/////(PARTE 3°) – DOLORE DI MICHELE RIGUARDO ALL’EVOLUZIONE DELL’UMANITÀ PRIMA DELL’EPOCA DELLA SUA ATTIVITÀ TERRESTRE

(PARTE 3°) – DOLORE DI MICHELE RIGUARDO ALL’EVOLUZIONE DELL’UMANITÀ PRIMA DELL’EPOCA DELLA SUA ATTIVITÀ TERRESTRE

(Parte 3°) – Dolore di Michele riguardo all’evoluzione dell’umanità prima dell’epoca della sua attività terrestre

O.O. 26 – Massime antroposofiche – Lettera del 30.11.1924 (Parte 3°) – massime n° 134-136


 

Nell’ulteriore progresso dell’epoca dell’anima cosciente

va dileguandosi sempre più la possibilità di un collegamento di Michele con la generale entità umana.

 

In questa penetra l’intellettualità umanizzata,

e vi scompaiono le rappresentazioni immaginative,

capaci di mostrare all’uomo l’intelligenza del cosmo nella sua essenza.

 

Soltanto nell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo

comincia per Michele la possibilità di accostarsi all’uomo.

Prima di allora tale avvicinamento poteva avvenire soltanto seguendo le vie del rosicrucianesimo puro.

 

Col suo nascente intelletto l’uomo guarda la natura.

Vi scorge un mondo fisico e un mondo eterico nei quali egli non è contenuto.

• Attraverso le grandi idee di Copernico, di Galileo, egli acquista un’immagine del mondo extraumano;

ma perde l’immagine sua propria.

Guarda a se stesso, e non ha la possibilità di arrivare a vedere che cosa egli sia.

• Nelle profondità del suo essere viene risvegliato in lui ciò che è destinato a portare la sua intelligenza.

Con quello si unisce il suo io. Così l’uomo porta ora in sé una triplice essenza.

 

• In primo luogo nel suo essere spirituale-animico, apparente come elemento fisico-eterico,

porta ciò che un tempo, fin dall’epoca di Saturno e del Sole e poi sempre di nuovo,

lo collocava nel regno del divino-spirituale.

È l’elemento in cui l’entità umana e l’entità di Michele possono andare unite.

 

• In secondo luogo l’uomo porta in sé la natura fisica ed eterica

quale si sviluppò più tardi, durante l’epoca lunare e l’epoca terrestre.

 

Tutto ciò è opera compiuta ed effetto operante del divino-spirituale,

ma questo non vi è più presente in modo vivo.

Ritorna ad esservi presente in modo pienamente vivente

soltanto quando il Cristo passa attraverso il mistero del Golgota.

In ciò che agisce spiritualmente nel corpo fisico ed eterico dell’uomo può venir trovato il Cristo.

 

• In terzo luogo, l’uomo ha in sé quella parte del suo essere spirituale-animico

che ha assunto nuova natura durante l’epoca lunare e terrestre.

 

In questa parte Michele è rimasto attivo,

mentre nell’altra, rivolta alla Luna e alla Terra, egli è divenuto sempre più inattivo.

In questa parte è Michele che ha conservato all’uomo la sua immagine umano-divina.

Egli potè farlo fino al sorgere dell’epoca dell’anima cosciente.

 

Poi, in certo modo, il complessivo elemento spirituale-animico dell’uomo

si immerse nel fisico-eterico, per estrarne l’anima cosciente.

• Sorse allora luminosamente nella coscienza dell’uomo

tutto ciò che il suo corpo fisico e il suo corpo eterico potevano dirgli del fisico e dell’eterico nella natura.

• Scomparve invece al suo sguardo ciò che il corpo astrale e l’io potevano dirgli intorno a se stesso.

 

Inizia così un’epoca in cui nell’umanità si desta il sentimento di non poter più conoscere se stessa per mezzo del proprio criterio. Comincia la ricerca di una conoscenza dell’entità umana. Non si riesce ad appagare questa ricerca con quello che offre il presente. Si risale storicamente a tempi passati.

 

Nell’evoluzione spirituale sorge l’umanesimo.

Esso non sorge perché si aveva l’uomo, ma perché lo si aveva perduto.

Se ancora lo si avesse avuto, Erasmo da Rotterdam ed altri avrebbero agito da intonazioni d’anima ben diverse

da quelle che in loro destava l’umanesimo.

Nel Faust, Goethe trovò più tardi una figura umana che aveva totalmente smarrito l’uomo.

 

Sempre più intensa si fa questa ricerca dell’uomo, perché si ha soltanto la scelta fra il rendersi apatici

di fronte al sentimento del proprio essere e lo sviluppare l’aspirazione verso di esso come un elemento dell’anima.

