/////QUANTO STA NEL SANGUE HA LA PROPENSIONE PER IL LUCIFERICO, QUANTO STA NELLE OSSA HA LA PROPENSIONE PER L’ARIMANICO

QUANTO STA NEL SANGUE HA LA PROPENSIONE PER IL LUCIFERICO, QUANTO STA NELLE OSSA HA LA PROPENSIONE PER L’ARIMANICO

Quanto sta nel sangue ha la propensione per il luciferico, quanto sta nelle ossa ha la propensione per l’arimanico

O.O. 194 – La Missione di Michele – 21.11.1919


 

È noto che la nostra evoluzione terrena fu preceduta da una evoluzione cosmica entro la quale noi ci troviamo, e che tale evoluzione prosegue, essendo ora giunta ad un punto oltre il quale procederà verso gradi ulteriori più avanzati. Ma è pure noto che, se consideriamo l’universo come tale, vi troviamo non solo gli esseri che per primi incontriamo nel piano fisico, nei regni minerale, vegetale, animale e umano, bensì vi troviamo esseri che sono superiori a quei regni e che noi abbiamo chiamato col termine complessivo di esseri delle gerarchie superiori. Quando parliamo dell’evoluzione nella sua totalità, dobbiamo sempre tener conto di questi esseri delle gerarchie superiori.

 

Questi esseri percorrono per loro conto un’evoluzione che possiamo comprendere trovando delle analogie con la nostra evoluzione umana e con quella che altrimenti si trova nei diversi regni della Terra. Prego comunque di tener presente quanto segue: sappiamo che noi uomini abbiamo attraversato un’evoluzione saturnia, una solare e una lunare, finché siamo giunti sulla nostra Terra, tanto che considerando la nostra evoluzione cosmica, possiamo dire che sentendoci come uomini nel nostro ambiente terreno, siamo giunti al quarto grado della nostra evoluzione.

 

Consideriamo gli esseri che stanno immediatamente sopra il nostro gradino umano e che indichiamo come angeli: per pura analogia possiamo affermare che queste entità, pur avendo una forma del tutto diversa da quella dell’esistenza umana ed essendo a tutta prima invisibili per i sensi fisici umani, hanno il grado evolutivo di Giove.

Passiamo agli arcangeli: essi hanno il grado evolutivo che l’umanità avrà raggiunto su Venere e se passiamo alle archai, agli spiriti del tempo, entità che entrano particolarmente nella nostra evoluzione terrestre, ebbene esse sono già nell’evoluzione di Vulcano.

 

Sorge ora il quesito significativo: vi è pure la classe successiva superiore di entità,

quella che appartiene alla gerarchia dei cosiddetti spiriti della forma.

Se ci domandiamo a che grado stiano gli spiriti della forma dobbiamo rispondere:

hanno già sorpassato il limite di quella che noi uomini

possiamo per ora considerare come nostra evoluzione futura, quella di Vulcano;

sono quindi a un grado del quale possiamo affermare che, indicando in sette gradini

quelli che possiamo raggiungere con le nostre considerazioni,

allora queste entità che chiamiamo spiriti della forma, hanno raggiunto l’ottavo gradino.

Possiamo concludere: noi uomini stiamo nel quarto grado di sviluppo;

se prendiamo l’ottavo grado, troviamo gli spiriti della forma.

 

• Non possiamo però pensare questa serie di gradi evolutivi come uno dopo l’altro giustapposti, bensì dobbiamo pensarli compenetrati uno nell’altro. Come la sfera d’aria che circonda la Terra la compenetra, così l’ottava sfera evolutiva cui appartengono gli spiriti della forma, compenetra la sfera nella quale noi uomini ci ritroviamo. Cerchiamo di considerare con attenzione questi due gradi evolutivi.

 

Diciamo: noi uomini ci troviamo in quanto tali in una sfera che ha raggiunto il quarto stadio di sviluppo,

ma, prescindendo da tutto il resto, ci troviamo inoltre

nel regno che gli spiriti della forma devono considerare come il loro, intorno a noi e attraverso di noi.

 

Prendiamo adesso concretamente l’uomo nella sua evoluzione: abbiamo spesso detto come egli si articoli, abbiamo distinto l’evoluzione del capo dalla restante evoluzione umana che suddividiamo ancora in due parti, quella del torace e quella delle membra; ma vogliamo per ora prescindere da ciò. Vogliamo porci nella prospettiva che nell’uomo si abbia quello che appartiene allo sviluppo del capo e quello che è assegnato alla restante parte dell’uomo.

 

Pensiamo ora in forma di immagine (vedi disegno) una superfìcie di mare, attraversata a guado dall’uomo che procede in modo che solo il suo capo emerga, e avremo in tale immagine, che è beninteso solo un’immagine, la posizione dell’uomo attuale. Tutta la zona nella quale vi è il capo va considerata nel quarto stadio di evoluzione, e quella entro la quale l’uomo passa a guado, o possiamo dire procede nuotando in avanti, dovremmo considerarla come l’ottavo stadio, dell’evoluzione.

