Progressiva separazione e nascita dell’intellettualismo come educazione alla libertà

O.O. 197 – Contraddizioni nell’evoluzione dell’umanità – 05.03.1920


 

Ho spesso ribadito che, se si vuole rendere gli uomini consapevoli dei grandi compiti del presente, compiti che oggi riguardano davvero ogni singolo uomo, è necessario prendere coscienza del corso dell’evoluzione dell’umanità sulla Terra. Questo cammino evolutivo dell’umanità può essere compreso solo se poniamo dinanzi alle nostre anime le forze più profonde di quelle entità che agiscono su tutto il corso dell’evoluzione della Terra e anche sulla stessa vita umana.

 

Ora, io ho mostrato dai più diversi punti di vista come noi uomini siamo inseriti in un cammino evolutivo che procede, per così dire, in modo regolare, essendo altresì in grado di osservarne periodi molto lunghi proprio grazie alla ricerca scientifico-spirituale. Vi ho anche fatto notare come in questa, per l’appunto regolare, evoluzione umana, agiscano da un lato certe entità che perseguono, nei confronti degli uomini, un obiettivo diverso rispetto a quelle che intendono guidarne la regolare evoluzione attraverso le varie incarnazioni sulla Terra – si tratta delle entità che abbiamo chiamato luciferiche – mentre, dall’altro, agiscono quelle entità che chiamiamo arimaniche.

 

Di questi argomenti abbiamo parlato più volte. Il fatto è che se noi non prendiamo atto dell’azione diretta di tali entità luciferiche e arimaniche sull’esistenza umana, non siamo in grado di sperimentare nel nostro animo quella serietà oggi così necessaria all’uomo.

 

Se vi ricordate come il secolo XV apra una fase nuova dell’evoluzione umana, nettamente separata dai precedenti accadimenti, non potrete non chiedervi quali siano le molteplici differenze che esistono tra la vita della nostra epoca attuale, iniziata, appunto, con il secolo XV, e quelle antecedenti. Potremmo affermare che, tra le varie caratteristiche del periodo attuale, la più importante è il pensiero, l’intellettualismo, sviluppatosi dalla metà del secolo XV. Nel corso del vasto progetto formativo che l’evoluzione terrestre rappresenta per l’umanità, essa ha dovuto affrontare anche questa scuola dell’intellettualismo. Ha dovuto sperimentare, in certo qual modo, come si possa vivere la propria esistenza in conformità con lo sviluppo del pensare intellettualistico.

 

L’uomo non avrebbe mai potuto apprendere la vera libertà

se non fosse penetrato nel suo essere il principio intellettuale.

 

Oggi non siamo in grado di farci un’idea precisa di quanto gli uomini del presente siano, proprio a questo riguardo, diversi da quelli antecedenti alla metà del secolo XV. In effetti, non ci soffermiamo a riflettere su cosa l’uomo abbia ricevuto anticamente; lo diamo per scontato. Pertanto oggi crediamo, visto che la gente dei paesi civili — con la quale abbiamo in genere a che fare — vive nell’elemento intellettualistico, che sia sempre stato così, che gli uomini abbiano sempre pensato in questo modo. Ma le cose non stanno in questi termini.

 

Il nostro modo di pensare è diverso da quello degli uomini che vivevano prima della metà del secolo XV.

In loro non esisteva affatto un pensare astratto come quello dell’uomo di oggi.

Il loro pensiero era in realtà molto, molto più legato alle cose del mondo esteriore.

Essi erano molto più legati a quanto può essere sperimentato nell’interiorità umana

mediante sentimento e volontà.

 

Noi viviamo molto nei pensieri, anche se non ne siamo del tutto consapevoli.

Non siamo nemmeno consapevoli di come questo pensiero, questo intellettualismo, che oggi diamo per scontato,

in realtà si sia evoluto.

Dobbiamo riandare a un passato lontano, molto più lontano dell’evoluzione dell’umanità,

se vogliamo davvero comprendere da cosa abbia preso le mosse questo pensiero, questo elemento intellettualistico.

Dobbiamo anche chiederci:

oggi ci rimane ancora qualcosa di quell’attività umana dalla quale il pensiero è scaturito?

 

Voi sapete che esistono forze evolutive antiche che sopravvivono anche in epoche posteriori, affiancandosi a quelle dei periodi successivi. E questo vale anche per il nostro pensare. Abbiamo reminiscenze, echi del pensare, un’attività simile al pensare, nel sogno, in quel mondo d’immagini che emerge dal sonno notturno.

