il fatto che essi siano discesi ed abbiano conservato primitivi stadi di evoluzione.

 

Che cosa è infatti una figura di animale? È una figura che se fosse rimasta unita con lo spirito dal quale proveniva si sarebbe potuta evolvere fino all’umanità attuale.

Gli animali invece si sono fermati, hanno abbandonato il germe spirituale, si sono separati da esso; oggi sono quindi in decadenza e rappresentano una ramificazione del grande albero dell’umanità.

 

Nei tempi antichi l’umanità aveva in sé l’animalità, ma l’ha espulsa come un ramo laterale.

Tutti gli animali, nelle loro diverse forme, non rappresentano altro che singole passioni umane troppo presto condensate.

Quello che l’uomo ancor oggi ha in forma spirituale nel suo corpo astrale,

è rappresentato fisicamente dalle singole figure di animali.

Egli ha conservato nel corpo astrale tutto ciò fino al più tardo periodo, nel divenire della Terra.

Perciò egli potè salire più in alto di tutti.

 

Anche oggi l’uomo ha in sé qualcosa che, come un ramo discendente simile alle altre figure animali,

deve separarsi dall’evoluzione generale.

Quanto l’uomo porta in sé, quale disposizione al bene o al male, alla saggezza o alla stoltezza, al bello o all’orribile,

sta come una possibilità di progredire o di rimanere indietro.

Come le figure di animali si sono sviluppate separatamente, così la razza dei cattivi dai volti orrendi

si evolverà separata dalla progrediente umanità che si avvia alla spiritualizzazione

e che raggiungerà le mete umane dell’avvenire.

 

Il futuro vedrà quindi non soltanto le figure animali che sono immagini incarnate di passioni umane,

ma in una razza vedrà pure vivere quello che l’uomo ora nasconde nel suo intimo

come parte della cattiveria che oggi ancora egli può nascondere, ma che in seguito sarà visibile.

Quello che in tal modo principalmente apparirà,

ci diverrà chiaro grazie ad una considerazione che forse vi sembrerà strana.

 

Deve esser chiaro per noi che la separazione degli animali era in realtà necessaria per gli uomini.

Ogni figura di animale che nei tempi passati si è separata dalla corrente complessiva

significa che l’uomo è progredito di un gradino.

Pensiamo che tutte le qualità, ora suddivise fra gli animali, si trovavano nell’uomo.

Egli se ne è purificato, e per questo potè evolversi ulteriormente.

 

Quando si ha un liquido torbido e si lasciano depositare le sue impurità sul fondo, di sopra rimane la parte più affinata. Allo stesso modo nelle figure di animali, come su di un fondo, si è depositata la parte più grossolana che l’uomo non avrebbe potuto usare per il suo attuale stadio di evoluzione. Per il fatto di aver allontanato dal corso della sua evoluzione le figure degli animali, suoi antichi fratelli, l’uomo è giunto al suo livello attuale.

 

Così progredisce l’umanità, eliminando da sé, per purificarsi, le figure inferiori.

E l’umanità salirà ulteriormente

eliminando di nuovo un altro regno della natura,

il regno della razza dei cattivi.

 

Così progredisce oltre l’umanità. L’uomo deve ogni sua attuale qualità al fatto di aver eliminato una determinata figura animale.

Chi osservi con l’occhio del chiaroveggente i diversi animali, sa perfettamente che cosa noi dobbiamo al singolo animale. Guardiamo così alla figura del leone e ci diciamo: se non ci fosse il leone, l’uomo non avrebbe questa o quella qualità; poiché, per il fatto di averlo allontanato, l’uomo ha acquisito questa o quella qualità.

 

Così è per tutte le rimanenti figure del mondo animale.

Tutti i nostri cinque periodi di evoluzione dell’umanità

(i diversi periodi di civiltà, dall’antica indiana fino alla nostra)

esistono in realtà per far evolvere l’intelligenza, la comprensione,

e tutto quanto è connesso con queste due facoltà.

 

Tutto ciò non esisteva nell’epoca atlantica.

Esistevano allora la memoria ed anche altre facoltà;

ma sviluppare l’intelligenza con quanto è ad essa connesso,

e cioè l’indirizzare lo sguardo al mondo esteriore,

questo è il compito della quinta epoca.