 

Fino nel secolo diciannovesimo gli uomini più eletti

svolgono nei campi più svariati della vita culturale europea, e nei modi più diversi,

idee storiche, scientifiche, filosofiche e mistiche che rappresentano l’aspirazione a trovare l’uomo

in tutto ciò che è concezione del mondo divenuta intellettualistica.

 

Rinascimento, vale a dire rinascita spirituale, e umanesimo

si affrettano, anzi si precipitano verso una spiritualità, ma in una direzione in cui non la si può trovare;

nella direzione in cui andrebbe invece ricercata abbiamo l’impotenza, l’illusione, lo stordimento.

E in pari tempo, dovunque, irrompono le forze di Michele: nell’arte, nella conoscenza, nell’interiorità dell’uomo;

dovunque, tranne che nelle forze nascenti dell’anima cosciente. È un vacillare della vita spirituale.

 

Michele indirizza tutte le sue forze all’indietro nell’evoluzione cosmica,

affinché gliene derivi la potenza per mantenere l’equilibrio con il « drago » sotto i suoi piedi.

Appunto nella scia di questi sforzi per la potenza da parte di Michele nascono le grandi creazioni del rinascimento.

Ma esse sono ancora un rinnovamento dell’essenza dell’anima razionale o affettiva per opera di Michele,

non ancora l’azione delle nuove forze animiche.

 

Si può guardare Michele, pieno d’ansia se poter alla lunga essere in grado di combattere il « drago », mentre osserva come gli uomini vogliano conquistare un’immagine dell’uomo stesso, tratta da uno dei campi della natura conquistata a nuovo. Michele vede come la natura venga osservata e come dalle cosiddette « leggi naturali » ci si voglia formare un’immagine dell’uomo. Vede come si pensi che una determinata qualità di un animale si perfeziona, che un insieme di organi si armonizza, e come da tale processo « nasca » l’uomo.

Ma per l’occhio spirituale di Michele non nasce « un uomo » perché ciò che così l’uomo pensa come perfezionamento e armonizzazione è appunto soltanto «pensato»; nessuno può vedere che esso in realtà divenga, perché appunto ciò non avviene in nessun luogo.

 

E così gli uomini, con un simile pensare intorno all’uomo, vivono in immagini prive di realtà, in illusioni; inseguono una immagine dell’uomo che si illudono soltanto di raggiungere; ma in verità non vi è nulla nel loro campo visivo.

• « La forza del sole spirituale getta i suoi bagliori sulle loro anime, il Cristo opera;

ma essi non possono ancora accorgersene.

La forza dell’anima cosciente domina nel corpo, ma essa non può ancora penetrare nell’anima ».

Tale all’incirca è l’aspirazione che Michele pronuncia con preoccupazione ansiosa.

Se cioè le forze di illusione negli uomini

non diano al « drago » una potenza tale che per Michele diventi impossibile il mantenimento dell’equilibrio.

 

Altri cercano piuttosto di sentire la natura unificata con l’uomo, mercè forze interiori-artistiche.

Risuonano possenti le parole pronunciate da Goethe nel tratteggiare l’azione esplicata da Winkelmann in un bel libro: • « Se la natura sana dell’uomo agisce come un tutto, se egli si sente nell’universo come in un tutto grande, bello e degno, se il benessere armonico gli conferisce un rapimento puro, libero, allora l’universo, se potesse sentire se stesso, esulterebbe come giunto alla sua mèta, ammirando l’apice del proprio divenire e della propria natura ».

 

In queste parole di Goethe risuona l’impulso che dava a Lessing la sua spiritualità di fuoco e che animava in Herder il suo vasto sguardo universale; e tutta la creazione di Goethe è quasi una multilaterale rivelazione di queste sue parole.

Schiller ha descritto nelle sue Lettere estetiche un uomo ideale che porta in sé l’universo, nel senso di queste parole, e che lo realizza nell’unione sociale con altri uomini.

 

Ma da dove proviene questa immagine dell’uomo?

Essa splende come sole mattutino sulla terra primaverile. Ma nel sentimento umano essa è stata suscitata dallo studio dell’uomo greco. Gli uomini la nutrirono con energico impulso interiore micheliano, ma poterono sviluppare quell’impulso soltanto immergendo lo sguardo dell’anima nei tempi passati. Infatti Goethe, volendo sperimentare in sé l’« uomo », sentì i più gravi conflitti con l’anima cosciente. Egli lo cercò nella filosofia di Spinoza; e soltanto durante il suo viaggio in Italia, penetrando nell’essere greco, credette finalmente di presentirlo. Dall’anima cosciente che vive in Spinoza, egli ritorna però alla fine verso l’anima razionale o affettiva che si andava spegnendo. Di questa egli non potè che introdurre moltissimo nell’anima cosciente, con la sua vasta concezione della natura.