 

Grazie all’esperienza impariamo ad afferrare la differenza che c’è

tra il mondo di pensiero che si svolge dentro di noi dal risveglio sino a quando ci addormentiamo

e il mondo d’immagini di sogno che sperimentiamo in modo del tutto passivo.

Tuttavia, quanto più risaliamo il corso dell’evoluzione umana,

tanto più scopriamo che anche la coscienza animica desta era allora simile

al modo in cui oggi l’uomo sperimenta la propria attività animica nel sogno.

 

Il pensiero odierno è un prodotto evolutivo recente di quel sentiero

lungo il quale l’anima umana ha sviluppato, in stadi precedenti, un’attività maggiormente sognante.

E se cerchiamo quest’attività sognante dell’anima umana in tempi molto, molto remoti,

ci troviamo allora oltre l’evoluzione terrestre e giungiamo alla precedente incarnazione della Terra,

che siamo abituati a chiamare “antica evoluzione lunare”,

nella quale viveva anche l’uomo, se pur in forma completamente diversa da quella odierna.

 

Nel corso di questa evoluzione lunare, dunque durante la precedente incarnazione della nostra Terra, quell’essere umano ancora eterico, che è il vero antenato dell’uomo di oggi, sviluppò un’attività animica sognante, immaginativo-sognante.

 

La caratteristica di quest’attività immaginativo-sognante

era di avere un rapporto del tutto diverso con il mondo esterno

rispetto a quello che ha con esso la nostra attività animica pensante.

Intendo dire che con la nostra attività animica pensante noi siamo del tutto isolati dal mondo.

 

Il mondo è là fuori, ha i suoi eventi.

Noi pensiamo questi avvenimenti nella nostra interiorità,

eppure, proprio quando ci sembra di pensarli il più profondamente possibile,

non ci sentiamo per nulla immersi in essi.

Spesso sentiamo addirittura, al fine di pensare gli eventi esteriori nel modo migliore,

di doverci isolare da loro, raccogliendoci completamente in noi stessi.

 

L’uomo antico, che disponeva ancora di un pensiero — mi si consenta il termine — sognante, non aveva una tale impressione. Allorché egli elaborava dunque nei suoi sogni quello che noi elaboriamo animicamente nel nostro pensiero, sapeva che il suo sperimentare era intimamente collegato con gli avvenimenti del mondo.

 

Noi vediamo le nuvole, le pensiamo, ma non abbiamo la percezione che le forze che agiscono nella nuvola agiscano anche nel nostro pensiero. Al contrario, il nostro antenato sentiva che le stesse forze che agivano nella nuvola erano attive anche nel suo pensiero sognante.

 

L’uomo antico, se voglio tradurre le sue parole nella nostra lingua — decisamente muta in confronto alla sua — diceva che erano le forze che tessono e vivono fuori nella nuvola a produrre in lui le immagini. Egli si sentiva così poco separato dal cosmo, nel quale la nuvola manifestava il suo essere, quanto il mio mignolo può sentirsi separato da me. Una volta tagliato, esso avvizzisce e non è più il mio dito.

 

L’uomo antico sentiva che anche lui non poteva esistere se non come un elemento del cosmo nel quale era inserito. Il mignolo dovrebbe dire: il sangue che pulsa in tutto il corpo, che pulsa in me, così come tutto il mio essere fisico, sono soggetti alle medesime leggi che regolano l’organismo di ogni altro corpo.

 

L’uomo antico diceva: io sono una parte del cosmo

e ogni cosa che pulsa in me, quando io sviluppo delle immagini,

è identica a ciò cui queste immagini si riferiscono,

è la medesima forza che tesse e vive nella formazione delle nubi.

Quest’uomo antico si sentiva così intimamente collegato, profondamente unito con tutto il cosmo.

 

Noi invece, costretti a sentirci nel nostro pensare così separati dagli eventi esterni,

siamo, in un certo senso, tagliati fuori dalla natura realmente vivente del cosmo.

• Nella vita ordinaria, in effetti, noi non percepiamo l’essere pulsante del cosmo.

• Il nostro pensare ha assunto un carattere astratto.

Il nostro pensare, in un certo senso, non rivela nulla di ciò che in esso vive e tesse.

 

La possibilità di diventare uomini liberi scaturisce proprio dal fatto

che riguardo ai nostri pensieri noi non percepiamo: “qualcosa pensa in me”, bensì: “sono io quello che pensa”.