 

Chi indirizza lo sguardo chiaroveggente al mondo circostante, si chiede: a quale fatto devono gli uomini di esser divenuti intelligenti? quale figura di animale abbiamo noi eliminato per diventare intelligenti? Per quanto eccezionale o grottesco possa sembrare, è altrettanto vero che mai l’uomo avrebbe potuto acquisire l’intelligenza se attorno a noi non ci fossero gli equini.

In tempi più antichi l’uomo sentiva ancora questo fatto.

 

Tutti gli intimi rapporti che si hanno fra certe razze umane e il cavallo provengono dal sentimento che può paragonarsi al misterioso sentimento d’amore fra i due sessi, da un certo sentimento di quanto l’uomo debba a questo animale. Di conseguenza, quando ebbe inizio la nuova civiltà nell’antico periodo indiano, fu il cavallo che ebbe una parte misteriosa nel culto, nel servizio divino.

 

E tutti gli usi che si ricollegano al cavallo ci riconducono a questo fatto. Quando presso popoli che erano ancora vicini all’antica chiaroveggenza, per esempio presso gli antichi Germani, si vede che essi collocavano teschi di cavallo davanti alle loro case, questo ci riporta alla coscienza che l’uomo ha superato lo stadio di non-intelligenza per aver eliminato questa forma. Esiste una profonda coscienza che il raggiungimento dell’intelligenza è a ciò legato. Basta ricordarsi di Ulisse, del cavallo di legno di Troia. Oh, in tali racconti vi è una profonda saggezza, una ben più profonda saggezza che non nella nostra scienza. Non per nulla nella leggenda viene usato tipicamente il cavallo.

 

L’uomo è nato da una figura che, per così dire, aveva ancora in sé quello che è incarnato nel cavallo. Nella figura del centauro, l’arte ha ancora rappresentato un uomo tutt’uno con questo animale, per ricordare quel gradino evolutivo umano dal quale l’uomo è uscito, dal quale si è liberato per divenire l’uomo attuale.

 

Quanto è così avvenuto in passato per arrivare alla nostra attuale umanità si ripeterà in avvenire ad un gradino superiore. Ma non è che anche in avvenire debbano accadere le stesse cose nel mondo fisico. A quegli uomini cui si apre la chiaroveggenza al confine fra il piano astrale e quello devacianico, si mostra come l’uomo sempre più nobiliti e formi ciò che egli deve all’eliminazione della natura equina. Egli attuerà la spiritualizzazione dell’intelligenza.

 

Dopo la grande guerra di tutti contro tutti,

egli eleverà alla spiritualità quello che oggi è soltanto comprensione, soltanto intelligenza.

Questo sperimenterà chi avrà allora raggiunto la mèta.

Allora si mostrerà nei suoi frutti quanto potè evolversi nell’umanità a seguito dell’eliminazione della natura equina.

 

Ed ora pensiamo ad un chiaroveggente che guardi nel futuro dell’umanità. Che cosa gli si mostrerà? Tutto quanto l’uomo ha preparato attraverso i sette periodi di civiltà — poiché la sua anima era incarnata nelle civiltà passate, e lo sarà pure in quelle avvenire — tutto ciò si incarnerà in un’epoca seguente e sopravviverà nell’epoca più spirituale, dopo la grande guerra di tutti contro tutti. In ogni periodo egli ha assorbito quanto vi era da assorbire.

 

Ripensate nella vostra anima a quello che avete vissuto nell’antica civiltà indiana! Allora avete assorbito il meraviglioso insegnamento dei santi Risci; e anche se li avete dimenticati, in seguito ve ne ricorderete. Avete così progredito da un’incarnazione all’altra. Avete appreso quanto dalle civiltà persiana, egiziana e greco-romana era reso possibile. E questo è oggi nell’anima, ma non appare ancora nel viso quale manifestazione esteriore.

 

Vivrete ancora nel tempo di Filadelfia, vivrete nel tempo che sarà dominato dall’Amen. E sempre più si svilupperà una comunità umana che, nei visi degli uomini, mostrerà quello che si è preparato nelle nostre epoche.