 

Michele guarda con serietà anche a questa ricerca dell’uomo. Ciò che è conforme ai suoi intendimenti penetra bene nell’evoluzione spirituale umana; ed è l’uomo che in passato vedeva la sostanza dell’intelligenza, allorché ancora Michele la amministrava nel cosmo. Ma se non venisse afferrato dalla forza spiritualizzata dell’anima cosciente, ciò dovrebbe al fine sfuggire all’attività di Michele e cadere sotto il dominio di Lucifero. L’altra preoccupazione angosciosa nella vita di Michele è appunto che, nell’oscillare dell’equilibrio cosmico-spirituale, Lucifero possa ottenere il sopravvento.

 

La preparazione di Michele alla sua missione per la fine del secolo diciannovesimo trascorre in cosmica tragicità.

Giù sulla terra domina spesso un profondo appagamento per gli effetti della concezione naturale;

nella regione dove opera Michele domina un senso tragico

per gli ostacoli che si oppongono all’avvento di una vera immagine dell’uomo.

 

Nei raggi del sole, nel brillare dell’aurora, nel fulgore delle stelle,

viveva un tempo l’amore austero, spiritualizzato di Michele;

quell’amore aveva come sua nota dominante il dolore causato dal suo volgere lo sguardo all’umanità.

• La situazione di Michele nel cosmo diventò tragicamente difficile, e insieme urgente verso una soluzione,

appunto nel periodo di tempo che precedette la sua missione terrena.

 

Gli uomini riuscivano a tenere l’intellettualità soltanto nell’àmbito del corpo, e in esso soltanto nei sensi.

Quindi, da un lato, non accoglievano nella loro conoscenza nulla che non fosse loro detto dai sensi;

la natura divenne il campo della manifestazione sensoria, manifestazione pensata però del tutto materialmente.

 

Nelle forme naturali non si percepiva più l’opera compiuta del divino-spirituale, ma qualcosa privo di spirito,

di cui si sosteneva tuttavia che producesse l’elemento spirituale in cui l’uomo vive.

D’altro lato, del mondo spirituale gli uomini

non volevano più accogliere altro che quello di cui si aveva notizia storica.

Una veggenza dello spirito verso il passato veniva condannata severamente, quanto una veggenza nel presente.

 

Nell’anima dell’uomo viveva ormai soltanto quello che emanava nell’àmbito del presente, nel quale Michele non pone il piede. L’uomo era contento di poggiare su terreno « sicuro ». Era persuaso di averlo, perché nella « natura » non cercava dei pensieri nei quali subito paventava arbitrio di fantasia. Ma Michele non era contento; era costretto a condurre al di là dell’uomo, nel dominio suo proprio, la lotta contro Lucifero e Arimane.

Da ciò risultò la grande, tragica difficoltà poiché Lucifero si avvicina tanto più facilmente all’uomo, quanto più Michele, il quale conserva anche il passato, deve tenersi lontano dall’uomo. Così si svolse da parte di Michele contro Lucifero ed Arimane, nel mondo spirituale immediatamente limitrofo alla terra, l’ardente lotta per l’uomo mentre questi, nell’àmbito terrestre stesso, teneva in attività la sua anima contro la corrente salutare della propria evoluzione.

 

Tutto questo vale naturalmente per la vita culturale europea ed americana.

Per quella asiatica si dovrebbe parlare diversamente.

 


 

134Nel primissimo tempo dell’evoluzione dell’anima cosciente,

l’uomo sente di aver perduto l’immagine dell’umanità, dell’entità sua propria,

prima datagli immaginativamente.

Ancora impotente a trovarla nell’anima cosciente, egli la cerca sulla via scientifica o su quella storica.

Vorrebbe far risorgere in sé l’antica immagine dell’umanità.

 

135Per tale via non si perviene ad essere veramente pervasi di entità umana, ma soltanto ad illusioni.

Però non ce ne avvediamo, e crediamo di scorgervi qualcosa da cui l’umanità è portata.

 

136Così, nell’epoca antecedente alla sua attività sulla terra,

Michele deve guardare con ansia e con dolore all’evoluzione dell’umanità.

Ché l’umanità ripudia ogni considerazione spirituale,

e così facendo taglia tutto ciò che la collega con Michele.

 

 

By | 2018-08-16T15:44:38+02:00 Agosto 16th, 2018|MICHELE E IL DRAGO|Commenti disabilitati su (PARTE 3°) – DOLORE DI MICHELE RIGUARDO ALL’EVOLUZIONE DELL’UMANITÀ PRIMA DELL’EPOCA DELLA SUA ATTIVITÀ TERRESTRE