L’uomo antico, invece, non poteva rappresentarsi così separato dalla totalità del cosmo.

 

Sentendosi collegato con l’essere del cosmo, egli sapeva che là fuori, in questo essere del cosmo, non c’erano solo astratte forze di natura, ma che vi agivano delle entità, anche se si trattava di entità diverse dall’uomo; entità che non avevano un corpo fisico come l’uomo, ma con le quali l’uomo sentiva di condividere a buon diritto lo stesso mondo.

Egli non le considerava “forze di natura”, ma sperimentava una comunione con quelle entità naturali.

 

Se noi oggi diciamo: “Ciò che succede nella natura, di cui peraltro facciamo parte, si svolge secondo leggi naturali”, per i nostri antenati di quei tempi remoti era normale affermare: “Quanto avviene là fuori, nella natura, si svolge grazie agli impulsi della volontà delle entità della natura”. Noi, considerandolo un caso particolare di una legge naturale, diciamo: “La Terra attrae con la gravità i corpi che si trovano sulla sua superficie secondo una legge per la quale tale gravità diminuisce con il quadrato della distanza”.

 

Noi ricorriamo a simili astrazioni quando parliamo della natura, mentre

l’uomo antico era consapevole che in ciò che oggi chiamiamo astrattamente gravità, vi era qualcosa di reale.

Quel rapporto tra l’uomo e determinate entità,

che erano in un certo modo collegate all’evoluzione umana, cessò tuttavia

nel momento in cui ebbe inizio per l’uomo l’evoluzione terrestre.

 

Venne allora, per così dire, sottratta all’uomo la guida di quelle entità sovrasensibili, che egli, durante l’antica epoca lunare, sentiva nel suo pensiero in immagini, come qualcosa che fluiva, che scorreva dentro di lui.

 

E allora dobbiamo chiederci: quale fu in realtà la causa che condusse l’uomo a perdere la guida di queste entità,

cui egli, pur se con una coscienza crepuscolare, era collegato?

Fu l’inserimento del regno minerale nell’entità umana.

Infatti, in quei tempi antichi, di cui vi ho appena parlato, l’uomo non aveva ancora in sé il regno minerale.

Egli possedeva una struttura, che non sarebbe stata comunque percepibile agli organi di senso odierni,

una struttura nella quale non erano ancora presenti elementi minerali.

Per comprendere cosa significhi per un essere accogliere in sé il regno minerale,

bisogna esaminare questo concetto senza pregiudizi.

 

Di queste cose gli uomini si fanno oggi rappresentazioni davvero molto superficiali. Guardano un minerale, una pietra, e lo considerano giustamente come qualcosa che viene loro incontro dall’esterno. Tuttavia oggi si guarda una pianta nello stesso modo in cui si guarda una pietra, mentre, in effetti, quello che si vede non è la pianta.

La pianta, in realtà, è qualcosa di sovrasensibile.

 

Si provi a rappresentarsi un’organizzazione di forze che possieda una certa natura immaginativa e che entri in rapporto con il regno minerale. Essa, che altrimenti sarebbe invisibile, s’impregna completamente sia del regno minerale che delle forze che si muovono tra i vari elementi del regno minerale stesso.

 

Ho allora dinanzi a me la pianta:

• è una struttura invisibile di forze, ma s’impregna completamente del regno minerale.

Ecco che allora, nello spazio dove c’è una struttura invisibile di forze,

davanti ai miei occhi appare anche il minerale.

 

Io vedo questo minerale, ma esso è solo ciò di cui si è completamente impregnata la pianta sovrasensibile.

Devo allora trovare la pianta sovrasensibile in un modo completamente diverso

da quello in cui mi appare ciò di cui essa si è impregnata completamente.

Questo è dunque il caso della pianta.

 

Oggi, quando parliamo di piante, ci riferiamo soltanto al minerale incorporato nella pianta,

non alla pianta vera e propria.

• Ora è importante comprendere che quello che vale per la pianta,

vale in misura ancora maggiore per gli animali e per l’uomo.

• Nella remota epoca lunare l’uomo era dunque privo di questa parte minerale.

Egli venne creato sulla Terra in tal guisa da aver bisogno di impregnarsi,

in certo modo, completamente del regno minerale e delle sue forze.

 

Che cosa ne ha ricavato per il suo intero essere?