Quanto ora già lavora nella vostra anima, quanto avete assorbito nel periodo indiano si mostrerà nella vostra fisionomia nel primo sottoperiodo dell’epoca successiva alla grande guerra di tutti contro tutti.

 

Quello che l’uomo avrà acquisito nell’antica epoca persiana modificherà il viso nel secondo sottoperiodo;

e così di gradino in gradino.

Quello che voi accogliete, voi che qui ora sedete, la vita spirituale odierna che si lega alla vostra anima,

tutto ciò porterà i suoi frutti manifesti nel tempo dopo la grande guerra universale.

Oggi voi unite alla vita della vostra anima quanto dànno i sette spiriti di Dio e le sette stelle, e lo portate a casa.

Nessuno però lo leggerà nei vostri visi, né oggi, né dopo dei secoli;

ma ritornerà fuori dopo la grande guerra di tutti contro tutti.

 

Verrà allora un quinto sottoperiodo, e nel vostro viso ne porterete un’immagine;

sulla vostra fronte sarà scritto quello che ora avete elaborato, saranno scritti i vostri pensieri e i vostri sentimenti di ora.

Dopo la guerra di tutti contro tutti gradatamente verrà fuori, si svelerà, quello che ora è nascosto nella vostra anima.

 

Pensiamo all’inizio della grande guerra: l’anima che ha udito il richiamo fatto risuonare di periodo in periodo dal principio del Cristo vivrà in tutto quanto è indicato nelle sette lettere. Per sette periodi è stato immesso in lei quello che i sette periodi stessi potevano dare. Immaginiamoci l’anima e come essa attende, come essa attende oltre. Essa è sette volte sigillata.

Ogni periodo di civiltà le ha posto un suggello.

 

In voi è suggellato quello che gli Indiani hanno scritto nell’anima; in voi è suggellato quello che hanno scritto nell’anima i Persiani, gli Egizi, i Greci, i Romani, e quanto scrive la nostra epoca di civiltà. I suggelli verranno aperti, vale a dire appariranno esteriormente manifeste, dopo la grande guerra di tutti contro tutti, le cose che vi sono scritte.

 

E il principio, la forza che guida gli uomini

affinché appaiano sui loro visi i veri frutti dei nostri periodi di civiltà,

questo principio, questa forza dobbiamo vederli nel Cristo Gesù.

Devono esser tolti sette suggelli da un libro. Quale è il libro? Dove si trova?

 

Dobbiamo aver chiaro che cosa sia un libro, una Bibbia, nel senso della Scrittura. La parola « libro » appare nella Bibbia solo in pochissimi luoghi, e questo non va dimenticato.

La si trova all’inizio dell’Antico Testamento (Genesi 5,1): « Questo è il libro del genere umano. Quando Dio creò l’uomo lo fece a somiglianza di Dio, e li creò maschio e femmina »; e così via. Potete poi cercare dove volete, ma troverete la parola « libro » solo nel primo Vangelo (Matteo, Cap. 1): « Questo è il libro della nascita di Gesù Cristo, figliuolo di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe » e così via. Di nuovo vengono contate le generazioni. Viene contato quello che scorre attraverso lunghe generazioni.

 

Poi compare di nuovo l’espressione « libro » qui, nell’Apocalisse di Giovanni. Appare dove vien detto che soltanto l’agnello è degno di aprire il libro dei sette suggelli. L’espressione « libro » viene sempre usata in modo univoco, e mai altrimenti.

Ora occorre appunto comprendere i documenti letteralmente. Un libro nel nostro senso odierno non è inteso con quella parola. L’espressione « libro delle proprietà » (catasto) conserva molto di più l’antico significato della parola libro.

 

Qui la parola « libro » viene usata quando vien registrato qualcosa che si sussegue, dove una cosa dipende dall’altra, dove cioè si registra la proprietà affinché possa venir ereditata. Abbiamo a che fare con un documento mediante il quale viene creata una base per quanto si eredita, si tramanda.

 

Per l’Antico Testamento, nella parola « libro » abbiamo a che fare con un documento

nel quale vengono indicate le generazioni che si tramandano attraverso il sangue.