 

Lo strano è infatti che

• l’uomo si è in certo modo sottratto con il suo capo all’elemento

nel quale gli spiriti della forma spiegano la loro essenza particolare.

• L’uomo si è come emancipato, riguardo alla formazione del suo capo,

da quanto è impregnato dagli spiriti della forma.

 

Solo comprendendo nei suoi fondamenti questo fatto

si può giungere a una comprensione dell’uomo;

perché solo così si afferrerà nella maniera giusta la posizione particolare che egli ha nell’universo.

 

Vale a dire che si afferrerà il fatto che l’uomo, quando avvertirà su di sé

un certo influsso creativo da parte degli spiriti della forma,

non lo avvertirà direttamente con le capacità del suo capo,

ma attraverso l’effetto esercitato sul suo capo dal resto del suo organismo.

Sappiamo bene che noi respiriamo

e che fisiologicamente la respirazione è in rapporto con la circolazione sanguigna.

Ma il sangue viene spinto pure nel capo,

perciò il capo è in una connessione organica, vitale, con il restante organismo;

viene nutrito e vitalizzato dal restante organismo.

 

 

Dobbiamo distinguere bene due fatti:

• uno, che il capo sta in diretto rapporto con il mondo esterno.

Quando vediamo una cosa, la percepiamo mediante i nostri occhi,

e questo è un rapporto diretto tra il mondo esterno e il nostro capo.

 

• Considerando invece la vita del capo, come esso viene mantenuto dal processo respiratorio e circolatorio, abbiamo allora la salita del sangue dal restante organismo nel capo, e possiamo dire di non avere in tal caso un rapporto diretto del capo con l’ambiente, ma un rapporto indiretto.

 

Non dobbiamo ovviamente fare delle distinzioni pedanti, dicendo che l’aria respirata vien pure aspirata con la bocca, e che perciò la respirazione rientra nella attività del capo; perciò ho detto che si tratta solo di un’immagine. Considerato organicamente, quel che si aspira con la bocca non rientra nelle attività del capo, bensì del restante organismo.

 

Se ora prendiamo in considerazione i concetti base che abbiamo testé adottati, se vogliamo attenerci all’idea che noi siamo inseriti in due sfere, in una delle quali siamo condotti dal fatto che abbiamo percorso l’evoluzione di Saturno, Sole, Luna e stiamo entro l’evoluzione della Terra, cioè nel quarto stadio della nostra evoluzione, e se inoltre teniamo presente che stiamo anche entro una sfera che appartiene agli spiriti della forma così come la Terra ci appartiene, una sfera che compenetra la nostra Terra ed esclude solo il nostro capo, mentre noi con l’intero restante organismo, con tutto quanto non è facoltà sensoriale, stiamo nell’ottava sfera, se teniamo presente tutto questo, abbiamo creato una certa base per comprendere quel che segue.

 

Tuttavia voglio creare una certa base anche mediante altri concetti. Se vogliamo considerare la nostra vita sottoposta a tali influssi, non possiamo farlo altrimenti se non abbracciando con lo sguardo le entità che cooperano agli avvenimenti del mondo e che abbiamo già spesso ricordate: le entità luciferiche e arimaniche.

 

Occupiamoci prima del lato più esteriore di esse: abitano alla pari di noi uomini le sfere nelle quali anche noi stiamo, e se afferriamo il loro aspetto più esterno possiamo dire che ci possiamo rappresentare tutte le entità luciferiche come portatrici delle forze che noi uomini avvertiamo quando vogliamo diventare fantasiosi, quando ci abbandoniamo in modo unilaterale alla fantasia o al fanatismo, quando vogliamo, per usare un’immagine, portarci con il nostro essere al di sopra del nostro capo.

 

Quando noi uomini vogliamo uscire con il nostro essere al di sopra del capo,

agiscono in noi forze che hanno una certa parte nella nostra organizzazione umana,

che sono però forze universali degli esseri che noi chiamiamo luciferici.

 

Pensandoli come esseri che siano del tutto formati dall’elemento che in noi tende verso l’alto al di sopra del capo, abbiamo gli esseri luciferici che stanno in un determinato rapporto con il nostro mondo umano.

 

Pensiamo all’opposto

a tutto quanto ci comprime sulla Terra,

a tutto quanto fa di noi degli aridi prosaici,

a quanto ci porta a sviluppare dei principi materialistici,

a quanto ci compenetra di quello che possiamo chiamare arido intelletto,

e abbiamo le potenze arimaniche.

 

Tutto quello che ho detto sin qui in senso animico, si può esprimere più in senso corporeo dicendo: l’uomo si trova sempre in una posizione intermedia tra quello che di lui vuol fare il sangue e quello che di lui vogliono fare le ossa. Queste vogliono continuamente portarci all’irrigidimento; in altre parole le ossa vogliono farci arimanici anche nel fisico, indurendoci.

 

Il sangue tenderebbe a spingerci al di sopra di noi stessi; in senso patologico il sangue può diventar febbrile, e allora l’uomo viene sospinto anche organicamente nella fantasticheria; le ossa possono estendere la loro natura al restante organismo, e allora l’uomo si fossilizza, diventa sclerotico, come avviene fino ad un certo grado quasi ad ognuno in vecchiaia. Allora l’uomo porta in sé l’elemento di morte nel suo organismo: è l’elemento arimanico.

