PERSEFONE E DEMETRA

Persefone e Demetra

O.O. 129 – Meraviglie del creato – 19.98.1911


 

Un’immagine del mistero di Eleusi ci rimanda a un’importante meraviglia della natura.

Che cosa accade infatti come evento fondamentale in quel mistero?

Persefone, la rappresentante delle antiche forze di chiaroveggenza dell’anima umana,

viene rapita da Plutone, il dio degli inferi.

 

…………………..

 

Che cosa significa, se applicato alla natura umana, quel che la mitologia greca e il mistero di Eleusi intendono dire? che cosa è accaduto, nel senso della scienza dello spirito, all’antica facoltà di chiaroveggenza dell’anima umana? Certo possiamo dire che il ratto di Persefone si è compiuto dai tempi più antichi fino ai nostri, e che l’antica cultura chiaroveggente è scomparsa. In verità però nel mondo non scompare niente; le cose si trasformano soltanto.

 

Dov’è dunque finita Persefone? che cosa fa oggi nella natura umana, come reggente delle antiche forze di chiaroveggenza? Dalle argomentazioni iniziali di un libro che fra qualche giorno sarà disponibile e che riferisce in sostanza le mie ultime conferenze di Copenhagen, risulterà che l’anima umana è molto più grande di quanto essa ne sappia in base all’intelletto e alla ragione.

 

Opera in noi una vita animica più ampia e più estesa, subcosciente,

ma nella maggior parte degli uomini del presente non giunge alla coscienza.

È più corretto parlare di vita animica subcosciente, anziché inconscia.

In essa vive Persefone; in ciò che oggi agisce in noi senza che lo comprendiamo coscientemente

e ce ne rendiamo conto in modo intellettuale, ivi sono le antiche forze di chiaroveggenza.

 

In tempi antichissimi esse agivano nell’anima umana in modo

da renderla capace di guardare chiaroveggentemente nei mondi spirituali,

mentre oggi operano nelle profondità dell’anima, nei suoi fondamenti,

collaborano allo sviluppo e alla formazione del nostro io, rendendolo sempre più saldo.

• Come un tempo davano agli uomini forze di chiaroveggenza,

•  così oggi si dedicano a rafforzare, a consolidare il nostro io.

 

Le forze di Persefone sono davvero scese negli inferi dell’anima umana e sono avvinte da ciò che riposa nelle profondità di essa; in un certo senso, sono rapite dalle profondità dell’anima umana. Così, nel corso del divenire storico dell’umanità, si è compiuto il ratto di Persefone ad opera delle forze animche umane più profonde, rappresentate esternamente nella natura da Plutone.

Secondo la dottrina greca degli dèi, egli è il signore di quanto è sotto la terra.

 

Il Greco era però consapevole che le stesse forze, attive nelle profondità terrestri, operavano anche nelle profondità dell’anima umana. Come Persefone viene rapita da Plutone, così per opera sua, nel corso del divenire umano, venne rapita all’interno dell’anima l’antica capacità di chiaroveggenza.

 

Persefone è però la figlia di Demetra

e da questo veniamo condotti all’idea di riconoscere in Demetra la reggitrice ancora più antica

۰ tanto delle forze della natura esterna

۰ quanto di quelle dell’anima umana.

 

Già ieri ho fatto notare che Demetra è una figura della mitologia greca che ci rimanda alla visione chiaroveggente dell’antica Atlantide e che appartiene al più antico patrimonio di saggezza dell’umanità atlantica: ivi va in realtà cercata.

 

Quando l’uomo dell’Atlantide guardava nel mondo spirituale vedeva Demetra, la incontrava realmente. Che cosa si diceva egli quando gli appariva la madre ancestrale dell’anima umana e delle forze feconde della natura nel vorticoso mondo spirituale che prendeva forma?

 

Non nella coscienza, ma nel subcosciente, si diceva di non avervi contribuito, di non aver attraversato alcuno sviluppo interiore (come faranno i tempi successivi) per guardare nel mondo spirituale; le forze naturali che gli avevano dato gli occhi, il cervello, tutto l’organismo, gli davano anche la forza chiaroveggente. Così come respirava, aveva la chiaroveggenza.