E non viene usato in altro senso se non quale indicazione di generazioni.

Alla stessa guisa, in seguito, nel primo Vangelo viene usato per indicare il susseguirsi delle generazioni.

Quanto cioè si sussegue nel tempo è registrato in un « libro ».

Mai con tale parola è inteso qualcosa d’altro che non l’indicazione

di quello che si sussegue nel tempo, press’a poco nel senso di cronaca, storia.

 

Il libro di vita che ora vien posto nell’umanità,

nella quale viene scritto, di civiltà in civiltà, entro l’io dell’uomo quello che ogni epoca dà,

quel libro che è scritto nelle anime degli uomini e che sarà dissuggellato dopo la grande guerra di tutti contro tutti,

quello è il libro di cui si tratta anche qui nell’Apocalisse.

• In quel libro ci saranno le registrazioni dei periodi di civiltà.

Come per le serie di generazioni vennero fatte le scritturazioni nei registri genealogici dei vecchi libri,

così avviene pure qui,soltanto che ora viene registrato quello che l’uomo si conquista spiritualmente.

 

E poiché egli si conquista mediante l’intelligenza quanto vi è da conquistare nella nostra epoca, a poco a poco il progresso di questa evoluzione risulterà e sarà da rappresentare immaginativamente mediante il simbolo che corrisponde all’intelligenza.

 

Per il fatto che l’uomo ha vissuto il periodo indiano in una situazione animica nella quale egli non badava al mondo fisico e indirizzava invece lo sguardo allo spirituale, per questo fatto, nella prima epoca dopo la guerra di tutti contro tutti, egli vincerà su quanto è fisico sensibile! L’uomo sarà vincitore per il fatto di far proprio quello che venne scritto nella sua anima nella prima epoca.

 

Quello che invece risultò nel secondo periodo di civiltà, il superamento della materia da parte degli antichi Persiani, ci appare nella seconda epoca dopo la guerra di tutti contro tutti: la spada che qui ha il significato di uno strumento per vincere il mondo esteriore. Quello che l’uomo ha acquisito nel periodo di civiltà egizio-babilonese, quando apprese la misura, quando apprese a misurare tutto con esattezza, nel successivo periodo dopo la grande guerra di tutti contro tutti ci si presenta come qualcosa che viene indicato mediante la bilancia.

 

Il quarto periodo ci mostra, cosa fra le più importanti, quello che l’uomo ha fatto proprio nel quarto periodo del nostro ciclo mediante il Cristo Gesù e il suo apparire: lai vita spirituale, l’immortalità dell’io. Per la quarta epoca deve apparire che tutto quanto non è adatto all’immortalità decade ed è destinato alla morte.

 

Una dopo l’altra saltano così fuori le cose che si sono preparate nei nostri periodi di civiltà, e risultano per il fatto che ci sono indicate da un simbolo che corrisponde all’intelligenza. Leggiamo l’apertura dei primi quattro suggelli nel sesto capitolo dell’Apocalisse di Giovanni: vedremo che quanto vien qui rivelato esprime in un grandioso simbolismo, gradino per gradino, quello che una volta risulterà manifesto.

 

« E vidi, ed ecco un cavallo bianco » — questo indica che appare l’intelligenza spiritualizzata — « e colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori da vincitore e per vincere. E quando fu aperto l’altro sigillo, io udii l’altro animale che diceva: vieni. E ne uscì un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero tra di loro » (affinché vada distrutto quanto non è degno di seguire l’ascesa dell’umanità) « e gli fu data una grande spada.

 

E quando ebbe aperto il terzo suggello io udii il terzo animale che diceva: vieni. Ed io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo ai quattro animali che diceva: una misura di frumento per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro;» misura e denaro per indicare quello che l’umanità apprese nel terzo periodo: i frutti vengono portati avanti e dissuggellati.

 

Nel quarto periodo è apparso il Cristo Gesù per vincere la morte, e si mostra la manifestazione di questo evento: « E quando ebbe aperto il quarto suggello, io udii la voce del quarto animale che diceva: vieni. Ed io vidi, ed ecco un cavallo verdastro, e colui che lo cavalcava aveva nome Morte, e gli teneva dietro l’Ades».