 

Si può affermare che …

• quanto sta nel sangue ha la propensione per il luciferico,

• quanto sta nelle ossa ha la propensione per l’arimanico,

e l’uomo è in una posizione di equilibrio tra i due,

così come egli deve essere animicamente in posizione di equilibrio tra esaltazione e arida prosaicità.

 

Ma possiamo caratterizzare queste due entità in maniera più profonda:

possiamo osservare gli interessi che le entità luciferiche hanno nell’esistenza cosmica,

e allora troviamo che nel cosmo esse hanno anzitutto l’interesse a che il mondo, specialmente il mondo umano,

rinneghi le entità spirituali che dobbiamo considerare come le vere creatrici dell’uomo.

 

Le entità luciferiche non desiderano altro che rendere il mondo infedele alle entità divine.

Non è tanto che le entità luciferiche abbiano in prima linea l’intenzione di impadronirsi del mondo;

si può desumere da tutto quello che ho detto in varie occasioni sulle entità luciferiche

che non è questa la cosa più importante per loro,

bensì che il mondo rinneghi, si liberi delle entità divine che l’uomo può sentire come proprie.

 

Le entità arimaniche hanno un’altra intenzione:

hanno l’intenzione deliberata di prendere nella loro sfera di potere

specialmente il regno umano, e con esso la Terra, di renderli dipendenti da sé,

ma prima di tutto vogliono dominare gli uomini come tali.

 

• Mentre quindi le entità luciferiche hanno sempre mirato fin dal principio a render l’uomo ribelle

verso quel che l’umanità può sentire e intendere come proprio elemento divino,

• le entità arimaniche hanno la tendenza a costringere gradualmente entro la loro sfera di potere l’umanità

e tutto quello che le è connesso.

 

Così nel nostro cosmo, nel quale siamo intessuti in quanto uomini,

ha luogo una lotta tra le entità luciferiche, continuamente tese alla libertà universale,

e le entità arimaniche, tese a una perpetua potenza e forza.

Questa lotta, entro la quale ci troviamo, compenetra tutto;

questa è la seconda idea importante che prego di tener presente per le nostre ulteriori considerazioni.

 

Il mondo nel quale siamo inseriti è permeato di entità luciferiche e arimaniche

e vige in esso il potente contrasto

• tra la tendenza liberatrice delle entità luciferiche

• e l’aspirazione al potere delle entità arimaniche.

 

Se abbracciamo con lo sguardo l’intera situazione possiamo affermare:

in sostanza posso comprendere il mondo solo se lo afferro mediante la triplicità; abbiamo infatti

• da un lato quanto è luciferico,     • dall’altro lato quanto è arimanico,

• nel mezzo è inserito l’uomo

che come terzo, in posizione di equilibrio fra i due, deve sentire il proprio elemento divino.

 

Solo ponendo come base tale triplicità si arriva a comprendere il mondo,

avendo chiaro che la vita umana è come un giogo di bilancia (vedi figura):

qui è il fulcro, qua un piatto della bilancia, l’elemento luciferico che in realtà porta in su,

dall’altro piatto l’elemento arimanico che in realtà tira in giù.

Chi tiene il giogo in equilibrio è l’uomo.

 

                                  

Chi era iniziato a tali misteri ha sempre affermato nel corso dell’evoluzione dell’umanità che si può comprendere l’esistenza del mondo in cui l’uomo è posto solo nel senso della triplicità, che non si può comprendere il mondo se lo si vuole afferrare nella sua struttura fondamentale in base ad altri numeri che non siano il tre.

 

Nel nostro linguaggio possiamo quindi dire:

nell’esistenza del mondo abbiamo a che fare

• con l’elemento luciferico, rappresentato da un piatto della bilancia,

• con l’elemento arimanico, rappresentato dall’altro piatto della bilancia,

• e con la condizione di equilibrio che rappresenta l’impulso del Cristo.

 

Si può dunque capire che è interesse delle potenze luciferiche e arimaniche di tener nascosto il mistero della triplicità, perché la giusta penetrazione di esso rende l’umanità capace di stabilire la posizione di equilibrio tra le potenze luciferiche e arimaniche. Ciò significa utilizzare da un lato ogni tendenza alla libertà, elemento luciferico, per mete universali giovevoli, e dall’altro lato fare altrettanto con l’elemento arimanico.

 

• La condizione di spirito più normale dell’uomo

è quella di impegnarsi nella maniera giusta entro la triplicità del mondo,

nella struttura del mondo in quanto esso è fondato sulla triplicità.

 

 

By | 2018-07-06T07:35:49+02:00 Luglio 6th, 2018|ENTITA' OSTACOLATRICI|Commenti disabilitati su QUANTO STA NEL SANGUE HA LA PROPENSIONE PER IL LUCIFERICO, QUANTO STA NELLE OSSA HA LA PROPENSIONE PER L’ARIMANICO