 

Come non si impara a respirare grazie a un particolare sviluppo, così a quel tempo l’uomo non educava le forze chiaroveggenti che gli venivano invece date da potenze della natura, da entità divine. Quando lasciava vagare il suo sguardo sul mondo esterno, su ciò che esiste, e insieme al mondo sensibile vedeva quello spirituale, egli era consapevole di ricevere le sostanze dal mondo delle piante, allora molto diverso, e di assumere insieme a tutto ciò che nel mondo esterno cresce anche le forze ivi operanti.

 

L’uomo di quel tempo non era certo tanto limitato da credere che si assumano sotto forma di alimenti solo sostanze esterne, solo cose da esaminare con la chimica; sapeva invece che assimilava anche la configurazione interiore delle forze attive in tali sostanze, e che proprio in quelle forze vi era ciò che componeva e ricostruiva il suo corpo.

 

Diceva: fuori nella natura agiscono forze che passano in me tramite gli alimenti e il respiro. La grande Demetra governa quel che esse sono all’esterno e invia le forze nell’anima umana dove vengono elaborate, detto grossolanamente, con la digestione che era spirituale e trasformate in capacità di chiaroveggenza. Nell’organizzazione umana viene generata tale capacità, rappresentata da Persefone, grazie alle forze di Demetra, la dea fecondante che agisce in tutto il mondo circostante. In tal modo l’uomo si sentiva inserito nelle meraviglie della natura; sentiva come nascita di Persefone il nascere dentro di sé della capacità di chiaroveggenza e sentiva di doverne ringraziare Demetra che sviluppava le forze diffuse nel gran tutto, evolventesi poi in forza chiaroveggente nell’uomo.

 

L’umanità antica sollevava quindi lo sguardo alla grande Demetra, e nella Grecia di un tempo se ne aveva ancora una consapevolezza. Già si è visto che l’organismo umano, l’intera organizzazione del corpo umano si è modificata dai tempi antichi.

 

Il nostro corpo attuale, così come è organizzato in muscoli e ossa, è essenzialmente più denso, in sé più consolidato di quanto lo fosse il corpo degli uomini che potevano generare in sé Persefone, che avevano ancora l’antica chiaroveggenza. Poiché poi il nostro corpo, la nostra organizzazione, è diventato più denso può anche per così dire trattenere le forze chiaroveggenti nei sostrati dell’anima. Poiché il corpo umano è diventato più denso tali forze vengono imprigionate nell’interno della natura umana.

 

Mentre ancora nell’antica Grecia si sentiva che il corpo umano molle, parlando simbolicamente, si andava consolidando, esso accoglieva le forze attive all’interno della terra; prima era invece più dominato dalle forze dell’aria che così lo rendevano più molle. Sul corpo umano agisce sempre più quel che opera sotto la terra, governato da Plutone. Si può quindi dire che Plutone entrò sempre più in azione nell’interno dell’uomo, densificò il corpo umano e così rapì Persefone.

 

Il densificarsi dell’organizzazione umana entrò fin nel corpo fisico, perché tale organizzazione appariva del tutto diversa dall’odierna nei primi tempi postatlantici. Ho ricordato spesso che solo uno sguardo miope può credere che gli uomini siano sempre stati configurati come oggi.

 

Sotteso alle meraviglie della natura umana vediamo così proprio il ratto di Persefone e il rapporto dell’uomo con Demetra. Anche in ciò si vede regnare nella mitologia greca la consapevolezza che l’essere umano è un microcosmo, un’espressione del macrocosmo.

 

Come Demetra opera all’esterno nelle possenti forze di tutto quello che fruttifica dalla terra,

così agisce all’interno quanto da lei proviene.

Dentro la terra, non alla superficie,

sono attive le forze che il Greco rappresentava in Plutone che opera anche nell’organizzazione umana.