 

⦁ «Ecco un cavallo verdastro»: tutto quel che cade, precipita nella razza dei cattivi; chi però ha udito la chiamata, chi ha superato la morte, partecipa alla vita spirituale. Quelli che hanno compreso l’« io sono » e la sua chiamata hanno superato la morte. Essi hanno spiritualizzato l’intelligenza.

Quello che ora essi son divenuti non sarà più simboleggiato col cavallo. Deve intervenire un nuovo simbolo per coloro che hanno compreso di seguire la chiamata di chi ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle.

Essi appaiono ora sotto il simbolo di coloro che hanno indossato la veste bianca, che hanno assunto l’involucro della vita spirituale immortale, eterna.

 

Ci viene in seguito raccontato come si manifesti tutto quello che sale al bene e tutto quello che scende al male. E ci viene chiaramente espresso. « E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che avevano reso; e gridavano a gran voce dicendo: o Signore, santo e verace, fino a quando non giudichi e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?

 

— E a ciascun di loro fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora finché fosse completo il numero dei loro compagni e dei loro fratelli, che ancora dovevano esser uccisi come loro»… che dovevano essere uccisi nella loro figura fisica per rivivere in quella spirituale — che significato ha questo fatto?

 

Ricordiamoci che cosa accade del mondo sensibile esteriore nella vera vita antroposofica. Come abbiamo descritto le sette stelle? Siamo risaliti a Saturno e abbiamo mostrato come è sorto il corpo fisico umano, come esso è stato costituito dal calore. Abbiamo visto come si formò il Sole.

 

Abbiamo disegnato in ispirito quel mondo; il Sole non è per noi soltanto un sole fisico, ma il portatore della vita che apparirà quale vita spirituale, nella sua forma più alta, nell’avvenire umano; la Luna è per noi l’elemento che trattiene il passo impetuoso della vita e fa rallentare gli uomini di quel tanto che è necessario.

 

Vediamo così potenze spirituali nel Sole e nella Luna. E la saggezza antroposofica che noi ci appropriamo appare anch’essa giustamente simbolizzata nel periodo seguente: il Sole e la Luna appaiono al nostro sguardo spirituale come quelli che han costruito noi uomini.

 

Simbolicamente scompare il globo fisico esteriore del Sole, la Luna esteriore, e diventa come un essere umano, ma in forma elementare! «Poi vidi, quand’ebbe aperto il sesto suggello, ed ecco si fece un gran terremoto, e il Sole divenne nero come un sacco di pelo, e la Luna diventò come sangue »… Tutto questo è il compimento simbolico di quanto noi cerchiamo nella vita spirituale.

Vediamo così che in immagini significative viene profetizzato per la prossima epoca quello che si prepara in questa.

 

Oggi noi portiamo invisibile in noi

la trasformazione che intraprenderemo quando l’elemento fisico si trasformerà in quello spirituale.

Quando lo sguardo chiaroveggente si rivolge all’avvenire,

scompare in realtà quanto è fisico, e ci appare dinanzi il simbolo della spiritualizzazione dell’umanità.

 

In tratti un po’ audaci abbiamo oggi indicato quello che, nell’Apocalisse, ci devono dire i sette suggelli e la loro apertura. Dovremo però occuparcene ancora più profondamente. Allora qualcosa di quello che oggi ci potrebbe apparire inverosimile diverrà del tutto chiaro.

 

Ma già ora vediamo come intimamente si connettano le poderose immagini del passato e dell’avvenire dell’evoluzione umana che il veggente ha scorto; come questo si immetta in un successivo avvenire e ci dia di conseguenza sempre maggiori impulsi per immedesimarci noi stessi nell’avvenire e aiutare la spiritualizzazione della vita umana.

 

 

By | 2019-10-11T18:51:48+02:00 Luglio 19th, 2018|SETTE SUGGELLI|Commenti disabilitati su NELLA SESTA EPOCA L’UOMO PORTERÀ L’INTIMO DELL’ANIMA, COME FISIONOMIA, NEL SUO ASPETTO ESTERIORE.