Ha ricevuto anzitutto un corpo minerale per il suo antico pensare immaginativo.

Questo poi, grazie all’elemento minerale, dopo una lunga preparazione

– in realtà ciò avverrà solo molto più tardi, dalla metà del secolo XV –

si è trasformato, nell’evoluzione successiva, in pensare intellettualistico.

 

Il motivo per cui l’uomo oggi pensa intellettualisticamente

va attribuito al fatto che egli ha ricevuto un corpo minerale.

Come uomini abbiamo bisogno di un corpo minerale; esso è indispensabile al nostro pensare.

 

Il compito del regno minerale sulla Terra

fu proprio trasformare l’antico pensiero immaginativo, che non si era formato grazie al regno minerale,

ma a quello che chiamiamo il terzo regno elementare.

In tal modo questo immaginare antecedente al terrestre

si è trasformato nel pensiero terrestre, nell’immaginare pensante.

 

Da un punto di vista in certo modo più ampio si ebbe la conseguenza dell’allontanamento di quelle entità, cui ho accennato, alle quali l’uomo si sentiva legato anticamente per il suo pensare immaginativo. Ora dobbiamo però immaginaci queste entità in modo diverso da come siamo avvezzi a rappresentarci gli esseri extraumani.

 

Il fatto è che le persone, quando iniziano, ancora piene di entusiasmo, ad ammettere l’esistenza del sovrasensibile, tendono forse ad antropomorfizzare un po’ troppo. L’antropomorfismo afferra poi l’essere umano e così egli immagina in quel modo tutto quanto lo trascende. Allora è facile accusare di antropomorfismo Feuerbach e Bùchner. Cose di questo genere ci sono capitate spesso.

 

• Abbiamo visto come in Occidente si sia formata la mentalità giuridica,

fatta di crimini e delitti terreni giudicati da giudici terreni e puniti con sanzioni e via dicendo.

Così, pian piano, seguendo il modello di un tribunale terreno,

ci siamo raffigurati anche la giustizia ultraterrena,

con un malinteso senso cristiano di premio e castigo del peccato.

 

Abbiamo molta giurisprudenza terrena nelle nostre idee religiose occidentali. Facciamo in modo che gli dèi impartiscano le punizioni con gli stessi criteri dei tribunali terreni. Tuttavia, se davvero vogliamo andare oltre l’umano, dobbiamo deciderci a non rappresentarci le cose solo antropomorficamente, bensì, questione peraltro essenziale anche nell’esistenza umana, a superare effettivamente la rappresentazione antropomorfica.

 

Dovremmo allora fare così per comprendere come quelle entità, che nell’antica epoca lunare hanno esercitato un influsso sul pensiero immaginativo umano, pur essendo state allontanate dal regolare corso dell’evoluzione umana, non abbiano accettato la cosa di buon grado. Ci si potrebbe allora chiedere perché mai non si pieghino al volere degli dèi cui spetta decidere. Ebbene, non lo fanno, e questo è un dato di fatto. In realtà esse, in rapporto all’uomo, dovevano semplicemente esercitare un’influenza sul sogno e su quanto è a esso collegato.

 

• Queste entità le chiamiamo nella nostra cerchia entità luciferiche.

Il loro ambito sarebbe soprattutto il sogno e quanto ad esso collegato.

Ma loro non si accontentano di ciò;

s’insinuano in ciò che si è sviluppato tramite la loro azione, vale a dire il pensare umano legato al mondo minerale.

 

E, nella misura in cui consentiamo l’accesso al nostro pensare a ciò che invece dovrebbe governare il nostro sogno, la nostra fantasia, diveniamo preda dell’entità luciferica, subiamo nel nostro pensiero l’influenza di quegli esseri che avrebbero dovuto intervenire nell’antico pensiero immaginativo dell’uomo solo ai tempi dei nostri antenati, e che invece hanno mantenuto il loro potere ed ora, anziché limitarsi soltanto ai nostri sogni, al nostro fantasticare, alla nostra creatività artistica, cercano costantemente di influenzare i nostri pensieri, asservendoli a impulsi simili a quelli che esistevano ai primordi dell’umanità.

 

Molto di quanto fluisce ancora nel nostro pensiero giunge da loro, ha provenienza luciferica.

Dobbiamo pertanto domandarci seriamente

da quali forze, nel contesto dell’evoluzione umana, provengano allora tali influssi nel nostro pensare.