 

Volendo comprendere il modo di pensare dei Greci, conformato in modo del tutto diverso rispetto al nostro, si deve essere in grado di distogliere lo sguardo da quanto oggi è comune e fa parte delle nostre abitudini e dei nostri costumi di vita. L’uomo odierno (non è una critica dei costumi del presente, ma una semplice costatazione) guarda ai suoi governanti e ai suoi parlamenti, per avere delle leggi. Da lì esse gli vengono e probabilmente si considererebbe folle, se dovesse sviluppare l’idea che forze cosmiche attraversano la testa di chi opera nei parlamenti, che anche lì sono in azione forze divine. Non vogliamo occuparci oltre di questa domanda; suonerebbe grottesca per l’uomo odierno. Non era così nei tempi precedenti quelli descritti dalla storia, neppure nell’antica Grecia. Allora esisteva una capacità rappresentativa, tanto meravigliosa e al contempo grandiosa, che oggi non siamo quasi più in grado di considerare giusta.

 

Prendiamo quello che ho detto riguardo all’evoluzione degli dèi greci: abbiamo l’indicazione di come Demetra agiva nei tempi antichi inviando le proprie forze, attive nelle piante, dentro la natura umana, ove faceva nascere la propria figlia. Così faceva nei tempi antichi. In modo simile agivano allora altre divinità, operando contemporaneamente con le forze e le meraviglie della natura. Come agivano, dunque?

 

L’uomo mangiava, respirava e sapeva che la grande Demetra

immetteva nell’aria e nelle piante le forze che egli accoglieva.

Demetra gli dava la coscienza chiaroveggente e anche le norme di comportamento che doveva tenere nel mondo.

A quel tempo non vi erano leggi nel senso di quelle sviluppatesi in seguito, né divieti espressi;

dato che gli uomini erano chiaroveggenti, si schiudeva loro per tal via quel che dovevano fare,

che cosa era giusto e buono.

 

In Demetra che porgeva loro il cibo, vedevano anche la potenza del mondo e della natura; in Demetra che, trasformando le forze degli alimenti da loro assunti, dava anche i costumi morali e le regole di comportamento. L’uomo antico si diceva allora: guardo in alto verso la grande Demetra; quando compio un’azione nel mondo, lo faccio perché nel mio cervello vengono inviate le forze che sono all’esterno, nel mondo delle piante.

 

La Demetra dei tempi antichi dava le leggi che non affioravano nella coscienza, ma stimolavano l’anima.

Lo stesso valeva per le altre divinità:

mentre nutrivano l’uomo e lo facevano respirare, suscitavano in lui gli impulsi dell’andare o dello stare eretti,

e allo stesso tempo quelli morali relativi ad ogni comportamento esteriore.

 

Mentre le divinità assumevano le forme di cui abbiamo parlato per i tempi posteriori, Demetra vedeva nella natura umana la perdita della figlia Persefone e il ratto da parte della corporeità più densa, così che ora le forze di chiaroveggenza venivano impiegate solo per la grossolana nutrizione corporea.

 

Ritirandosi dalla diretta legislazione morale del tempo antico, che cosa faceva Demetra?

Fondava un mistero e da esso dava la nuova legge sostitutiva di quella antica,

operante attraverso le forze della natura.

 

Gli dèi si ritrassero così dalle forze naturali ed entrarono nei misteri,

dando i precetti morali agli uomini che non li ricevevano più dalla natura attiva in loro.

L’antica civiltà greca pensava che un tempo

gli dèi avevano dato la morale all’uomo insieme alle forze della natura, poi piuttosto ritiratesi.

 

In compenso gli dèi diedero in seguito nei misteri le leggi morali in forma più astratta, attraverso i loro messaggeri.

Diventando così estraneo alla natura, l’uomo aveva bisogno di una morale più astratta, più intellettuale;

per questo gli antichi Greci guardavano ai misteri, da cui provenivano loro le indicazioni per la vita morale,

e proprio in quelle sedi le rivedevano nell’opera degli dèi come prima le avevano viste nelle forze della natura.

 

Per questo motivo nei tempi più antichi della civiltà greca

si attribuivano le leggi morali agli stessi dèi che in precedenza erano alla base delle forze della natura.

 

Volendo indicare l’origine delle loro leggi più antiche, i Greci non si riferivano a un parlamento,

ma agli dèi che erano scesi verso gli uomini e che nei misteri avevano dato loro le leggi

che continuano a vivere nella morale umana.

 

 

By | 2018-11-06T14:40:47+01:00 Novembre 6th, 2018|MITOLOGIA GRECA|Commenti disabilitati su PERSEFONE E DEMETRA