 

Ebbene,

• in primo luogo essi giungono dalla zona

dove noi esseri umani ancora a buon diritto sogniamo e soprattutto dormiamo;

provengono dalla zona del sentire, della sensazione e da quella delle emozioni.

Noi, infatti, sperimentiamo i nostri sentimenti così come sperimentiamo i sogni,

mentre sperimentiamo il nostro volere come siamo abituati a sperimentare il sonno.

 

Siamo effettivamente ancora immersi in quel mondo

che, consentendo il sorgere del nostro pensare, è il mondo luciferico.

• Pertanto non progrediamo nella nostra evoluzione umana

se non ci sforziamo anche di sviluppare pensieri

che siano sempre più indipendenti dai meri sentimenti, dalle semplici emozioni,

da ciò che, in un certo senso, sorge intimamente dall’esperienza interiormente sognante della vita di veglia.

 

Questo non lo possiamo realizzare tramite regole e principi teorici, ma solo mediante la vita reale. E a questo punto vediamo quanto le abitudini animiche dell’umanità attuale siano in contrasto con quello che sarebbe il necessario atteggiamento animico. Dobbiamo fare molta attenzione a tale contrasto.

 

Vediamo come, proprio nel nostro tempo, gli uomini

non abbiano intenzione di ascoltare quanto scaturisce dai propri personali giudizi,

dalle proprie sensazioni, dalle intime preferenze,

e preferiscano rivolgersi a quanto viene deciso dalla gente,

in modo in un certo senso indipendente, così da dovervisi semplicemente adeguare.

 

Vorrei raccontare un breve aneddoto a proposito di quando cercai di indicare come esistano notevoli contraddizioni nei pensieri dell’uomo.

Molti anni or sono tenni una conferenza sugli insegnamenti cristiani in una città tedesca del Sud, città che oggi tedesca non è più. Voi sapete che ogni conferenza deve avere un tema ben preciso e bisogna attenersi a tale argomento.

 

Così se si assiste solo a una conferenza, va a finire che essa, proprio per la sua aderenza al tema, farà su diverse persone impressioni differenti. Da una singola conferenza, comunque, nessuno sarà in grado di desumere la visione del mondo da cui essa prende le mosse. Così, naturalmente, se, per esempio, si parla degli insegnamenti del cristianesimo, nessuno potrà desumere dal contenuto della conferenza cosa il conferenziere pensi, diciamo, sul rapporto tra luce ed elettricità.

 

Tuttavia qualcosa del genere può verificarsi, come, in effetti, in quell’occasione si verificò. Parlavo dunque — questo è successo molti anni fa — degli insegnamenti del cristianesimo ed erano presenti due sacerdoti cattolici, i quali alla fine vennero da me e dissero: “Nulla da obiettare su quanto Lei ha detto oggi, tuttavia abbiamo notato che, pur dicendo le stesse cose, noi le diciamo in modo che tutti possano capire. Lei le ha esposte in modo che solo le persone preparate le possono capire”. Allora io risposi loro: “Vedete, reverendi, la questione sta in questi termini: quando sia io che voi abbiamo la sensazione interiore di parlare per tutti gli uomini, essa nasce in ogni caso da un sentimento soggettivo. E’ del tutto naturale: seguendo solo il mio sentire, anch’io penso di rivolgermi a tutte le persone, esattamente come sembra a voi; questo è ovvio, altrimenti parleremmo in modo diverso.

 

Tuttavia oggi viviamo in un’epoca dove quello che conta non è cosa crediamo giusto. Dobbiamo apprendere il linguaggio dei fatti. Dobbiamo imparare a interrogare i fatti. Dunque, secondo la sua sensazione soggettiva, Lei crede di parlare per tutte le persone. Ma ora Le faccio io una domanda: vengono tutti in chiesa da Lei oggi? Questa potrebbe essere la dimostrazione che Lei parla effettivamente per tutti gli uomini. Beh, vede, io parlo per quelli che non vengono in chiesa quando parla Lei! Per coloro che pure hanno il diritto di ascoltare qualcosa degli insegnamenti del cristianesimo, per loro parlo io”. Questo significa trarre le conseguenze dal linguaggio dei Fatti.

 

Dobbiamo liberarci dalle sensazioni soggettive, perché se non lo facciamo,

allora si fa strada nel nostro modo di pensare proprio l’elemento luciferico.

• Se gli uomini avessero imparato a rivolgersi in modo acconcio

al linguaggio dei fatti e non a quello delle emozioni

— e sono i nazionalisti i più formidabili ispiratori di tali emozioni —

non avremmo mai dovuto assistere a quella terribile campagna di falsità,

che, diffusasi in tutto il mondo negli ultimi cinque anni,

è il risultato finale di qualcosa preparato da lungo tempo.

 

Oggi, da un lato, abbiamo l’assoluta necessità di educarci nel nostro pensiero

in modo da accogliervi anche ciò che non è presente soltanto in noi stessi,

mentre, dall’altro lato, abbiamo l’avversione che gli uomini provano per la verità

che cerca di essere aderente ai fatti.

 

Può sollevarsi ai mondi superiori e a tutte le relative conoscenze solo chi abbia imparato a essere rigorosamente aderente al mondo degli eventi esteriori. Chi sia minimamente abituato ad amare i pensieri aderenti ai fatti, spesso soffre terribilmente quando gli uomini di oggi gli comunicano qualcosa. Gli capiterà, infatti, molto spesso di sentire persone che gli diranno cose del genere: “Quello ha detto una cosa terribile, è stato orribile!”

 

Sì, ma come stavano le cose in realtà? “Che tale cosa fosse così terribile, è attestato solo dal fatto che Lei l’ha percepita tale. Mi piacerebbe sapere come stiano in realtà le cose”. “Sì, era davvero una cosa terribile quello che è successo…” E così la gente non ti capisce affatto e continua a descrivere i propri sentimenti soggettivi su qualcosa, mentre tu vorresti ascoltare una descrizione obiettiva di quanto hanno visto.

 

In particolare, quando qualcuno ti dice qualcosa riferito da terzi, succede che oggi, nella maggior parte dei casi, non sia possibile distinguere se si tratti di qualcosa che costoro semplicemente riportano, o se hanno controllato quanto riferiscono. A tal riguardo è necessario richiamare ancora una volta l’attenzione sul fatto che la verità nella conoscenza del sovrasensibile può essere conseguita solo se nell’ordinario mondo dei sensi ci educhiamo a farci — per quanto possibile — delle rappresentazioni solo dei dati di fatto immediati.

 

L’uomo può contrastare le influenze luciferiche che penetrano nel suo pensare

solamente in questo modo, vale a dire educando se stesso all’osservazione dei fatti.

A tali influenze luciferiche è sottoposta,

• da un lato, l’umanità del presente,   • mentre, dall’altro, ci sono gli influssi arimanici.

 

Si è detto in precedenza che questo pensiero terrestre ha potuto evolversi

da stadi precedenti dell’esistenza dell’anima umana

solo in quanto l’uomo si è, in certo modo, impregnato completamente di un corpo minerale.

Questo corpo minerale è dunque l’organo del pensiero terrestre.

Ma con ciò è entrato di fatto nel regno di quelli che chiamiamo esseri arimanici.

 

L’uomo può, in ogni caso, prendere coscienza di doversi educare al mondo dei fatti, in modo da non basarsi più solo sulle proprie emozioni soggettive. Non deve tuttavia diventare schiavo di quel pensiero che altro non è che un’attività umana interiore la quale, a sua volta, è prodotta dal corpo minerale. Qui ci troviamo di fronte ad una verità decisamente sgradevole per molti uomini.

 

Ci sono gli idealisti e gli spiritualisti, e anche i materialisti, non è vero? Nel mondo si discute molto su cosa sia più giusto, se lo spiritualismo o il materialismo. Tutto questo dibattere non ha il minimo valore riguardo a certi ambiti della struttura umana, dato che l’essere umano, in realtà, può prendere entrambe le direzioni. Può utilizzare come strumento del proprio pensiero il suo corpo minerale, del quale è imbevuto completamente, come deve fare un uomo terrestre, che altrimenti sognerebbe soltanto. Ma può altresì innalzarsi con i suoi pensieri oltre tale strumento, può elevarsi a una concezione spirituale, alla visione dello spirito.

 

Se intraprende questa direzione, egli ha sì pensato con la struttura materiale, ma l’ha usata per ascendere a un ulteriore gradino evolutivo dell’umanità, con il risultato di innalzarsi al mondo spirituale. Tuttavia egli può anche rimanere semplice uomo terrestre, lasciando pensare il suo corpo minerale; perché esso può pensare!

 

Il pericolo è proprio il fatto che il materialismo non ha torto, soprattutto riguardo al pensiero.

Questo corpo minerale non è una semplice fotografia;